Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Nessun giusto

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This entry is part 11 of 56 in the series Lettera ai Romani
Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottoposti al peccato, com’è scritto: «Non c’è nessun giusto, neppure uno.
Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio.
Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c’è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno».
«La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno tramato frode».
«Sotto le loro labbra c’è un veleno di serpenti». «La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza».
«I loro piedi sono veloci a spargere il sangue. Rovina e calamità sono sul loro cammino
e non conoscono la via della pace». «Non c’è timor di Dio davanti ai loro occhi».
Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.
(Romani 3:9-20 – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Romani

Non c’è nessun giusto, neppure uno. Questa semplice frase riassume un concetto fondamentale da comprendere se vogliamo relazionarci con Dio nel modo corretto.

Il popolo di Israele era stato scelto da Dio per portare la sua luce nel mondo e aveva ricevuto la legge, la rivelazione di Dio che li avrebbe guidati in quel compito. Questo, come Paolo aveva illustrato, era un grande vantaggio perché essi si trovavano in una posizione privilegiata per conoscere il Signore. Eppure la storia aveva dimostrato che gran parte degli Israeliti nel passato si erano ribellati a quel Dio che li aveva liberati dall’Egitto e, allo stesso modo, in quel momento molti Ebrei stavano rifiutando di credere nel Messia Gesù che Dio aveva mandato loro. Dio sarebbe rimasto fedele alle sue promesse verso Israele ma questo non rendeva gli Ebrei superiori agli altri perché anche loro erano comunque mancanti di fronte alla giustizia di Dio.

In questo brano Paolo usa un linguaggio forense come se fosse in corso un processo contro l’uomo. L’accusa è chiara: tutti gli esseri umani, siano Giudei o stranieri, sono sottoposti al peccato e quindi tutti sono meritevoli del giudizio di Dio.

Nella parte centrale Paolo cita diversi passi, uno dopo l’altro, tratti dall’antico testamento, in particolare da alcuni Salmi (14, 5, 140, 36) e da Isaia 59. È come se Paolo stesse chiamando Dio stesso, attraverso la sua rivelazione scritta, al banco dei testimoni per confermare l’accusa. Se si va a guardare i contesti da cui sono tratte le citazioni si nota che alcuni passi si riferiscono all’umanità in generale mentre altri (es. Isaia 59) sono più specifici e riguardano il peccato di Israele. L’obiettivo non è quello di denunciare peccati specifici ma quello di tracciare piuttosto una condizione generale dell’essere umano:

  • nessuno è giusto;
  • nessuno capisce;
  • nessuno cerca Dio;
  • tutti sono sviati e corrotti;
  • nessuno pratica la bontà;
  • i rapporti umani sono caratterizzati da menzogna, frode, violenza, guerra.

Ma tutte queste cose possono essere riassunte nell’ultima citazione tratta dal salmo 36:1 “L’iniquità parla all’empio nell’intimo del suo cuore; non c’è timor di Dio davanti agli occhi suoi.”. Sì, il problema dell’essere umano è la mancanza di timore di Dio. Quando non c’è un rapporto con Dio, quando non c’è fede in Colui che ci ha creati, quando non c’è un desiderio di rispettare i propositi che Lui ha stabilito per la sua creatura, le cose vanno male, molto male.

Citando l’antico testamento, Paolo si rivolgeva in particolare ai suoi fratelli Ebrei che conoscevano quelle scritture. Essi stessi dovevano riconoscere che l’accusa di Dio anche nei loro confronti era giusta e le prove erano schiaccianti come la storia di Israele dimostrava. Anche loro quindi, al banco degli imputati, dovevano rimanere con la bocca chiusa non potendo dire nulla in propria difesa, in attesa della sentenza definitiva: tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio!

Eppure qualcuno poteva a quel punto avere l’ardire di fare un’osservazione. Davvero non c’è nessun giusto? Eppure proprio l’antico testamento, anche nel contesto immediato dei passi che Paolo aveva appena citato, evidenzia che ci sono dei giusti, dei retti di cuore. Lo stesso salmista Davide prendeva le distanze dagli empi e reclamava la bontà di Dio verso quelli che lo conoscono. Ad esempio leggiamo proprio nel salmo 36:10: “Fa’ giungere la tua benevolenza a quelli che ti conoscono, e la tua giustizia ai retti di cuore.” e il salmo 5 si conclude con queste parole: “Si rallegreranno tutti quelli che in te confidano; manderanno grida di gioia per sempre. Tu li proteggerai, e quelli che amano il tuo nome si rallegreranno in te, perché tu, o SIGNORE, benedirai il giusto; come scudo lo circonderai con il tuo favore.”

Ma se leggiamo la storia di Davide, comprendiamo che egli stesso era un peccatore come tutti gli altri uomini e di certo non poteva ritenersi giusto perché non aveva mai infranto la legge, ma piuttosto perché Dio lo aveva perdonato quando aveva confessato il suo peccato.

Come Paolo sottolineò, non è possibile essere assolti in questo processo davanti a Dio confidando nella propria giustizia, nella propria capacità di ubbidire alla legge in modo meccanico. La legge stessa infatti diceva agli Israeliti ciò che dovevano fare per non peccare contro Dio ma prevedeva allo stesso tempo anche sacrifici obbligatori e continui per il peccato, ovvero indicava chiaramente che l’uomo ha bisogno della grazia di Dio per essere assolto. La legge quindi dava proprio la conoscenza del peccato e il modo di trattare il peccato. Davide lo sapeva e non si era basato sull’osservanza di opere meccaniche per essere assolto da Dio ma temeva Dio nel suo intimo, riconobbe il suo stato di peccatore e confidò nella sua grazia e nel suo perdono come leggiamo nel salmo 32:5: “Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE», e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato. “

Non c’è nessun giusto, neppure uno. Mettiamocelo bene in testa. Ma c’è una buona notizia come vedremo meglio in seguito, infatti tutti possiamo essere dichiarati giusti da Dio e assolti nel processo che il Creatore ha intentato contro la sua Creatura. Possiamo sperimentare il medesimo perdono che ha sperimentato Davide, ma il primo passo, se non lo abbiamo ancora fatto, è ammettere la nostra colpevolezza davanti al Giusto Giudice.

Lettera ai Romani

Dio resta fedele Giustificati per grazia!

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