Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Niente di vero

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This entry is part 64 of 82 in the series Atti degli apostoli
Arrivati a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero festosamente. Il giorno seguente, Paolo si recò con noi da Giacomo; e vi si trovarono tutti gli anziani. Dopo averli salutati, Paolo si mise a raccontare dettagliatamente quello che Dio aveva fatto tra i pagani, per mezzo del suo servizio. Ed essi, dopo averlo ascoltato, glorificavano Dio. Poi, dissero a Paolo: «Fratello, tu vedi quante migliaia di Giudei hanno creduto; e tutti sono zelanti per la legge. Ora sono stati informati su di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani ad abbandonare Mosè, e dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non conformarsi più ai riti. E allora? Sicuramente verranno a sapere che tu sei venuto. Fa’ dunque quello che ti diciamo: noi abbiamo quattro uomini che hanno fatto un voto; prendili con te, purìficati con loro e paga le spese per loro affinché possano radersi il capo; così tutti conosceranno che non c’è niente di vero nelle informazioni che hanno ricevute sul tuo conto; ma che tu pure osservi la legge. Quanto ai pagani che hanno creduto, noi abbiamo scritto decretando che si astengano dalle cose sacrificate agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla fornicazione». Allora Paolo, il giorno seguente, prese con sé quegli uomini e, dopo essersi purificato con loro, entrò nel tempio, annunciando di voler compiere i giorni della purificazione, fino alla presentazione dell’offerta per ciascuno di loro.

(Atti 21:17-26 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Vi è mai capitato di scoprire che tra i vostri amici si sono diffuse delle false informazioni sul vostro conto? Non è piacevole vero?
Se vi è capitato, potete immaginare come doveva sentirsi Paolo quando scoprì che proprio tra i Giudei di Gerusalemme che avevano creduto in Gesù c’erano persone che avevano frainteso la sua opera e avevano quindi sviluppato una cattiva opinione nei suoi confronti.

Paolo ne aveva già passate tante durante i suoi viaggi missionari. A Listra era stato lapidato ed era conciato talmente male che lo avevano trascinato fuori della città, credendolo morto (At 14:19). A Filippi aveva passato una notte in prigione (At 16:23), A Tessalonica i Giudei avevano messo in subbuglio la città costringendolo ad andarsene (At 17:8-10) e così avevano fatto anche a Berea (At 17:13-14). A Corinto e ad Efeso Paolo era riuscito a restare parecchio tempo ma anche in quelle città c’erano poi stati tumulti (At 18:12 e 19:23) che lo avevano costretto a spostarsi.

Come abbiamo letto in precedenza, Paolo sapeva che anche a Gerusalemme ci sarebbero state difficoltà e il Signore glielo aveva confermato in diversi modi anche attraverso i fratelli (At 21:4-14), tuttavia Paolo si era recato a Gerusalemme con la convinzione di andare dove il Signore lo aveva mandato (At 19:22-23) e non conosceva i dettagli di ciò che sarebbe successo.

Quando era giunto a Gerusalemme, Paolo era stato ben accolto dai fratelli che si erano rallegrati e avevano glorificato il Signore nell’ascoltare ciò che Dio aveva fatto tra gli stranieri attraverso Paolo. Anche lui doveva essersi rallegrato nel vedere che anche a Gerusalemme la chiesa era cresciuta e migliaia di Giudei avevano creduto.

Ma non ci volle molto tempo prima che Paolo ricevesse una doccia fredda: proprio tra i Giudei che avevano creduto, quelli che avrebbero dovuto simpatizzare con lui, si erano sviluppate le maggiori critiche nei suoi confronti!

Chiunque abbia letto il libro degli Atti fino a questo punto sa che non c’era niente di vero nelle voci che correvano sul conto dell’apostolo Paolo. Infatti Paolo aveva certamente insegnato agli stranieri a vivere la loro fede nel Signore senza necessità di essere circoncisi, ma non aveva mai insegnato ai Giudei ad abbandonare la legge di Mosè e la circoncisione! Paolo stesso aveva fatto circoncidere Timoteo (At 16:3) affinché non fosse un impedimento nel dialogo con i Giudei nelle sinagoghe che avrebbero visitato. Leggendo altri scritti di Paolo conosciamo ciò che egli aveva compreso, ovvero che la circoncisione e l’incirconcisione non erano rilevanti ai fini della salvezza (1C 7:19, Ga 5:6), ma proprio per questo i Giudei potevano continuare a farsi circoncidere come segno di appartenenza al proprio popolo! Il fatto che non fosse richiesta agli stranieri, non impediva ai Giudei di praticarla ma entrambi i gruppi potevano avere relazione con Dio attraverso Gesù Cristo, indipendentemente dal loro essere giudeo o straniero, circoncisi o incirconcisi.

