Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Gesù e i nostri dubbi

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

Questa voce fa parte 24 di 65 nella serie Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 11,1-6 –  La Bibbia)

Una delle cose che mi piace di più della bibbia è il fatto che, a differenza di altri tipi di letteratura, non presenta i vari personaggi come figure mitiche, invincibili, senza dubbi. Anzi, spesso non ci risparmia i dubbi di questi personaggi, la loro fragilità, le loro delusioni…

Abbiamo occasione di parlarne in questo ventiquattresimo episodio del vangelo di Matteo.

Come dicevo, i vangeli non ci risparmiano le debolezze tipiche degli esseri umani.

I discepoli di Gesù spesso non comprendevano il piano del loro maestro, anzi non comprendevano nemmeno i suoi insegnamenti. Spesso avevano dei dubbi sul suo modo di operare, e lo vedremo soprattutto quando Gesù comincerà a parlare della sua morte e della sua risurrezione.

Ma in questo capitolo 11 è addirittura l’insospettabile Giovanni Battista a nutrire dei dubbi su Gesù:

Quando ebbe finito di dare le sue istruzioni ai suoi dodici discepoli, Gesù se ne andò di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Giovanni, avendo nella prigione udito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli:  «Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?» (Matteo 11,1-3)

Giovanni Battista fino a quel momento sembrava essere l’unico che aveva davvero compreso chi fosse Gesù.

Ripensate un attimo al capitolo 3 di Matteo che abbiamo visto un po’ di tempo fa. Giovanni era colui che aveva battezzato Gesù, colui che aveva preparato il popolo a incontrare il suo Messia.

Quando aveva battezzato Gesù, Giovanni aveva mostrato di avere le idee chiare su Gesù, considerandolo superiore a lui. Eppure ora Giovanni, ascoltando ciò che Gesù stava facendo, sembra dubbioso.

Perché questi dubbi? Cosa era cambiato?

Giovanni era finito in prigione… Un dettaglio non da poco.

In prigione Giovanni aveva il tempo di riflettere sul modo in cui aveva speso la sua vita per preparare il popolo al regno di Dio. E aveva tempo per confrontare le proprie aspettative con ciò che stava accadendo.

Qualcosa non quadrava. Io credo che i suoi dubbi fossero sensati. Anche io al suo posto avrei avuto dei dubbi…

Perché?

Pensateci un attimo.

Lui aveva preparato la strada al Messia, colui che doveva regnare in Israele portando pace e giustizia, il discendente di Davide che tutti aspettavano per riportare Israele ai suoi antichi fasti come ai tempi di Davide, colui che avrebbe dovuto giudicare gli ingiusti!

Se foste stati al suo posto, non vi sareste aspettati di avere un posto d’onore al fianco di Gesù mentre egli instaurava il suo regno?

Invece Giovanni stava subendo violenza proprio da parte di quegli ingiusti che dovevano essere giudicati da Gesù.

Qualcosa non quadrava. Giovanni aveva l’impressione che Gesù non stesse facendo ciò che lui si sarebbe aspettato dal Re di Israele.

Leggendo le pagine dell’Antico Testamento, sappiamo che c’erano diverse aspettative in Israele riguardo a personaggi che “dovevano venire” e che potevano avere un ruolo nello sviluppo del regno di Dio. A dispetto di ciò che spesso si pensa oggi, nell’Antico Testamento non era così chiaro che il profeta che Mosè stesso aveva anticipato, il sommo sacerdote definitivo e il Re Messia sarebbero stati la stessa persona.

Oggi, a posteriori, i cristiani leggono l’Antico Testamento alla luce di ciò che Gesù ha fatto, ma dobbiamo comprendere che non era così semplice per i discepoli di Gesù, e neanche per Giovanni Battista, comprendere il modo in cui il regno di Dio si sarebbe sviluppato.

Giovanni aveva certamente compreso che Gesù aveva un ruolo importante ma, siccome non vedeva progressi nella direzione che si sarebbe aspettato, si stava chiedendo se Gesù fosse proprio quel Re che essi stavano aspettando, quello di cui si parla in Genesi 49:3 dove è scritto: “Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né sarà allontanato il bastone del comando dai suoi piedi, finché venga colui al quale esso appartiene e a cui ubbidiranno i popoli.”

Giovanni, così come molti altri del suo tempo, si aspettava un Messia che stabilisse un regno in cui trionfasse la giustizia, in cui finalmente i malvagi fossero puniti per le loro malefatte. Si sarebbe potuto aspettare di essere il braccio destro di Gesù nel fare pulizia di tutto il male che infestava Israele, invece si trovava in prigione e i malvagi, come Erode, sembravano continuare ad avere la meglio. I suoi dubbi erano legittimi: Gesù era davvero colui che doveva venire o aveva anche lui un ruolo intermedio così che avrebbero dovuto aspettarne un altro per vedere finalmente un regno di pace e giustizia?

Leggiamo la risposta di Gesù:

Gesù rispose loro: «Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete:  i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri. Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!» (Matteo 11, 4-6)

Gesù non poteva rispondere a Giovanni spiegandogli tutto il piano di Dio, inclusa la morte e la risurrezione del messia, perché in quel momento, con i dati a disposizione, Giovanni non era pronto per comprendere un discorso del genere. Anzi, un discorso di quel tipo avrebbe alimentato i dubbi di Giovanni!

