Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Gesù al contrattacco!

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is part 50 of 65 in the series Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 21,23-22,14 – La Bibbia)

Chi pretendi di essere? Noi siamo i capi del popolo e la nostra autorità non è in discussione! Con quale autorità fai queste cose? Come avevamo detto, comincia in questo episodio il lungo confronto tra Gesù e la classe dirigente che porterà Gesù sulla croce. In questo episodio vedremo Gesù all’attacco con alcune parabole che evidenziano il fallimento della classe dirigente giudaica.

Ne parliamo in questo episodio 50 della serie sul vangelo di Matteo.

Quando giunse nel tempio, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentre egli insegnava, e gli dissero: «Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?»  Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una domanda; se voi mi rispondete, vi dirò anch’io con quale autorità faccio queste cose. Il battesimo di Giovanni, da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?» Ed essi ragionavano tra di loro: «Se diciamo: “dal cielo”, egli ci dirà: “Perché dunque non gli credeste?” Se diciamo: “dagli uomini”, temiamo la folla, perché tutti ritengono Giovanni un profeta». Risposero dunque a Gesù: «Non lo sappiamo». E anch’egli disse loro: «E neppure io vi dico con quale autorità faccio queste cose. (Matteo 21, 23-27)

Immaginate di essere i capi del popolo. Vi trovate davanti un uomo che ha poco più di trent’anni e sta attirando l’attenzione su di sé, al punto che molti lo ritengono il Messia. Ma voi sapete che egli non proviene dalle vostre scuole rabbiniche. Da dove è venuto fuori? Chi sono i suoi insegnanti? Con quale autorità sta agendo?

Gesù avrebbe potuto rispondere: ” La mia autorità viene da Dio stesso”, ma gli avrebbero creduto? Gesù sapeva che, se non avevano creduto a tutti i segni che aveva fatto fino a quel momento, non avrebbero creduto neppure in quel momento. Così, egli preferì chiudere questo primo round mettendoli in difficoltà con una domanda molto mirata. Essi avevano infatti rigettato Giovanni Battista proprio perché non avevano riconosciuto che Egli veniva da Dio, eppure la folla aveva compreso che si trattava di un profeta. Essi , accecati dal loro amore per il potere, non erano in grado di riconoscere coloro che Dio mandava ed è per questo che avevano rifiutato Giovanni Battista. E allo stesso modo avrebbero rifiutato Gesù. Pertanto era superfluo rispondere alla loro domanda. Essi comunque non avrebbero accettato l’autorità di Gesù.

A questo punto Matteo inserisce una parabola di Gesù volta proprio a denunciare l’incredulità dei capi religiosi:

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si avvicinò al primo e gli disse: “Figliolo, va’ a lavorare nella vigna oggi”.  Ed egli rispose: “Vado, signore”; ma non vi andò. Il padre si avvicinò al secondo e gli disse la stessa cosa. Egli rispose: “Non ne ho voglia”; ma poi, pentitosi, vi andò. Quale dei due fece la volontà del padre?» Essi gli dissero: «L’ultimo». E Gesù a loro: «Io vi dico in verità: I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio. Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto; e voi, che avete visto questo, non vi siete pentiti neppure dopo per credere a lui.(Matteo 21,28-33)

Come vedete questa parabola elabora il pensiero che Gesù aveva costruito con la domanda che aveva fatto in precedenza, riguardante Giovanni Battista. In questa parabola il figlio che appare più volenteroso e preparato, alla fine non è quello che fa la volontà del padre. Infatti è proprio il figlio che appare più svogliato quello che andò per primo a lavorare nella vigna. Per Gesù i capi del popolo erano proprio come quel figlio apparentemente volenteroso, i più religiosi, i più devoti, i più meritevoli agli occhi del popolo, quelli che sembravano più pronti ad accogliere il regno di Dio. Ma nei fatti coloro che avevano accolto Giovanni Battista e stavano accogliendo Gesù erano soprattutto quelli che apparentemente erano più lontani da Dio. Perché? Perché in quelle categorie si trovavano persone che si rendevano conto del proprio stato e avevano un vero desiderio di cambiare. Molti di loro vennero toccati dal messaggio di Giovanni Battista e poi vennero toccati dal messaggio di Gesù. Ma chi, come i capi religiosi, pensava di essere già a a posto, aveva prestato scarsa attenzione al messaggio di Giovanni così come a quello di Gesù. Anzi, non si erano convertiti nemmeno dopo aver visto i grandi risultati che tale messaggio aveva ottenuto, l’impatto positivo che stava portando presso le persone più umili in mezzo al popolo. Così coloro che sembravano i più pronti a entrare nel regno di Dio, rischiavano, a sorpresa, di rimanere fuori.

Gesù rincarò la dose con un’altra parabola:

«Udite un’altra parabola: C’era un padrone di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva e vi costruì una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio. Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai vignaiuoli per ricevere i frutti della vigna. Ma i vignaiuoli presero i servi e ne picchiarono uno, ne uccisero un altro e un altro lo lapidarono. Da capo mandò degli altri servi, in numero maggiore dei primi; ma quelli li trattarono allo stesso modo. Finalmente, mandò loro suo figlio, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio”. Ma i vignaiuoli, veduto il figlio, dissero tra di loro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciamo nostra la sua eredità”. Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando verrà il padrone della vigna, che farà a quei vignaiuoli?» Essi gli risposero: «Li farà perire malamente, quei malvagi, e affiderà la vigna ad altri vignaiuoli i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo».. (Matteo 21:33-41)

Ascoltando la parabola, era facile per loro etichettare quei vignaiuoli malvagi come degni di morte. Si erano comportati in modo davvero malvagio uccidendo tutti i servi che il padrone aveva mandato loro e, infine, avevano ucciso anche suo figlio.

Gesù lascia che essi stessi pronuncino la loro condanna senza accorgersene. Pur avendo ascoltato la parabola, essi non si erano resi conto del fatto che Gesù stava parlando di loro! Essi, così come i loro padri, avevano sempre rifiutato i servi che Dio aveva mandato loro. Basta vedere il modo in cui erano stati trattati i profeti. E l’ultimo caso, quello di Giovanni Battista era ancora fresco. E Gesù sapeva che anche con lui, il Figlio, stavano per fare la stessa cosa. Visto che sembravano non capire, Gesù affondò il colpo in modo molto esplicito:

Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno rifiutata è diventata pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”?  Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti.  Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà».(Matteo 21,42-44)

Pam! Che porta sbattuta in faccia! Citando quel brano tratto dal salmo 118, Gesù li stava attaccando in modo diretto. Lo avete capito che siete voi quei malvagi vignaiuoli? Lo avete capito che siete voi che state rifiutando la pietra angolare scelta dal Signore per edificare il suo edificio? Voi siete i costruttori in Israele, voi siete quelli che avete autorità, voi siete quelli che si considerano eredi di Mosè, quelli a cui tutti guardano per avere una guida, eppure state distruggendo invece di costruire! Non siete nemmeno in grado di discernere che io sono la pietra angolare necessaria per costruire l’edificio di Dio!

A quel punto Gesù annunciò loro in modo chiaro che essi sarebbero stati rimossi. Il loro posto sarebbe stato preso da altri che avrebbero portato frutto, e sembra piuttosto evidente che Gesù si riferisse proprio ai suoi discepoli sui quali avrebbe edificato la sua comunità.

I capi dei sacerdoti e i farisei, udite le sue parabole, capirono che parlava di loro; e cercavano di prenderlo, ma ebbero paura della folla, che lo riteneva un profeta. (Matteo 21,45-46)

Insomma, ci hanno messo un po’, ma alla fine hanno capito che parlava di loro. E la loro reazione, prevedibile, non poteva essere che una: cercare di prendere Gesù per toglierlo di mezzo. Però la gente lo riteneva un profeta, anzi molti lo ritenevano proprio il Messia, quindi per il momento dovettero soprassedere, in cerca di un momento più propizio.

