- Il vangelo di Dio
- Non vedo l’ora di incontrarti
- La potenza del vangelo
- L’uomo non ha scuse
- Un creato sconvolto
- In balìa di se stesso
- Il giusto giudizio di Dio
- Nessun favoritismo
- Un segno sul cuore
- Dio resta fedele
- Nessun giusto
- Giustificati per grazia!
- Il Dio di tutti i popoli
- Figli di Abramo
- Eredi delle promesse
- Fermi nella grazia
- Saremo salvati!
- Grazie a quell’uno!
- Grazia sovrabbondante
- Morto e risorto con Gesù
- Liberati dal peccato
- Due strade, due destinazioni
- Lo spirito e la lettera
- Faccia a faccia con il peccato
- Me infelice! Chi mi libererà?
- Lo Spirito che libera
- Quando c’è lo Spirito di Dio
- Siamo figli ed eredi!
- In attesa della gloria
- Chi ci separerà da Dio?
- Una grande tristezza
- Il proponimento di Dio
- Il vasaio e l’argilla
- Il resto sarà salvato
- L’obiettivo della legge
- La legge e la fede
- Vicini e lontani
- Un residuo fedele
- Quando Israele si rialzerà
- Bontà e severità di Dio
- Misericordia per tutti
- A Lui sia la gloria
- Una mente trasformata
- Una comunità che funziona
- Un antidoto al male
- A ciascuno il dovuto
- Il giorno è vicino!
- Non disprezzare l’altro
- Libero di scandalizzare?
- Sei davvero forte?
- Uniti nella lode
- Un servizio prezioso
- Lavoriamo insieme!
- Un saluto a tutti i santi
- Occhio al veleno!
- Il mio vangelo
Per questa ragione appunto sono stato tante volte impedito di venire da voi; ma ora, non avendo più campo d’azione in queste regioni, e avendo già da molti anni un gran desiderio di venire da voi, quando andrò in Spagna, spero, passando, di vedervi e di essere aiutato da voi a raggiungere quella regione, dopo aver goduto almeno un po’ della vostra compagnia. Per ora vado a Gerusalemme, a rendere un servizio ai santi, perché la Macedonia e l’Acaia si sono compiaciute di fare una colletta per i poveri che sono tra i santi di Gerusalemme. Si sono compiaciute, ma esse sono anche in debito nei loro confronti; infatti se gli stranieri sono stati fatti partecipi dei loro beni spirituali, sono anche in obbligo di aiutarli con i beni materiali. Quando dunque avrò compiuto questo servizio e consegnato il frutto di questa colletta, andrò in Spagna passando da voi; e so che, venendo da voi, verrò con la pienezza delle benedizioni di Cristo. Ora, fratelli, vi esorto, per il Signore nostro Gesù Cristo e per l’amore dello Spirito, a combattere con me nelle preghiere che rivolgete a Dio in mio favore, perché io sia liberato dagli increduli di Giudea, e il mio servizio per Gerusalemme sia gradito ai santi, in modo che, se piace a Dio, io possa venire da voi con gioia ed essere confortato insieme con voi. Or il Dio della pace sia con tutti voi. Amen.
(Romani 15:22-33 – La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Romani
Una delle manifestazioni più evidenti della natura peccaminosa dell’uomo la troviamo nel suo egocentrismo.
L’uomo tende con facilità a subordinare tutto al proprio io. I conflitti, che siano tra persone o addirittura tra nazioni, nascono quasi sempre dal fatto che ognuno persegue i propri interessi non tenendo conto di quelli altrui.
Leggendo il nuovo testamento ci rendiamo conto del fatto che la comunità di coloro che hanno creduto in Gesù Cristo deve avere per riferimento un modello diverso. Quando non è così, quando all’interno della comunità cristiana i personalismi prevalgono sul bene comune, sorgono problemi.
L’apostolo Paolo sapeva bene che la comunità poteva funzionare solo se si faceva un gioco di squadra e, anche alla fine di questa lettera, egli presta particolare attenzione a considerare il suo servizio, il suo ministero, non come qualcosa di personale ma come qualcosa che coinvolgeva anche gli altri, ognuno per parte sua.
Fino a quel momento egli non aveva potuto realizzare il suo annoso desiderio di recarsi a Roma a causa del suo impegno evangelistico in altre zone dell’impero romano, ma ora stava pianificando di recarsi da loro con l’intento di raggiungere poi la Spagna. Nelle parole dell’apostolo si nota che egli voleva avere un rapporto fraterno vero con la comunità di Roma, voleva godere della loro compagnia e voleva coinvolgerli in ciò che stava per fare. Nelle sue intenzioni, egli sarebbe stato colui che si sarebbe recato in Spagna fisicamente ma loro lo avrebbero aiutato a raggiungere quella regione. In sostanza egli cercò di rendere partecipi i Romani nella sua missione perché la sua missione era anche la loro missione!
