Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Stai costruendo sulla roccia?

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is parte 17 di 65 in the series Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 7,15-29 –  La Bibbia)

Ciao a tutti.

Benvenuti al diciassettesimo episodio della serie sul vangelo di Matteo.

Siamo arrivati alla fine del sermone sul monte. Gesù ha insegnato molte cose e ora è venuto il momento di tirare le somme. Cosa ce ne facciamo delle sue parole? Lo consideriamo un bel discorso, magari ci siamo commossi in qualche passaggio e ora torniamo alle nostre vite incuranti di ciò che abbiamo imparato? Gesù ci invita a fare sul serio, a costruire le nostre vite sulla base delle sue parole. Ne parliamo in questo video.

 «Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l’albero cattivo fa frutti cattivi. Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo fare frutti buoni. Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco.  Li riconoscerete dunque dai loro frutti. (Matteo 7,15-20)

Non c’è nulla di complicato in questo ragionamento di Gesù. Gli alberi si riconoscono dai frutti. Gli alberi buoni fanno frutti buoni, gli alberi cattivi fanno frutti cattivi. Per far dei fichi ci vuole un fico. Per fare uva ci vuole una vite. Non si può raccogliere uva dalle spine né fichi dai rovi.

In questo sermone sul monte egli aveva dichiarato beati coloro che avessero avuto il coraggio di seguirlo anche a costo di essere perseguitati, aveva invitato i suoi discepoli ad essere sale della terra e luce del mondo in un Israele in cui la maggioranza aveva ormai messo da parte quella vocazione; aveva poi interpretato la legge contrapponendosi alla tradizionale interpretazione farisaica e facendo comprendere ai suoi discepoli che dietro quei comandamenti si celavano principi molto più elevati e, per certi versi, molto più difficili da osservare; infatti egli aveva esortato i suoi discepoli ad imitare addirittura Dio aspirando alla sua perfezione.

Poi aveva messo in luce l’ipocrisia che spesso accompagnava le persone che sembravano essere le più pie. Egli aveva messo in luce le loro cattive motivazioni nelle offerte, nel pregare, nel digiuno, pratiche che spesso venivano fatte solo per apparire agli occhi della gente e non davvero per devozione a Dio. Aveva smascherato la loro ipocrisia anche nel giudicare il prossimo senza curarsi di avere le carte in regola per farlo. Alla fine del sermone aveva paragonato la porta verso la vita eterna ad una porta stretta che pochi trovano.

Adesso era venuto il momento di tirare le somme. Chi sarebbe entrato per quella porta?

La risposta di Gesù è chiara: solo gli alberi che facevano buon frutto, ovvero solo coloro che avrebbero preso davvero a cuore le sue parole e le avrebbero messe in pratica.

Non ci sarebbe stato spazio per i lupi rapaci travestiti da pecore, non ci sarebbe stato spazio per coloro che avessero dichiarato con la bocca di appartenere a Dio, smentendo di fatto con le proprie opere la propria vera natura. Un simile comportamento poteva essere paragonato infatti a quello dei falsi profeti.

La parola “profeta” si riferisce a qualcuno che parla “davanti” o “al posto di” qualcun altro. Un profeta di Dio dovrebbe essere una persona che parla da parte di Dio, ma un profeta falso è qualcuno che dice di parlare da parte di Dio ma in realtà non è così. In questo sermone Gesù aveva mostrato che quelli che sarebbero dovuti essere i riferimenti della giustizia, coloro che tutti consideravano portavoce di Dio, ovvero la classe dirigente giudaica composta perlopiù da sadducei e farisei, avevano interpretato e quindi praticato la legge in modo parziale e insoddisfacente, disattendendo di fatto le aspettative di Dio. I loro frutti non erano buoni, nonostante le apparenze. E quando un albero non fa buon frutto può servire solo come legna da mettere nel fuoco per scaldarsi.

Rimanendo in tema di falsi profeti, ovvero di persone che professavano una fede in Dio senza manifestarne i frutti, Gesù proseguì in questo modo:

«Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!”(Matteo 7,21-23)

Gli alberi che non danno frutto sono proprio paragonati a coloro che parlano di Dio e si rivolgono a lui chiamandolo Signore, ma non manifestano i frutti che lo Spirito di Dio produce nella vita dei suoi figli. Lo chiamano Signore ma di fatto non lo considerano il loro signore, non si curano di ubbidire alla sua volontà. Capite?

Si noti che Gesù in questi versetti, in modo sorprendente, identifica se stesso con Dio. Tutti sapevano che Dio alla fine dei tempi avrebbe giudicato gli uomini, ma in questo brano Gesù stesso parla in prima persona identificandosi nel divino Giudice.

Gesù afferma che durante il giudizio finale ci sarebbero state delle sorprese. Ci sarebbero state, infatti, persone che agli occhi di tutti erano sembrate molto religiose, molto pie, persone che addirittura dicevano di aver parlato e operato nel nome di Dio. Eppure Gesù, in veste di giudice, dichiarerà di non averli mai conosciuti, di non aver mai avuto alcun rapporto con loro.

