Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Fino alla fine

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Questa voce fa parte 65 di 65 nella serie Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 28, 16-20 – La Bibbia)

Sembra incredibile, ma siamo finalmente arrivati alla fine di questo lungo viaggio nel vangelo di Matteo. Gesù era risorto, era apparso ad alcune donne e aveva detto loro di andare ad avvertire gli altri discepoli. E quelle donne avevano fatto proprio così. Siamo quindi alle battute finali del vangelo, quelle in cui Gesù appare ai suoi apostoli svelando loro quale sarebbe stato il programma da quel momento fino alla fine dell’età presente,

Ne parliamo in questo 65° e ultimo episodio della serie sul vangelo di Matteo.

Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato. (Matteo 28,16)

Vi ricordate? Nello scorso episodio, Gesù aveva detto alle donne di dire ai suoi fratelli di andare in Galilea dove lo avrebbero rivisto. In Galilea era cominciato tutto e in Galilea sarebbe ricominciato tutto. Il primo nucleo di discepoli di Gesù si era proprio formato in Galilea in Capernaum e dintorni, ricordate? Ora Gesù simbolicamente voleva ripartire da lì con i suoi discepoli per illustrare quale sarebbe stato il programma per il futuro.

Il programma avrebbe coinvolto tutti i discepoli di Gesù, non solo gli apostoli, ma era logico cominciare da loro, cominciare dal nucleo di coloro che erano stati più a stretto contatto con Gesù, i suoi collaboratori più fidati. Naturalmente qui si parla di undici apostoli e non più di dodici, perché nel frattempo Giuda si era suicidato, come abbiamo visto.

Cosa accadde in Galilea? Gesù si mostrò ai discepoli come aveva detto:

E, vedutolo, l’adorarono; alcuni però dubitarono.  (Matteo 28,17)

Colpisce molto il modo sintetico in cui Matteo riassume l’incontro dei discepoli con Gesù risorto. Lo videro e l’adorarono, alcuni però dubitarono. Ecco, questo può sembrare molto strano… Come potevano dubitare se Gesù era lì davanti a loro?

Però, se ci fate caso, anche negli altri vangeli, emerge in qualche modo questa incredulità di fondo. Gli apostoli avevano già dubitato quando le donne avevano raccontato loro ciò che era accaduto. Luca 24:11 ci dice: “Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non prestarono fede alle donne.”. Ma ora Gesù era proprio lì davanti a loro. Come potevano ancora dubitare?

Eppure lo stesso Luca, pochi versetti dopo, in Lc 24,36-40, ci riporta, in coerenza con Matteo, questa incredulità anche di fronte al Gesù risorto: “Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»  Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io! Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io».  E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi.

Come abbiamo letto, essi pensavano di vedere uno spirito. Possiamo davvero biasimarli? Insomma, essi non si fidavano nemmeno dei loro occhi. Era qualcosa di troppo strano per poter essere vero! Qualcosa di analogo lo avevamo letto nel vangelo di Matteo nel capitolo 14 quando Gesù aveva camminato sul mare. In quel caso, appena lo videro, i discepoli si erano spaventati e avevano pensato che fosse un fantasma! Poi Gesù li aveva rassicurati dicendo: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» ,

Se ci pensiamo bene è piuttosto comprensibile. Quando accadono cose che sono fuori dall’ordinario, un uomo che cammina sul mare o addirittura un uomo che risuscita, la prima reazione è quella di non credere nemmeno ai propri occhi! accadrebbe anche oggi! Molti oggi dicono:” Se Gesù si facesse vedere da me, allora crederei…” Sei sicuro? Sei davvero sicuro? Io credo che potresti trovare mille ragioni per dubitare lo stesso. Tutte le volte che accade qualcosa che potrebbe essere ricondotto a esperienze soprannaturali, gli uomini sono molto bravi a trovare altre spiegazioni. Talvolta preferiamo credere a spiegazioni molto improbabili piuttosto che accettare che Dio si è manifestato in qualche modo… Pertanto, non sorprendiamoci dei discepoli, perché noi non siamo diversi da loro.

Inoltre, ricordiamoci sempre che la risurrezione era davvero difficile da comprendere perché ciò esulava dalla loro comprensione delle scritture. È vero, Egli lo aveva detto, ma essi non avevano mai davvero compreso a cosa si riferisse, come leggiamo, ad esempio, in Marco 9:9-10 : “Poi, mentre scendevano dal monte, egli ordinò loro di non raccontare a nessuno le cose che avevano viste, se non quando il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Essi tennero per sé la cosa, domandandosi tra di loro che significasse quel risuscitare dai morti.” Capite? Si erano chiesti cosa significasse perché essi al più si aspettavano la risurrezione dei giusti alla fine dei tempi ma non avevano compreso che Gesù sarebbe risorto subito e in modo definitivo!

Ora si erano realizzate quelle parole di Gesù. Ora sarebbe venuto il momento per i discepoli di fare appello alla loro memoria, di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, di centellinare bene tutte le parole che Gesù aveva detto loro.

Comunque, al di là della titubanza iniziale, Gesù cominciò ad illustrare loro il programma in cui intendeva coinvolgerli. Infatti la risurrezione di Gesù era solo l’inizio:

E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. (Matteo 28,18)

Wow! È straordinario ciò che Gesù disse ai discepoli. Gesù ha assunto pieni poteri. Cosa significa avere ogni potere in cielo e in terra? L’espressione “in Cielo e in terra” è un merismo per indicare che Gesù ha pieni poteri dappertutto!

Alcuni tendono a pensare che Gesù avrà pieni poteri solo in futuro, mentre nel tempo presente in questo mondo domina il diavolo e Gesù è confinato in un angolo quasi impotente ad operare… Ma non è così. Gesù stava dicendo già duemila anni fa ai suoi discepoli che ogni potere gli era stato dato in cielo e in terra e possiamo essere certi che è così anche oggi.

Certo, ci sono aspetti di questo potere che Gesù non sta esercitando ancora oggi, perché oggi è ancora un tempo in cui le nazioni hanno i propri governi, mentre al suo ritorno sarà Gesù a regnare. Ma oggi Gesù esercita comunque il suo potere attraverso la sua comunità di discepoli, essendo loro guida nel portare avanti la missione che ha affidato loro. Infatti il primo ambito in cui Gesù esercitò il suo potere fu proprio nell’affidare una missione ai discepoli. Di cosa si tratta?

Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente». (Matteo 28,19-20)

Nonostante tutta l’incredulità dei discepoli, Gesù diede loro una responsabilità importante, quella di essere suoi ambasciatori in tutto il mondo.  Quanto amore egli ha avuto nei loro confronti! Egli conosceva le loro debolezze, e anche le nostre, ma sapeva che, potenziati dallo Spirito Santo, sarebbero comunque diventati dei formidabili testimoni del regno di Dio.

Il loro compito sarebbe stato quello di fare discepoli di Gesù tutti i popoli fino alla fine, fino al suo ritorno. Persone di ogni nazione e lingua sarebbero diventati discepoli del divino maestro, ovunque sarebbero sorte ambasciate del regno di Dio con persone che avrebbero imparato gli insegnamenti di Gesù e li avrebbero messi in pratica.

Dai brani paralleli negli altri vangeli (Lc 24:36-49) e dal libro degli Atti degli apostoli (At 1:3) apprendiamo che Gesù, dopo la risurrezione, incontrò i discepoli, passò del tempo con loro e li istruì per circa quaranta giorni. Furono giorni fondamentali per fare comprendere loro, attraverso l’aiuto delle scritture (come ci ricorda Lc 24:45-47), ciò che Gesù aveva fatto, in modo che essi potessero mettere da parte ogni titubanza. Furono giorni fondamentali per prepararli a diventare quei testimoni fenomenali attraverso la cui testimonianza il vangelo è davvero arrivato fino alle estremità della terra e, a distanza di venti secoli, è giunto fino a noi. 

