Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Stanchi e oppressi? Io vi darò riposo.

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Questa voce fa parte 26 di 65 nella serie Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 11,20-30 –  La Bibbia)

Il regno di Dio è diverso dai regni di questo mondo. Spesso infatti i più piccoli, i più umili, quelli che la società non considera, anzi quelli che la società normalmente disprezza, sono proprio quelli che accolgono più facilmente Gesù e occupano i primi posti nel regno di Dio.

Ne parliamo in questo ventiseiesimo episodio del vangelo di Matteo.

Nel precedente episodio abbiamo visto che Gesù aveva appena fatto un bilancio del ministero di Giovanni il Battista concludendo che molti non lo avevano compreso, non avevano approfittato di quel ministero, e ora stavano per commettere lo stesso errore con Gesù stesso.

Infatti Gesù stava facendo molte opere in quella zona della Galilea, aveva fatoo molti miracoli, aveva guarito, aveva liberato. Ma quali erano i risultati?

Leggiamo il commento di Gesù stesso:

Allora egli prese a rimproverare le città nelle quali era stata fatta la maggior parte delle sue opere potenti, perché non si erano ravvedute:  «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute tra di voi, già da molto tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere. Perciò vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra. E tu, o Capernaum, sarai forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino all’Ades. Perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, essa sarebbe durata fino ad oggi. Perciò, vi dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della tua».. (Matteo 11, 20-24)

Corazin, Betsaida, Capernaum… tutti luoghi sulla costa nord occidentale del mar di Galilea; tutti luoghi in cui Gesù aveva fatto grandi opere. Certo, c’erano sempre folle disposte ad ascoltarlo e c’era la fila quando si trattava di essere guariti.

Ma, come accade spesso anche oggi, l’entusiasmo iniziale dopo una guarigione o dopo un miracolo, lasciava presto lo spazio alla vita di tutti i giorni, ai propri affari, al proprio modo di essere religiosi. Le persone facevano in fretta a dimenticare il bene ricevuto piuttosto che considerare l’incontro con Gesù come un punto di partenza per cambiare la propria vita e considerare più seriamente l’attesa del regno di Dio.

Evidentemente non erano tanto diversi da noi, vero?

Il parlare di Gesù è duro verso questo atteggiamento. Egli cita Tiro, Sidone, Sodoma, esempi di città malvagie e lontane da Dio che tutti conoscevano. Persino in città malvagie come quelle, se Dio avesse fatto le opere potenti che stava facendo in Israele, ci sarebbe stato un ravvedimento.

Qualcuno può pensare che Gesù stesse esagerando… Ma se leggete la storia di Giona nell’Antico Testamento trovate l’esempio di Ninive, la capitale assira, che si convertì quando Giona si recò in mezzo a loro ad annunciare il giudizio di Dio. Anche una città malvagia come Ninive aveva avuto la saggezza di ravvedersi per evitare la distruzione.

Le parole di Gesù non erano quindi così campate in aria. Gesù stava facendo davvero cose grandi in mezzo al suo popolo, stava facendo segni che dimostravano inequivocabilmente il fatto che Lui era il Messia. Eppure la gente non veniva scossa dal suo messaggio, non si univa al gioioso movimento di persone che lo seguivano, ma continuava la sua vita come se nulla fosse.

Le parole di Gesù sono molto serie: nel giorno del giudizio quelle persone avrebbero risposto di questo atteggiamento, avrebbero risposto del loro rifiuto nei confronti di Giovanni e soprattutto dello stesso Gesù. Essi stavano vivendo tempi straordinari. Dio si stava manifestando in modo potente in mezzo a loro, ma loro facevano spallucce e proseguivano la loro vita.

L’evangelista Matteo, nel raccogliere il suo materiale, collega a questo episodio un’altra dichiarazione di Gesù che in qualche modo ci mostra l’altro lato della medaglia. Anche se la maggioranza stava rifiutando il regno di Dio, c’era una minoranza che aveva capito:

 In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. (Matteo 11,25-26)

I capi religiosi, farisei, scribi, dottori della legge, sadducei, erano considerati tra i più sapienti in mezzo al popolo di Israele. Essi erano le guide, essi erano coloro da cui andava la povera gente per avere delle risposte. Ma proprio quelle persone importanti stavano ignorando Gesù e stavano trascinando il popolo a fare altrettanto.

Eppure Gesù trova motivi validi per rendere lode al Padre. Gesù non considera un fallimento la sua opera.

Egli sapeva che la maggioranza sarebbe andata dietro ai capi del popolo e lo avrebbe rifiutato. Ma ci sarebbe stata una minoranza che lo avrebbe seguito. Non sarebbero stati tra i potenti ma tra i piccoli, tra gli umili, tra quelli a cui nessuno avrebbe dato credito.

