Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Siamo figli ed eredi!

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is part 28 of 56 in the series Lettera ai Romani
Così dunque, fratelli, non siamo debitori alla carne per vivere secondo la carne; perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete; infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!» Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio. Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui.
(Romani 8:12-17 – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Romani

Ogni tanto capita di incontrare delle persone che dicono: “In fondo siamo tutti figli di Dio”. Capisco quello che intendono dire, infatti essi si riferiscono al fatto che siamo tutti stati creati dal medesimo Dio, siamo tutti sue creature, il che è assolutamente vero.

Ma questo brano, come diversi altri brani biblici, usa il termine “figli di Dio” in un modo più restrittivo. Infatti, come abbiamo letto, definisce i figli di Dio come tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio.

Nella sezione precedente Paolo aveva spiegato che lo Spirito di Dio abita nei credenti e permette loro di vivere una vita che onora il Signore, nonostante la compresenza della loro natura peccaminosa.
Mentre la presenza della sola natura non rigenerata non può fare altro che portare  verso la morte, la presenza dello Spirito di Dio nel credente gli permette di avere ben altre prospettive. L’apostolo Paolo da per scontata la presenza dello Spirito Santo nella vita dei credenti e li esorta quindi a lasciarsi guidare dallo Spirito di Dio. 

Mentre l’incredulo vive secondo la sua natura non rigenerata, senza avere alternative, il credente è chiamato a ricordarsi sempre che non è debitore alla carne, ovvero non è costretto a vivere assecondando le proprie inclinazioni verso il peccato. Egli è chiamato  quindi a “fare morire le opere del corpo” mediante lo Spirito perché, come avevamo già detto in precedenza, lo Spirito Santo non annulla la volontà dell’uomo ma lo richiama piuttosto alla propria responsabilità.

Come Paolo afferma, il credente non è debitore verso la carne. Semmai si potrebbe dire che sia debitore verso Dio stesso, verso Gesù Cristo che ha dato la sua vita per lui. Questo vuol dire che il credente vivrà la sua vita cristiana nel tentativo di saldare un debito verso Dio con la paura di non riuscirci? Assolutamente no.  

C’è infatti una bella differenza tra l’ubbidienza di un figlio che vuole bene a suo padre e si lascia guidare da lui giorno dopo giorno ed uno schiavo che ubbidisce solo per paura di essere sgridato dal suo padrone. Un cristiano, rinato attraverso lo Spirito di Dio, è un figlio di Dio e quindi non ubbidisce a Dio perché ha paura di una punizione ma perché ama suo padre. Ecco perché Paolo dice che i credenti non hanno uno spirito di servitù che li fa cadere nella paura, ma hanno in sé lo Spirito di adozione, lo Spirito Santo che dà loro una conferma interiore di essere figli di Dio. Sì, ogni credente nato di nuovo non ha paura di essere giudicato da Dio perché sa che Dio vuole bene ai suoi figli e mantiene la promessa di vita eterna che ha fatto loro. Egli è il nostro “abba”, un termine informale in aramaico per riferirsi al proprio padre che in italiano tradurremmo appunto “padre” ma anche “papà” o “babbo” a seconda delle zone di provenienza. C’è un amore reciproco tra Lui e noi, l’amore che c’è tra un padre e un figlio. Lui non ci farà del male e noi non vogliamo fare nulla che possa dispiacergli.

Lo Spirito Santo attesta dentro di noi che siamo figli di Dio e se siamo figli, siamo anche eredi! C’è un’eredità che ci aspetta, infatti c’è un futuro in cui Gesù regnerà su questo mondo e noi regneremo con lui, c’è un futuro in cui, come Paolo affermerà nella prossima sezione della lettera, tutta la creazione sarà redenta e liberata dagli effetti del peccato e i figli di Dio risorgeranno e vivranno per sempre nei nuovi cieli e nuova terra che Dio stabilirà (Ap 21:1).

Sì, siamo figli ed eredi. C’è un futuro in cui saremo glorificati con Cristo, ma come Paolo ben sapeva, e come Gesù stesso aveva anticipato ai suoi discepoli, c’è anche un presente in cui i credenti possono soffrire come lui ha sofferto soprattutto a causa della persecuzione. Questo era vero ai tempi di Paolo ed è altrettanto vero nel nostro ventunesimo secolo in cui molti cristiani ancora soffrono e vengono addirittura uccisi per la loro fede in varie parti del mondo. Perché i nostri fratelli accettano di soffrire per la loro fede? Non per paura, ma per amore di Cristo. Essi hanno infatti ricevuto lo spirito di adozione, lo spirito che conferma loro di essere figli di Dio e coeredi del Messia. 

Ringraziamo il Signore perché, come figli di Dio e coeredi di Cristo, ci aspetta un futuro glorioso. Possiamo guardare a quel futuro senza paura proprio perché ce lo conferma lo Spirito Santo in noi. Per questo possiamo dire: “Grazie papà”.

Lettera ai Romani

Quando c’è lo Spirito di Dio In attesa della gloria

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *