Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Le risposte di Gesù

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This entry is parte 20 di 65 in the series Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 9,1-17 –  La Bibbia)

Ciao a tutti.

I vangeli destano in noi molte domande. Chi era davvero Gesù? Era un buon ebreo osservante o era un sovversivo? Era un semplice uomo o era Dio stesso manifestato in carne?

In questo ventesimo episodio sul vangelo di Matteo vedremo che Gesù suscitava domande anche in coloro che venivano in contatto con Lui e, dalle risposte che Gesù diede loro, possiamo farci un’idea precisa anche noi.

Gesù, entrato in una barca, passò all’altra riva e venne nella sua città. Ed ecco gli portarono un paralitico disteso sopra un letto. Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, coraggio, i tuoi peccati ti sono perdonati». 

Ormai la fama di Gesù si era sparsa e, appena tornato nella sua casa di Capernaum, dove si era stabilito all’inizio del suo ministero pubblico secondo Matteo 4:12, fu subito raggiunto da persone che volevano ascoltarlo e vederlo all’opera. Secondo il brano parallelo di Marco 2:1-3, c’era così tanta gente che gli amici del paralitico scoperchiarono addirittura il tetto della casa per poterlo presentare a Gesù.

Gesù non se la prese per quel gesto, ma apprezzò invece la fede di quel paralitico e dei suoi amici. Ancora una volta Gesù operò in risposta alla fede.

Ma accadde qualcosa di strano, inaspettato. Apparentemente, in prima battuta, Gesù non guarì quell’uomo, ma in risposta alla sua fede, perdonò i suoi peccati.

Sembra quasi che Gesù volle sottolineare che la guarigione più importante che quell’uomo poteva ricevere, non era quella fisica, seppure importante, ma quella spirituale, quella di sapere che i suoi peccati erano perdonati.

Ma chi è che può perdonare i peccati se non Dio stesso? Quale uomo può permettersi di dire ad un altro che i suoi peccati sono stati perdonati? In effetti, la risposta di Gesù alla fede di quell’uomo generava domande importanti soprattutto negli esperti delle scritture che erano presenti al fatto, ovvero gli scribi:

Ed ecco alcuni scribi pensarono dentro di sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori? Infatti, che cos’è più facile, dire: “I tuoi peccati ti sono perdonati” o dire: “Àlzati e cammina”?  Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, àlzati», disse allora al paralitico, «prendi il tuo letto e va’ a casa tua».  Ed egli si alzò e se ne andò a casa sua. (Matteo 9,1-7)

Bestemmia. Questo pensarono quegli scribi, anche se non ebbero il coraggio di dirlo apertamente, probabilmente per paura della reazione della folla. Nel brano parallelo di Marco 2:7 leggiamo così: «Perché costui parla in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non uno solo, cioè Dio?» 

Non avevano tutti i torti. Come poteva un uomo parlare in quel modo? Egli si stava arrogando il diritto di fare qualcosa che sarebbe spettato solo a Dio.

Gesù però dimostrò loro di non essere un semplice uomo proprio leggendo i loro pensieri e rispondendo loro senza neanche aver bisogno di sentire le loro obiezioni. Ma dopo aver letto la loro mente, fatto di per sé già straordinario, nel suo amore verso di loro Gesù diede loro altri elementi utili per comprendere chi lui fosse davvero.

Se Gesù avesse bestemmiato come loro pensavano, secondo la loro logica, certamente Dio non gli avrebbe permesso di guarire quell’uomo. Ma proprio per dimostrare loro che egli aveva detto la verità e quindi aveva davvero il potere di perdonare i peccati, Gesù guarì quell’uomo facendolo camminare.

