Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Quali accuse?

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This entry is part 73 of 82 in the series Atti degli apostoli
Dopo diversi giorni il re Agrippa e Berenice arrivarono a Cesarea, per salutare Festo. E poiché si trattennero là per molti giorni, Festo raccontò al re il caso di Paolo, dicendo: «Vi è un uomo che è stato lasciato in carcere da Felice, contro il quale, quando mi recai a Gerusalemme, i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei sporsero denuncia, chiedendomi di condannarlo. Risposi loro che non è abitudine dei Romani consegnare un accusato, prima che abbia avuto gli accusatori di fronte e gli sia stato dato modo di difendersi dall’accusa. Quando dunque furono venuti qua, senza indugio, il giorno seguente, sedetti in tribunale e ordinai che quell’uomo mi fosse condotto davanti. I suoi accusatori si presentarono, ma non gli imputavano nessuna delle cattive azioni che io supponevo. Essi avevano contro di lui certe questioni intorno alla propria religione e intorno a un certo Gesù, morto, che Paolo affermava essere vivo. E io, non conoscendo la procedura per questi casi, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme, e là essere giudicato intorno a queste cose. Ma siccome Paolo aveva interposto appello per essere rimesso al giudizio dell’imperatore, ordinai che fosse custodito finché non l’avessi inviato a Cesare».
Agrippa disse a Festo: «Vorrei anch’io ascoltare quest’uomo». Ed egli rispose: «Domani lo ascolterai».
Il giorno seguente, dunque, Agrippa e Berenice giunsero con gran pompa, ed entrarono nella sala d’udienza con i tribuni e con i notabili della città; e, per ordine di Festo, fu condotto Paolo.
Allora Festo disse: «Re Agrippa, e voi tutti che siete qui presenti con noi, voi vedete quest’uomo, a proposito del quale una folla di Giudei si è rivolta a me, in Gerusalemme e qui, gridando che non deve più restare in vita. Io però non ho trovato che avesse fatto qualcosa meritevole di morte, e poiché egli stesso si è appellato all’imperatore, ho deciso di mandarglielo. Siccome non ho nulla di certo da scrivere all’imperatore, l’ho condotto qui davanti a voi, e principalmente davanti a te, o re Agrippa, affinché, dopo questo esame, io abbia qualcosa da scrivere. Perché non mi sembra ragionevole mandare un prigioniero, senza render note le accuse che vengono mosse contro di lui».

(Atti 25-13-27 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Come credenti non possiamo pretendere che un incredulo capisca fino in fondo le motivazioni che ci spingono a difendere la nostra fede. Non dobbiamo quindi stupirci se talvolta veniamo fraintesi perché molto spesso chi non crede in Dio non ha proprio le basi per comprendere perché i cristiani assumono certe posizioni su vari argomenti e perché le ritengono così importanti.

Ad esempio questo episodio ci mostra quali difficoltà aveva un pagano come Porcio Festo nel cercare di comprendere la situazione di Paolo. Così in qualche modo egli approfittò della visita di Agrippa e di sua sorella Berenice per cercare di fare un po’ di chiarezza.

Agrippa e sua sorella Berenice infatti non erano romani ma erano discendenti della dinastia erodiana, una dinastia ebraica di origine edomita che governava la Giudea da parecchi decenni. I governatori romani cercavano ovviamente di avere buone relazioni con i governi locali quindi era normale che un nuovo governatore ricevesse la visita di Agrippa, ma in questo caso il governatore sperava che Agrippa e Berenice potessero aiutarlo a capire visto che, almeno formalmente, erano di religione ebraica.

Se Paolo fosse stato un ladro, un rivoluzionario od un omicida, sarebbe stato facile per Porcio Festo giudicarlo. Ma Porcio Festo aveva compreso che le accuse dei giudei ruotavano solo intorno a questioni religiose e soprattutto “intorno a un certo Gesù, morto, che Paolo affermava essere vivo”.
Di tutte le cose che aveva ascoltato, Porcio Festo aveva compreso che c’era una discussione in corso tra Paolo e i Giudei circa l’esistenza in vita di un certo Gesù. Questo Gesù che risultava essere stato ucciso a Gerusalemme molti anni prima, stando a quanto affermava Paolo, era in realtà vivo. Che si fosse trattato di un caso di morte apparente o di altro Porcio Festo non poteva saperlo ma certamente non sembrava ai suoi occhi che Paolo avesse commesso un reato nel sostenere tale idea!

