Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Un bel desiderio

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This entry is part 75 of 82 in the series Atti degli apostoli
Mentr’egli diceva queste cose in sua difesa, Festo disse ad alta voce: «Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno».
Ma Paolo disse: «Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronuncio parole di verità, e di buon senno. Il re, al quale parlo con franchezza, conosce queste cose; perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta; poiché esse non sono accadute in segreto. O re Agrippa, credi tu nei profeti? Io so che ci credi».
Agrippa disse a Paolo: «Con così poco vorresti persuadermi a diventare cristiano?» E Paolo: «Piacesse a Dio che con poco o con molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all’infuori di queste catene».
Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro; e, ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: «Quest’uomo non fa nulla che meriti la morte o la prigione». Agrippa disse a Festo: «Quest’uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare».

(Atti 26:24-32 – La Bibbia)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Tu sei proprio fuori di testa! Chissà quante volte abbiamo sentito questa espressione. Normalmente viene pronunciata quando qualcuno considera il nostro ragionamento assurdo e privo di ogni logica. E come cristiani dobbiamo ammettere che talvolta possiamo sembrare un po’ “fuori di testa” a coloro che, non avendo fede in Dio, non riescono a comprendere la nostra visione della vita e le conseguenti scelte che la accompagnano.

Fu quello che accadde quel giorno a Paolo. Infatti Porcio Festo aveva ascoltato pazientemente Paolo fino a quel momento ma l’insistenza di Paolo, non solo sulla risurrezione di Gesù ma anche sulla necessità di estendere agli uomini di tutte le nazioni le credenze di quella setta giudaica affinché i loro peccati fossero perdonati e ricevessero un’eredità da Dio, era incomprensibile per un pagano come Porcio Festo abituato al pluralismo religioso dell’impero romano che aveva, tra l’altro, permesso il Giudaismo come religione lecita.

Paolo si rendeva conto della difficoltà di comprensione che poteva avere Porcio Festo ma sapeva che il re Agrippa, essendo di religione giudaica e vivendo a Gerusalemme, aveva una conoscenza dettagliata del Giudasimo e delle sue tradizioni. D’altra parte Agrippa era un discendente della dinastia erodiana di origine idumea e sappiamo che la popolazione idumea era stata forzata a convertirsi al giudaismo da Giovanni Ircano della dinastia degli Asmonei ormai ben più di un secolo prima. Agrippa era quindi cresciuto in quel contesto.

Paolo si spinse anche un po’ più in là nel suo dire perché incalzò Agrippa per portarlo ad ammettere non solo di essere formalmente di religione giudaica, ma di essere anche uno che credeva davvero nei profeti.

Agrippa non era uno sciocco e capì subito dove voleva andare a parare Paolo. Infatti se egli avesse detto di non credere nei profeti, questo gli avrebbe fatto perdere credito nei confronti dei Giudei sui quali regnava, ma se avesse ammesso di crederci, allora avrebbe dovuto anche ammettere di credere nella risurrezione (ne aveva parlato il profeta Daniele) e quindi Paolo gli avrebbe chiesto perché non poteva credere che Gesù fosse davvero risorto!

Insomma la difesa di Paolo aveva messo in un certo imbarazzo il re Agrippa. La risposta di Agrippa non fu aspra ma fu l’unica risposta possibile di chi non poteva schierarsi dalla parte di Paolo neanche se lo avesse voluto. Anche se il ragionamento di Paolo poteva avere un senso, Agrippa aveva una posizione che non gli permetteva di prendere in considerazione l’offerta di Paolo se non ad un prezzo troppo alto, un prezzo che certamente lui non aveva nessuna intenzione di pagare.

A quel punto l’incontro poteva ritenersi concluso ma Paolo ebbe ancora la prontezza di ribadire che il suo desiderio sarebbe stato proprio quello di vedere non solo Agrippa ma anche tutti i presenti passare dalle tenebre alla luce diventando discepoli di Gesù.

La conclusione di Paolo dovette toccare i presenti perché arrivarono alla conclusione che forse quell’uomo poteva anche sembrare un fanatico ai loro occhi ma di certo non era cattivo e non aveva fatto nulla che meritasse la morte o la prigione. Anche ad Agrippa fu chiaro che sarebbe stato giusto liberare Paolo ma, come sappiamo, Paolo si era appellato a Cesare convinto che avrebbe raggiunto Roma con il vangelo di Gesù come il Signore gli aveva garantito, e poco gli importava se fosse giunto là come un prigioniero in attesa di giudizio.

In conclusione quel giorno il pagano Porcio Festo aveva considerato Paolo come “fuori di testa” ma Agrippa aveva seguito il ragionamento di Paolo con più cognizione di causa, anche se poi aveva evitato di esporsi troppo. Non conosciamo le reazioni degli altri presenti all’udienza, tra cui Berenice, tuttavia possiamo dire che Paolo, nonostante fosse prigioniero, stava onorando il Signore e stava portando avanti il compito che Dio aveva preparato per lui. Quel giorno Paolo non si era solo difeso ma aveva annunciato il nome di Gesù anche a persone importanti come Porcio Festo, Agrippa e Berenice perché anche loro avevano bisogno di Gesù.

Paolo non era fuori di testa ma aveva un bel desiderio di condividere con gli altri la fede in Gesù perché sapeva che quella era la cosa più importante per ogni essere umano. Anche se tra i nostri interlocutori qualcuno ci potrà considerare fuori di testa, il nostro desiderio è il medesimo dell’apostolo Paolo, che più persone possibili possano conoscere la verità e riporre la loro fede in Gesù Cristo per ricevere il perdono dei peccati e la vita eterna che Dio vuole donare loro.

Atti degli apostoli

Testimone della risurrezione Un viaggio difficile

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