Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Con il naso all’insù

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is part 2 of 82 in the series Atti degli apostoli
Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo». Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, che è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato. Quando furono entrati, salirono nella sala di sopra dove di consueto si trattenevano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo. Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui.

(Atti 1:9-14)

Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Sicuramente era stato fantastico per i discepoli passare ancora quaranta giorni con Gesù dopo la sua risurrezione e imparare tante cose sul regno di Dio. Ma purtroppo per loro, dopo aver lasciato le ultime istruzioni, per Gesù era venuto il momento di lasciarli e di ascendere al Padre.

Da quel momento in poi, Gesù non sarebbe più stato fisicamente con loro e questo, inizialmente, poteva generare una certa apprensione nei discepoli. Chissà cosa passava per le loro teste mentre stavano con il naso all’insù, continuando a guardare il cielo anche dopo che Gesù era scomparso alla loro vista.

Gesù li aveva rassicurati promettendo lo Spirito Santo (Gv 16:13) che sarebbe stato con loro e li avrebbe guidati dopo la sua partenza, ma essi non avevano ancora sperimentato quella promessa e certamente potevano essere un po’ disorientati e incerti sul da farsi mentre vedevano il loro maestro ascendere al cielo.

Chissà quanto tempo sarebbero ancora stati lì a guardare, se Dio non avesse mandato loro due angeli (descritti nel brano come uomini in vesti bianche). In un certo senso, l’invio di quei due angeli è stato il modo con cui il Signore li ha sbloccati invitandoli ad agire e a passare alla fase successiva del suo piano, quella in cui sarebbero stati loro stessi ad essere la luce del mondo, gli ambasciatori del Re in attesa del suo ritorno. Sarebbero stati loro a far risplendere la luce di Gesù Cristo nel mondo attraverso la loro testimonianza e quindi era necessario che non restassero con il naso all’insù ma tornassero a Gerusalemme ad attendere lo Spirito Santo che era stato promesso.

Gesù in futuro sarebbe ritornato nel medesimo modo in cui lo avevano visto ascendere ma essi non avrebbero dovuto rimanere lì sul Monte degli Ulivi ad aspettarlo restando nella passività, perché avevano un altro compito da portare avanti come Gesù aveva detto loro.

Il Monte degli Ulivi, dove si trovavano, era situato molto vicino a Gerusalemme infatti l’espressione “un cammin di sabato” equivaleva a poco meno di 1 km dalla città. Essi, ubbidendo alle istruzioni ricevute da Gesù, rientrarono subito in città dove stavano insieme in una sala posta al piano superiore di una casa, dove già gli apostoli erano soliti incontrarsi.

Si formò quindi un gruppo di più di cento persone (AT 1:15) tra cui gli undici apostoli (il dodicesimo, Giuda Iscariota, come sappiamo si era suicidato dopo aver tradito Gesù), alcune donne, Maria la madre di Gesù e i fratelli di Gesù che nel frattempo si erano evidentemente uniti ai discepoli. Tra l’altro proprio uno dei fratelli di Gesù, Giacomo, come vedremo, occuperà un ruolo importante nella chiesa di Gerusalemme negli anni seguenti.

Qual’era l’occupazione principale di questo gruppo mentre attendevano che si realizzasse la promessa di ricevere lo Spirito Santo? Essi stavano facendo la cosa più sensata che potessero fare: perseveravano concordi nella preghiera.
Essi non caddero nell’errore di mettersi a fare particolari attività con le proprie forze ma si attennero alle istruzioni e attesero che Dio agisse in loro come promesso, per avere la potenza necessaria a svolgere il loro compito. È una lezione che i cristiani di oggi dovrebbero tenere presente.

A distanza di venti secoli, noi viviamo ancora nell’epoca compresa tra l’ascensione di Gesù e il suo ritorno. Gesù tornerà prima o poi proprio nello stesso modo, e probabilmente nello stesso luogo, in cui i discepoli lo avevano visto andare via.
Noi viviamo la nostra vita nell’attesa che Gesù ritorni per regnare e sappiamo che, secondo la scrittura, regneremo con lui (Ap 5:10, 20:6, 22:5). Tuttavia dobbiamo ricordarci che il Signore non vuole che lo aspettiamo inoperosi con il naso all’insù ma vuole che siamo attivi nella proclamazione della buona notizia per portare avanti l’opera che quei discepoli avevano cominciato nel primo secolo, per raggiungere con il vangelo le estremità della terra.
Infatti il re tornerà ma egli è già venuto una prima volta per essere un servo umile che ha dato la sua vita per i peccati di ogni essere umano, ed è necessario che tutti ascoltino questa buona notizia.

Quei discepoli hanno aspettato in preghiera che Dio li potenziasse con lo Spirito Santo e noi, avendo ricevuto lo Spirito Santo, mantenendo il medesimo atteggiamento di preghiera, dobbiamo continuare a portare avanti il mandato che Gesù ha affidato alla chiesa, ovvero alla comunità dei suoi discepoli.

Qualche volta, in un mondo che sembra sempre meno sensibile alla predicazione dell’evangelo (la buona notizia inerente la persona e l’opera di Gesù), potremmo sentirci scoraggiati e potremmo avere la tentazione di restare inoperosi, con il naso all’insù ad aspettare il ritorno di Gesù, ma ricordiamoci che il maestro ci ha lasciato un compito da portare avanti fino al suo ritorno, quello di essere suoi testimoni. Mentre pensiamo al suo ritorno, se siamo suoi discepoli continuiamo quindi a lavorare con gioia per il nostro Dio.

Atti degli apostoli

Un incarico importante Il dodicesimo uomo

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *