- Il Re è qui!
- Il suo nome è Gesù
- Re dei Giudei, Re del mondo intero
- Gesù e quelle strane profezie
- Vipere nel regno dei cieli?
- Gesù fa le cose per bene!
- Gesù il Re parte col botto!
- Beati quelli dalla parte giusta
- Non sono venuto ad abolire
- Gesù smaschera l’adulterio
- Siate perfetti come Dio?
- Questo è il premio che ne hanno
- Cercate prima il regno di Dio
- Due pesi e due misure?
- Chiedete e vi sarà dato?
- La regola d’oro
- Stai costruendo sulla roccia?
- Autorità di Gesù in azione
- Gente di poca fede
- Le risposte di Gesù
- Gesù tra fede e scetticismo
- Il raccolto è grande: cercasi operai.
- Pecore in mezzo ai lupi
- Gesù e i nostri dubbi
- Il regno dei cieli rifiutato e maltrattato
- Stanchi e oppressi? Io vi darò riposo.
- La religione, le regole e la misericordia
- Il peccato imperdonabile
- Vogliamo un segno?
- La parabola del seminatore
- Cos’è il regno dei cieli?
- Gesù il Messia rifiutato
- Il nostro poco può essere molto!
- Non abbiate paura
- Cosa contamina l’uomo?
- Non solo le briciole!
- Chi è Gesù per te?
- Ha senso un Messia che muore?
- Cosa significa “prendere la croce”?
- Trasfigurazione: Il Re si manifesta!
- Perché non ci siamo riusciti?
- Perché Gesù pagava la tassa per il tempio?
- Diventare piccoli per essere grandi?
- Perdonare non è facile ma è necessario
- Il divorzio è sempre un doloroso “piano B”
- Cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?
- Meglio la grazia che la paga!
- Vuoi essere servito? Diventa servo!
- Osanna al Figlio di Davide!
- Gesù al contrattacco!
- Perché mi tentate, ipocriti?
- Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
- Il discorso profetico di Gesù
- Parabola delle dieci vergini, dei talenti e il giudizio di Gesù
- Uno di voi mi tradirà
- Fate questo in memoria di me
- Lo spirito è pronto, la carne è debole
- Vedrete il Figlio dell’uomo!
- La fine di Giuda e l’inizio di Pietro
- Gesù o Barabba?
- Dio mio, perché mi hai abbandonato?
- L’ultimo respiro di Gesù
- Giuseppe d’Arimatea e i discepoli che non ti aspetti
- È risorto come aveva detto
- Fino alla fine
(Testo di riferimento: Matteo 24,1-51 – La Bibbia)
Siamo arrivati ai capitoli 24 e 25 di Matteo nei quali troviamo l’ultimo dei cinque grandi discorsi di Gesù attorno ai quali si sviluppa il vangelo di Matteo. Si tratta del cosiddetto discorso profetico di Gesù. Ne parliamo in questo episodio 53 della serie sul vangelo di Matteo .
Mentre Gesù usciva dal tempio e se ne andava, i suoi discepoli gli si avvicinarono per fargli osservare gli edifici del tempio. Ma egli rispose loro: «Vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sia diroccata».
Mentre egli era seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si avvicinarono in disparte, dicendo: «Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?» (Matteo 24,1-3)
Il capitolo 23 si era chiuso con il lamento di Gesù rivolto verso la città di Gerusalemme. Ricordate? Il comportamento dei capi del popolo nei confronti di Gesù era simile a quello che i loro padri avevano sempre avuto nei confronti dei profeti che Dio aveva mandato loro e questo avrebbe portato il giudizio di Dio su di loro. Il capitolo 24 si apre sul medesimo tema, infatti Gesù di fatto predice che quel tempio, di cui anche i suoi discepoli andavano così fieri, sarebbe presto stato distrutto.
Quella risposta colpì i discepoli che vollero approfondire con lui la questione. Considerando la storia passata e le profezie, essi percepivano la distruzione di Gerusalemme e del tempio come eventi catastrofici, direttamente connessi alla fine dell’età presente, la fine del mondo così come lo conosciamo, e all’inaugurazione del mondo a venire con il regno del Messia. Ecco perché l’affermazione di Gesù inerente il tempio li aveva spinti a chiedere lumi sulla sua venuta, ovvero sulla manifestazione del suo regno, e sulla fine dell’età presente. Vediamo come rispose Gesù.
Gesù rispose loro: «Guardate che nessuno vi seduca. Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”. E ne sedurranno molti. Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori. Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome. Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda. Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine. (Matteo 24, 4-14)
Quando i discepoli chiedono a Gesù quale sarà il segno della sua venuta, visto che Gesù non era ancora morto e risorto, essi non distinguevano tra prima e seconda venuta di Gesù intervallata da un certo periodo di tempo, cosa che comprenderanno solo in seguito, ma semplicemente si riferivano alla sua manifestazione come Re. Non dobbiamo quindi stupirci del fatto che la risposta di Gesù, in prima battuta, sia piuttosto sintetica e colleghi eventi che si sarebbero realizzati in un futuro prossimo, nel primo secolo, ad eventi riservati per un tempo più lontano in vista della fine vera e propria.
Nella prima parte della sua risposta, quella che abbiamo appena letto, Gesù diede ai suoi discepoli delle istruzioni per non farsi ingannare durante la crisi nazionale che li aspettava nei decenni successivi. Infatti, gli Israeliti, basandosi su brani come Isaia 66:8 e Geremia 30:7, si riferivano alle “doglie di Giacobbe” come un periodo di sofferenza nazionale che anticipava l’instaurazione del regno del Messia. Anche brani come Daniele 12:1 facevano pensare ad un tempo di angoscia per Israele alla fine dei tempi. Nel vedere Gerusalemme e il tempio distrutti, i discepoli avrebbero quindi potuto pensare che la fine dei tempi fosse imminente.
Gesù quindi li mise in guardia: i discepoli non si sarebbero dovuti lasciare ingannare da voci false inerenti la venuta del messia che sarebbero fiorite negli anni a venire. Infatti quello non sarebbe stato ancora il tempo della fine dell’età presente e della sua venuta. Inoltre non si sarebbero dovuti far impressionare da guerre e rumori di guerra, così come da eventi come terremoti e carestie. Infatti, come accade anche ai nostri giorni, è fin troppo facile interpretare eventi disastrosi come presagi di una fine imminente, errore che molti hanno compiuto nel corso della storia; ma si tratta di eventi frequenti nella storia umana che non necessariamente indicano la fine del mondo.
Gesù spiegò che quegli avvenimenti dovevano solo essere considerati principio di dolori, ma non segni della fine imminente. Infatti i suoi discepoli avrebbero dovuto affrontare grande difficoltà ed opposizione, tuttavia avrebbero continuato a predicare la buona notizia inerente il regno di Dio fino a raggiungere il mondo intero, ovvero tutte le genti. Solo a quel punto, sarebbe venuta la fine.
Ciò che colpisce è che le parole di Gesù si avverarono in pieno. Pochi decenni dopo, Gerusalemme fu devastata dalla guerra civile, dal fiorire di falsi movimenti messianici e dalla guerra con Roma che ridusse la città alla fame e allo stremo delle forze con l’assedio dei Romani che finì, nel 70 d.c., con la distruzione della città e del tempio. Ma i suoi discepoli avevano fatto tesoro delle sue parole, si fecero trovare pronti e non si fecero ingannare dagli eventi. Come si legge nel libro degli Atti, molti discepoli di Gesù che vivevano a Gerusalemme nei primi anni dopo la sua risurrezione, attendevano quegli eventi come è confermato dal fatto che si erano preparati a lasciare la città vendendo le loro proprietà (Vedi Atti 4:32-35). Inoltre la persecuzione aveva già costretto gran parte di loro a lasciare Gerusalemme molto tempo prima (At 8:1). Così quando Gerusalemme cadde nel 70 d.c., gran parte dei cristiani erano già lontani dalla città. Nel periodo tra la risurrezione di Gesù e la caduta del tempio essi affrontarono con grande coraggio la dura persecuzione in Gerusalemme da parte dei loro connazionali. Poi, per sfuggire alla persecuzione andarono fuori dalla Giudea (At 8:1), raggiungendo con il vangelo la Samaria per poi espandersi nel resto dell’impero con l’ambizione di predicare a tutte le genti come Gesù aveva comandato loro. E, come Gesù aveva predetto, essi erano stati poi perseguitati e maltrattati anche nel resto dell’impero, letteralmente da tutte le genti.