A questo punto Matteo inserisce ancora una parabola di Gesù che in qualche modo conclude la sezione:

Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo:  «Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio. Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire.  Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: “Dite agli invitati: Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze”.  Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio;  altri poi, presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero.  Allora il re si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.  (Matteo 22, 1-7)

In questa prima parte della parabola è chiaro che Gesù riprende il tema già in visto in precedenza. Coloro a cui l’invito è rivolto, gli invitati alle nozze, in primo luogo dovevano essere proprio loro! Erano loro i più religiosi, i più devoti, quelli che pensavano di avere i primi posti nel regno di Dio. E il Signore certamente rivolgeva proprio a loro il suo invito, ma essi lo stavano rifiutando. Qui le parole di Gesù si fanno minacciose perché egli parla di morte e distruzione delle loro città. E in effetti, se pensiamo alla caduta di Gerusalemme avvenuta meno di quarant’anni dopo e alla conseguente dispersione, ci rendiamo conto di quanto le parole di Gesù non fossero campate in aria. Quei capi religiosi si stavano assumendo una grossa responsabilità ed essi avrebbero portato il loro popolo alla rovina.

Ma , grazie a Dio, il re della parabola non si sarebbe limitato ad invitare i capi religiosi, ma avrebbe esteso il suo invito a tanti altri, più umili di loro e più pronti ad apprezzare l’invito del Re.

Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali. (Matteo 22, 8-10)

La storia dimostra chiaramente che le cose andarono proprio così. Nonostante il rifiuto da parte di quei capi religiosi, in mezzo al al popolo Dio ha trovato una risposta più che positiva. Basta leggere il libro degli Atti degli apostoli per rendersi conto di quanti Israeliti hanno risposto all’appello degli apostoli. E la cosa straordinaria è che anche nella stessa classe sacerdotale ci furono tante conversioni come si legge in Atti 6:7 . Poi addirittura, l’invito si è esteso ai samaritani, ai gentili per giungere fino a Roma, fino all’estremità del mondo! E ovunque il regno di Dio ha trovato accoglienza.

La parabola si conclude però in modo inaspettato.

Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa. Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”. Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti». (Matteo 22,11-14)

Si tratta di una parabola, non di un’allegoria, quindi non è il caso di speculare su cosa possa rappresentare ogni dettaglio. Il messaggio globale della parabola però è chiaro: Gesù stava dicendo a quei capi religiosi che loro sarebbero rimasti fuori perché avevano rifiutato l’invito, ma ciò non significava che il re sarebbe stato di manica larga con tutti gli altri. L’invito sarebbe stato esteso a tanti, tanti sarebbero stati i chiamati, ma gli eletti, cioè coloro che il re avrebbe scelto per partecipare alle nozze, sarebbero stati pochi, infatti sarebbero stati solo coloro che avevano le carte in regola per partecipare. Il Re avrebbe mantenuto i suoi requisiti standard per la partecipazione alle nozze e chi accettava l’invito doveva anche accettare le regole del convito. Se le regole prevedevano un abito di nozze, evidentemente quell’abito era alla portata degli invitati. Per quanto ne sappiamo, forse il re stesso avrebbe provveduto lui stesso un abito a chi ne fosse sprovvisto. Ma colui che si era infiltrato, infischiandosene delle buone maniere, stava mostrando mancanza di rispetto e disprezzo per l’invito del re, non rendendosi conto di quale onore stava ricevendo dal re.

Come dicevo Gesù nella parabola non fornisce tutti i dettagli, ma leggendo il resto del nuovo testamento ci rendiamo conto di quale possa essere l’abito di nozze richiesto. Tutto il nuovo testamento mette l’accento su Gesù e sulla sua opera come requisito necessario per entrare nel regno di Dio. Forse qualcuno potrebbe pensare di poter entrare nel regno di Dio attraverso altre strade, attraverso le proprie opere, attraverso chissà quali religioni e filosofie. Ma il re, il Dio creatore dei cieli e della terra, ha stabilito un abito di nozze preciso per la partecipazione e se vogliamo davvero onorare il re, dovremmo accettare il suo invito e indossare l’abito di nozze previsto.

Gesù disse: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” Accetteremo di indossare quell’abito? Accetteremo di riconoscere che Gesù Cristo è il Signore e l’unico salvatore che ha dato la sua vita per i nostri peccati? Invocheremo il nome di Gesù per la nostra salvezza? Lui ci sta rivolgendo proprio oggi la sua chiamata. Ma saremo tra quelli che siederanno al suo convito o tra quelli che saranno buttati fuori?

Un abbraccio a tutti. Alla prossima

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