Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Liberati dal peccato

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This entry is part 21 of 56 in the series Lettera ai Romani
Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidire alle sue concupiscenze; e non prestate le vostre membra al peccato, come strumenti d’iniquità; ma presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio;
infatti il peccato non avrà più potere su di voi; perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia. Che faremo dunque? Peccheremo forse perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!
Non sapete voi che se vi offrite a qualcuno come schiavi per ubbidirgli, siete schiavi di colui a cui ubbidite: o del peccato che conduce alla morte o dell’ubbidienza che conduce alla giustizia? Ma sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d’insegnamento che vi è stata trasmessa; e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.
(Romani 6:12-18 – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Romani

La conversione implica una trasformazione profonda nell’essere umano, una trasformazione dovuta all’azione della grazia di Dio che non è così semplice spiegare a parole. Tuttavia dobbiamo ringraziare il Signore perché l’apostolo Paolo guidato dal Signore è riuscito ad illustrarlo piuttosto bene in questa lettera.

L’apostolo Paolo ha spiegato nella sezione precedente l’identificazione tra il credente e Gesù Cristo, illustrando le conseguenze che l’unione con Gesù ha sulla vita di chi ripone la sua fede in Lui. Ora Paolo prosegue il ragionamento facendo comprendere che il credente, al contrario di quanto si sarebbe potuto pensare, non pecca di più perché è sotto la grazia ma ha la possibilità di opporsi al peccato proprio perché è sotto l’influenza della grazia! La grazia non agisce nel credente come una scusa per continuare a peccare ma piuttosto come uno stimolo a non farlo!

Infatti l’effetto della vita di Gesù Cristo, attraverso lo Spirito Santo in noi come vedremo, è quello di liberarci dal potere del peccato. In sostanza, mentre coloro che non hanno sperimentato l’unione con Gesù peccano (ovvero si comportano in modo contrario a quello che Dio ha stabilito) senza neanche rendersene conto e senza farsi alcun problema, il credente diventa più sensibile e attento in tal senso.

Certamente, cadrà ancora, ma almeno ha la possibilità di scegliere, possibilità che prima non aveva, e quando pecca, di norma, la sua coscienza non lo lascia tranquillo finché rimane in quella condizione. Per intenderci, il peccato non è più il suo padrone a cui è costretto ad ubbidire ma piuttosto è simile ad un cattivo consigliere a cui può scegliere di dare retta oppure no.

Il peccato manifesta i suoi effetti nella vita dell’uomo generando frutti quali odio, violenza, egoismo e malvagità di ogni genere che accompagnano l’uomo fino alla sua destinazione finale, ovvero la morte. Ma la fede porta il credente ad ubbidire a Dio manifestando dei frutti di giustizia, ovvero una vita che manifesta amore, misericordia, rispetto per il prossimo, portando in questo mondo un assaggio dei nuovi cieli e della nuova terra, della nuova creazione di Dio, in cui il peccato non ci sarà più e non rovinerà più le relazioni tra gli esseri umani e soprattutto la relazione dell’uomo con Dio.

Il credente ha un’opzione che prima di convertirsi non aveva, egli può infatti scegliere di non ubbidire al peccato e di servire Dio diventando strumento di giustizia nelle sue mani, ovvero lasciandosi usare da Dio per praticare la giustizia, per praticare quelle opere che esprimono proprio l’effetto della grazia di Dio nella sua vita.

In tale senso il peccato non ha più potere su di lui perché egli è sotto la grazia, ovvero ha una relazione con Dio che gli dà la possibilità di scegliere consapevolmente di fare la cosa giusta come espressione del suo amore per Dio.

C’è un aspetto importante da rilevare a proposito della grazia in relazione alla legge.L’azione della grazia nella vita dell’uomo non è una novità ma qualcosa che si percepisce molto bene già nell’antico testamento. Infatti la legge non è stata data agli uomini come un recinto che impedisce loro di godersi la vita ma piuttosto come una barriera che doveva proteggerli dal peccato e dalle sue conseguenze. Coloro che percepivano la legge nel modo giusto, comprendevano che essa stessa è un’espressione della grazia di Dio e si sottoponevano ad essa volentieri comprendendo che i precetti di Dio sono per il bene dell’uomo (si legga a tal proposito il bellissimo salmo 119 che esalta proprio la parola di Dio e i suoi comandamenti). Questi sono coloro che, anche nell’antico testamento, hanno avuto una buona relazione con Dio. Ma coloro che percepivano la legge solo come un insieme di regole da rispettare per accontentare Dio, finivano per viverla in modo meccanico, offrendo sacrifici e partecipando a riti religiosi senza un vero coinvolgimento interiore ed è proprio quel tipo di religiosità che i profeti, già nell’antico testamento, avevano denunciato come rivoltante per Dio.

Stiamo quindi attenti a non fraintendere Paolo. Quando egli mette in contrasto l’essere “sotto la legge” con l’essere “sotto la grazia” non sta proponendo un contrasto tra la legge data ad Israele e la grazia rivelata successivamente, concetto che non avrebbe alcun senso dal momento che, come abbiamo visto in precedenza, la giustificazione per fede mediante la grazia di Dio è sempre stata la base della relazione tra Dio e l’uomo. Paolo invece mette in contrasto chi cerca di ubbidire ad una legge in modo meccanico, legalistico appunto, senza cogliere lo spirito di ciò che fa con colui che invece agisce sotto l’influsso della grazia, consapevole di ubbidire in risposta all’amore di Dio.
Se ci pensiamo bene, risulta piuttosto ovvio che il peccato abbia un potere decisamente maggiore su una persona che percepisce i comandamenti di Dio come una costrizione piuttosto che su colui che percepisce i comandamenti di Dio come un dono della sua grazia che lo spinge a cercare il bene.

Se abbiamo fatto questa esperienza, non possiamo fare altro che concludere come Paolo, ringraziando Dio perché eravamo schiavi del peccato ma ora che abbiamo riposto la nostra fede e ci siamo identificati con Cristo e con la usa opera, siamo stati liberati dal peccato e siamo diventati servi della giustizia.

Lettera ai Romani

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Commenti

  1. Avatar Riccardo
    Riccardo

    Il peccato si chiama incredulità.
    Stiamo tutti peccatori.
    Siamo salvati per Grazia.
    La strada per la Grazie è La Parola.
    Pietro ci dice cosa fare: Atti 2.38
    E l’unico Mediatore tra Dio e l’ uomo è Gesù Cristo.

  2. Avatar Stefy
    Stefy

    Amen!

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