Insomma, i discepoli di Gesù già nell’immediato futuro dopo la risurrezione e l’ascensione di Gesù affrontarono tempi molto difficili e diventarono oggetto di odio diffuso, vivendo sulla propria pelle ciò di cui Gesù stava parlando. La storia ci dimostra che fecero tesoro delle parole di Gesù, rimanendo ancorati alla sua promessa: “chi avrà perseverato sino alla fine, sarà salvato.” Il brano parallelo di Luca 21:19 esprime in questo modo il medesimo concetto: “Con la vostra costanza salverete le vostre vite”. La perseveranza, la costanza che scaturisce da una fede sincera nel Signore Gesù sostenne quei discepoli anche nelle grandi prove che affrontarono e il Signore si prese cura di loro.
In questa prima parte della sua risposta, quindi, Gesù fece una sintesi molto rapida degli avvenimenti che avrebbero accompagnato i discepoli da quel tempo fino alla fine, facendo già capire che gli eventi terribili a cui avrebbero assistito nei decenni successivi, inclusi la distruzione del tempio e di Gerusalemme, non avrebbero comunque sancito la fine dell’età presente e la manifestazione finale del regno di Dio. Infatti quegli eventi sarebbero stati solo un “principio di dolori”, ma la fine dei tempi sarebbe arrivata solo quando il vangelo avrebbe raggiunto tutte le genti.
Per i discepoli era certamente difficile comprendere questo aspetto in quel momento, ma noi oggi, anche alla luce del resto del nuovo testamento, sappiamo che il regno di Dio è in effetti stato inaugurato nel primo secolo con la prima venuta di Gesù ma ancora oggi i suoi discepoli svolgono il ruolo di ambasciatori del Re in attesa del suo ritorno. Sappiamo quindi che ci sarà una sua seconda venuta.
Queste indicazioni di Gesù furono quindi utili per i suoi discepoli nell’immediato futuro, nel primo secolo, ma rimangono valide anche per tutte le generazioni successive di discepoli in attesa della sua seconda venuta. La storia della chiesa, la storia della comunità dei discepoli di Gesù, è sempre stata caratterizzata dalla persecuzione fin dai suoi albori, ma il Signore ha sempre mantenuto la sua promessa nei confronti dei suoi discepoli fedeli e la chiesa non è mai stata spazzata via dalla persecuzione. Da allora, ogni generazione di cristiani ha vissuto, continuando a predicare il vangelo a tutte le genti, in tutto il mondo, nonostante le persecuzioni, nell’attesa del ritorno di Gesù, nell’attesa che venga davvero la fine.
Dopo questa sintesi in cui Gesù chiarì che ci sarà un tempo più o meno lungo tra il principio di dolori e la fine dei tempi, durante il quale i suoi discepoli avrebbero predicato il vangelo in tutto il mondo, Gesù riprese il tema della distruzione del tempio, focalizzandosi su alcuni dettagli:
Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo (chi legge faccia attenzione!), allora quelli che saranno nella Giudea, fuggano ai monti; chi sarà sulla terrazza non scenda per prendere quello che è in casa sua; e chi sarà nel campo non torni indietro a prendere la sua veste. Guai alle donne che saranno incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno né di sabato; perché allora vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati. (Matteo 24, 15-22)
Qui Gesù fece un riferimento chiaro alla dissacrazione del tempio, e quindi alla sua distruzione, che sarebbe avvenuta pochi decenni dopo. Si noti che il brano parallelo nel vangelo di Luca mette invece l’accento sulla distruzione della città: “Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina.” (Lc 21:20) La distruzione del tempio e la distruzione della città sono due lati della stessa medaglia.