Gesù dovette rispondere secondo quanto Giovanni era in grado di decifrare.

Egli quindi descrisse ciò che stava avvenendo, sapendo che Giovanni avrebbe fatto i giusti collegamenti con le scritture profetiche. Infatti era vero che nei profeti, e in particolare in Isaia, si parlava di un Messia che avrebbe ristabilito la giustizia ma era anche vero che si parlava di opere come quelle che Gesù stava facendo. Ad esempio in Isaia 28:18-21, tradizionalmente legato ai tempi messianici che gli Israeliti attendevano,i tempi in cui il messia si sarebbe manifestato, leggiamo così:

Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete!
Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio;
verrà egli stesso a salvarvi».  Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e saranno sturati gli orecchi dei sordi;  allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto canterà di gioia…

In Isaia 29:18-19, sempre riferendosi ai tempi messianici, analogamente leggiamo:

In quel giorno, i sordi udranno le parole del libro e, liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno;  gli umili avranno abbondanza di gioia nel SIGNORE e i più poveri tra gli uomini esulteranno nel Santo d’Israele.

Gesù stava quindi incoraggiando Giovanni, sottolineando che la venuta di Dio stesso in mezzo al suo popolo doveva manifestarsi anche attraverso quelle opere straordinarie che in effetti si stavano verificando. Giovanni doveva mantenere la sua fiducia perché il programma di Dio stava andando avanti.

Così come quelle opere si stavano manifestando, anche la giustizia e la pace che Giovanni si aspettava ci sarebbero stati, ma evidentemente occorreva ancora tempo e pazienza.

Notiamo un particolare. Gesù si era premunito di dire a Giovanni che anche i morti stavano risuscitando per mezzo di lui. Non è una cosa da poco, se consideriamo quanto stava per accadere a Giovanni.

Infatti da lì a poco Giovanni sarebbe stato ucciso. Non sarebbe stato liberato e non avrebbe regnato immediatamente con Gesù. Questo lo vedremo nel capitolo 14 di Matteo. Sono convinto che quelle parole di Gesù lo avranno rasserenato anche mentre stavano per ucciderlo. Egli sapeva che non sarebbe finita lì. Sarebbe morto sapendo che Gesù era davvero ciò che diceva di essere e avrebbe anche potuto farlo risorgere dai morti.

Qualcuno dirà: “Povero illuso! Intanto Gesù non lo ha fatto risorgere”.

Ancora no, ma sarà così in futuro. Giovanni un giorno risorgerà e vedrà davvero il mondo nuovo in cui Gesù avrà stabilito la giustizia una volta per sempre.

Come vedremo nel prossimo episodio, Gesù, subito dopo, rivolgendosi alla folla parlerà molto bene di Giovanni.

Gesù non si era scomposto per i dubbi di Giovanni. Gesù poteva comprendere anche il punto di vista di Giovanni. Ma sapeva anche che le sue parole lo avrebbero confortato e gli avrebbero permesso di affrontare anche la morte con la fede necessaria.

Questo episodio è molto illuminante per ognuno di noi. Quanti di noi, magari già credenti, a volte hanno dei dubbi? È capitato anche a me, e ogni volta che ho avuto un dubbio, mi sono ricordato di ciò che aveva fatto Giovanni Battista e ho semplicemente chiesto al Signore di aiutarmi a capire.

Mi incoraggia sapere che Gesù non mi giudica se gli faccio delle domande scomode, così come non ha giudicato Giovanni il Battista.

Oggi io non posso mandare qualcuno da Gesù per ottenere una risposta, come fece Giovanni, ma posso rivolgermi a lui in preghiera e lasciare che Dio mi guidi nella ricerca per trovare una risposta.

Devo dirvi che il Signore mi ha sempre guidato nel cercare le risposte anche ai dubbi più difficili e ogni volta sono uscito rinforzato nella mia fede, perché ogni dubbio viene sostituito da una certezza, da un mattone irremovibile. Poi magari incontrerò altre difficoltà e dovrò aggiungere altri mattoni. Ma vado avanti con fiducia.

A volte potrei trovarmi in situazioni che non hanno una spiegazione immediata, in quel caso ad aiutarmi sarà la mia esperienza passata, ossia sapere che Dio si è sempre curato di me e continuerà a farlo. Le difficoltà del presente non possono spazzare via ciò che ho sperimentato della fedeltà di Dio nel passato.

Come abbiamo detto Giovanni, a un certo punto, è stato ucciso ma aveva la promessa di un Gesù che poteva risuscitare i morti. Questa era la promessa a cui rimanere ancorato fino alla fine.

Gesù non ci disprezza per i nostri dubbi. Non dobbiamo avere paura di porre domande; l’importante è che poi siamo anche determinati nel cercare le risposte, anzi nell’ascoltare le risposte che il Signore ci darà, risposte che non sempre saranno quelle che ci aspettiamo.

Intorno a noi, in un mondo così scettico, ci saranno persone che contribuiranno ad accrescere i nostri dubbi, ci saranno interferenze nella comunicazione tra noi e Dio. Ma rimaniamo sintonizzati sulla frequenza giusta e ascoltiamo. In qualche modo le risposte di Dio arriveranno. Sempre.

Ciao a tutti. alla prossima

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