Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Cos’è il regno dei cieli?

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Questa voce fa parte 31 di 65 nella serie Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 13,24-52 – La Bibbia)

Com’è il regno dei cieli? A cosa possiamo paragonarlo? Come si sviluppa?

In questo trentunesimo episodio della serie sul vangelo di Matteo, proseguiamo con le altre parabole del capitolo 13 in cui Gesù si occupa proprio di rispondere a queste domande.

Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò le zizzanie in mezzo al grano e se ne andò. Quando l’erba germogliò ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie. E i servi del padrone di casa vennero a dirgli: “Signore, non avevi seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?” Egli disse loro: “Un nemico ha fatto questo”. I servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a coglierla?” Ma egli rispose: “No, affinché, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insieme con esse il grano. Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della mietitura, dirò ai mietitori: ‘Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio’”». (Matteo 13,24-30)

Come la parabola del seminatore che abbiamo visto nello scorso episodio, anche questa parabola è abbastanza semplice da capire nel suo significato letterale. Ma quanti avranno capito a cosa stava alludendo Gesù? Perché aveva detto che questa storia costituiva una similitudine per il regno dei cieli?

Abbiamo già spiegato la scorsa volta il fatto che Gesù parlava in parabole proprio per stimolare i suoi interlocutori a riflettere, a fare domande. Gli oppositori di Gesù potevano anche andarsene facendo spallucce, ma quelli che rimanevano e volevano capire qualcosa di più ricevevano risposte adeguate.

Anche in questo caso, Gesù spiegò la parabola ai discepoli che a fine giornata si avvicinarono a lui per capire meglio:

Allora Gesù, lasciate le folle, tornò a casa; e i suoi discepoli gli si avvicinarono, dicendo: «Spiegaci la parabola delle zizzanie nel campo». Egli rispose loro: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo; il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; le zizzanie sono i figli del maligno; il nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell’età presente; i mietitori sono angeli. Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano con il fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità, e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi oda. (Matteo 13:36-43)

Questa spiegazione non era così banale come potrebbe sembrare a prima vista. Ci volevano davvero orecchi disposti ad udire, persone disposte a prestare attenzione e a mettere in discussione le proprie convinzioni. Infatti, come avevamo accennato nell’episodio precedente, fino a quel momento tutti gli Israeliti avevano atteso un regno che si sarebbe manifestato in modo dirompente con il Messia che, come primo aspetto del suo regno, avrebbe punito i malvagi e ristabilito la giustizia.

Qui invece Gesù sta facendo capire che il suo modo di instaurare il regno sarebbe stato più graduale. Il Messia, il figlio dell’uomo stava seminando e certamente c’era del seme che finiva in un terreno buono, secondo quanto aveva spiegato nella precedente parabola del seminatore, tuttavia la crescita del frutto non sarebbe avvenuta dopo aver eliminato tutti i nemici, ma i figli del regno sarebbero cresciuti insieme a quelli che Gesù definì figli del maligno, le famose zizzanie della parabola.

In sostanza il Re era già presente in mezzo al suo popolo e il regno si stava già sviluppando in quel momento, ma il regno sarebbe cresciuto fino alla fine dell’età presente quando ci sarebbe stata la mietitura. Solo alla fine le zizzanie sarebbero state separate dal raccolto. Il regno di Dio nel tempo presente non si sarebbe quindi manifestato in modo dirompente, annientando subito i nemici, ma in modo graduale in parallelo al regno del nemico, il diavolo. I giusti avrebbero dovuto quindi aspettare la fine dei tempi quando Dio avrebbe effettivamente eliminato tutti i nemici. Solo allora i giusti si sarebbero goduti il regno del Padre loro senza interferenze, in un mondo nuovo in cui non ci sarebbe stato più spazio per il male. Questo era un concetto piuttosto inaspettato per gli ascoltatori di Gesù.

Gesù ribadì il medesimo concetto anche nella parabola della rete che troviamo più avanti nel capitolo 13:

«Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci; quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla. Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.
(Matteo 13, 47-50)

Fino alla fine pesci buoni e cattivi dovranno convivere nella stessa rete. Quindi, anche in questo caso, viene ribadito che la selezione tra giusti e malvagi verrà fatta solo alla fine dei tempi.

Questa gradualità nello sviluppo del regno di Dio viene ribadita nelle due parabole più piccole che Gesù aveva pronunciate poco prima di spiegare la parabola delle zizzanie:

Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand’è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata». (Matteo 13,31-33)

Entrambe queste parabole confermano che il regno dei cieli si sarebbe sviluppato gradualmente e confermano anche che sarebbe cresciuto in maniera straordinaria, partendo da una situazione di apparente inferiorità nei confronti del regno del nemico, partendo da qualcosa di molto piccolo come un granel di senape o come un po’ di lievito che in mezzo alla pasta sembra poca cosa.