Gesù si riferì alla profezia di Daniele 11:31 e Daniele 12:11. Quell’espressione, abominazione della desolazione, indica la collocazione di qualcosa di abominevole, qualcosa di estraneo che avrebbe contaminato il tempio di Gerusalemme, rendendolo inutilizzabile. Chi ricorda un po’ di storia, sa che la profezia di Daniele inerente la dissacrazione del tempio si era già verificata in modo piuttosto preciso tra il quinto e il secondo secolo a.c. , al tempo delle guerre tra Tolomei e Seleucidi. In particolare nel secondo secolo a.c., Antioco IV Epifane aveva già contaminato il tempio arrivando addirittura a sacrificare in esso animali impuri. Ciò aveva causato la ribellione guidata dalla famiglia giudaica dei Maccabei che poi portò alla riconsacrazione del tempio nel 164 a.c. che viene ricordata, ancora oggi, dalla festa ebraica di Hannukah.
Il modo in cui Gesù fece riferimento alla profezia di Daniele conferma quindi la caratteristica di molte profezie bibliche che non si riferiscono solo a singoli eventi nel futuro ma stabiliscono piuttosto schemi che si ripetono più volte nella storia, con alcuni dettagli che si compiranno solo alla fine dei tempi. Parlando di “abominazione della desolazione” Gesù si stava riferendo a qualcosa che era già accaduto in passato, facendo comprendere che qualcosa di analogo sarebbe accaduto nuovamente in futuro. Probabilmente è proprio per questo motivo che, come abbiamo letto, la fonte utilizzata da Matteo esorta chi legge la profezia di Gesù a prestare particolare attenzione.
L’avvertimento di Gesù servì a preparare i discepoli. Essi avrebbero dovuto tenere gli occhi ben aperti perché una dissacrazione del tempio sarebbe stata il segno della fine imminente del tempio e della città stessa dalla quale avrebbero potuto scampare solo scappando il più in fretta possibile, senza fermarsi neanche a prendere dei vestiti di ricambio! Come è ovvio, la fuga sarebbe stata difficile per chiunque avesse avuto impedimenti fisici, come una gravidanza in corso, o se fosse dovuta avvenire in inverno, pertanto i discepoli avrebbero dovuto cominciare a pregare il Signore affinché li preservasse dal trovarsi ad affrontare la fuga in simili circostanze.
La storia ci dice che le parole di Gesù si avverarono in pieno. Infatti il periodo precedente la distruzione del tempio nel 70 d.c. fu caratterizzato da movimenti messianici che si ribellarono a Roma e che furono anche causa di una terribile guerra civile in Israele che mise in ginocchio Gerusalemme e ridusse gli abitanti alla fame al punto che, secondo lo storico Giuseppe Flavio, alcuni arrivarono a cibarsi di carne umana per sopravvivere. Quello fu davvero un periodo di intensa tribolazione per Israele. Il tempio fu dissacrato da giudei zeloti nel 67-68 d.c. che lo trasformarono nel loro quartier generale. Chi aveva ascoltato le parole di Gesù a quel punto si era messo in salvo, infatti secondo il racconto dello storico Eusebio (Storia ecclesiastica 3.5.3) in quegli anni molti Giudei cristiani fuggirono da Gerusalemme per andare verso “una città della Perea chiamata Pella”. Infine Roma intervenne in modo deciso con l’assedio di Gerusalemme che portò alla distruzione della città e del tempio nel 70 d.c.
Qui però abbiamo una difficoltà che porta i teologi in direzioni differenti. Infatti, continuando a leggere vedremo che Gesù collegherà questa grande tribolazione, addirittura irripetibile nella storia, direttamente agli eventi che anticipano la sua venuta. Ci sono quindi coloro che pensano che Gesù colleghi la distruzione di Gerusalemme nel primo secolo all’instaurazione del regno spirituale di Gesù attraverso la chiesa, mentre ci sono altri che credono che Gesù si riferisca effettivamente alla sua seconda venuta alla fine dell’età presente.