Le cose sarebbero andate in quel modo non perché Gesù aveva fallito, ma perché al Padre era piaciuto di agire in quel modo. Il piano di Dio sarebbe proseguito attraverso la testimonianza di umili pescatori, di persone senza alcuna istruzione, che presto avrebbero rivoltato il mondo con il loro messaggio. Una bella sfida eh? Una sfida degna di Dio.

Pensateci bene: l’esistenza stessa del cristianesimo ancora oggi è il miracolo più grande che Dio abbia mai fatto. Come ha fatto questo messaggio a giungere fino a noi? Si è sviluppato a partire da un’oscura provincia dell’impero romano, dalla testimonianza di gente umile che aveva creduto in Gesù e le cui vite erano state trasformate dall’incontro con Lui. Questo era il piano di Dio e questo piano si è rivelato vincente nei secoli.

Gesù proseguì:

Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo. (Matteo 11, 27)

Che straordinaria affermazione! Ci troviamo di fronte ad una di quelle frasi di Gesù che mettono in crisi la nostra ragione. Sono quelle frasi che Gesù diceva per mettere gli uomini sulla strada giusta, per fare comprendere ciò che non era facile esprimere senza farsi lapidare subito dalla folla.

Tanti profeti erano venuti ma nessuno aveva mai osato dire frasi di questo genere. Qui c’è un uomo che dice di aver ricevuto ogni cosa in mano dal Padre. Il Padre è Colui che è il Padrone dei cieli e della terra e ha messo ogni cosa nelle sue mani? Di fatto Gesù sta dicendo che in quel momento Lui rappresenta pienamente il Padre sulla terra. Ha pieni poteri. Vi rendete conto della portata di questa affermazione? Qualunque essere umano che dicesse oggi una cosa del genere, lo prenderemmo per pazzo, vero? Diremmo che quel tizio pensa di essere Dio stesso! Ebbene, proprio questa è la sensazione che Gesù dava ai suoi contemporanei.

Ci sono persone che insistono nel dire che Gesù non ha mai affermato la sua divinità, ma questo tipo di affermazioni non possono essere spiegate in un altro modo perché nessun uomo, per quanto possa essere importante, per quanto possa essere il Messia stesso, potrebbe fare un’affermazione del genere se fosse solo un uomo.

Gesù affermò infatti che la conoscenza del Padre passava attraverso la sua conoscenza. Conoscere il Figlio conduce al Padre perché il Padre e il Figlio sono intimamente connessi. Lui aveva la facoltà di rivelare il Padre agli esseri umani. Vi rendete conto? Quale personaggio della storia umana, anche della storia passata di Israele, poteva permettersi di fare un’affermazione del genere?

Certo, non erano cose facili da comprendere, ma chi avesse seguito Gesù in quel percorso, avrebbe conosciuto la verità. Dio si sarebbe rivelato a lui.

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero». (Matteo 11, 28-30)

In mezzo a tanta incredulità, Gesù stava invitando coloro che forse nella società erano i più oppressi, coloro che erano stanchi dell’ingiustizia, coloro che non ce la facevano più a essere in balìa dei potenti, coloro che non ne potevano più di una religione che non favoriva una crescita nel loro rapporto con Dio, insomma Gesù stava invitando proprio i più piccoli della società, i più umili, a cercare riposo in lui.

Anche se Gesù era il Re, non avrebbe messo un giogo su di loro per obbligarli ad ubbidirgli. Egli li invitava a prenderlo volontariamente, ponendo la propria fiducia in lui e scoprendo che quel giogo sarebbe stato dolce e il carico sarebbe stato leggero. Infatti Gesù era un Re diverso da tutti gli altri, non un Re duro e prepotente, ma un Re mansueto e umile di cuore, che li avrebbe accompagnati nella loro vita, sarebbe stato vicino a loro in ogni momento e lui stesso li avrebbe aiutati a portare i carichi che la vita avrebbe messo sulle loro spalle.

Quelle parole di Gesù sono valide ancora di oggi. Quanti di noi sono stanchi e oppressi? Quanti vorrebbero vedere la pace e la giustizia? Quanti sono stanchi della prepotenza e dell’ingiustizia che regna in questo mondo. Se siamo abbastanza piccoli da essere ricettivi alla voce di Dio, prestiamo ascolto e andiamo verso di lui. Quel Re che ha dato la sua vita per noi è il medesimo che ritornerà per rimettere a posto le cose. Andiamo a lui oggi: e troveremo finalmente riposo per la nostra anima.

Grazie per l’attenzione.

Ciao a tutti. Alla prossima

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