- Il vangelo di Dio
- Non vedo l’ora di incontrarti
- La potenza del vangelo
- L’uomo non ha scuse
- Un creato sconvolto
- In balìa di se stesso
- Il giusto giudizio di Dio
- Nessun favoritismo
- Un segno sul cuore
- Dio resta fedele
- Nessun giusto
- Giustificati per grazia!
- Il Dio di tutti i popoli
- Figli di Abramo
- Eredi delle promesse
- Fermi nella grazia
- Saremo salvati!
- Grazie a quell’uno!
- Grazia sovrabbondante
- Morto e risorto con Gesù
- Liberati dal peccato
- Due strade, due destinazioni
- Lo spirito e la lettera
- Faccia a faccia con il peccato
- Me infelice! Chi mi libererà?
- Lo Spirito che libera
- Quando c’è lo Spirito di Dio
- Siamo figli ed eredi!
- In attesa della gloria
- Chi ci separerà da Dio?
- Una grande tristezza
- Il proponimento di Dio
- Il vasaio e l’argilla
- Il resto sarà salvato
- L’obiettivo della legge
- La legge e la fede
- Vicini e lontani
- Un residuo fedele
- Quando Israele si rialzerà
- Bontà e severità di Dio
- Misericordia per tutti
- A Lui sia la gloria
- Una mente trasformata
- Una comunità che funziona
- Un antidoto al male
- A ciascuno il dovuto
- Il giorno è vicino!
- Non disprezzare l’altro
- Libero di scandalizzare?
- Sei davvero forte?
- Uniti nella lode
- Un servizio prezioso
- Lavoriamo insieme!
- Un saluto a tutti i santi
- Occhio al veleno!
- Il mio vangelo
Che diremo dunque che il nostro antenato Abraamo abbia ottenuto secondo la carne? Poiché se Abraamo fosse stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che vantarsi; ma non davanti a Dio; infatti, che dice la Scrittura? «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia». Ora a chi opera, il salario non è messo in conto come grazia, ma come debito; mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede è messa in conto come giustizia.
Così pure Davide proclama la beatitudine dell’uomo al quale Dio mette in conto la giustizia senza opere, dicendo:
«Beati quelli le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Signore non addebita affatto il peccato». Questa beatitudine è soltanto per i circoncisi o anche per gli incirconcisi? Infatti diciamo che la fede fu messa in conto ad Abraamo come giustizia. In quale circostanza dunque gli fu messa in conto? Quando era circonciso, o quando era incirconciso? Non quando era circonciso, ma quando era incirconciso; poi ricevette il segno della circoncisione, quale sigillo della giustizia ottenuta per la fede che aveva quando era incirconciso, affinché fosse padre di tutti gl’incirconcisi che credono, in modo che anche a loro fosse messa in conto la giustizia; e fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo sono circoncisi ma seguono anche le orme della fede del nostro padre Abraamo quand’era ancora incirconciso.
(Romani 4:1-12 – La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Romani
Nessuno può dire di non avere peccato e nessuno può pagare in qualche modo per il proprio peccato o fare qualcosa per meritare il perdono di Dio. C’è quindi una sola possibilità: chiedere a Dio nella sua grazia di perdonare i nostri peccati.
Ecco perché Davide aveva cominciato il suo Salmo 32 ripetendo questo concetto per ben tre volte con un tipico parallelismo ebraico:
«Beati quelli le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Signore non addebita affatto il peccato». (Salmo 32:1-2)
Iniquità perdonate, peccato coperto, peccato non addebitato. Beato l’uomo che riesce ad ottenere questo! Ma come?
Paolo utilizzò l’esempio di Abramo per dimostrare il principio secondo cui Dio non richiede delle opere all’uomo per considerarlo giusto ed elargirgli le sue promesse, ma richiede fede, richiede che l’uomo si fidi di Lui e lo prenda in parola.