Farisei, scribi, sadducei ai tempi di Gesù erano considerati da tutti esempi da seguire. Chi più di loro poteva parlare ed operare nel nome di Dio? Le parole di Gesù fanno capire che le apparenze non dovevano ingannare i discepoli di Gesù. Gesù conosceva l’ipocrisia di molti di loro e, alla fine dei tempi, tale ipocrisia sarebbe stata mascherata. I discepoli di Gesù avrebbero fatto bene a guardarsi dai falsi profeti, a guardarsi da coloro la cui bocca era piena di Dio, ma il cui cuore era più interessato al denaro e al prestigio che alla volontà di Dio.

A questo punto Gesù è pronto per la sua esortazione finale. Non siate come i falsi profeti, non siate persone che hanno il mio nome sulla bocca ma non hanno la mia persona nel cuore, non siate ipocriti. Siate invece persone serie, persone che ascoltano le mie parole e le mettono in pratica:

«Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia.  E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.  La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande». (Matteo 7,24-27)

Il sermone di Gesù non poteva avere un finale migliore. Due stili di vita tra cui scegliere, uno che porta alla rovina e l’altro che porta alla salvezza.

Quando si costruisce una casa, occorre fare fatica per scavare ed arrivare a porre le fondamenta su un terreno solido. Senza quella fatica, la costruzione avrà sicuramente dei problemi negli anni a venire con le grandi piogge. Questo è vero oggi come era vero allora. Ogni tanto capita anche oggi di vedere case che devono essere rifatte perché i costruttori originali non erano stati diligenti nel fare delle buone fondamenta e queste case, dopo diversi anni, hanno grossi problemi strutturali.

Gesù voleva far comprendere ai propri discepoli che la loro vita era proprio come una casa. Poteva sembrare faticoso ascoltare le sue parole, ma se le avessero prese sul serio e ne avessero fatto le fondamenta della propria esistenza, mettendole in pratica, avrebbero evitato la rovina. Solo in quel modo sarebbero entrati per quella porta stretta di cui Gesù aveva parlato.

Prendere sul serio le parole di Gesù sarebbe stato particolarmente difficile quando egli, in seguito, avrebbe cominciato a parlare della sua morte e della sua risurrezione. Ma coloro che erano stati con Lui e avevano riposto la loro fiducia in lui, alla fine avrebbero superato anche quella difficoltà con l’aiuto di Dio, come si vedrà alla fine del vangelo e nel libro degli Atti degli apostoli.

Forse molti farisei che i discepoli di Gesù stimavano tanto, erano proprio tra coloro che stavano invece costruendo sulla sabbia. Essi non avrebbero resistito quando la rovina si sarebbe abbattuta su di loro. Continuando a leggere il vangelo vedremo infatti che molti di loro non riconosceranno in Gesù il Messia promesso, non prenderanno sul serio le sue parole e non le metteranno in pratica… Sarà proprio quello l’inizio della loro rovina.

Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, la folla si stupiva del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi. (Matteo 7,28-29)

Gesù era un falegname, un carpentiere che veniva da Nazaret e non poteva vantare titoli accademici. Non risulta che fosse stato discepolo di qualche rabbino autorevole. Eppure la gente riconosceva che dai suoi discorsi trasudava un’autorità che andava ben oltre i titoli accademici. i loro maestri, gli scribi, si appellavano sempre all’autorità dei loro insegnanti, dei rabbini che li avevano preceduti, ma Gesù aveva una propria autorità basata sulla sua relazione con il Padre, un’autorità che la gente percepiva. La parola di Gesù era una parola che proveniva da Dio stesso, una parola che non aveva bisogno di certificati umani prché possedeva in se stessa la saggezza che viene dall’alto.

In conclusione, in questa parte finale del sermone sul monte, o discorso della montagna, Gesù è stato molto pratico. Dopo aver dato molti insegnamenti, egli non ha fatto un test per assicurarsi che le persone avessero assimilato la teoria. Noi, forse avremmo fatto così. Ma per Gesù il test finale non può essere altro che il test della vita. I suoi discepoli si sarebbero caratterizzati per il proprio comportamento conforme ai suoi insegnamenti, si sarebbero distinti per il loro stile di vita piuttosto che per la loro raffinata teologia.

I discepoli di Gesù si sarebbero distinti nel mondo come persone che avrebbero costruito la propria casa sulla roccia, ovvero persone che avrebbero fatto delle parole di Gesù non tanto argomenti teorici sui quali dibattere, ma ne avrebbero fatto fondamenta stesse della loro vita. E tu? Sei solo un chiacchierone o hai preso davvero a cuore le parole di Gesù e la sua opera per la tua salvezza? Stai costruendo sulla roccia o sulla sabbia?

Grazie. Ciao a tutti. alla prossima

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