- Il vangelo di Dio
- Non vedo l’ora di incontrarti
- La potenza del vangelo
- L’uomo non ha scuse
- Un creato sconvolto
- In balìa di se stesso
- Il giusto giudizio di Dio
- Nessun favoritismo
- Un segno sul cuore
- Dio resta fedele
- Nessun giusto
- Giustificati per grazia!
- Il Dio di tutti i popoli
- Figli di Abramo
- Eredi delle promesse
- Fermi nella grazia
- Saremo salvati!
- Grazie a quell’uno!
- Grazia sovrabbondante
- Morto e risorto con Gesù
- Liberati dal peccato
- Due strade, due destinazioni
- Lo spirito e la lettera
- Faccia a faccia con il peccato
- Me infelice! Chi mi libererà?
- Lo Spirito che libera
- Quando c’è lo Spirito di Dio
- Siamo figli ed eredi!
- In attesa della gloria
- Chi ci separerà da Dio?
- Una grande tristezza
- Il proponimento di Dio
- Il vasaio e l’argilla
- Il resto sarà salvato
- L’obiettivo della legge
- La legge e la fede
- Vicini e lontani
- Un residuo fedele
- Quando Israele si rialzerà
- Bontà e severità di Dio
- Misericordia per tutti
- A Lui sia la gloria
- Una mente trasformata
- Una comunità che funziona
- Un antidoto al male
- A ciascuno il dovuto
- Il giorno è vicino!
- Non disprezzare l’altro
- Libero di scandalizzare?
- Sei davvero forte?
- Uniti nella lode
- Un servizio prezioso
- Lavoriamo insieme!
- Un saluto a tutti i santi
- Occhio al veleno!
- Il mio vangelo
Così egli dice appunto in Osea: «Io chiamerò “mio popolo” quello che non era mio popolo e “amata” quella che non era amata»; e «Avverrà che nel luogo dov’era stato detto: “Voi non siete mio popolo”, là saranno chiamati “figli del Dio vivente“». Isaia poi esclama riguardo a Israele: «Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, solo il resto sarà salvato; perché il Signore eseguirà la sua parola sulla terra in modo rapido e definitivo». Come Isaia aveva detto prima: «Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una discendenza, saremmo diventati come Sodoma
e saremmo stati simili a Gomorra».
(Romani 9:25-29 – La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Romani
Quando in un rapporto, una delle due parti si comporta ripetutamente in maniera scorretta verso l’altra, prima o poi si arriva ad un punto di rottura da cui è difficile tornare indietro. A quel punto la parte offesa, stanca e delusa potrebbe decidere di mettere fine alla relazione pronunciando le fatidiche parole: “Non voglio più vederti. Tra noi è finita!”.
Quando si leggono i primi capitoli del libro di Osea, ci si rende conto che nel rapporto tra Dio e Israele qualcosa si era deteriorato a causa dell’infedeltà del popolo e il Signore attraverso i nomi che il profeta avrebbe dovuto dare ai suoi figli utilizzò proprio delle espressioni forti per esprimere il suo disappunto proprio come farebbe un marito ferito dalla moglie: ” io non avrò più compassione della casa d’Israele in modo da perdonarla.” (Os 1:6) e “Voi non siete più mio popolo!” (Os 1:9).
Tuttavia, allo stesso tempo il Signore, proprio come un marito che ama ancora sua moglie, aveva espresso la sua volontà di ricominciare: «Tuttavia, il numero dei figli d’Israele sarà come la sabbia del mare, che non si può misurare né contare. Avverrà che invece di dir loro, come si diceva: “Voi non siete mio popolo”, sarà loro detto: “Siete figli del Dio vivente”. (Os 1:10).
Questo è il contesto che Paolo richiama alla mente per ricordare ancora una volta ai suoi interlocutori che nella storia di Israele c’erano già stati momenti di tensione a causa dell’infedeltà del popolo verso Dio. Essi avevano dovuto essere “Non più mio popolo” prima di poter essere accolti ancora dal Signore come “mio popolo”. Erano infatti passati attraverso il giudizio, attraverso l’esilio a causa della loro infedeltà affinché potessero riflettere sul proprio comportamento e tornare al Signore. La storia aveva però mostrato che solo un residuo, un rimanente, era tornato al Signore a conferma del fatto che all’interno dell’Israele fisico composto da tutti discendenti di Abramo attraverso Giacobbe c’è sempre stato un Israele spirituale composto da tutti coloro che avevano la fede di Abramo. Non c’era quindi una vera novità nello stato attuale in cui si trovava il popolo di Israele dopo la venuta di Gesù. Come sempre era accaduto nella storia, una parte aveva accolto la parola di Dio e una parte l’aveva rifiutata. Ma in tutto questo, Dio rimaneva fedele alla sua parola.
A conferma di ciò Paolo cita anche Isaia il quale aveva considerato che “Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, solo il resto sarà salvato; perché il Signore eseguirà la sua parola sulla terra in modo rapido e definitivo”. (Is 10:22). Da queste parole emerge chiaramente che l’essere parte della discendenza fisica di Abramo non dava nessuna garanzia se non c’era un rapporto sincero con il Signore.
La situazione di Israele ai tempi di Isaia era talmente grave che il Signore avrebbe potuto annientare completamente il popolo, come aveva fatto con le città di Sodoma e Gomorra, tuttavia nella sua grazia il Signore aveva risparmiato un residuo come Isaia aveva osservato: «Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una discendenza, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra». (Is 1:9).
Il Signore aveva sempre lasciato in vita un residuo, non aveva mai annientato completamente Israele i cui discendenti infatti esistono ancora al giorno d’oggi. Tuttavia il concetto di residuo non è solo fisico ma anche spirituale, infatti nei momenti difficili, nei momenti in cui Dio aveva giudicato il suo popolo, c’erano sempre stati degli Israeliti che erano rimasti fedeli al Signore. Si pensi ad esempio a Daniele e ai suoi amici durante l’esilio a Babilonia.
Come vedremo, l’apostolo Paolo desiderava che un numero sempre maggiore di suoi connazionali entrasse a fare parte di quel rimanente fedele, di quel resto che sarà salvato. Il fatto che in quel momento molti di loro avessero rifiutato la parola di Dio, non significava che non potessero di nuovo tornare. Paolo sapeva che sarebbe successo proprio come ai tempi di Osea in cui il Signore aveva detto “voi non siete più mio popolo” ma poi aveva allargato ancora le braccia per accogliere ancora come suo popolo coloro che si erano convertiti dalla propria ribellione. Tornando alla metafora del vasaio citata in precedenza in Romani 9, finché l’argilla non diventava dura, c’era ancora speranza di rimodellarla.


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