- Il vangelo di Dio
- Non vedo l’ora di incontrarti
- La potenza del vangelo
- L’uomo non ha scuse
- Un creato sconvolto
- In balìa di se stesso
- Il giusto giudizio di Dio
- Nessun favoritismo
- Un segno sul cuore
- Dio resta fedele
- Nessun giusto
- Giustificati per grazia!
- Il Dio di tutti i popoli
- Figli di Abramo
- Eredi delle promesse
- Fermi nella grazia
- Saremo salvati!
- Grazie a quell’uno!
- Grazia sovrabbondante
- Morto e risorto con Gesù
- Liberati dal peccato
- Due strade, due destinazioni
- Lo spirito e la lettera
- Faccia a faccia con il peccato
- Me infelice! Chi mi libererà?
- Lo Spirito che libera
- Quando c’è lo Spirito di Dio
- Siamo figli ed eredi!
- In attesa della gloria
- Chi ci separerà da Dio?
- Una grande tristezza
- Il proponimento di Dio
- Il vasaio e l’argilla
- Il resto sarà salvato
- L’obiettivo della legge
- La legge e la fede
- Vicini e lontani
- Un residuo fedele
- Quando Israele si rialzerà
- Bontà e severità di Dio
- Misericordia per tutti
- A Lui sia la gloria
- Una mente trasformata
- Una comunità che funziona
- Un antidoto al male
- A ciascuno il dovuto
- Il giorno è vicino!
- Non disprezzare l’altro
- Libero di scandalizzare?
- Sei davvero forte?
- Uniti nella lode
- Un servizio prezioso
- Lavoriamo insieme!
- Un saluto a tutti i santi
- Occhio al veleno!
- Il mio vangelo
Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d’Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto:
«Il liberatore verrà da Sion. Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà;
e questo sarà il mio patto con loro, quando toglierò via i loro peccati».
Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati a causa dei loro padri; perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili. Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, così anch’essi sono stati ora disubbidienti, affinché, per la misericordia a voi usata, ottengano anch’essi misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti.
(Romani 11:25-32- La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Romani
Noi esseri umani utilizziamo quasi sempre due metri di giudizio, uno per noi stessi e uno per gli altri. In campo spirituale noi gentili (non Ebrei), forse senza rendercene nemmeno conto, utilizziamo a volte un metro molto severo per giudicare i Giudei, criticandoli per non aver riconosciuto in Gesù il proprio Messia nonostante la testimonianza delle scritture e ci esprimiamo in un modo che lascia intendere che il loro peccato sia più grave del nostro.
Già ai tempi di Paolo i credenti gentili di Roma stavano sviluppando un atteggiamento sbagliato nei confronti dei Giudei. La comunità romana, che per alcuni anni dopo il 49 d.c. era stata composta quasi esclusivamente da gentili visto che i Giudei erano stati allontanati da Roma da parte dell’imperatore Claudio (vedi At 18:2), doveva imparare nuovamente ad accogliere i fratelli Ebrei che credevano in Gesù e doveva prendere le distanze dalla mentalità antiebraica che si era diffusa nella società. In particolare Paolo nella sezione precedente aveva ricordato loro che la comunità cristiana era basata su radici ebraiche e non aveva alcun senso pensare che Dio avesse chiuso la porta agli Ebrei.
Tirando le somme di quanto già spiegato ai suoi lettori, Paolo esorta i credenti non ebrei (gentili) a non essere presuntuosi pensando di aver preso il posto di Israele come popolo di Dio. Piuttosto dovevano comprendere che quella parte di Ebrei che avevano rifiutato Gesù come Messia, e si trovavano quindi nella disubbidienza, non erano in una condizione peggiore di quella in cui erano stati proprio tutti loro, stranieri di nascita, quando vivevano nella disubbidienza lontani da Dio! Come Dio aveva mostrato la sua misericordia verso gli stranieri che si erano convertiti, lo avrebbe fatto anche verso i Giudei che avessero creduto!
Come Paolo avea spiegato nella sezione precedente, la disubbidienza di una parte di Israele aveva addirittura favorito l’espansione del vangelo tra gli stranieri ma la sua convinzione era che la conversione di molti stranieri avrebbe allo stesso modo riportato i Giudei a riconsiderare Gesù come Messia arrivando anch’essi alla salvezza.
