Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Grazie a quell’uno!

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Questa voce fa parte 18 di 56 nella serie Lettera ai Romani
Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…
Poiché, fino alla legge, il peccato era nel mondo, ma il peccato non è imputato quando non c’è legge. Eppure, la morte regnò, da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Però, la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti. Riguardo al dono non avviene quello che è avvenuto nel caso dell’uno che ha peccato; perché dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna, mentre il dono diventa giustificazione dopo molte trasgressioni.
Infatti, se per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a causa di quell’uno, tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo.
(Romani 5:12-17 – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Romani

Il nostro progenitore Adamo aveva ricevuto da Dio questo ordine: “Dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai”( Ge 2:17). Tutti sappiamo come è andata a finire… L’uomo insieme a sua moglie ha disubbidito a Dio e in questo modo il peccato è entrato nel mondo.

Ma in questo brano l’apostolo Paolo ci ricorda che il peccato ha portato conseguenze disastrose non solo per Adamo ed Eva ma anche per tutta la loro discendenza, quindi anche per noi. Infatti il peccato si è propagato da Adamo ed Eva a tutti gli esseri umani dopo di loro, un po’ come accade per una malattia genetica. La propagazione del peccato è evidente infatti, come Paolo osservò, non morirono solo Adamo ed Eva ma anche tutti gli esseri umani dopo di loro. D’altra parte quando Adamo ed Eva furono cacciati dal giardino d’Eden, fu impedito loro di accedere all’albero della vita (Ge 3:22-24), e tale impedimento è rimasto valido anche per tutta la progenie dopo di loro.

Come Paolo aveva già detto nei capitoli precedenti, il principio del peccato, il principio della ribellione verso il proprio creatore, è presente in tutti gli uomini, indipendentemente dal fatto che abbiano ricevuto la legge oppure no. Adamo ha trasgredito una legge precisa, il comandamento che Dio gli aveva dato, e i suoi discendenti hanno continuato nella loro ribellione verso Dio nei modi più svariati, seguendo i propri istinti e lasciando semplicemente che il principio del peccato presente in loro producesse i suoi frutti. Si pensi ad esempio alla prima generazione dopo Adamo nella quale troviamo già il primo omicida Caino che uccise suo fratello Abele…

Non tutti gli esseri umani dopo Caino furono omicidi ma ognuno manifestò il principio del peccato presente in lui in un modo o nell’altro. E tutti sono morti, anche prima che Dio desse la sua legge ad Israele tramite Mosè. Possiamo dire che la morte è lì a ricordare a tutti gli uomini, noi compresi, che c’è qualcosa che non va nell’essere umano dal peccato di Adamo ed Eva in poi.

Non c’è quindi alcuna speranza per l’uomo? Dobbiamo rassegnarci alla morte e poi tutto finisce? No, c’è infatti un altro lato della medaglia, perché Adamo era figura di colui che doveva venire, ovvero Gesù. Con questa frase molto sintetica l’apostolo Paolo introduce Gesù come un nuovo Adamo, rappresentante di una nuova umanità, un’umanità redenta che ha risolto il problema del peccato e che, quindi, può vivere in eterno!

Se da una parte possiamo dire che il nostro progenitore Adamo ci ha lasciato un grosso fardello da portare come eredità, è anche vero che Dio non ci ha lasciati senza una soluzione e ci ha dato la possibilità di fare parte della sua nuova creazione in Gesù Cristo!

Infatti, come abbiamo visto, una sola trasgressione, quella di Adamo, ha introdotto la morte nel mondo e la morte ha regnato su tutti gli uomini a causa di quell’uno che ha peccato per primo. Allo stesso modo, la soluzione di Dio non prevede che tutti noi riusciamo a vincere ed eliminare il peccato dalla nostra vita con le nostre forze ma si basa sul fatto che ci sia riuscito uno solo, ovvero Gesù. Gesù non ha peccato eppure ha condiviso la natura umana in modo completo al punto che egli potè morire sulla croce al nostro posto, pagando lui per i nostri peccati. Ma poi è risuscitato come primizia della nuova creazione di Dio, egli ha vinto la morte dimostrando di poter risuscitare e dare vita eterna anche a tutti coloro che credono in Lui proprio come aveva promesso quando aveva detto: “Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.” (Gv 6:40). Egli può risuscitare noi che crediamo in Lui perché Egli è risorto per primo ed è quindi vivo!

A causa del peccato di uno la morte ha regnato su molti, in effetti su miliardi di persone nel corso della storia fino ad ora, ma è anche vero che Dio ha esteso il suo dono della grazia, attraverso Gesù, a molti, a tutti coloro che, per dirla come Paolo, “ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia”. Tutti questi, anche se passeranno attraverso la morte, risorgeranno e regneranno nella vita, nei nuovi cieli e nuova terra che Dio stabilirà dopo aver rimosso ogni traccia residua del peccato e dei suoi effetti! Non a caso, proprio verso la fine del libro dell’Apocalisse ritroviamo l’albero della vita nella nuova creazione di Dio ed è scritto: “Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città!” (Ap 22:14). Coloro che si purificano lavando le proprie vesti, in Apocalisse, sono proprio coloro che hanno creduto e hanno ricevuto i benefici del sacrificio di Gesù Cristo (Ap 7:14).

Di conseguenza possiamo dire, come Paolo osservò, che l’effetto della grazia supera di gran lunga l’effetto del peccato infatti permette di ribaltare gli effetti del peccato indipendentemente dal numero e dalla gravità dei peccati che ognuno di noi può aver commesso nella sua vita. Non c’è un rapporto uno a uno tra i nostri peccati e la grazia di Dio, non c’è bisogno di una penitenza diversa in base ai peccati commessi, ma c’è un solo sacrificio valido per ogni trasgressione commessa in ogni luogo e in ogni tempo. Grazie a quell’uno, Gesù Cristo, ognuno di noi può appropriarsi del dono della vita eterna.

Che la grazia sia superiore e prevalga sulla condanna è evidente, infatti anche se passeremo attraverso la morte come discendenti di Adamo, in seguito risorgeremo come Gesù ci ha promesso. Così il dono della grazia prevale sugli effetti del peccato e li annulla.

Grazie a quell’uno, noi avremo vita eterna! Se abbiamo creduto in Gesù appropriandoci del dono che egli ci ha fatto nella sua grazia, prepariamoci a regnare con Lui.

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