Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Posso parlare?

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This entry is part 65 of 82 in the series Atti degli apostoli
Quando i sette giorni stavano per compiersi, i Giudei dell’Asia, vedendolo nel tempio, aizzarono tutta la folla, e gli misero le mani addosso, gridando: «Israeliti, venite in aiuto: questo è l’uomo che va predicando a tutti e dappertutto contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo; e oltre a ciò, ha condotto anche dei Greci nel tempio, e ha profanato questo santo luogo». Infatti, prima avevano veduto Trofimo di Efeso in città con Paolo, e pensavano che egli lo avesse condotto nel tempio.
Tutta la città fu in agitazione e si fece un assembramento di gente; afferrato Paolo, lo trascinarono fuori dal tempio, e subito le porte furono chiuse. Mentre cercavano di ucciderlo, fu riferito al tribuno della coorte che tutta Gerusalemme era in subbuglio. Ed egli, presi immediatamente dei soldati e dei centurioni, si precipitò verso i Giudei, i quali, vedendo il tribuno e i soldati, cessarono di battere Paolo. Allora il tribuno si avvicinò, prese Paolo, e ordinò che fosse legato con due catene; poi domandò chi fosse e che cosa avesse fatto. E nella folla gli uni gridavano una cosa, e gli altri un’altra; per cui, non potendo sapere nulla di certo a causa della confusione, ordinò che fosse condotto nella fortezza. Quando Paolo arrivò alla gradinata dovette, per la violenza della folla, essere portato di peso dai soldati, perché una marea di gente incalzava, gridando: «A morte!»
Quando Paolo stava per essere introdotto nella fortezza, disse al tribuno: «Mi è permesso dirti qualcosa?» Quegli rispose: «Sai il greco? Non sei dunque quell’egiziano che tempo fa sobillò e condusse nel deserto quei quattromila briganti?» Ma Paolo disse: «Io sono un Giudeo di Tarso, cittadino di quella non oscura città di Cilicia; e ti prego che tu mi permetta di parlare al popolo». Il tribuno glielo permise e Paolo, stando in piedi sulla gradinata, fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un gran silenzio, parlò loro in ebraico…

(Atti 21:27-40 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

A volte, nonostante tutte le nostre buone intenzioni, non c’è alcun modo di evitare che altri ce l’abbiano con noi.

Come avevamo visto in precedenza Paolo si era recato nel tempio, su consiglio degli anziani di Gerusalemme, proprio con l’intento di dissipare le voci false che giravano a suo riguardo anche tra i Giudei che avevano creduto in Gesù circa la sua mancanza di rispetto nei confronti della legge di Mosè.

Ma alcuni Giudei dell’Asia, la provincia romana di cui Efeso era la capitale, si trovavano a Gerusalemme e aizzarono la folla contro Paolo come abbiamo letto. Essi ce l’avevano talmente tanto con lui che non badarono neanche al fatto che egli si trovava nel tempio con quattro uomini Giudei che stavano adempiendo il loro voto al Signore secondo la legge ebraica. Lo accusarono al contrario di aver portato dei Greci nel tempio solo perché lo avevano visto girare per la città insieme a Trofimo di Efeso…

Insomma tutti gli sforzi di Paolo e degli altri fratelli per mostrare ai Giudei, sia quelli che avevano creduto in Gesù come Messia sia quelli che ancora non lo avevano fatto, che egli non aveva nulla contro la legge e contro il tempio, non servirono a nulla.

Chissà cosa passò nella mente di Paolo mentre lo trascinavano fuori dal tempio e ne chiudevano le porte. Sarebbe finito così il suo servizio? Egli sapeva come andavano a finire queste cose, e quando cominciarono a picchiarlo tutto faceva presagire che non sarebbe uscito vivo da quel bagno di folla.

Ma il Signore aveva altri progetti per Paolo e lo dimostrò permettendo al tribuno di intervenire appena in tempo.