Qual’è la mia posizione in proposito? Si tratta di temi che richiedono una certa umiltà quindi non pretendo io di darvi la risposta definitiva. Qualunque sia la vostra posizione su questi temi, credo che se ne possa parlare con serenità, anzi vi invito a lasciare i vostri commenti in proposito. Proseguiamo la lettura, poi io farò alcune osservazioni che possono essere utili per le vostre considerazioni personali, senza la pretesa di essere esaustivo, e ben sapendo che qualcuno potrebbe essere in disaccordo:
Allora, se qualcuno vi dice: “Il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l’ho predetto. Se dunque vi dicono: “Eccolo, è nel deserto”, non v’andate; “Eccolo, è nelle stanze interne”, non lo credete; infatti, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Dovunque sarà il cadavere, lì si raduneranno le aquile. Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli. (Matteo 24,23-31)
Gesù con queste parole rassicurò i suoi discepoli, infatti essi non dovevano essere preoccupati e non dovevano farsi attirare da falsi segnali o prodigi e da voci inerenti falsi messia. Infatti la venuta di Gesù sarebbe stata improvvisa come un lampo ma anche chiara, visibile e ben discernibile dai suoi discepoli, non nascosta e riservata a pochi iniziati. La venuta di Gesù per i suoi discepoli sarebbe stata evidente e naturale come è naturale per alcuni rapaci individuare le carogne di altri animali per cibarsene.
Ma a cosa si riferiva Gesù parlando della venuta del Figlio dell’Uomo? Riferendosi al Figlio dell’Uomo, Gesù stava rievocando la profezia di Daniele 7. Secondo la profezia di Daniele 7:13-14, quando verrà sulle nubi con grande potenza e gloria, il Figlio dell’uomo, ovvero il Messia, avrebbe sostituito proprio i regni di questo mondo per stabilire il proprio regno con il suo popolo (Da 7:27). Ma, in riferimento a tale profezia, alcuni vedono la sua realizzazione nel regno spirituale di Gesù già oggi attraverso la sua chiesa, mentre altri vedono la completa realizzazione della profezia solo alla fine dei tempi quando Gesù tornerà in gloria.
Pur comprendendo le ragioni di chi la pensa diversamente, personalmente questo brano mi fa pensare di più alla manifestazione gloriosa di Gesù alla fine dei tempi per diversi motivi.
Come abbiamo letto in precedenza, i discepoli avevano chiesto a Gesù di rivelare loro il segno della sua venuta e della fine dell’età presente, infatti per loro la distruzione del tempio era direttamente connessa alla manifestazione del regno di Dio. Ma Gesù, come abbiamo visto nella prima parte del capitolo, aveva già fatto intendere che gli eventi distruttivi a cui avrebbero assistito avrebbero costituito solo un principio di dolori ma non avrebbero indicato la fine. Anzi, a partire da quegli eventi, la comunità dei suoi discepoli avrebbe predicato la buona notizia del regno di Dio in tutto il mondo, e solo allora sarebbe venuta la fine. Come abbiamo detto, anche se il concetto verrà sviluppato solo in seguito nel resto del nuovo testamento, si intravede qui una seconda venuta di Gesù distanziata di un certo periodo di tempo dalla prima.
Inoltre, nel brano di Luca 21:24 Gesù si riferisce ad un tempo indeterminato in cui, dopo la caduta di Gerusalemme, i Giudei sarebbero stati “condotti prigionieri fra tutti i popoli; e Gerusalemme sarà calpestata dai popoli, finché i tempi delle nazioni siano compiuti.” Se consideriamo che, dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.c., Israele cessò di esistere come nazione per quasi venti secoli, ha sopportato eventi terribili come la shoah, e anche dopo la seconda guerra mondiale Israele non ha mai avuto pace fino ai nostri giorni, ci rendiamo conto che la tribolazione di Israele cominciata nel primo secolo non è mai davvero finita. Inoltre i tempi dei pagani, ovvero delle nazioni, persistono tuttora in attesa del ritorno di Gesù. Ancora oggi il tempio giace distrutto in Gerusalemme in un’area dove la tensione è sempre ai massimi livelli e Israele deve sempre lottare per mantenere la sua identità di stato sovrano.
Credo quindi che sia possibile aspettarsi una grande tribolazione finale, un periodo di sofferenza finale in quella zona proprio in prossimità della seconda venuta di Gesù, tenendo presente il principio già illustrato in precedenza, secondo cui gli eventi storici della storia di Israele erano considerati anche profetici, nel senso che ci sono schemi che si ripetono più volte nella storia. La storia di Israele dimostra il modo in cui Dio ha agito in passato, diventando anticipazione di come agirà in futuro.