Nel caso specifico di Abramo, il Signore gli aveva promesso che la sua discendenza sarebbe stata grande come le stelle del cielo (Ge 15:5). A quel tempo Abramo non aveva ancora avuto figli, eppure egli credette al Signore (Ge 15:6) riponendo quindi la sua fiducia in ciò che Dio gli aveva promesso. Dio non richiese ad Abramo di fare qualcosa per meritare la discendenza, per meritare l’adempimento della promessa, ma considerò sufficiente il fatto che Abramo gli avesse creduto, lo avesse preso in parola.
In seguito, Abramo non avrebbe mai potuto dire che Dio gli aveva dato una discendenza perché lui si era comportato bene e aveva ubbidito a tutto ciò che il Signore gli aveva comandato. In sostanza, Abramo non aveva nessun motivo per vantarsi di fronte a Dio. D’altra parte, come Paolo osservò, se uno esegue un lavoro e viene pagato, quella paga è dovuta, si tratta di un salario non di una grazia da parte del suo datore di lavoro. Ma Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia. La sua fede fu sufficiente per ottenere il compimento delle promesse.
Il fatto che Abraamo fosse incirconciso quando ripose la sua fede in Dio offrì a Paolo l’occasione per rimarcare che il patto di Dio con Abramo e la sua discendenza, basato sulla circoncisione, patto sul quale si basava il popolo di Israele, era comunque posteriore alla giustificazione di Abramo. Questo dimostrava che la giustificazione per mezzo della fede era venuta prima della circoncisione e prima della legge.
Questa era una ulteriore dimostrazione del fatto che la giustificazione per fede, senza circoncisione e senza legge, non era una novità introdotta dai cristiani ma qualcosa che aveva sempre caratterizzato la relazione tra Dio e l’uomo!
In un certo senso tutti coloro che credono, siano circoncisi o incirconcisi, hanno Abramo come padre, come riferimento spirituale. Se un Israelita, circonciso, può dire di essere figlio di Abramo dal punto di vista etnico, dal punto di vista spirituale può dire di essere figlio di Abramo solo se oltre ad essere circonciso nella carne lo è anche nel cuore, ovvero ha la medesima fede che ha avuto Abramo! E lo stesso vale anche per il credente incirconciso, appartenente alle altre nazioni.
Chiunque crede ottiene le promesse di Dio non perché è più bravo e meritevole di altri ma perché Dio elargisce le sue promesse a coloro che hanno fede in Lui.
Cosa significa tutto ciò per noi?
Abbiamo visto che non c’è nessun giusto, che tutti gli esseri umani sono peccatori e che la condanna per il peccato è la morte. Tornando al linguaggio forense, non è prevista nessuna cauzione che l’imputato possa pagare per essere assolto e non resta che aspettare l’esecuzione della sentenza di morte. Nessuno con le proprie opere potrebbe meritare di essere assolto, di essere considerato giusto di fronte al tribunale di Dio.
Ma, grazie a Dio c’è una buona notizia! Infatti, che siamo Israeliti o appartenenti alle altre nazioni, il nostro riferimento è sempre la fede, la medesima fede che ha avuto Abramo. Dio vuole che crediamo alla promessa di redenzione che ci è stata fatta in Gesù Cristo, Dio vuole che crediamo che Gesù è morto al nostro posto e ha già pagato per i nostri peccati. Se lui ha già pagato, la sentenza è già stata applicata e noi siamo liberi, non siamo più sotto condanna. In sostanza, sappiamo già oggi che saremo assolti quando ci troveremo di fronte al tribunale di Dio. Non abbiamo nulla da temere perché Gesù ha pagato già la cauzione per noi!
Credi tu questo? Credi che il Signore possa giustificarti per grazia solo sulla base della fede? Se è così, allora anche tu puoi dire di essere figlio di Abramo spiritualmente perché stai seguendo le sue orme, fidandoti delle promesse di Dio.


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