Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Lo spirito e la lettera

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

Questa voce fa parte 23 di 56 nella serie Lettera ai Romani
O ignorate forse, fratelli (poiché parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull’uomo per tutto il tempo ch’egli vive? Infatti la donna sposata è legata per legge al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, è sciolta dalla legge che la lega al marito. Perciò, se lei diventa moglie di un altro uomo mentre il marito vive, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera da quella legge; così non è adultera se diventa moglie di un altro uomo. Così, fratelli miei, anche voi siete stati messi a morte quanto alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutto a Dio. Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, risvegliate dalla legge, agivano nelle nostre membra allo scopo di portare frutto per la morte; ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, per servire nel nuovo regime dello Spirito e non in quello vecchio della lettera.
(Romani 7:1-6 – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Romani

C’è un bella differenza tra ubbidire ad una norma senza una convinzione interiore e rispettare la medesima norma perché ne condividiamo gli ideali.

Ad esempio tutti noi sappiamo che è un reato rubare l’automobile al prossimo, ma cosa accadrebbe se questo reato non fosse punito dalla legge? Suppongo che alcuni darebbero libero sfogo ai loro peggiori istinti dimostrando che la legge era l’unico motivo che li frenava dall’appropriarsi della cosa altrui, ma sono convinto che una grande maggioranza di noi continuerebbe a non derubare il prossimo semplicemente perché si renderebbe conto che questa azione è sbagliata  e, se tutti si comportassero in questo modo, la società precipiterebbe nel caos. In sostanza ci sono delle leggi a cui ubbidiamo non perché ci sentiamo costretti a farlo ma perché ne condividiamo i valori, in sostanza le osserviamo perché ci siamo appropriati dello spirito di quelle leggi.

Questa considerazione ci permette di capire ciò che l’apostolo Paolo sta proprio cercando di spiegare in questi capitoli.

Coloro che hanno ricevuto la nuova vita di Gesù Cristo in loro,  secondo il ragionamento di Paolo, ubbidiscono a Dio non perché costretti da una legge che glielo impone ma perché c’è un cambiamento interiore che permette loro di essere in sintonia con Dio, apprezzando  la bontà della volontà di Dio attraverso  l’opera dello Spirito Santo in loro.  

Come in altri brani (Ro 2:29, 2Co 3:6),  Paolo utilizza proprio l’antitesi tra lo spirito e la lettera della legge , che era ben nota ai suoi contemporanei Giudei. Ubbidire alla lettera della legge ma non allo spirito significava proprio applicare la legge come insieme di regole senza coglierne il vero intento, ovvero lo spirito.  È ciò che accade ancora oggi a chi si attiene a riti religiosi  per abitudine o tradizione e non per fede, senza nessun coinvolgimento interiore.

Il cambiamento di mentalità che avviene nel credente che ripone la sua fede in Dio gli permette di ubbidire a Dio in un modo che non era possibile prima della sua conversione, nonostante i suoi sforzi.  Infatti Paolo aveva concluso il capitolo precedente facendo comprendere che l’identificazione del credente con Gesù,  equivaleva ad una morte del suo vecchio uomo (Romani 6:6) che aveva in sé la sola natura ereditata da Adamo,  per cominciare una nuova vita avente in sé la nuova natura ereditata dal nuovo Adamo, ovvero Gesù Cristo.

Nella sezione attuale Paolo approfondisce questo concetto ricorrendo ad un’altra illustrazione, quella della moglie che è legata al marito per legge finché questo non muore, dopodiché è libera di risposarsi con un altro uomo senza essere considerata adultera. In sostanza dal momento che il credente si è identificato con Gesù nella sua morte e risurrezione, egli è libero dalle costrizioni e limitazioni della natura del primo Adamo e può legarsi completamente a Cristo essendo una nuova creatura.

L’espressione “mentre eravamo nella carne” evidenzia invece la condizione dell’uomo che non ha ancora sperimentato la nuova nascita ed è quindi solo legato ad Adamo e non a Cristo. Quando l’uomo non è ancora convertito e quindi non si relaziona per fede con Dio, la sua natura peccaminosa ereditata da Adamo percepisce la legge di Dio come una costrizione che egli non può sopportare, quindi la buona legge di Dio mette solo in evidenza ancora di più la sua natura peccaminosa che egli non può fare a meno di assecondare. In sostanza la legge di Dio mette in evidenza quanto l’uomo sia legato per natura ad Adamo!   

Il ragionamento di Paolo è quindi logico: l’unico modo di slegarsi, per così dire, dal vecchio marito Adamo  per legarsi al nuovo Adamo, ovvero Gesù, è morire idealmente con Cristo per risorgere a nuova vita, proprio come una moglie può risposarsi liberamente solo se il marito muore.  In questo modo la legge che evidenziava quanto siamo peccatori in Adamo perde la sua forza accusatrice.

Se il nostro vecchio uomo è morto e risorto con Cristo, siamo nuove creature e siamo finalmente liberi di appartenere a Gesù Cristo e di avvicinarci ai comandamenti di Dio nel modo che Egli ha sempre voluto per l’uomo,  cogliendo lo spirito della legge di Dio, guidati dallo Spirito di Dio!

Già nell’antico testamento i profeti avevano spesso esortato gli Israeliti ad un’ubbidienza sincera che scaturisse da un cuore rinnovato perché molti offrivano sacrifici ma non avevano davvero un cuore dedito al Signore che desiderasse ubbidirgli (Si veda ad esempio Is 1:11-20, Am 5:21-24) . È triste rilevare che ancora oggi  è sempre dietro l’angolo il pericolo di essere dediti a riti religiosi, nella lettera, per abitudine,  senza avere  una vera relazione con Dio, senza essere nuove creature. E tu, a che punto sei nella tua relazione con Dio?

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