Qualcosa di analogo emerge nella seconda parte di questo brano. Prima di andare in Spagna passando da Roma, l’apostolo doveva recarsi a Gerusalemme per portare una colletta per la comunità di Gerusalemme che, nel frattempo, si era trovata in una grande carestia. Egli stava svolgendo quel servizio ma non su iniziativa personale, bensì su mandato delle chiese della Macedonia e dell’Acaia che gli avevano affidato i loro aiuti per i credenti di Gerusalemme.
Da questi particolari emerge chiaramente il fatto che non esisteva nella mente dell’apostolo Paolo l’idea che il missionario potesse essere indipendente. Egli era sempre legato alla chiesa di Antiochia da cui proveniva e in cui tornava per breve tempo alla fine di ogni suo viaggio come si legge nel libro degli Atti, ed era legato alle chiese che aveva fondato o visitato cercando sempre di portare avanti insieme con loro la missione da svolgere!
D’altra parte la sua visione della chiesa è chiara. Ognuno doveva mettere a disposizione degli altri i propri beni spirituali o materiali per perseguire insieme l’obiettivo di espansione del regno di Dio. In quella fase storica la chiesa di Gerusalemme aveva dato il via alla grande missione che aveva portato il vangelo nel resto dell’impero e a loro volta le chiese di altre regioni ricambiavano con l’aiuto materiale i benefici spirituali che avevano ricevuto. Questa è la chiesa di Gesù Cristo! Non è un insieme di individui che seguono ognuno un propria chiamata personale in modo scorrelato gli uni dagli altri, ma un insieme armonioso di membra del medesimo corpo che contribuiscono a sviluppare un disegno superiore, quello di portare la buona notizia di Gesù Cristo a più persone possibili in ogni parte del mondo prima che Gesù ritorni!
Tutti erano coinvolti nella missione fisicamente, con aiuti materiali, con l’organizzazione e, soprattutto, con la preghiera! Sì, l’apostolo esortò i credenti a non trascurare quest’arma a loro disposizione. L’apostolo sapeva che il suo ritorno a Gerusalemme per portare gli aiuti materiali sarebbe stato molto difficoltoso a causa di molti suoi connazionali Giudei che non credevano in Gesù e lo accusavano di aver abbandonato il Giudaismo insegnando eresie. Cosa potevano fare per lui i credenti di Roma per partecipare alla missione? Potevano unirsi ad altri credenti sparsi per l’impero e pregare il Signore perché lo liberasse. Anche quello è un modo pratico per essere coinvolti nella missione.
Noi conosciamo come finisce il libro degli Atti, che riporta informazioni storiche posteriori alla scrittura della lettera ai Romani, e sappiamo che i programmi di Paolo di recarsi a Roma dopo essere passato da Gerusalemme (vedi At 19:21-22) non si realizzarono proprio come Paolo aveva ipotizzato, infatti a Gerusalemme Paolo fu arrestato e passarono alcuni anni prima che potesse raggiungere Roma, da prigioniero e non da uomo libero come aveva pianificato.
Dalle informazioni storiche a nostra disposizione non sembra che Paolo abbia poi potuto realizzare il suo piano originario di raggiungere la Spagna utilizzando la comunità di Roma come base per questa nuova missione. Ma questo non è importante perché il vangelo sarebbe comunque arrivato in Spagna per mezzo di altre persone negli anni immediatamente successivi. Ciò che è importante è il fatto che la missione non è mai di un singolo uomo ma appartiene al Signore e Lui sa chi utilizzare per portarla avanti. Ognuno fa la sua parte nel disegno di Dio. Paolo ha fatto dei progetti e ha lavorato per realizzarli, qualcun altro li ha poi portati a compimento ma tutti hanno lavorato per i medesimi obiettivi.
Le preghiere che i credenti di Roma hanno fatto per Paolo in quegli anni perché Dio lo liberasse hanno ottenuto da Dio una risposta diversa perché egli giunse a Roma come prigioniero proprio a causa degli increduli di Giudea che lo incastrarono a Gerusalemme con false accuse. Ma siamo sicuri che quando Paolo incontrò quei fratelli di Roma (At 28:14-16) egli provò quella gioia e ottenne quel conforto che aveva tanto sperato. Essi avevano fatto il gioco di squadra che caratterizza la comunità di Gesù Cristo.
Leggendo questo brano non possiamo fare a meno di chiederci se anche noi stiamo facendo questo gioco di squadra. Come percepiamo il nostro servizio, la nostra missione? Come qualcosa di personale o come parti di un disegno più grande in cui siamo coinvolti con tutti gli altri cristiani? Dalle parole di Paolo emerge chiaramente che lui amava il gioco di squadra. Anche noi lavoriamo insieme, non come battitori liberi, ricordandoci che, a distanza di venti secoli, siamo comunque tutti parte della medesima squadra di cui faceva parte Paolo.


Lascia un commento