Gesù stesso, rivolgendosi alla città di Gerusalemme che lo stava rifiutando, aveva dichiarato: “Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». (Mt 23:39). Quando si sono realizzate quelle parole? Quando Israele ha rivisto Gesù? Forse con quelle parole Gesù voleva anticipare che alla fine dei tempi, trovandosi in estrema difficoltà, molti Israeliti lo avrebbero ancora invocato come Messia ed egli allora sarebbe venuto in gloria manifestando il suo regno in modo visibile? Questo collegherebbe l’ultima tribolazione finale, alla fine dei tempi, proprio con la venuta del Messia, con la sua manifestazione come Re in modo visibile, come molti teologi credono.
Gesù collegò il periodo di tribolazione finale a segni di distruzione che precederanno la sua venuta. Il linguaggio usato, che si riferisce al sole e alla luna che vengono oscurati e agli astri che cadono dal cielo, vengono interpretati dagli studiosi in vario modo. Letteralmente potrebbero indicare eventi cosmici che accompagneranno la fine dell’età presente in accordo con una lettura più letterale del libro dell’apocalisse e di brani profetici dell’antico testamento come Zaccaria 14:6, ma potrebbero anche indicare simbolicamente la fine dei governi umani e la sconfitta delle potenze spirituali proprio in corrispondenza dello stabilimento finale del Regno di Dio. D’altra parte Gesù utilizzò un linguaggio che ricorda quello utilizzato in Isaia 13:10 per la caduta di Babilonia e in Isaia 34:4 per la caduta di Edom.
Comunque sia, ad oggi i regni di questo mondo mantengono ancora la loro forza e non sono stati spazzati via dal regno di Gesù, spirituale o visibile che sia, quindi credo che ci possa essere un effettivo riferimento al futuro in cui Gesù stabilirà il suo regno visibile in corrispondenza della sua seconda venuta.
D’altra parte, il riferimento a tutte le tribù della terra che faranno cordoglio di fronte al Figlio dell’Uomo che si manifesta con gran potenza e gloria, sembra proprio il momento in cui Gesù sancisce la fine definitiva dei regni di questo mondo. Allo stesso tempo la realizzazione della promessa di raccogliere i suoi eletti fa pensare proprio alla fine dell’età presente per entrare nel mondo a venire.
Quando Gerusalemme è caduta nel primo secolo, i discepoli conoscevano queste parole di Gesù quindi sapevano di doversi preparare ad un periodo più o meno lungo in attesa della manifestazione di Gesù come Re. Se da una parte il regno di Gesù è stato effettivamente inaugurato con la sua prima venuta, come molti teologi sottolineano, è anche vero che i suoi discepoli dovevano prepararsi ad un tempo di annuncio del vangelo in attesa del suo ritorno. Mi sembra quindi plausibile che Gesù abbia, nelle sue parole, volutamente lasciato la porta aperta per una rielaborazione successiva da parte dei suoi discepoli. Solo in seguito, infatti, essi avrebbero compreso che Gesù era venuto una prima volta per inaugurare il suo regno, ma allo stesso tempo, essendo morto e risorto, sarebbe tornato alla fine dell’età presente quando si sarebbe entrati nella dimensione definitiva del regno di Dio. Nel frattempo, essi, fedeli alle istruzioni di Gesù, in attesa della sua venuta, avrebbero continuato a predicare il vangelo fino alle estremità del mondo.
Ricordiamoci anche che gli ultimi giorni ,dal punto di vista degli scrittori del nuovo testamento, sono cominciati nel primo secolo, dopo la prima venuta di Gesù, ma non sono certamente finiti! Infatti gli autori del nuovo testamento, ispirati dallo Spirito Santo, utilizzarono il termine “ultimi giorni” o “ultimi tempi” proprio per indicare il periodo successivo alla prima venuta del Messia (es. Eb 1:2, 2Ti 3:1, 1Pt 1:20), un periodo che dura fino ai nostri giorni. Quindi, in un certo senso, quello fu solo l’inizio della fine, l’inizio degli ultimi giorni, i quali sono tuttora in corso.