Come si osserverà negli atti degli apostoli, i pochi discepoli che Gesù aveva furono in effetti capaci di mettere sottosopra il mondo antico facendo in modo che quel messaggio, a partire da quella insignificante zona dell’impero romano, si espandesse in tutto l’impero nel giro di pochi anni e poi continuasse ad espandersi nel corso dei secoli fino ai nostri giorni.

Insomma, attraverso le parabole, Gesù stava rivelando un piano che fino a quel momento era in qualche modo rimasto nascosto:

Tutte queste cose disse Gesù in parabole alle folle e senza parabole non diceva loro nulla, affinché si adempisse quello che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò in parabole la mia bocca; proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
(Matteo 13,31-35)

Aprirò in parabole la mia bocca; proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo. Gesù cita il salmo 78:2. Nel contesto del salmo 78, quel verso si riferisce al rievocare attraverso un racconto il modo in cui Dio aveva agito nei tempi antichi nella storia di Israele allo scopo di attualizzare il messaggio di Dio per le nuove generazioni. In fondo questo è ciò che Gesù stava facendo con le sue parabole. Non stava contrapponendosi a ciò che essi già conoscevano, ma stava rielaborando e attualizzando il messaggio di Dio per quella generazione, in vista del regno dei cieli. Le parabole erano mezzi formidabili per veicolare il messaggio di Dio in un modo accessibile anche alle persone semplici ma attente e desiderose di capire.

La sezione si conclude con alcune piccole parabole che mettono ancora in evidenza l’importanza di non essere passivi nell’accoglimento della parola di Gesù in vista del regno dei cieli:

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.
«Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; e, trovata una perla di gran valore, se n’è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l’ha comperata. (Matteo 13, 44-46)

Entrambe le parabole evidenziano l’importanza del regno dei cieli, paragonato ad un tesoro nascosto e ad una perla di gran valore. In entrambe le parabole l’insegnamento è evidente: il valore del regno dei cieli è talmente alto da fare passare in secondo piano tutto il resto. Gli ascoltatori di Gesù avevano compreso il grande valore di ciò che Gesù stava insegnando loro? Avevano compreso che accogliere gli insegnamenti di Gesù sarebbe stata di gran lunga la cosa più importante della loro vita?

Gesù volle assicurarsi che almeno i suoi discepoli lo avessero capito:

Avete capito tutte queste cose?» Essi risposero: «Sì». (Matteo 13,51)

Se i discepoli avevano capito davvero quegli insegnamenti di Gesù, si stavano appropriando davvero di un grande tesoro. In realtà, come vedremo molte cose rimanevano ancora oscure anche per i discepoli, tuttavia Gesù concluse il suo dire con un’ultima parabola incoraggiante:

Allora disse loro: «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie. (Matteo 13,52)

Colui che gestiva la casa, aveva la responsabilità di tirare fuori da quella che oggi chiameremmo “dispensa”, ovvero un luogo dove si teneva da parte l’indispensabile per la vita della famiglia, le cose necessarie in base alle situazioni. Se parliamo ad esempio di cibi, sono necessari cibi conservati e vini invecchiati, ma anche frutta e verdura fresche, appena raccolte. Tutto ha la sua ragione di essere nella gestione di una casa.

Gli scribi erano in quella società persone importanti perché avevano la responsabilità di conoscere le scritture, ricopiarle, ma anche insegnarle al popolo. Gesù desiderava che i tra i suoi discepoli ci fossero proprio persone così, che si appropriassero dei suoi insegnamenti, affiancandoli alle scritture antiche e poi fossero in grado di insegnarli ad altri dispensando gli insegnamenti antichi insieme agli insegnamenti di Gesù. Le cose non dovevano escludersi a vicenda, così come in una casa si ha bisogno sia di cose nuove che di cose vecchie.

In questo episodio del vangelo di Matteo, abbiamo fatto una bella panoramica di tutte queste parabole e abbiamo compreso che il regno dei cieli è la cosa più importante in cui ognuno di noi può essere coinvolto. Non è solo qualcosa che si manifesterà improvvisamente alla fine dei tempi, ma anche qualcosa che si sta sviluppando già ora e nel quale possiamo essere coinvolti proprio come quello scriba avveduto di cui Gesù ha parlato nella sua ultima parabola.

Grazie a tutti. Alla prossima

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