Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il vasaio e l’argilla

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This entry is part 33 of 56 in the series Lettera ai Romani
Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? No di certo! Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione». Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.  La Scrittura infatti dice al faraone: «Appunto per questo ti ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato per tutta la terra». Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.
Tu allora mi dirai: «Perché rimprovera egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà?» Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: «Perché mi hai fatta così?» Il vasaio non è forse padrone dell’argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile? Che c’è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d’ira preparati per la perdizione, e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamato non soltanto fra i Giudei ma anche fra gli stranieri?
(Romani 9:14-24 – La Bibbia)

Indice della serie sulla Lettera ai Romani

Gli Israeliti aspettavano da secoli il  Messia, il Re che era stato loro promesso.  Come si poteva pensare che nel momento in cui il Messia si era presentato in mezzo al suo popolo, molti Giudei lo avessero rifiutato? Se il Messia avesse stabilito il regno come loro si aspettavano, tutti avrebbero creduto in Lui e non ci sarebbero stati dubbi! Nessun Israelita sarebbe mai stato fuori dal regno di Dio! Questa era un’obiezione comune tra molti Giudei ai tempi di Paolo. Secondo molti di loro Gesù non aveva rispettato le aspettative messianiche, altrimenti tutto Israele in modo compatto avrebbe creduto in lui. Questa è un’obiezione che molti sollevano ancora oggi.

L’indurimento di una parte di Israele nei confronti del Messia generava molte domande. Come poteva essere accaduta una cosa simile? Dio avrebbe rigettato il suo popolo per quel motivo? Il fatto che gli stranieri potessero relazionarsi con Dio senza essere circoncisi confermava quella tesi? Dio si stava comportando con ingiustizia nei confronti di Israele non rispettando le promesse fatte ai padri?

In questa prima parte dei capitoli 9-11 l’apostolo Paolo sta ricordando che già nella storia passata di Israele c’era stata una selezione perché non tutti i discendenti fisici di Abramo avevano seguito le orme della fede di Abramo. Non c’è quindi alcuna ingiustizia in Dio se non tutti gli Israeliti avevano accolto il Messia, autoescludendosi dal regno! Non era colpa di Dio se molti di loro respingevano la parola di Dio e non si ritenevano “degni della vita eterna” come disse provocatoriamente Paolo in At 13:46 rivolgendosi ai Giudei di Antiochia di Pisidia che stavano contestando lui e Barnaba.

In fondo ciò che stava accadendo non era diverso da ciò che era accaduto nella storia passata di Israele. L’apostolo Paolo nella sua argomentazione richiama alla mente dei suoi lettori il dialogo tra Mosè e il Signore avvenuto dopo l’infedeltà di Israele che si era fatto un vitello d’oro come idolo (Es 32). Subito dopo quel triste episodio, il Signore pur garantendo che avrebbe permesso al popolo di raggiungere la terra promessa non aveva più assicurato la sua presenza in mezzo al popolo. A quel punto Mosè aveva insistito perché garantisse la sua presenza per dimostrare che sia lui che Israele avevano trovato grazia ai suoi occhi, affinché Israele si distinguesse “da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra” (Es 33:16). Il Signore  aveva accontentato Mosé ma aveva anche ribadito la sua libertà di agire: “farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà”.  In sostanza il Signore stava facendo grazia ad Israele e avrebbe avuto pietà di loro ma essi non potevano pensare di avere l’esclusiva della Sua presenza in mezzo a loro e soprattutto  non potevano pensare di restare impuniti per sempre nel caso in cui si fossero ribellati, come era appena accaduto. Insomma, doveva essere chiaro anche a Mosè che, benché Dio li avesse scelti come popolo per portare avanti il suo piano, non potevano approfittare delle promesse fatte ai padri per ricattare Dio! Egli agiva nella sua sovranità e non aveva obblighi verso nessuno.  Non era certo per i loro meriti che Dio avrebbe ancora mostrato la sua grazia verso di loro. Usando le parole di Paolo, si può dire che non dipende né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.

A questo proposito Paolo ricorda ciò che era accaduto al Faraone. Dal libro dell’Esodo sappiamo che egli aveva indurito il suo cuore diverse volte ( Es 7:13,23, 8:15,19,32) e non si era piegato davanti a Dio nonostante le piaghe che il Signore aveva mandato sull’Egitto. A quel punto Dio avrebbe potuto distruggerlo in un attimo, ma gli fece dire attraverso Mosé e Aronne: “Perché se io avessi steso la mia mano e avessi percosso di peste te e il tuo popolo, tu saresti stato sterminato dalla terra. Invece io ti ho lasciato vivere per questo: per mostrarti la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato su tutta la terra.” (Esodo 9:16). Da quel momento in poi Dio aveva quindi mantenuto in vita il faraone sopportando la sua ribellione, e lo aveva irrigidito ancora di più continuando a sfidarlo con le sue opere potenti fino a costringerlo a piegarsi nonostante il suo cuore duro.

Non aveva il Signore il diritto di trattare gli Israeliti ribelli così come aveva trattato il faraone? Dio non si lascia manipolare. Egli non è obbligato a fare misericordia a tutti gli Israeliti negandola invece a persone di altri popoli.  Dio fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.

