Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Orecchie che ascoltano

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

Questa voce fa parte 81 di 82 nella serie Atti degli apostoli
Tre giorni dopo, Paolo convocò i notabili fra i Giudei; e, quando furono riuniti, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il popolo né contro i riti dei padri, fui arrestato a Gerusalemme, e di là consegnato in mano dei Romani. Dopo avermi interrogato, essi volevano rilasciarmi perché non c’era in me nessuna colpa meritevole di morte. Ma i Giudei si opponevano, e fui costretto ad appellarmi a Cesare, senza però aver nessuna accusa da portare contro la mia nazione. Per questo motivo dunque vi ho chiamati per vedervi e parlarvi; perché è a motivo della speranza d’Israele che sono stretto da questa catena».
Ma essi gli dissero: «Noi non abbiamo ricevuto lettere dalla Giudea sul tuo conto, né è venuto qui alcuno dei fratelli a riferire o a dir male di te. Ma desideriamo sentire da te quel che tu pensi; perché, quanto a questa setta, ci è noto che dappertutto essa incontra opposizione».
E, avendogli fissato un giorno, vennero a lui nel suo alloggio in gran numero; ed egli dalla mattina alla sera annunciava loro il regno di Dio rendendo testimonianza e cercando di persuaderli per mezzo della legge di Mosè e per mezzo dei profeti, riguardo a Gesù. Alcuni furono persuasi da ciò che egli diceva; altri invece non credettero.
Essendo in discordia tra di loro, se ne andarono, mentre Paolo pronunciava quest’unica sentenza: «Ben parlò lo Spirito Santo quando per mezzo del profeta Isaia disse ai vostri padri: “Va’ da questo popolo e di’: ‘Voi udrete con i vostri orecchi e non comprenderete; guarderete con i vostri occhi, e non vedrete; perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile, sono divenuti duri d’orecchi, e hanno chiuso gli occhi, affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi,
non comprendano con il cuore, non si convertano, e io non li guarisca’”.
Sappiate dunque che questa salvezza di Dio è rivolta alle nazioni; ed esse presteranno ascolto».
Quand’ebbe detto questo, i Giudei se ne andarono discutendo vivamente fra di loro.

(Atti 28:17-29 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Non è facile rispettare sempre le priorità, soprattutto quando ci troviamo sotto pressione.

Leggendo questo brano rimango davvero affascinato dal modo in cui Paolo riusciva invece, con l’aiuto di Dio, a seguire in modo ordinato il programma nonostante tutte le difficoltà personali in mezzo a cui si era trovato negli ultimi anni, con un’udienza importante che lo aspettava.

Finalmente egli si trovava a Roma dove gli fu concesso di abitare per suo conto con un soldato di guardia. Egli aveva una certa libertà di ricevere delle visite e ci saremmo aspettati che spendesse del tempo con i fratelli di Roma che gli erano anche andati incontro fino al Foro appio e alle Tre Taverne (At 28:15). D’altra parte non è ciò che egli desiderava realizzare da molti anni e aveva anche espresso nella sua lettera ai Romani (vedi Ro 1:9-12)?

Ma c’erano delle priorità da rispettare. Era necessario che egli parlasse prima con i rappresentanti più importanti della comunità giudaica in Roma.

I più attenti ricorderanno che l’imperatore Claudio aveva ordinato a tutti i Giudei di lasciare Roma, come avevamo letto in Atti 18:2, e si staranno chiedendo come fosse possibile che, arrivato a Roma, Paolo avesse chiesto di incontrare proprio i notabili giudei. Ma non dimentichiamo che erano passati diversi anni da allora. Gli storici credono che Paolo sia arrivato a Roma intorno al 60 d.c. e la storia ci dice che Nerone, subentrato a Claudio nel 54 d.c., aveva dato il permesso ai Giudei di rientrare a Roma. Così Roma era nuovamente un centro in cui erano presenti molti Giudei e si stima che ci fossero dozzine di sinagoghe in città.

Perché era importante che Paolo incontrasse prima di tutto i notabili fra i Giudei?

In primo luogo, prima che la sua causa arrivasse davanti a Nerone Paolo voleva assicurarsi che i suoi fratelli giudei fossero informati della sua presenza a Roma e delle motivazioni che lo avevano portato ad appellarsi a Cesare per evitare che ci fossero altri tumulti e altri problemi per i Giudei di Roma. Paolo sapeva bene ciò che la comunità giudaica aveva passato per mano di Claudio e non voleva essere lui la causa di ulteriori problemi in tal senso. I notabili Giudei lo rassicurarono infatti essi non avevano ricevuto particolari notizie sul suo conto ma sapevano solo che la setta chiamata “la Via”, il modo in cui i Giudei conoscevano i primi cristiani, stava effettivamente causando dei problemi nella comunità giudaica sparsa per l’impero.

In secondo luogo, la presentazione del vangelo ai suoi fratelli Giudei era sempre stata la sua priorità ovunque fosse andato e anche a Roma Paolo agì nello stesso modo. Furono essi stessi ad esprimere il desiderio di conoscere il suo pensiero per approfondire come stavano le cose. Ovviamente Paolo prese la palla al balzo.

Come sempre Paolo utilizzò le scritture, la legge e i profeti, per cercare di persuaderli del fatto che Gesù era il Messia, proprio il legittimo Re figlio di Davide che essi aspettavano. Possiamo immaginare il grande entusiasmo e l’impegno che Paolo profuse nel parlare del regno di Dio dal mattino fino alla sera. Ma, come sempre accadeva, l’uditorio era diviso: alcuni furono persuasi da ciò che egli diceva; altri invece non credettero.

Paolo non poté fare a meno di ricordare loro il brano di Isaia 6 che anche Gesù aveva citato ai suoi interlocutori increduli (vedi Matteo 13:13-15).

Ai tempi di Isaia il popolo di Israele era talmente lontano da Dio da non riuscire più a comprendere ciò che Dio voleva comunicare attraverso i profeti: guardavano e non vedevano, ascoltavano ma non udivano nulla. Dio avrebbe voluto guarirli ma essi non mutavano il loro modo di agire, non si convertivano e rimanevano insensibili. Allo stesso modo, i contemporanei di Paolo, come avevano già fatto con Gesù, stavano rifiutando il vangelo perché pur avendo orecchie e occhi, non riuscivano a sentire e non potevano vedere. Insomma anche di fronte all’evidenza il loro cuore rimaneva insensibile e questo produceva un paradosso perché impediva loro di entrare in quel regno di Dio che essi stessi aspettavano e che costituiva il culmine della loro religione!

E così, come sempre era accaduto in tutti i luoghi che aveva visitato, Paolo aveva concluso annunciando loro che la salvezza di Dio sarebbe stata rivolta ai gentili, i quali, avrebbero avuto orecchie per ascoltare, proprio come i profeti avevano preannunciato.

Prima al Giudeo e poi al greco. Paolo aveva mantenuto sempre questo schema e anche a Roma seguì lo stesso programma. Il popolo di Israele d’altra parte era il mezzo che Dio aveva scelto per benedire tutta l’umanità, il popolo da cui era venuto Gesù ed era giusto che fossero i primi destinatari del messaggio di salvezza. Ma far parte di un popolo non era sufficiente se non si avevano anche orecchie che ascoltano.

Ciò che accadde quel giorno è ciò che accade sempre anche oggi quando si annuncia il vangelo. Alcuni hanno orecchie che ascoltano e aprono il cuore all’amore di Dio. Altri rimangono insensibili. E tu, hai orecchie per ascoltare la voce di Dio che ti vuole dare vita eterna?

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