Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il giusto giudizio di Dio

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is part 7 of 56 in the series Lettera ai Romani
Perciò, o uomo, chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile; perché nel giudicare gli altri condanni te stesso; infatti tu che giudichi, fai le stesse cose. Ora noi sappiamo che il giudizio di Dio su quelli che fanno tali cose è conforme a verità. Pensi tu, o uomo, che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio? Oppure disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza e della sua costanza, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento? Tu, invece, con la tua ostinazione e con l’impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d’ira per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio.
(Romani 2:1-11 – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Romani

L’uomo abbandonato a se stesso si è allontanato sempre più da Dio e ha sviluppato i propri principi morali in maniera autonoma.

Purtroppo questi principi sono spesso contrapposti a quelli di Dio, pertanto l’uomo ritiene male ciò che Dio chiama bene e considera bene ciò che Dio chiama male. Il risultato è sotto i nostri occhi ogni giorno.

Quasi tutti percepiscono nella propria coscienza che qualcosa non funzioni in questo mondo e non sono contenti della situazione, tuttavia ognuno tende a dare al prossimo la responsabilità maggiore.

Infatti siamo molto severi nel giudicare il prossimo secondo i nostri standard ma poi siamo molto accondiscendenti verso noi stessi quando infrangiamo qualche regola. In sostanza il male compiuto dagli altri sembra sempre peggiore di quello che compiamo noi.

Ammettiamolo. È un atteggiamento che in un modo o nell’altro manifestiamo tutti.

L’apostolo Paolo sapeva bene che il suo elenco di peccati che caratterizzano il degrado umano avrebbe suscitato in qualcuno una reazione del tipo: “No, io non approvo il peccato, io lo condanno!” In particolare questa poteva essere la reazione ovvia della parte giudaica dei suoi destinatari di Roma, abituati a prendere le distanze dai pagani.

Ma proprio nel condannare gli altri condanniamo anche noi stessi perché nessuno di noi può dichiararsi completamente innocente di fronte alla giustizia di Dio. Non puà farlo il pagano e non può farlo neanche il Giudeo.

Mentre guardiamo un telegiornale sbottiamo perché vorremmo punizioni esemplari per chi uccide o per chi ruba, ma poi non ci sembra tanto grave comportarci con infedeltà verso il nostro coniuge o non pagare le tasse vero? Ci scandalizziamo di fronte ai politici che traggono vantaggio personale dalla loro posizione, ma poi siamo pronti a fare lo stesso nel nostro piccolo appena se ne presenta l’occasione.

Siamo pronti ad invocare la giustizia di Dio sugli altri dicendo: “Se c’è un Dio perché non interviene contro queste persone malvagie?” Ma non ci rendiamo conto del fatto che se Dio intervenisse in maniera diretta contro il peccato, noi saremmo i primi a non poter restare in piedi di fronte al suo giudizio.

Ecco perché Paolo dice che ogni essere umano è inescusabile. Come si usa dire, quando puntiamo un dito verso gli altri ce ne sono almeno tre puntati verso di noi.

Nessuno può pensare di essere a posto di fronte alla giustizia di Dio. Se dal nostro punto di vista ci sono cose più gravi che meritano la punizione divina e cose meno gravi sulle quali si può anche chiudere un occhio, dobbiamo tenere presente che il punto di vista di Dio è molto diverso dal nostro. Posso paragonare la giustizia di Dio ad una finestra. Se sparo contro la finestra dieci volte oppure gli tiro solo una piccola pietra, ottengo sempre lo stesso risultato: la finestra sarà distrutta. Nessun essere umano è in grado di soddisfare la giustizia di Dio e, in un modo o nell’altro, finisce per infrangerla. Quindi nessuno è al sicuro di fronte al giusto giudizio di Dio.

Spesso invochiamo Dio quando vediamo il male perché pensiamo che un Dio giusto debba intervenire, ma Dio non interviene subito nei confronti del male. Dovremmo renderci conto del fatto che se Dio intervenisse per fermare il male, non ci sarebbe più la razza umana sulla terra da parecchie migliaia di anni…

Dio non interviene subito perché, nella sua bontà, lascia all’uomo il tempo per ravvedersi. Non scambiamo la sua bontà e la sua pazienza per ingiustizia perché verrà il tempo in cui egli giudicherà e allora il suo giudizio sarà giusto per il nostro vicino così come sarà giusto per noi.

Infatti Dio è un giudice giusto ed imparziale e verrà il giorno in cui Egli manifesterà la sua ira contro il peccato. Il giudizio di Dio è conforme a verità e non ammette appello, pertanto in attesa del giorno del giudizio dovremmo utilizzare il nostro tempo per confessare il nostro peccato e cercare la riconciliazione con Dio, piuttosto che continuare a giudicare il peccato del nostro prossimo.

Ogni essere umano dovrebbe smettere di invocare il giudizio di Dio sul male che commettono gli altri ed esaminare se stesso per confessare le proprie mancanze.

Come si vedrà nelle prossime sezioni della lettera, Paolo era cosciente del fatto che soprattutto i suoi fratelli Ebrei potevano essere influenzati dall’idea di sentirsi sicuri davanti a Dio per il solo fatto di far parte di Israele, il popolo eletto. D’altra parte non erano essi molto meglio di un pagano idolatra? Ma, come vedremo, anche loro dovevano rendersi conto che per resistere di fronte al giudizio di Dio ed essere assolti era fondamentale affidarsi a Gesù il Messia e alla propria relazione con Lui più che alla propria capacità di ubbidire alla legge in ogni minimo dettaglio. Confrontarsi con la giustizia dei pagani idolatri poteva anche dare un certo sollievo ma confrontarsi con la giustizia di Dio è un’altra cosa.

Anche noi cerchiamo oggi la riconciliazione con Dio che, come vedremo nel seguito della lettera ai Romani, è possibile proprio attraverso l’opera di Gesù Cristo. Se pensiamo di non averne bisogno, ricordiamoci che siamo peccatori come tutti gli altri esseri umani e continueremo solo ad accumulare un tesoro d’ira per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio.

Lettera ai Romani

In balìa di se stesso Nessun favoritismo

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