Quegli uomini si trovarono di fronte a qualcuno che leggeva la loro mente, dichiarava di poter perdonare i peccati e lo confermava attraverso una guarigione immediata. Questa fu la risposta di Gesù a quegli scribi. Non sappiamo se tutto ciò sia bastato a chiarire loro le idee su Gesù, ma ciò che è certo è che tutta la folla che assistette alla scena reagì ne’unico modo possibile:

 Visto ciò, la folla fu presa da timore e glorificò Dio, che aveva dato tale autorità agli uomini. (Matteo 9,8)

Nel capitolo precedente abbiamo visto che i discepoli di Gesù, dopo che egli aveva fatto calmare le onde del mare, si erano chiesti “Che uomo è mai questo che anche i venti e il mare gli ubbidiscono?”. Ovviamente pensare che Gesù potesse essere Dio stesso era un pensiero difficilmente formulabile per un Ebreo e solo dopo la risurrezione di Gesù i discepoli raggiungeranno tale convinzione, come emerge dal resto del nuovo testamento. L’unica conclusione a cui anche la folla poteva arrivare a quel punto era che Dio aveva dato tale autorità agli uomini, anche se prima di quel momento ciò non era mai avvenuto.

Teniamo presente che Gesù non poteva andarsene in giro per Israele a dire: “Ehi, io sono Dio!” per il semplice fatto che un’affermazione del genere avrebbe solo allontanato i suoi discepoli Ebrei che non potevano concepire una cosa del genere. Tuttavia, Gesù stava continuando a fornire elementi della sua divinità che avrebbero favorito la riflessione e che avrebbero poi portato i suoi discepoli alle giuste conclusioni quando i tempi fossero stati maturi, ovvero dopo la sua risurrezione.

In quell’occasione Gesù aveva dichiarato di poter perdonare i peccati e lo aveva confermato guarendo all’istante un paralitico, dimostrando anche di essere in grado di leggere nella mente degli scribi. Direi che era stata una lezione piuttosto efficace sulla sua divinità, non credete?

L’evangelista Matteo descrive poi la sua chiamata da parte di Gesù che gli fornisce l’occasione per descrivere un altro episodio in cui Gesù viene contestato. Questa volta sono alcuni farisei ad incalzarlo:

Poi Gesù, partito di là, passando, vide un uomo chiamato Matteo, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì.
Mentre Gesù era a tavola in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con Gesù e con i suoi discepoli.  I farisei, veduto ciò, dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e con i peccatori?» 
(Matteo 9,9-11)

Prima di leggere la risposta di Gesù riflettiamo un attimo. I farisei non erano degli sciocchi e la loro osservazione non era poi così strana come potrebbe sembrarci. Dal loro punto di vista, Gesù stava partecipando ad un banchetto in casa di un pubblicano, uno che riscuoteva le tasse per conto dei Romani, uno che poteva quindi essere considerato un nemico del proprio popolo, un traditore. E Gesù non solo stava mangiando in casa sua, ma anche gli altri invitati non erano evidentemente persone raccomandabili. Non era certamente il tipo di compagnia che si addiceva ad uno che voleva insegnare la legge di Dio agli altri, come Gesù faceva. Il salmo 1, ad esempio, invita il giusto a non lasciarsi trascinare dagli empi. Quindi essi avrebbero avuto ragione se Gesù si stesse lasciando trascinare nel peccato dagli altri convitati.

Ma Gesù stava facendo esattamente il contrario. Egli si trovava in mezzo a loro per trascinare quei “peccatori” dalla sua parte. La risposta di Gesù fu quindi appropriata:

 Ma Gesù, avendoli uditi, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. (Matteo 7,12)

Egli era il medico che si trovava lì per curare i malati, non certo per farsi infettare da loro!

Qual’era il problema di quei farisei? Essi non avevano capito ciò che Gesù stava facendo, il motivo stesso per cui era venuto nel mondo. Egli non era solo un giusto secondo i loro parametri ma, nella sua misericordia, era il giusto per eccellenza che era venuto a chiamare i peccatori affinché potessero anch’essi diventare giusti.