Infatti il libro degli Atti ci conferma che i discepoli, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, svolsero con grande dedizione la missione che il Signore Gesù aveva affidato loro. Predicarono il vangelo prima in Gerusalemme, poi spingendosi in Samaria, per andare in seguito nel resto dell’impero romano con lo scopo di raggiungere tutto il mondo conosciuto.

Molti avrebbero creduto alla loro predicazione e, come si legge nel libro degli Atti, in conseguenza della loro fede molti si sarebbero battezzati per testimoniare della loro fede in Gesù Cristo e della nuova vita che il Signore dava loro. Nella comunità dei discepoli nel primo secolo, la fede in Gesù e il battesimo erano due realtà che andavano di pari passo: coloro che credevano, si battezzavano, ovvero di immergevano in acqua, per testimoniare con quel gesto simbolico il cambiamento che era avvenuto in loro, attraverso la loro identificazione con la persona e l’opera di Gesù. 

Si noti che questo brano si riferisce ad un battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, mentre in altri brani del nuovo testamento , ad esempio nel libro degli Atti, si parla di battesimo nel nome di Gesù. Così può capitare di sentire alcuni che dibattono su quale sia la formula giusta da usare nel battesimo… Addirittura in passato qualcuno aveva dubitato della formula presente in Matteo. Ma onestamente, oggi, persino gli studiosi più scettici, anche non cristiani, ritengono che la forma originale di Matteo 28:19 sia proprio questa. Si tratta piuttosto di capire come interpretarla. Ma qual’è il problema? Onestamente credo che nel nuovo testamento l’accento non sia su una formula da pronunciare ma su ciò che il battesimo cristiano esprime. Chi si immerge deve sapere perché lo fa e cosa rappresenta, non sono le formule a conferirgli qualcosa.

Mi preme sottolineare che quando nella bibbia si parla di fare qualcosa nel nome di qualcuno, ci si appella all’autorità di quel qualcuno. Nel nuovo testamento, dal libro degli Atti in poi è evidente che i discepoli di Gesù dopo la sua risurrezione svilupparono un’opinione molto elevata della divinità di Gesù. Nel suo nome pregavano, scacciavano i demoni, guarivano i malati, battezzavano. Per loro fare qualcosa nel nome di Gesù o fare qualcosa nel nome del Signore o nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, non costituiva una contraddizione ma solo modi diversi di riferirsi sempre all’unico vero Dio e quindi alla medesima autorità. Non si ha la sensazione che per i discepoli fosse importante la formula utilizzata per il battesimo, ma piuttosto la sostanza, l’autorità divina a cui si appellavano e il significato di unione con il Signore Gesù nella sua morte e nella sua risurrezione che il battesimo rappresentava.

Inoltre è stato fatto notare da diversi studiosi che la frase “nel nome di” era una frase con valore legale che si trovava nei documenti riguardanti i passaggi di proprietà. I discepoli di Gesù nel battesimo esprimono proprio questo senso di appartenenza, questo passaggio di proprietà dalle tenebre alla luce. Nel comandare ai discepoli la necessità di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo l’utilizzo della parola “nome” è al singolare perché esprime appartenenza all’unico vero Dio che si manifesta in tre persone come Padre, Figlio e Spirito Santo. Non è una questione di formule da usare, ma piuttosto una dichiarazione di appartenenza all’unico vero Dio. Questo concetto di un unico Dio che si manifesta in tre persone, che i discepoli di Gesù hanno sviluppato fin dal primo secolo, non dipende da questo versetto di Matteo ma è evidente da un’analisi a 360° delle scritture bibliche. Quando Pietro in Atti 2:38 comanda ai primi convertiti di essere battezzati nel nome di Gesù esprime con parole diverse il medesimo concetto di appartenenza al medesimo Dio che nella persona di Gesù si era manifestato. Credo che il problema di quale formula usare fosse l’ultimo dei loro problemi.

Leggendo il libro degli Atti notiamo che la comunità dei  discepoli crebbe velocemente perché “Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati.” (At 2:47).  Che bello pensare a quante persone il Signore ha salvato attraverso la predicazione dei discepoli di Gesù.

