Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Lo strumento giusto

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Questa voce fa parte 67 di 82 nella serie Atti degli apostoli
Com’essi gridavano e gettavano via i loro vestiti e lanciavano polvere in aria, il tribuno comandò che Paolo fosse condotto nella fortezza e che venisse interrogato mediante tortura, allo scopo di sapere per quale motivo gridassero così contro di lui. Quando lo ebbero disteso e legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che era presente: «Vi è lecito flagellare un cittadino romano, che non è stato ancora condannato?» Il centurione, udito questo, andò a riferirlo al tribuno, dicendo: «Che stai per fare? Quest’uomo è romano!» Il tribuno andò da Paolo, e gli chiese: «Dimmi, sei romano?» Ed egli rispose: «Sì». Il tribuno replicò: «Io ho acquistato questa cittadinanza per una grande somma di denaro». E Paolo disse: «Io, invece, l’ho di nascita». Allora quelli che stavano per sottoporlo a interrogatorio si ritirarono subito da lui; e anche il tribuno, sapendo che egli era romano, ebbe paura perché lo aveva fatto legare.

(Atti 22:23-29 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

La storia ci insegna che molti cristiani sono andati anche incontro alla morte pur di non rinnegare il Signore. Ma questo non vuol dire che un cristiano non debba avvalersi dell’opportunità di evitare la sofferenza fisica quando sia legittimo farlo!

Paolo era già stato picchiato diverse volte a causa del vangelo e non dimentichiamo che una volta lo avevano addirittura creduto morto dopo averlo lapidato (At 14:19). Ma questa volta erano le autorità romane che stavano per flagellarlo, non i Giudei, e Paolo ritenne utile giocarsi una carta che poteva risparmiargli tale supplizio, la sua cittadinanza romana.

Teniamo presente che la cittadinanza romana aveva un gran valore nel mondo del primo secolo e non era qualcosa che tutti potevano vantare. Si poteva avere il diritto alla cittadinanza romana in vari modi, ad esempio come il tribuno che aveva pagato per poterla ottenere oppure attraverso un periodo esteso di molti anni di servizio militare nell’esercito romano per citarne alcuni. Ma Paolo risultava essere cittadino romano di nascita, ovvero aveva ereditato già dai suoi genitori il diritto alla cittadinanza. D’altra parte Antonio aveva garantito già molto tempo prima la cittadinanza a parecchi giudei e si pensa che a Tarso ci fossero Giudei che avevano la cittadinanza romana quasi un secolo prima rispetto agli avvenimenti di cui stiamo leggendo.

In un certo senso , quindi, lo status di Paolo era addirittura superiore a quello del tribuno il quale infatti si spaventò temendo delle ripercussioni per averlo fatto legare. Infatti la cittadinanza romana includeva ovviamente dei privilegi ed in particolare senza un processo non avrebbero assolutamente potuto torcere un capello ad un cittadino romano, motivo per il quale Paolo avrebbe anche potuto denunciare il tribuno alle autorità a lui superiori.

Qualcuno allora potrebbe pensare che chiunque avrebbe potuto evitare di essere flagellato dicendo di essere cittadino romano… Ma non è così infatti sappiamo che all’epoca c’erano dei “diplomi”, documenti scritti su tavolette di bronzo che attestavano diverse cose tra cui la concessione della cittadinanza romana da parte dell’imperatore, quindi è probabile che Paolo esibì un documento del genere per dimostrare la sua cittadinanza, il che spiegherebbe perché nessuno mise in dubbio la sua affermazione.

Questo breve episodio dimostra ancora una volta che Paolo era la persona giusta al posto giusto, lo strumento giusto nelle mani di Dio. Non era un caso che Paolo conoscesse sia il greco che l’ebraico e non era un caso che Paolo fosse un Giudeo e un fariseo che aveva grande conoscenza delle scritture. Allo stesso tempo egli aveva la cittadinanza romana e conosceva le leggi romane. Abbiamo visto come ognuna di queste caratteristiche si dimostrò importante nella sua vita affinché egli potesse compiere l’opera che Dio aveva preparato per lui.

Grazie alla cittadinanza romana Paolo evitò la flagellazione in quella circostanza e in seguito vedremo che tale cittadinanza gli avrebbe permesso di appellarsi a Cesare e quindi di giungere fino a Roma avendo anche l’opportunità di testimoniare di Gesù di fronte ad importanti autorità dell’impero romano.

D’altra parte ci ricordiamo che il Signore in At 9 si era rivelato ad Anania per mandarlo da Paolo annunciandogli: “egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re, e ai figli d’Israele” (At 9:15). Dio aveva un programma chiaro per Paolo fin dal principio e ogni caratteristica di Paolo, compresa la sua cittadinanza romana, giocò un ruolo importante per permettergli di portare a termine il suo servizio. In questa occasione Paolo fece bene ad usare la sua intelligenza e la sua conoscenza delle leggi romane per trarne un vantaggio che gli avrebbe permesso di risparmiarsi inutili sofferenze e per conservare energie da spendere per testimoniare del Signore.

Quando ero un ragazzo, espressi al mio insegnante di pianoforte il rammarico per non avere uno strumento migliore su cui esercitarmi, se non il mio piccolo organo elettronico. Infatti la mia famiglia non aveva potuto affrontare subito la spesa per un pianoforte. Ma il professore mi aveva risposto: “un buon musicista sa fare buona musica con lo strumento che ha a disposizione”. Non dimenticherò mai quella frase che ho usato diverse volte in vari ambiti… Credo che Dio sia il miglior esempio di musicista che sa fare buona musica con gli strumenti che ha a disposizione, e Paolo nè è la dimostrazione lampante.

Il Signore non solo ci dà dei doni spirituali per svolgere il compito che ci ha affidato ma sa anche utilizzare le nostre caratteristiche, la nostra lingua, la nostra educazione, la nostra intelligenza, la nostra cittadinanza, anche la nostra istruzione purché siamo sottomessi a Lui. È bello pensare che tutto ciò che siamo può essere usato dal Signore per la sua gloria se ci disponiamo ad essere gli strumenti giusti nelle mani del Grande musicista.

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