Il tribuno non fu in grado di capire esattamente perché stavano cercando di uccidere Paolo. C’era troppa confusione e, a quanto pare, tra la folla c’erano anche diversi pareri. D’altra parte non era facile per un tribuno romano districarsi in questioni che avevano a che vedere con la fede e con la complessità della legge ebraica. Certamente egli dovette pensare che Paolo dovesse essere un poco di buono vista la violenza che la folla stava esercitando nei suoi confronti. Chissà cosa aveva combinato per meritare un trattamento del genere…

Paolo non si accontentò di avere salva la vita ma vide l’opportunità di rivolgersi ai suoi connazionali ancora una volta perché, anche se loro volevano ucciderlo, egli provava affetto per loro e desiderava che comprendessero la buona notizia inerente Gesù. In mezzo a quella folla inferocita c’erano probabilmente molti che lui conosceva personalmente, gente con cui aveva condiviso molte cose in passato, e il suo cuore non desiderava altro che condividere con loro la sua fede in Gesù il Messia. Comprese quindi che la protezione del tribuno gli avrebbe garantito la possibilità di parlare al popolo e decise di giocarsi le sue carte al meglio.

Innanzitutto vediamo l’intelligenza di Paolo nel rivolgersi al tribuno nella lingua greca. In tal modo attirò la sua attenzione infatti il tribuno fu sorpreso perché pensava di avere a che fare con un rozzo malvivente e non con una persona talmente colta da conoscere il greco. Dobbiamo infatti considerare che le persone comuni non parlavano il greco in modo fluente e certamente il tribuno non si aspettava che un brigante potesse essere così educato.

Alla domanda del tribuno Paolo sottolineò la sua provenienza da Tarso, una città che non era certamente un piccolo borgo sconosciuto ma un centro di circa mezzo milione di abitanti con una certa importanza dal punto di vista economico e culturale. Inoltre egli aveva lo status di “cittadino”, un’ulteriore precisazione che serviva a convincere il tribuno del fatto che si trovava di fronte ad una persona acculturata e di un certo stato sociale. La strategia di Paolo funzionò infatti il tribuno gli diede la possibilità di parlare.

A questo punto notiamo che Paolo cambio nuovamente lingua nel rivolgersi al popolo, infatti si rivolse a loro in ebraico. In seguito vedremo che anche questa scelta si dimostrò azzeccata in quanto riuscì ad ottenere l’attenzione della folla.

Insomma nonostante la situazione complicata Paolo fece tutto il possibile per avere ancora la possibilità di testimoniare al suo popolo, usando tutte le accortezze per essere ascoltato dal tribuno e per essere ascoltato dalla folla. Possiamo essere certi che in quel momento più che essere preoccupato per la propria vita, Paolo era preoccupato affinché la sua testimonianza potesse toccare il cuore di qualcuno in mezzo a quella folla. D’altra parte, probabilmente poco tempo prima di questi fatti, Paolo aveva già scritto la lettera ai Romani in cui affermava: “Dico la verità in Cristo, non mento – poiché la mia coscienza me lo conferma per mezzo dello Spirito Santo – ho una grande tristezza e una sofferenza continua nel mio cuore; perché io stesso vorrei essere anatema, separato da Cristo, per amore dei miei fratelli, miei parenti secondo la carne, cioè gli Israeliti, ai quali appartengono l’adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse; ai quali appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen!” (Ro 9:1-5)

Sì, davanti a Paolo c’erano coloro da cui proveniva Gesù il Messia, nel quale tutti i popoli sarebbero stati benedetti e la sua sofferenza era proprio quella che in mezzo al suo popolo tanti lo stavano rifiutando. Quella sarebbe stata l’ultima volta in cui Paolo avrebbe avuto l’occasione di predicare a Gerusalemme ed egli non aveva intenzione di sprecarla.

Paolo era appena stato picchiato duramente eppure la sua unica richiesta al tribuno fu: “ti prego che tu mi permetta di parlare al popolo”… Nel leggere questo testo mi chiedo se di fronte all’opposizione che sperimentò Paolo, invece di pensare a mettermi semplicemente in salvo, avrei ancora avuto la forza e il coraggio di testimoniare di Gesù a coloro che mi disprezzano. Sono proprio coloro che ci odiano e ci disprezzano ad essere quelli che hanno più bisogno di ascoltare il nostro messaggio.

Atti degli apostoli

Niente di vero Una nuova creatura

Commenti

  1. Avatar Franco Liotti
    Franco Liotti

    Grazie fratello anche per le riflessioni molto chiare degli studi che ci stai condividendo. Il Signore continui a benedirti.
    Franco

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