Gesù proseguì in questo modo:

Ora andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio“; poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».(Matteo 7,13)

“Voglio misericordia e non sacrificio”. Questa frase può sembrare criptica se non la consideriamo nel contesto da cui Gesù la cita, ovvero quello di Osea 6:6: “Poiché io desidero bontà, non sacrifici, e la conoscenza di Dio più degli olocausti.”. In quel brano dell’antico testamento il Signore stava giudicando il suo popolo proprio perché essi offrivano sacrifici, offrivano olocausti, ma trascuravano il loro rapporto con Dio che si manifestava nella bontà, nella misericordia ed in altre virtù.

Sostanzialmente, con la sua risposta, Gesù stava invitando quei farisei a riflettere perché rischiavano di commettere lo stesso errore dei loro padri attirando il giudizio di Dio su di loro. Essi volevano essere molto ligi nella loro osservanza della legge e avrebbero evitato di contaminarsi con i peccatori, ma al tempo stesso sarebbero venuti meno alla loro funzione di guide per il popolo, non mostrando alcuna misericordia verso i peccatori. Gesù, il buon pastore, stava facendo esattamente ciò che quei cattivi pastori di Israele non stavano facendo.

Dopo questo episodio Matteo ci presenta un terzo gruppo di persone che avevano dei dubbi sul comportamento di Gesù e, in particolare, dei suoi discepoli. Ma questa volta furono dei discepoli di Giovanni il Battista ad incalzarlo:

Allora si avvicinarono a lui i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo, e i tuoi discepoli non digiunano?» (Matteo 9,14).

Molte usanze in voga presso i Giudei non erano state istituite da Dio ma avevano comunque radici antiche ed avevano una certa  utilità . Nelle civiltà più antiche il digiuno era associato al lutto e all’afflizione. I digiuni a cui si fa riferimento in questo brano, ad esempio, erano associati al ricordo di momenti particolarmente difficili nella storia di Israele come la caduta del tempio nel 587 a.c.  ad opera del popolo babilonese. Erano momenti originariamente concepiti per favorire la riflessione astenendosi dal cibo e dedicandosi alla preghiera.

Un Giudeo devoto come Gesù conosceva quelle usanze e di certo non le disprezzava se erano svolte con lo spirito giusto da chi vi si sottoponeva volontariamente. Pertanto sembrava strano agli interlocutori di Gesù che egli e i suoi discepoli non le rispettassero.  Non stupisce quindi che alcuni volessero conoscerne il motivo.

Gesù disse loro: «Possono gli amici dello sposo fare cordoglio finché lo sposo è con loro? Ma verranno i giorni che lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.  (Matteo 9,15)

La risposta di Gesù è molto illuminante. Infatti poteva ancora avere senso vivere nel triste ricordo di momenti di giudizio come la distruzione del tempio, quando in mezzo a loro era presente il Messia che avrebbe stabilito il Regno di Dio? Era il momento di digiunare o sarebbe stato più opportuno festeggiare?

Per farli riflettere Gesù si paragona proprio ad uno sposo e paragona i suoi discepoli agli amici dello sposo. Mentre lo sposo è presente, gli amici gioiscono della sua presenza e fanno festa con lui; non avrebbe senso digiunare in sua presenza come se ci fosse un lutto, anzi sarebbe stato un atteggiamento davvero inopportuno!

In sostanza egli voleva fare capire che la sua presenza in Israele era un evento che avrebbe dovuto portare gioia in Israele facendo dimenticare i tristi eventi del passato. Con il Messia presente in mezzo al popolo era il momento di pensare alla gloria futura, non il momento di ripensare agli errori del passato!

Gesù, alludendo probabilmente alla sua morte, sapeva che ci sarebbe stato un tempo in cui anche i suoi discepoli avrebbero affrontato momenti difficili, in cui avrebbero sentito la necessità di digiunare cercando Dio in preghiera. Ma quello era invece il momento di gioire insieme per la presenza del Figlio di Dio in mezzo a loro!