Ripeto, si tratta di brani complessi e, se fate le vostre ricerche, troverete diverse interpretazioni a seconda delle varie posizioni teologiche. Per questo motivo io rispetto chi dovesse pensarla diversamente e mi aspetto che la cosa sia reciproca. Non vorrei certamente litigare con nessuno per queste cose.
C’è però una domanda fondamentale che, indipendentemente dalla nostra posizione teologica, dobbiamo farci: in tutto questo discorso di Gesù, cosa conta davvero? Qual’era l’obiettivo di Gesù? La risposta a questa domanda emerge chiaramente nell’ultima parte del capitolo e dovrebbe metterci tutti d’accordo.
Imparate dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte. Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. «Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo. (Matteo 24,36)
Il capitolo era cominciato con i discepoli desiderosi di sapere “quando” sarebbero accadute queste cose, ma Gesù in modo inequivocabile fece capire loro che il “quando” andava lasciato nelle mani di Dio. Addirittura non era necessario che neppure il Messia stesso, come Re di Israele, nelle limitazioni umane che accompagnano l’incarnazione, conoscesse i dettagli.
Anche in seguito, quando i discepoli di Gesù, dopo essere stati con lui per quaranta giorni dopo la risurrezione, avevano domandato informazioni sul tempo in cui Gesù avrebbe ristabilito un regno a Israele (At 1:6) , Gesù aveva risposto in modo analogo: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta (At 1:7).
Utilizzando un esempio dalla natura come similitudine, Gesù stimolò i suoi discepoli a prestare attenzione a quello che accadeva intorno a loro. Essi non dovevano tentare di indovinare una cronologia di eventi, ma sarebbero dovuti essere attenti per riconoscere alcuni segni quando si sarebbero manifestati. Osservando un fico, essi erano in grado di discernere che l’estate si stava avvicinando e, allo stesso modo, osservando i segni premonitori i discepoli sarebbero stati in grado di percepire che la venuta del Signore sarebbe stata alle porte. Quindi, nel momento in cui ci fosse stata un’ultima grande tribolazione seguita da quei segni di distruzione a cui Gesù si era riferito nei versetti precedenti, con i regni di questo mondo che si sarebbero sgretolati , essi potevano essere certi che non sarebbe passata una generazione prima che tutto fosse compiuto.
Ogni cristiano ha fiducia nelle parole di Gesù perché sa che persino i cieli e la terra passeranno un giorno, sostituiti da nuovi cieli e nuova terra, ma le sue parole non passeranno senza compiersi puntualmente. Fu così nel primo secolo e lo sarà ancora fino alla fine.
Comprendiamo allora che l’obiettivo di Gesù in tutto questo discorso profetico non era quello di invitare i suoi discepoli a speculare sugli eventi futuri, ma era quello di stimolarli a farsi trovare pronti in qualunque momento. Essi non dovevano preoccuparsi troppo del “quando”, ma piuttosto del “come”. Poco importava conoscere nei dettagli i tempi in cui Dio avrebbe sviluppato il suo piano; ciò che contava era farsi trovare pronti:
Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato; due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.
Il senso delle parole di Gesù è piuttosto chiaro. Alla sua venuta sarebbe accaduto qualcosa di simile a ciò che accadde ai tempi di Noè. La maggior parte delle persone avrebbe fatto la propria vita senza rendersi conto del fatto che il ritorno di Gesù fosse imminente, così come ai tempi di Noè le persone continuarono a vivere come sempre finché arrivò il diluvio. Ma, a un certo punto, improvvisamente, Gesù si manifesterà e saprà distinguere bene coloro che sono suoi discepoli da coloro che invece non lo sono. Così come ai tempi di Noè, Noè e la sua famiglia furono risparmiati dal diluvio, così Gesù giudicherà i suoi nemici ma risparmierà i suoi servi. Cosa devono quindi fare i suoi servi? Essi devono vegliare, stare attenti, in modo da farsi trovare pronti. Per illustrare meglio questo concetto, Gesù utilizzò un’ulteriore illustrazione:
Qual è mai il servo fedele e prudente che il padrone ha costituito sui domestici per dare loro il vitto a suo tempo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà così occupato! Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni. Ma, se egli è un servo malvagio che dice in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”; e comincia a battere i suoi conservi, a mangiare e bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se l’aspetta, nell’ora che non sa, e lo farà punire a colpi di flagello e gli assegnerà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.