Il concetto sembra semplice vero? Paolo avrebbe potuto tentare di spiegarlo ancora, ma i fratelli che lo stavano avvertendo avevano probabilmente già tentato invano di spiegare come stavano le cose. Essi, in accordo con quanto era stato deciso durante l’incontro di Gerusalemme (At 15) avevano prescritto agli stranieri alcune richieste minime di comportamento necessarie per evidenziare il loro allontanamento dall’idolatria, senza però imporre loro la circoncisione. Ma evidentemente all’interno della comunità che stava crescendo non era facile fare in modo che le informazioni circolassero in maniera corretta e così molti avevano creduto che Paolo stesso non rispettasse la legge e insegnasse ai Giudei a fare altrettanto.

Quei fratelli di Gerusalemme avevano quindi pensato che solo un’azione concreta e visibile da parte di Paolo avrebbe convinto i Giudei. Paolo avrebbe dimostrato di non aver rinnegato la legge osservando quanto prescritto nella legge, recandosi al tempio e partecipando in maniera attiva ad un rito connesso al compimento di un voto.

A questo proposito occorre ricordare che la legge prevedeva che gli Israeliti potessero fare dei voti volontari, ad esempio in Numeri 6 è descritto il voto di nazireato che prevedeva una consacrazione volontaria al Signore per un tempo prefissato durante il quale dovevano essere rispettate alcune regole di comportamento. Durante tale voto in particolare non ci si poteva radere i capelli i quali venivano poi tagliati alla scadenza del voto (Nu 6:19) quando venivano anche portate delle offerte e dei sacrifici specifici prescritti dalla legge (Nu 6:13-21). Probabilmente è questo il tipo di voto che avevano fatto quei quattro uomini che andarono nel tempio con Paolo.

Paolo accettò di tentare quella strada, d’altra parte abbiamo già letto in precedenza che Paolo stesso aveva fatto un voto (At 18:18) anche se non sappiamo con certezza di quale tipo di voto si trattasse, pertanto non ci stupisce che egli non avesse alcun problema ad assecondare quella richiesta.

Molti di noi, cristiani moderni, stupiscono di fronte al gesto di Paolo ma dobbiamo tenere presente che il nostro stupore deriva dal fatto che viviamo una situazione completamente diversa. Infatti oggi la maggioranza dei cristiani non è ebrea e basa la sua fede sulla rivelazione completa (antico e nuovo testamento) ma in quel periodo storico il cristianesimo stava emergendo come movimento all’interno dell’ebraismo e non in contrapposizione ad esso, come siamo purtroppo abituati a concepirlo al giorno d’oggi! Inoltre il nuovo testamento era in via di formazione e non dovremmo stupirci delle tensioni interne in una fase in cui le relazioni tra giudei e stranieri non erano chiare a tutti.

Avevamo già letto nella prima parte del libro degli Atti il fatto che i primi discepoli di Gesù continuavano a frequentare il tempio e le sinagoghe, come lo stesso Paolo continuò a fare. Ovviamente coloro che avevano creduto in Gesù, pur rimanendo Ebrei, vivevano le feste, i riti e le offerte prescritti dalla legge in maniera diversa, reinterpretandoli alla luce del sacrificio di Gesù, ma questo non impediva loro di rimanere all’interno dell’Ebraismo. A differenza degli altri Ebrei, i discepoli di Gesù comprendevano però anche la realtà di cui erano ombra i simboli presenti nella legge mosaica, il che in un certo senso permetteva loro di vivere l’esperienza legata ai simboli in modo ancora più pieno dei loro fratelli che non avevano creduto in Gesù . Si trattò però di un periodo breve, infatti pochi anni dopo il tempio di Gerusalemme sarebbe stato distrutto e fino ad oggi non è mai stato ricostruito. Lo stesso ebraismo nei decenni e nei secoli successivi si è quindi adattato reinterpretando le richieste della legge in un mondo in cui non è presente il tempio e quindi non è possibile offrire sacrifici nel modo prescritto nella legge di Mosè!

Come vedremo, il gesto di Paolo non fu sufficiente a risolvere il problema.
Le accuse nei suoi confronti erano false e non c’era niente di vero nelle informazioni che erano circolate a suo riguardo, ma il Signore aveva un programma diverso per Paolo che faceva passare in secondo piano le sue vicende personali. Il Signore, a dispetto delle difficoltà , avrebbe portato Paolo a parlare di Gesù a molti altri fino a raggiungere Roma.

Talvolta anche noi potremmo trovarci in situazioni in cui altri ci accusano di cose che non sono vere. L’esperienza mostra che non sempre è possibile chiarire tutti i fraintendimenti, tuttavia se abbiamo fiducia nel Signore possiamo aspettarci che egli continui ad utilizzarci nella sua opera come Lui vorrà, anche a dispetto di chi ci rema contro.

Atti degli apostoli

Pronto a tutto Posso parlare?

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