Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Te l’avevo detto

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

Questa voce fa parte 77 di 82 nella serie Atti degli apostoli
Intanto si era alzato un leggero scirocco e, credendo di poter attuare il loro proposito, levarono le ancore e si misero a costeggiare l’isola di Creta più da vicino. Ma poco dopo si scatenò giù dall’isola un vento impetuoso, chiamato Euroaquilone; la nave fu trascinata via e, non potendo resistere al vento, la lasciammo andare ed eravamo portati alla deriva. Passati rapidamente sotto un’isoletta chiamata Clauda, a stento potemmo impadronirci della scialuppa. Dopo averla issata a bordo, utilizzavano dei mezzi di rinforzo, cingendo la nave di sotto; e, temendo di finire incagliati nelle Sirti, calarono l’àncora galleggiante, e si andava così alla deriva. Siccome eravamo sbattuti violentemente dalla tempesta, il giorno dopo cominciarono a gettare il carico. Il terzo giorno, con le loro proprie mani, buttarono in mare l’attrezzatura della nave.
Già da molti giorni non si vedevano né sole né stelle, e sopra di noi infuriava una forte tempesta, sicché ogni speranza di scampare era ormai persa.
Dopo che furono rimasti per lungo tempo senza mangiare, Paolo si alzò in mezzo a loro, e disse: «Uomini, bisognava darmi ascolto e non partire da Creta, per evitare questo pericolo e questa perdita. Ora però vi esorto a stare di buon animo, perché non vi sarà perdita della vita per nessuno di voi ma solo della nave. Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte, dicendo: “Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te”. Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto. Dovremo però essere gettati sopra un’isola».
E la quattordicesima notte da che eravamo portati qua e là per l’Adriatico, verso la mezzanotte, i marinai sospettavano di essere vicini a terra; e, calato lo scandaglio, trovarono venti braccia; poi, passati un po’ oltre e scandagliato di nuovo, trovarono quindici braccia. Temendo allora di urtare contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che si facesse giorno.
Ma siccome i marinai cercavano di fuggire dalla nave, e già stavano calando la scialuppa in mare con il pretesto di voler gettare le ancore da prua, Paolo disse al centurione e ai soldati: «Se costoro non rimangono sulla nave, voi non potete scampare». Allora i soldati tagliarono le funi della scialuppa, e la lasciarono cadere.
Finché non si fece giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo, dicendo: «Oggi sono quattordici giorni che state aspettando, sempre digiuni, senza prendere nulla. Perciò, vi esorto a prendere cibo, perché questo contribuirà alla vostra salvezza; e neppure un capello del vostro capo perirà». Detto questo, prese del pane e rese grazie a Dio in presenza di tutti; poi lo spezzò e cominciò a mangiare. E tutti, incoraggiati, presero anch’essi del cibo. Sulla nave eravamo duecentosettantasei persone in tutto. E, dopo essersi saziati, alleggerirono la nave, gettando il frumento in mare.

(Atti 27:14-38 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Diciamo la verità… “Te l’avevo detto” non è una frase che di solito ci rende particolarmente simpatici agli altri. Infatti normalmente viene usata per sottolineare il fallimento altrui e dà quindi abbastanza fastidio a chi se la sente dire.

Ma questa volta Paolo non si limitò a dire “Te l’avevo detto”, infatti non si limitò a denunciare il problema ma fornì anche la soluzione al problema.

Il leggero vento di scirocco (v.13) che i marinai avevano sottovalutato si era trasformato molto presto in un vento terribile che li aveva velocemente allontanati dall’isola di Creta portandoli verso il largo…
Così un viaggio che doveva essere breve si era trasformato in un incubo senza fine.

La nave andava alla deriva e non c’era possibilità di salvarsi con la scialuppa in mezzo alla tempesta e la cosa andò avanti per molti giorni. Non era bastato liberarsi del carico e delle attrezzature della nave nei giorni seguenti e ormai tutti si erano rassegnati al peggio come ci informa Luca dicendo: “ogni speranza di scampare era ormai persa”.

Ma proprio quando sembra che non ci sia più speranza, il credente mantiene la sua fiducia in Dio e può essere un riferimento per i propri compagni di viaggio.

In mezzo a quella tempesta, mentre i giorni passavano e le probabilità di salvarsi diminuivano, cosa stava facendo Paolo? Paolo era rimasto probabilmente silenzioso, pregando in attesa di indicazioni dal Signore e in attesa del momento opportuno per condividere tali indicazioni con gli altri. Quel momento era finalmente arrivato…

Come dicevamo, Paolo non si limitò a dire “Ve l’avevo detto”, anche se dovette comunque dirlo per richiamare l’attenzione dei suoi compagni di viaggio e renderli più inclini a fidarsi di lui questa volta.
Il suo scopo però non era quello di rimproverarli ma di incoraggiarli, infatti li esortò a stare di buon animo perché, a dispetto delle circostanze avverse, essi avrebbero avuto salva la vita.

Fu a quel punto che Paolo rivelò agli altri di essere stato visitato addirittura da un angelo di Dio che lo aveva ancora una volta rassicurato del fatto che egli sarebbe arrivato a Roma e sarebbe comparso davanti a Cesare! Paolo ebbe quindi ancora una volta l’occasione di testimoniare della sua fede rassicurando anche le persone intorno a lui.

Le cose andarono come Paolo aveva previsto e presto si avvicinarono a terra. Possiamo ben comprendere i marinai quando cercarono di fuggire dalla nave appena ne ebbero l’opportunità. Dopo quattordici giorni in balia delle onde del mare voi non avreste agito come loro?

Tuttavia Paolo aveva evidentemente ricevuto dal Signore un’indicazione precisa. Era necessario che tutte le duecentosettantasei persone rimanessero sulla nave se volevano salvarsi. In sostanza dovevano avere completa fiducia in Paolo e di conseguenza in Dio se volevano aver salva la vita. E avere completa fiducia significava anche tranquillizzarsi e ritrovare l’appetito perché il cibo avrebbe certamente dato loro le forze di cui necessitavano!

Possiamo immaginare i pensieri che passarono nella mente di quelle duecentosettantasei persone quando addirittura Paolo li esortò a mangiare dopo aver reso grazie a Dio in presenza di tutti. Come si poteva avere appetito in un momento come quello? Quasi tutti loro erano probabilmente idolatri ma possiamo essere certi che non avranno mai più dimenticato quell’uomo che aveva così tanta fiducia nel suo Dio da trovare anche la serenità per ringraziare Dio e prendere cibo come se fosse al sicuro nel soggiorno di casa sua!

Pensiamoci un attimo… Dio avrebbe potuto evitare che Paolo passasse anche una prova simile, ma in quale modo avrebbe avuto l’occasione di testimoniare in maniera così forte della sua fede a quelle duecentosettantasei persone?

La prossima volta che dovessimo incontrare difficoltà sul nostro cammino non limitiamoci a denunciare il problema dicendo “Te l’avevo detto”, ma come Paolo cerchiamo anche di capire in quale modo il Signore vuole utilizzarci per fornire una soluzione al problema che possa portare le persone intorno a noi a riconoscere la potenza del Dio in cui crediamo.

Navigazione serie<< Un viaggio difficileSani e salvi >>

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *