Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

La parabola del seminatore

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Questa voce fa parte 30 di 65 nella serie Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 13,1-23 – La Bibbia)

Come si sarebbe sviluppato il regno dei cieli? Fino a quel momento tutti i Giudei avevano aspettato un regno che si sarebbe manifestato in modo dirompente con la venuta del grande Re, il Messia, il quale avrebbe liberato Israele dai nemici e avrebbe instaurato il suo regno, il regno dei cieli, quello in cui è Dio a governare sulla terra in modo visibile.

Nel capitolo 13 di Matteo abbiamo il terzo dei cinque grandi discorsi di Gesù che troviamo in questo vangelo. Questo terzo discorso è interamente dedicato a parabole che riguardano il regno dei cieli e il suo sviluppo. Come vedremo, il piano che Gesù illustrerà in queste parabole era completamente diverso da ciò che i suoi ascoltatori si sarebbero aspettati.

Cominciamo a parlarne in questo trentesimo episodio della serie sul vangelo di Matteo, leggendo insieme la parabola del seminatore.

In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva. Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo… (Matteo 13:1-3)

Prima di proseguire, voglio fare una premessa.

Credo sia abbastanza ovvio che nei vangeli troviamo dei riassunti dei sermoni di Gesù, anche perché Gesù parlava intere giornate e i vangeli sarebbero molto più lunghi se i suoi discorsi fossero riportati integralmente. Inoltre, come è logico aspettarsi, egli ripeteva anche i medesimi insegnamenti in località diverse, a volte con parole diverse, il che spiega anche la varietà di alcuni detti di Gesù tra i vari vangeli.

Nel capitolo 13, Matteo riassume l’insegnamento di Gesù sul regno dei cieli raccogliendo insieme alcune parabole illustrative, molte delle quali probabilmente oggetto di insegnamento di Gesù nella medesima giornata.

In questo episodio ci concentreremo sulla parabola più conosciuta dell’intero gruppo di parabole, ovvero quella del seminatore e dei diversi terreni.

«Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. Un’altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un’altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi oda». (Matteo 13,4-9)

Questa è la parabola del seminatore. Nulla di difficile da capire se ci si ferma al suo significato letterale, infatti le problematiche spiegate da Gesù erano ben note a tutti coloro che avevano un minimo di conoscenze in campo agricolo. Quando si seminava occorreva prestare attenzione a dove finiva il seme perché finisse in buona terra e non fosse sprecato. E quindi? Gesù era preoccupato perché pensava che i suoi ascoltatori non sapessero queste cose? Voleva dare loro dei consigli affinché essi aumentassero la loro produttività agricola?

I discepoli di Gesù si rendevano conto del problema. La parabola rischiava di lasciare indifferenti gli ascoltatori di Gesù, proprio perché sembrava non aggiungere nulla alla loro conoscenza. Perché invece non parlava loro in modo chiaro?

Vediamo cosa rispose Gesù:

Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?» Egli rispose loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono. E si adempie in loro la profezia d’Isaia che dice:
“Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete;
guarderete con i vostri occhi e non vedrete;
perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile:
sono diventati duri d’orecchi e hanno chiuso gli occhi,
per non rischiare di vedere
con gli occhi e di udire con gli orecchi,
e di comprendere con il cuore e di convertirsi, perché io li guarisca”.
Ma beati gli occhi vostri, perché vedono; e i vostri orecchi, perché odono! In verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e udire le cose che voi udite, e non le udirono. (Matteo 13,10-17)

Gesù voleva essere capito dalla gente oppure no? Parlava forse in parabole per trarli in inganno? Voleva che udissero ma non comprendessero? Voleva che vedessero ma non discernessero? Voleva che non si convertissero così non sarebbero stati perdonati? Le sue parole erano davvero incomprensibili?

Cerchiamo di capire queste dure affermazioni di Gesù alla luce del contesto in cui sono inserite.

Gesù, come Giovanni Battista prima di lui, stava insistendo sulla necessità di ravvedersi per accogliere il regno di Dio, mentre la maggioranza degli Israeliti, influenzati da una classe politica spiritualmente compromessa, attendeva un Messia che li avrebbe liberati dai nemici , ma non si rendeva conto del bisogno di cambiamento interiore per relazionarsi con Dio. Molti di loro apprezzavano i miracoli e le guarigioni di Gesù, ma poi continuavano a vivere le loro vite senza preoccuparsi troppo della loro salute spirituale.

Come abbiamo visto, Gesù aveva già ricevuto molte critiche sul suo modo di operare, sul suo modo di intendere il sabato, e addirittura era già stato accusato di essere aiutato da Belzebù, principe dei demoni (Matteo 12:24). Ci rendiamo quindi conto di quante difficoltà stava incontrando la proclamazione del regno di Dio. Non era facile parlare direttamente alla folla di questi temi senza causare reazioni sbagliate.

Comprendiamo quindi l’utilità delle parabole. Esse erano storie tratte dalla vita di tutti i giorni che avevano lo scopo di illustrare una realtà spirituale senza parlarne apertamente. Era un modo per stimolare gli ascoltatori a riflettere senza entrare subito in inutili polemiche con la maggioranza. Coloro che riflettevano, potevano cogliere il senso profondo delle parole di Gesù e approfondire facendo domande, ma coloro che lo disprezzavano, non avrebbero neanche capito a cosa si stava riferendo. Le parole di Gesù erano quindi incomprensibili per coloro che non facevano alcuno sforzo per comprenderle, ma allo stesso tempo stimolavano la ricerca e le domande di coloro che erano interessati davvero a capire.

Coloro che erano aperti ed  interessati ad approfondire, come dicevamo, potevano farlo in privato, unendosi ai suoi discepoli. 

Gesù spiegò loro il motivo della sua strategia, citando Isaia 6:9-10:

Ed egli disse: «Va’, e di’ a questo popolo: “Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere!”  Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendigli duri gli orecchi, e chiudigli gli occhi, in modo che non veda con i suoi occhi, non oda con i suoi orecchi, non intenda con il cuore, non si converta e non sia guarito!»

Tali parole erano state pronunciate da Dio stesso in modo ironico, sottintendendo che, con il suo messaggio, Isaia avrebbe ottenuto solo un indurimento del popolo, come poi accadde. Ovviamente Dio avrebbe voluto salvare il popolo, ma sapeva già che le cose sarebbero andate in modo diverso e alla fine solo un residuo sarebbe stato salvato come si legge più avanti in Isaia 6:13.  Gesù citò Isaia proprio perché si aspettava che le cose andassero nello stesso modo anche nel proprio tempo, con una maggioranza che avrebbe rifiutato il suo messaggio e un residuo che invece lo avrebbe accolto e sarebbe diventato suo portavoce verso gli altri.

Ovviamente Gesù pensava che tra quel residuo fedele ci fossero i suoi discepoli che avevano occhi per vedere e orecchie per udire tutte le cose che i profeti del passato avevano solo potuto immaginare, guidati dallo Spirito di Dio. Loro stavano vivendo tempi straordinari, il Messia era in mezzo a loro e loro avevano l’opportunità di ascoltarlo e di vederlo!

Gesù quindi spiegò la parabola ai sui discepoli e in generale a tutti quelli che avevano il desiderio di comprendere meglio.

«Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore! Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato. Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa. Ma quello che ha ricevuto il seme in terra buona è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l’uno rende il cento, l’altro il sessanta e l’altro il trenta». (Matteo 13,18-23)

Non abbiamo bisogno di aggiungere molto perché la spiegazione di Gesù è piuttosto chiara, vero?

Voglio comunque sottolineare che questo modo di intendere il regno di Dio era per certi versi un “mistero” per molti suoi ascoltatori. Con la parabola del seminatore, Gesù stava affermando che, a differenza di quanto essi potevano pensare, c’era una grande parte di persone in mezzo a loro che avevano ricevuto il seme della parola di Dio ma tale seme non stava portando i frutti che Dio si sarebbe aspettato!

Molti di loro probabilmente pensavano di essere dalla parte di Dio per il solo fatto di appartenere al popolo di Israele, ma l’opera di Satana che portava via ciò che veniva seminato, la mancanza di radici profonde nel loro intimo, i problemi della vita, le persecuzioni, gli impegni mondani, l’inganno delle ricchezze, l’avidità finivano per prendere il sopravvento, impedendo loro di coltivare un rapporto sincero con Dio che avrebbe permesso loro anche di riconoscere in Gesù il Messia! 

Gesù, a sorpresa, concluse la sua parabola affermando che, a differenza di quanto essi pensavano, solo una piccola parte di loro riceveva il seme della parola di Dio in buona terra.

Solo una piccola percentuale di persone stava realmente accogliendo la parola di Dio nella propria vita portando il frutto che Dio si aspettava.

Il Signore non si aspettava che tutti portassero il medesimo frutto, infatti poteva esserci un rendimento diverso, con piante che avrebbero prodotto il cento, altre che avrebbero prodotto il sessanta, altre il trenta. Ma tutto il seme finito in buona terra avrebbe comunque portato del frutto, a differenza del seme che era finito in altri tipi di terreno.

La parabola del seminatore era un messaggio molto duro da accettare per gli ascoltatori di Gesù perché faceva capire loro che nulla era scontato. Non tutti ricevano la parola di Dio, non tutti erano un terreno buono che portava frutto. Certamente Gesù voleva che ognuno di loro riflettesse sulla propria condizione, sul tipo di terreno che era stato fino a quel momento.

E tu, cosa ne pensi di questa parabola? Che tipo di terreno sei? Che frutto sta portando nella tua vita il seme della parola di Dio? Le parole di Gesù sono parole incomprensibili per te o hai orecchie in grado di discernerne il significato?  Che Dio ti dia di essere un terreno buono che porti frutto.

Come vedremo nel prossimo episodio, con la parabola delle zizzanie nel campo, Gesù aggiungerà un altro tassello a queste parabole che illustrano il regno dei cieli, infatti anche il seme che finiva nel terreno buono, e quindi portava frutto, sarebbe cresciuto in mezzo ad un contesto difficile.

Per il momento mi fermo qui e vi do appuntamento al prossimo episodio.

Grazie a tutti. Alla prossima

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