Gesù stava introducendo il regno di Dio che avrebbe trovato il suo culmine nella nuova creazione, nei nuovi cieli e nuova terra che il Signore avrebbe fatto! Quindi coloro che avevano posto la domanda avrebbero dovuto piuttosto unirsi al movimento festoso dei discepoli di Gesù per gioire in vista del rinnovamento che li attendeva.  C’è un tempo per ogni cosa, ma quello non era certamente  il momento più opportuno per digiunare…

Essi dovevano aprire la loro mente per discernere i tempi e riconoscere in Gesù  il Messia. Se invece la loro mente rimaneva ancorata al passato essi avrebbero perso l’occasione di riconoscere il Messia e di pregustare l’anticipo del regno di Dio in mezzo a loro.  In tal caso, avrebbero continuato a perseguire l’agenda politica dei Sadducei e dei Farisei in attesa di una liberazione politica dai Romani che non sarebbe mai venuta proprio perché stavano rifiutando colui che poteva liberarli, il Messia Gesù!

Gesù rafforzò quel suo insegnamento con due ulteriori illustrazioni:

Nessuno mette un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; perché quella toppa porta via qualcosa dal vestito vecchio e lo strappo si fa peggiore. Neppure si mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri scoppiano, il vino si spande e gli otri si perdono; ma si mette il vino nuovo in otri nuovi e l’uno e gli altri si conservano».(Matteo 9,16-17)

In base a quanto abbiamo detto prima, comprendiamo cosa intendeva dire Gesù con queste parole. I suoi interlocutori, non cogliendo il momento storico particolare in cui stavano vivendo con la presenza del Messia in mezzo a loro, erano come vestiti vecchi sui quali serve a poco mettere una toppa nuova, erano otri vecchi inadatti per essere riempiti con vino nuovo.  

Per ricevere il vino nuovo che Gesù stava portando essi dovevano lasciarsi trasformare dal Signore per essere otri nuovi, pronti per  l’avvento del regno di Dio.

Insomma, quei discepoli di Giovanni dovevano cogliere l’importanza di quel momento storico e comportarsi di conseguenza.

In questo episodio abbiamo visto le risposte che Gesù ha dato a vari gruppi di persone.

Le sue risposte avevano l’obiettivo di far riflettere gli scribi sulla sua divinità, i farisei sulla necessità di avvicinarsi ai peccatori per poterli aiutare, i discepoli di Giovanni sulla necessità di cogliere la straordinaria opportunità che la presenza di Gesù stava dando loro.

Le risposte di Gesù erano sempre puntuali, adatte ai bisogni di coloro che gli stavano davanti.

Suppongo che anche tu, come me, abbia i tuoi dubbi, le tue domande. Ti invito a continuare a leggere il vangelo di Matteo e anche gli altri vangeli. Sono sicuro che riceverai molte risposte alle tue domande. Infatti, rispondendo ai suoi interlocutori originali, in fondo Gesù risponde anche a gran parte delle nostre domande che lo riguardano. Chi credeva di essere? Perché si comportava in un certo modo? Quali scopi aveva?

Sta a noi cogliere l’opportunità, credere alle sue risposte, fidarci di lui e seguirlo; oppure possiamo leggere il vangelo e proseguire la nostra strada come se nulla fosse, incuranti delle sue parole.

Tu, quale scelta hai fatto? In quale modo le risposte di Gesù hanno cambiato la tua vita? Oppure, perché ti hanno lasciato indifferente? Raccontamelo nei commenti che leggo sempre volentieri e ai quali cerco sempre di rispondere. Anche se non dovessimo pensarla allo stesso modo, mi fa sempre piacere conversare e fare un pezzo di strada insieme.

Grazie a tutti per la pazienza e l’attenzione. Vi ricordo che pubblico sempre un episodio del vangelo di Matteo ogni settimana oltre ad altri video su altri argomenti. Alla prossima

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