Così Porcio Festo si trovava con quest’uomo in attesa di essere inviato a Roma perché si era appellato a Cesare per essere giudicato intorno ad un reato che non sembrava nemmeno tale ai suoi occhi. Egli sperava proprio che Agrippa e Berenice lo aiutassero a fare un po’ di luce sulla questione e fu certamente sollevato quando Agrippa mostrò interesse nel caso palesando la sua intenzione di ascoltare Paolo.

Il giorno dell’udienza Festo introdusse il caso ad Agrippa e non possiamo fare a meno di sorridere nel notare come anche’egli, similmente a quanto fatto in precedenza dal tribuno Lisia, descrisse se stesso come un efficiente garante della giustizia che aveva salvato Paolo da una folla di Giudei che voleva condannarlo a morte. La realtà come sappiamo era ben diversa visto che Porcio Festo aveva tentato di spostare a Gerusalemme il processo proprio per “fare cosa gradita ai Giudei” (At 25:9), la qual cosa non era stata possibile solo perché Paolo si era appellato a Cesare.

Ma l’introduzione di Festo è interessante soprattutto perché egli ammette di non avere nulla di certo da scrivere all’imperatore, quindi ammette il suo imbarazzo nel mandare un prigioniero a Roma senza sapere di cosa sia realmente accusato!

L’imbarazzo di Porcio Festo ci fa riflettere sul fatto che Paolo e i suoi fratelli che avevano creduto in Gesù si erano davvero comportati in maniera esemplare fino a quel momento. Essi non avevano fatto nulla di male dal punto di vista della legge romana ma anche dal punto di vista della legge ebraica non era emerso fino a quel momento nessuna particolare infrazione che potesse essere dimostrata dagli accusatori di Paolo.

Molti oggi pensano erroneamente che i primi cristiani, e Paolo in primis, avessero cercato lo scontro e si fossero separati volontariamente dal Giudaismo ma lo scrittore del libro degli Atti attraverso questi particolari ci mostra una realtà ben diversa…
Infatti la fede cristiana si era sviluppata all’interno del Giudaismo con l’intento di dare continuità alla fede di Israele con la venuta del suo Messia Gesù, e i discepoli di Gesù aveano fatto tutto il possibile per testimoniare del Messia ai propri fratelli Giudei ma tutte le loro buone intenzioni non erano bastate ad evitare lo scontro.

Quali accuse concrete potevano essere mosse a Paolo? Quale reato aveva compiuto? Cosa avrebbe dovuto scrivere Porcio Festo sul documento di accompagnamento a Roma? Cosa c’era di così rilevante nel fatto che Paolo affermasse che Gesù fosse vivo?

A differenza di Porcio Festo noi sappiamo quanto la risurrezione di Gesù fosse importante e sappiamo cosa ci fosse in gioco. Infatti la risurrezione di Gesù aveva inaugurato la nuova creazione di Dio confermando la speranza in una vita oltre la vita, una speranza che Paolo desiderava trasmettere a chiunque, anche a quei regali giunti in gran pompa da Gerusalemme per giudicarlo, eppure essi stessi destinati ad essere giudicati da Dio!

Anche oggi noi cristiani siamo spesso fraintesi, perseguitati in molti paesi per motivi religiosi o politici, giudicati come blasfemi da alcuni, come pericolosi per la società da altri o semplicemente come incomprensibili dalla maggioranza. Ma quali accuse concrete possono davvero muovere contro di noi? Che il Signore ci dia di poter avere un comportamento tale da mettere in crisi anche i vari Porcio Festo di oggi i quali non possano trovare contro di noi altra motivazione di condanna se non il fatto che crediamo nella risurrezione dei morti e crediamo che Gesù Cristo sia stato il primo a risorgere dai morti in maniera definitiva.

Che Dio ci dia di essere sempre pronti a condividere la nostra speranza con tutti gli uomini, anche con quelli che cercano di trovare in noi qualche motivo di biasimo, nella speranza che anch’essi possano conoscere Gesù Cristo risorto dai morti.

Atti degli apostoli

Mi appello a Cesare Testimone della risurrezione

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