Gli Israeliti non potevano quindi  assumere un atteggiamento fatalista e dire “che cosa posso farci se Dio mi ha fatto così? Se Dio avesse voluto che credessimo in Gesù sarebbe stato più chiaro nel dimostrare che Egli era il Messia” ovvero… “Perché rimprovera egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà?”.  Questo atteggiamento era proprio quello che molti di loro avevano già avuto in passato.  Ecco perché Paolo fa riferimento a Isaia 29:16 quando Il Signore dice: ” Che perversità è la vostra! Il vasaio sarà forse considerato al pari dell’argilla al punto che l’opera dica all’operaio: «Egli non mi ha fatto?» Al punto che il vaso dica del vasaio: «Non ci capisce nulla?»

Dio infatti si è comportato proprio come un vasaio nei confronti di Israele. La metafora del vasaio era nota ai lettori di Paolo in quanto è presente varie volte nelle scritture dell’antico testamento. In particolare il brano già citato di Is 29:16 e i brani di Is 45:9 e 64:8 e, soprattutto, Gr 18:1-6, evidenziano proprio il diritto del creatore (vasaio) di plasmare la sua creatura (il vaso) come lui vuole con l’obiettivo di ottenere un prodotto eccellente. 

Consideriamo ciò che accade quando il vasaio lavora l’argilla. Egli può modellarla a suo piacimento e correggere le imperfezioni finché raggiunge la forma da lui desiderata.  Se essa si disfa (si legga Gr 18:4-10) egli può ricominciare da capo per modellarla. Quando però il lavoro è finito e l’argilla è cotta nel forno, essa si consolida e a quel quel punto  i vasi di “seconda scelta” non possono essere venduti allo stesso prezzo degli altri e sono ovviamente destinati ad usi meno nobili. 

Questo è ciò che Dio ha sempre fatto con Israele durante la sua storia. Come un vasaio, Egli ha mostrato la sua pazienza nel modellare l’argilla Israele nella speranza che molti di loro tornassero a Lui.  Ma come accadeva a qualunque vasaio, alla fine del processo c’erano comunque dei vasi di seconda scelta da destinare ad usi meno nobili.  I Giudei non potevano pensare di avere un trattamento di favore, non potevano pensare di entrare nel regno di Dio solo per il fatto di essere Giudei!  Era un dato di fatto che nel corso della storia, dalla stessa pasta, dalla stessa argilla, dallo stesso popolo il vasaio aveva tratto senz’altro vasi per uso nobile ma anche vasi che potevano solo essere destinati ad un uso ignobile. Essi non potevano pensare che i “vasi destinati ad un uso ignobile” fossero solo appartenenti ad altri popoli! 

In conclusione bisognava prendere atto del fatto che, anche se Dio ha scelto Israele come mezzo attraverso il quale sviluppare il proprio piano di salvezza per l’umanità, sono sempre esistiti dei Giudei infedeli in mezzo al popolo e, in alcuni momenti della storia, essi erano anche stati la maggioranza. Si pensi ad esempio alla situazione ai tempi di Geremia prima dell’esilio a Babilonia…   Tuttavia Dio aveva sopportato quei vasi già pronti per essere recipienti della sua ira, per portare avanti il suo piano fino alla venuta di Gesù Cristo. Insomma Dio aveva sopportato “con grande pazienza dei vasi d’ira preparati per la perdizione”, tentando anche di recuperarli finché l’argilla non era ancora dura. Ovviamente un giorno egli avrebbe manifestato la sua ira nei loro confronti. Ora Gesù era venuto e aveva manifestato “le ricchezze della sua gloria” a quei vasi nobili, quei vasi che il vasaio aveva modellato ed erano quindi già pronti a ricevere la gloria di Dio manifestata attraverso Gesù.  Grazie a Dio di quei vasi nobili, recipienti che Dio poteva riempire con la sua misericordia, ce n’erano comunque tanti non solo nel popolo di Israele (si pensi allo stesso Paolo e a tutti i primi discepoli e apostoli di Gesù) ma anche tra gli stranieri!

Cosa si poteva quindi contestare a Dio? Di aver sopportato gli Israeliti infedeli per continuare a portare avanti il suo piano? Se Dio non avesse agito così avrebbe già spazzato via Israele più volte nel corso della storia! I connazionali di Paolo dovevano quindi comprendere che il loro indurimento nei confronti di Gesù come Messia agli occhi di Dio non era diverso dall’indurimento che aveva caratterizzato molti loro connazionali nei tempi passati e non era neanche diverso dall’indurimento del faraone ai tempi di Mosè.   Purtroppo “vasi d’ira” ce ne sono sempre stati non solo negli altri popoli ma anche in Israele. 

E noi che tipo di vasi siamo? Siamo vasi di misericordia pronti ad essere partecipi della gloria di Dio che si è manifestata in maniera particolare proprio attraverso Gesù?
Lascia che il vasaio faccia il suo lavoro con te:  finché l’argilla non è dura è ancora possibile modellarla.

Lettera ai Romani

Il proponimento di Dio Il resto sarà salvato

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