Quel processo però non era destinato ad esaurirsi nel giro di pochi anni o decenni, come qualcuno poteva auspicare. Anzi sarebbe durato fino a quella che Paolo indica come l’entrata nel popolo di Dio della “pienezza dei gentili” (nel testo che abbiamo letto tradotta come la “totalità dei gentili”), ovvero fino al momento in cui, alla fine dei tempi prima del ritorno di Gesù Cristo, si sarebbe completato il numero dei convertiti tra tutte le nazioni. Così, secondo il processo descritto in precedenza, si sarebbe completata anche la salvezza di tutto Israele, ovvero si sarebbe completato anche il numero di Giudei che avrebbero creduto in Gesù. Paolo si aspettava certamente che molti rami naturali sarebbero stati innestati di nuovo nel proprio ulivo ma la loro salvezza passava per un ritorno a Gesù il Messia stimolata proprio dalla conversione dei gentili!
Per dimostrare che questo processo di salvezza dei Giudei era coerente con quanto era avvenuto già in passato, Paolo evoca tre versi chiave tratti da Isaia e Geremia, rielaborandoli e collegandoli insieme in questo modo:
«Il liberatore verrà da Sion. (da Is 59:20) Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; (da Is 27:9) e questo sarà il mio patto con loro, quando toglierò via i loro peccati» (da Gr 31:33-34).
Per comprendere questo testo si deve tenere conto almeno del contesto immediato di Isaia e Geremia, che Paolo dava per scontato. Il capitolo 59 di Isaia denuncia l’iniquità e la ribellione di Giuda e il conseguente giudizio di Dio ma annuncia anche che il Signore stesso sarebbe intervenuto per salvare, infatti Egli stesso è il liberatore che verrà da Sion, liberatore che l’apostolo Paolo identifica evidentemente nel tempo presente con il Messia Gesù. Isaia 27 parla del tempo in cui Israele sarebbe fiorito di nuovo dopo la deportazione a Babilonia con la quale Dio li avrebbe puniti per il loro peccato. Geremia 31 si riferisce al nuovo patto che Dio avrebbe stabilito con loro dopo l’esilio a Babilonia.
Rievocando questi brani Paolo indica che dopo la venuta di Gesù e il suo rifiuto da parte di molti Giudei si stava ancora una volta ripetendo un ciclo di giudizio e salvezza da parte di Dio analogo a quello che era accaduto ai tempi di Isaia e Geremia e dopo il ritorno da Babilonia. Il Signore era pronto a ristabilire ancora una volta un nuovo patto con tutti coloro che in Israele sarebbero tornati a Lui, credendo in Gesù il Messia. Come era accaduto dopo il ritorno da Babilonia, un residuo fedele di Giudei si sarebbe convertito e Dio avrebbe perdonato i loro peccati e avrebbe rinnovato il proprio patto con loro.
Non aveva quindi senso pensare che i Giudei fossero irrecuperabili, non aveva senso credere che Dio avesse messo Israele da parte. Come sempre era accaduto nella storia, un residuo fedele di Israele sarebbe sempre tornato al Signore e quel processo sarebbe continuato fino a che il numero dei gentili convertiti e il numero di Giudei convertiti sarebbe stato completo.
Anche se nel momento in cui Paolo scriveva, molti Giudei si comportavano da nemici del vangelo in quanto convinti che quel Gesù seguito da molti stranieri non poteva essere il loro Messia, il Signore continuava ad amarli ricordandosi il patto fatto con i loro padri ed era pronto a mostrare la sua misericordia verso coloro che sarebbero tornati a Lui.
Gli stranieri dovevano ricordarsi che a loro volta erano stati idolatri, lontani da Dio e disubbidienti. Eppure Dio era stato misericordioso con loro perdonandoli per i propri peccati quando avevano creduto al messaggio del vangelo di Cristo. Se alcuni Ebrei ora erano allo stesso modo disubbidienti a Dio rifiutando il Messia Gesù, non era logico pensare che Dio avrebbe mostrato la medesima misericordia anche verso di loro se si fossero convertiti?
In conclusione, tutti hanno peccato e tutti hanno bisogno della misericordia di Dio per essere salvati. E Dio vuole offrire la sua misericordia a tutti, Giudei o stranieri che siano. Nessuno può pensare di essere salvato per i propri meriti ma allo stesso modo nessuno deve pensare che altri siano esclusi a priori perché ormai irrecuperabili. Tutti sono disubbidienti ma Dio, nella sua grazia, offre la sua misericordia a tutti.


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