Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Bontà e severità di Dio

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

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Se la primizia è santa, anche la massa è santa; se la radice è santa, anche i rami sono santi. Se alcuni rami sono stati troncati, mentre tu, che sei olivo selvatico, sei stato innestato al loro posto e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell’olivo, non insuperbirti contro i rami; ma, se t’insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. Allora tu dirai: «Sono stati troncati i rami perché fossi innestato io». Bene: essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede; non insuperbirti, ma temi. Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppure te. Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; ma verso di te la bontà di Dio, purché tu perseveri nella sua bontà; altrimenti, anche tu sarai reciso. Allo stesso modo anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati; perché Dio ha la potenza di innestarli di nuovo. Infatti se tu sei stato tagliato dall’olivo selvatico per natura e sei stato contro natura innestato nell’olivo domestico, quanto più essi, che sono i rami naturali, saranno innestati nel loro proprio olivo.
(Romani 11:16-24- La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Romani

Leggendo il libro degli Atti ci si rende conto del fatto che nei primi anni dopo la risurrezione di Gesù la comunità cristiana fu caratterizzata da dibattiti interni al popolo ebraico per determinare come potevano essere accettati i gentili nella comunità.  Dopo l’incontro di Gerusalemme riportato in Atti 15 fu riconosciuto dalla maggioranza che gli stranieri potevano entrare a far parte della comunità senza essere circoncisi, ovvero senza che diventassero proseliti Giudei a tutti gli effetti.

Con la crescita del numero di stranieri all’interno della comunità cristiana, si stava però verificando un’altro tipo di rottura nella comunità. Infatti molti stranieri  stavano sviluppando un’idea sbagliata nei confronti dei Giudei, arrivando a pensare che Dio avesse rigettato il popolo Giudaico per sostituirlo con un popolo di stranieri.

In particolare, dobbiamo ricordare che  l’imperatore Claudio intorno al 49-50 d.c.  aveva espulso i Giudei da Roma. I cristiani non erano ancora perseguitati a Roma in quel periodo, così  per alcuni anni la comunità cristiana fu composta da soli gentili che accoglievano altri gentili neoconvertiti in un contesto di totale assenza dei Giudei. L’avversione verso i Giudei che si era sviluppata nella società romana aveva probabilmente influenzato anche i cristiani gentili. Si pensa infatti che l’apostolo Paolo scrisse questa lettera proprio alcuni anni dopo, quando i Giudei ebbero il permesso di rientrare in Roma e i due gruppi dovevano di nuovo imparare a coesistere al’interno della comunità cristiana.

Occorreva che i gentili si ricordassero delle proprie origini, visto che erano diventati seguaci di Gesù che era proprio il Messia inviato in primo luogo proprio ai Giudei. Essi stavano infatti commettendo un errore analogo a quello che avevano fatto i Giudei prima di loro.  Se molti Giudei avevano pensato erroneamente di poter essere accettati da Dio per il solo fatto di essere Giudei, ora molti stranieri rischiavano di concludere che i Giudei fossero rigettati da Dio per il solo fatto di essere Giudei, senza più possibilità di essere riconciliati con Dio! Essi stavano pretendendo che Dio mostrasse la sua bontà verso di loro riservando ai Giudei la sua severità.

L’apostolo Paolo propone in questa sezione alcune illustrazioni per esortare gli stranieri ad avere una prospettiva corretta. La prima illustrazione si riferiva al sistema sacrificale che prevedeva la presentazione delle primizie a Dio in rappresentanza dell’intero raccolto. Dedicando a Dio una piccola parte del raccolto,  santificandola ovvero mettendola da parte per il Signore, di fatto si dedicava a Dio l’intero raccolto. In tal senso se la primizia è santa, messa da parte per il Signore, così lo è anche il resto del raccolto. Applicando questo principio al popolo di Israele occorreva tenere presente che la prima comunità cristiana, quindi la primizia del messia,  era  stata composta da tutti Ebrei. Quel gruppo, piccolo o grande che fosse, era comunque rappresentativo dell’intero popolo Ebraico che aveva quindi assolto al compito ricevuto come popolo di Dio! Non aveva quindi senso vedere Israele come un popolo rigettato da Dio, ma come il popolo santo  all’interno del quale c’erano però degli increduli che potevano comunque essere ancora raggiunti dal vangelo. D’altra parte era sempre accaduto così nella storia di Israele, anche nel passato!