I discepoli di Gesù sarebbero dovuti essere come quel servo fedele e prudente che, in attesa del suo padrone, ha fatto tutto il suo dovere. Se il servo avesse approfittato del fatto che il suo padrone stava tardando e si fosse comportato male, si sarebbe fatto sorprendere dal ritorno improvviso del suo padrone e ne avrebbe pagato le conseguenze. Gesù si aspettava semplicemente che i suoi discepoli fossero servi fedeli, non servi malvagi, pertanto si aspettava che essi avrebbero servito il Signore in attesa della su venuta, senza preoccuparsi di conoscere il giorno e l’ora. Così, in qualunque momento il Signore fosse venuto, li avrebbe trovati all’opera.
In conclusione, dobbiamo ammettere che generazioni di teologi e interpreti della bibbia si sono arrovellati nel corso dei secoli su questo capitolo del vangelo di Matteo e sui paralleli nei vangeli di Marco e Luca, arrivando spesso a conclusioni ben diverse tra loro. C’è chi in questo discorso di Gesù ha visto solo avvenimenti già realizzati nel primo secolo, i cosiddetti preteristi, chi ha visto solo avvenimenti futuri, i cosiddetti futuristi. Molti hanno invece assunto delle posizioni intermedie facendo riferimento ad avvenimenti già realizzati nel primo secolo ma anche ad una prospettiva futura, come ho fatto anche io.
Ripeto ancora una volta, su questi temi dobbiamo essere umili. Non pretendo che la mia spiegazione sia migliore di altre, ma spero che comunque sia stata utile per le vostre riflessioni. Personalmente, sono infatti convinto che la vera importanza di questo capitolo stia nelle conclusioni che Gesù stesso ne ha tratto, conclusioni valide per ogni cristiano che ami il Signore indipendentemente dalle sue convinzioni teologiche riguardanti gli avvenimenti legati alla fine dei tempi.
Infatti, al di là di quelle che possono essere le nostre particolari convinzioni teologiche, è importante che tutti concordiamo sull’importanza di vegliare in attesa del suo ritorno. Il “quando” va lasciato nelle mani di Dio, ma il “come” dipende da noi. Come ci faremo trovare quando Gesù tornerà?
Lo scopo di Gesù non era tanto quello di stimolare i discepoli a fare ipotesi sul futuro, ma quello di esortarli a prepararsi ad affrontarlo! I discepoli del primo secolo fecero tesoro delle sue parole. E noi cosa faremo? Noi cristiani rischiamo di passare troppo tempo a cercare di elaborare schemi sempre più elaborati per stabilire cronologie esatte degli eventi futuri, ma siamo sicuri che sia proprio quello ciò che Gesù si aspetta da noi? L’esortazione finale di Gesù getta luce sul vero scopo delle informazioni che egli ha condiviso con i suoi discepoli e, di riflesso, con tutti noi:”Vegliate”.
Il servo che veglia non ha bisogno di conoscere il “quando” perché è sempre pronto ad affrontare e riconoscere gli eventi quando il “padrone di casa” si farà vivo. Teniamo quindi gli occhi aperti sugli eventi che caratterizzano anche la storia contemporanea e restiamo sempre in sintonia e in comunione con il Signore in modo che, a tempo debito, sapremo riconoscere l’avvicinarsi della sua venuta.
Il servo del Signore sa che la propria salvezza dipende dall’opera di Gesù Cristo, non dalle proprie interpretazioni personali e limitate della sua parola. Piuttosto che arrovellarci e litigare su interpretazioni speculative in ottica futura, vegliamo e prepariamoci ad incontrare il Signore, evitando di farci trovare addormentati ma facendoci trovare pronti quando egli tornerà nel modo e nei tempi stabiliti.
Un abbraccio a tutti voi, preteristi o futuristi, amillenaristi o premillenaristi, o semplici discepoli di Gesù in attesa del suo ritorno. Alla prossima


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