Anche noi oggi, se siamo cristiani, dobbiamo considerare con serietà l’incarico che Dio aveva affidato ai suoi discepoli. Anche noi abbiamo la responsabilità di parlare di Gesù,  di ciò che lui ha fatto dando la vita per i peccati dell’umanità, del suo regno eterno, della risurrezione e della salvezza eterna che possono avere tutti coloro che credono in Lui.  Tale incarico non riguarda solo coloro che sono missionari in terra straniera, perché anche noi oggi, siamo in missione in un mondo lontano da Dio a partire dai nostri parenti, dai nostri amici, dai nostri colleghi, insomma a partire da tutti coloro che conosciamo. E anche noi, come i primi discepoli, abbiamo bisogno che il Signore operi con potenza nelle nostre vite con il suo Spirito Santo affinché possiamo essere strumenti per portare la sua salvezza ad ogni creatura. Anche noi siamo coinvolti nel fare suoi discepoli tutti i popoli.

Per compiere questa missione non abbiamo solo bisogno di accettare una dottrina, un insegnamento, ma abbiamo bisogno di realizzare un rapporto con Gesù. Egli non ci abbandona ma è con noi in questa missione. Egli è presente nel mondo e lavora attraverso di noi. Dobbiamo avere fede, dobbiamo avere il coraggio di affidarci a Gesù , sapendo che, da parte sua, il Signore Gesù ha promesso di essere con noi, di essere con i suoi discepoli, tutti i giorni fino alla fine dell’età presente. E possiamo esser certi che Egli mantiene le sue promesse.

Sono duemila anni che il vangelo viene predicato e ci sono stati milioni e milioni di persone che hanno creduto in Gesù. Ancora oggi, in mezzo a tanto scetticismo, ci sono ogni giorno persone che riconoscono Gesù come Salvatore e Signore. Lo Spirito Santo ancora oggi attrae le persone verso Gesù, Gesù sta esercitando ancora il suo potere di persuasione. Non è questo la conferma della presenza di Gesù in mezzo ai suoi discepoli, proprio come aveva promesso?

Vi ricordate quando Gesù, in Matteo 13,31-32, aveva paragonato il regno di Dio ad un granel di senape? Il granel di senape è piccolo quando viene seminato, ma poi cresce e diventa un albero grande, tra i cui rami gli uccelli possono andare a ripararsi. Sì, è proprio così che sta crescendo oggi il regno di Dio in attesa del ritorno del Re. E quando Gesù tornerà troverà milioni e milioni di discepoli che lo aspettano e sono pronti a regnare con Lui nel mondo a venire. E tu, sarai tra questi? Spero proprio di sì.

Al termine di questa serie voglio davvero ringraziarvi per avermi accompagnato in questo viaggio. Spero che questa serie di 65 episodi sul vangelo di Matteo vi sia stata utile per avere un’idea generale dei contenuti di questo vangelo. Non pretendo di essere stato esauriente ma credo comunque di aver dato molti spunti per la vostra riflessione personale. Se siete già dei cristiani, dei discepoli di Gesù, credo che non vi abbia fatto male leggere con calma tutto il vangelo seguendone lo sviluppo dall’inizio alla fine e sono sicuro che vi ha avvicinato ancora di più alla persona di Gesù. Se non siete dei cristiani, spero comunque che questa serie vi sia stata utile per avvicinarvi alla persona e all’opera di Gesù. Comunque sia, se ritenete che questa serie sia utile consigliatela a qualche vostro amico in modo che possa diffondersi. Ci sono molte ore di lavoro dietro una serie così lunga e spero che questo lavoro possa ancora servire a molti anche in futuro.

Credetemi, conoscere Gesù può davvero cambiare la vostra vita in un modo non paragonabile a nessun’altra esperienza umana. Prego affinché tra di voi ci sia qualcuno che prosegua la sua ricerca e sperimenti quella conoscenza che può davvero dare un senso alla vostra vita e condurvi ad una pace che supera ogni umana intelligenza.

Un abbraccio a tutti voi.

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