La seconda illustrazione si basa sul fatto che i rami di un ulivo traggono il loro nutrimento dalla radice dell’ulivo, quindi se la radice è sana porterà i rami a fare olive buone. Abbiamo un albero che rappresenta tutto Israele con una radice santa che si era sviluppata a partire dai patriarchi attraverso quel residuo fedele che non era mai venuto meno fino ad arrivare agli apostoli e ai primi discepoli Ebrei del Messia, rami santi che avevano tratto la loro linfa dalla radice dell’ulivo attraverso un buon rapporto con Dio.

Ma l’apostolo espande questa illustrazione sottolineando che alcuni rami erano stati tagliati perché non avevano evidentemente dato le olive che ci sarebbe aspettati. Questi rami rappresentano ovviamente la parte di Israele che in quel momento stava rifiutando il Messia.

Questa immagine ricorda quella utilizzata ai tempi di Geremia in Gr 11:16-17 in cui Israele venne giudicato dal Signore per la sua ribellione e viene paragonato ad un ulivo verdeggiante i cui rami vengono danneggiati dal fuoco per volontà di Dio.

Ma i gentili che ruolo hanno in tutto questo? Essi sono paragonati ad un olivastro, un olivo selvatico che normalmente ha bisogno della pratica di innesti per dare un frutto buono. Qui però l’apostolo Paolo introduce un elemento che doveva fare riflettere i suoi ascoltatori gentili… Se infatti, in agricoltura, è più sensato l’innesto di rami di ulivo su un olivastro per abbinare la robustezza dell’olivastro alla bontà delle olive dei rami d’ulivo, nella sua analogia spirituale sono i rami di olivastro che sono stati innestati sull’albero di ulivo, quindi un innesto inverso, in un certo senso contro natura! Paolo voleva evidentemente ricordare ai suoi ascoltatori gentili che l’albero della comunità cristiana era essenzialmente un ulivo basato su radici ebraiche e non un olivastro basato su radici gentili! Disprezzando i Giudei, i cristiani gentili si stavano insuperbendo, disprezzando quindi le loro radici.

A questo punto i gentili potevano comunque ribattere che, pur essendo le radici ebraiche, i rami ebrei erano stati ormai tagliati in modo definitivo per fare posto agli stranieri. Ma anche in questo caso, essi avrebbero peccato di superbia. Infatti Dio non aveva rigettato Israele in maniera definitiva ma gli Ebrei dovevano essere considerati al pari di tutti gli altri esseri umani, come persone che potevano rispondere al vangelo credendo in Gesù il Messia, e quindi essendo innestati di nuovo nel loro albero naturale.

In sostanza, Paolo ribadisce ciò che aveva già affermato in precedenza all’inizio della lettera, ovvero il fatto che Dio non fa favoritismi. Come i Giudei non avrebbero dovuto credere di essere a posto con Dio solo perché appartenenti al popolo giudaico ma avrebbero dovuto perseguire la fede del loro padre Abramo, così gli stranieri non potevano pensare che ora i Giudei dovessero essere rigettati come popolo in quanto rei di avere rifiutato il loro Messia! Dio avrebbe continuato a mostrare la sua bontà verso tutti gli esseri umani, Giudei o stranieri, che non avessero perseverato nella loro incredulità convertendosi al Messia e avrebbe allo stesso modo mostrato la sua severità verso chiunque, Giudeo o straniero, fosse rimasto nell’incredulità! Insomma, ancora una volta Paolo ribadisce che nessuno doveva essere giudicato sulla base della propria appartenenza etnica, ma solo sulla base della propria fede.  Se Dio era stato così potente da trasformare il cuore degli stranieri che non avevano mai sentito parlare di lui, portandoli a diventare seguaci di Gesù il Messia del popolo ebraico , quanto più Egli avrebbe potuto trasformare i cuori di molti Giudei per riportarli a relazionarsi con il loro Messia!

Che il Signore ci dia di riflettere attentamente su qesto brano. Infatti anche oggi molti di noi che non apparteniamo al popolo di Israele rischiamo di disprezzare i Giudei ritenendoli colpevoli di aver ucciso Gesù. Tutto questo è assurdo, infatti noi cristiani dobbiamo la nostra fede proprio ai primi Ebrei che erano stati discepoli di Gesù. Ricordiamoci che è la radice a portare noi rami innestati e non viceversa. Preghiamo il Signore perché mostri verso molti rami naturali la stessa bontà che ha mostrato verso di noi.

Lettera ai Romani

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Commenti

Una risposta a “Bontà e severità di Dio”

  1. Avatar Franco Liotti
    Franco Liotti

    Caro Omar,
    Sono grato al Signore per la guida che ti ha dato nello sviluppare in maniera totalmente biblica il brano in oggetto.
    Che il Signore continui a guidarti affinché tu possa continuare (con la tua pacatezza) a portare avanti questi studi alla gloria di Dio.
    Tuo in Cristo,
    Franco

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