Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Giuseppe d’Arimatea e i discepoli che non ti aspetti

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This entry is parte 63 di 65 in the series Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 27,55-66 – La Bibbia)

Lo scorso episodio si è concluso con il momento in cui Gesù depose lo spirito. Se Gesù fosse stato una persona comune, la sua storia poteva chiudersi così, ma il bello del vangelo di Matteo viene proprio nel finale. Ora è il momento della sepoltura di Gesù, che come vedremo ebbe delle particolarità inaspettate. Ne parliamo in questo episodio 63 della serie sul vangelo di Matteo.

C’erano là molte donne che guardavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per assisterlo; tra di loro erano Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo. (Matteo 27,55-56)

In un momento in cui tutti avevano abbandonato Gesù, c’erano delle donne che avevano cercato di stare il più possibile vicino a lui fino all’ultimo, fino al momento della sua morte. Erano sue discepole che lo avevano seguito fin dalla Galilea per servirlo. Non dobbiamo pensare che questo sia un elenco esaustivo delle persone che erano rimaste a seguire la crocifissione; ad esempio nel vangelo di Giovanni viene messo l’accento sull’apostolo Giovanni che era stato vicino a Maria madre di Gesù fino all’ultimo. Matteo citò queste donne nello specifico perché, come vedremo, diventeranno addirittura protagoniste nella parte finale del vangelo come testimoni della risurrezione.

Ma, tra coloro che avevano seguito la vicenda di Gesù fino alla fine, c’era anche un discepolo che non ci saremmo mai aspettati…

Fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Questi, presentatosi a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che il corpo gli fosse dato.  (Matteo 27,57-58)

Non sono i discepoli più famosi quelli che andarono a reclamare il suo corpo per seppellirlo, ma fu un discepolo che fino a questo momento non avevamo mai sentito nominare. Perché ho detto che si tratta di un discepolo che non ci saremmo mai aspettati? Perché il vangelo di Marco ci dice che questo Giuseppe d’Arimatea non era solo un uomo ricco, come abbiamo appena letto, ma era anche un illustre membro del consiglio, proprio il consiglio guidato dal sommo sacerdote che aveva condannato Gesù a morte. Probabilmente egli era un fariseo.

È piuttosto significativo che a reclamare il corpo di Gesù da Pilato per dargli sepoltura, si presentò proprio un membro del consiglio, quel medesimo consiglio che lo aveva condannato. Questo evidenzia in modo chiaro che non tutto il popolo giudaico e neanche tutti i capi dei Giudei avevano condiviso la condanna a morte di Gesù. Apprendiamo che in mezzo a tanti uomini di potere che avevano condannato Gesù a morte ce n’era anche qualcuno che invece aveva creduto in lui. 

Se consideriamo le motivazioni politiche per cui Gesù era stato crocifisso come sedicente re dei Giudei, comprendiamo che Giuseppe di Arimatea si stava esponendo al rischio di essere considerato ribelle verso Roma, inoltre si stava esponendo al disprezzo da parte degli altri membri del consiglio che avevano condannato Gesù. Giuseppe di Arimatea come membro del consiglio aveva seguito il processo di Gesù e l’evangelista Luca in Lc 23:51 ci dice che egli non aveva dato il suo voto a favore della condanna;  quindi egli era già noto agli altri membri del consiglio per essere stato in qualche modo dalla parte di Gesù e ora rischiava di aggravare la sua posizione perché sarebbe certamente stato identificato come suo discepolo.

Giuseppe d’Arimatea viene descritto in Marco 15:43 come uno che aspettava il regno di Dio e, evidentemente, aveva creduto che Gesù potesse davvero essere il Messia.  Come si legge in Gv 19:38, Giuseppe era un discepolo ma lo era in segreto per timore dei Giudei; d’altra parte, come abbiamo detto, era comprensibile che egli temesse ritorsioni da parte dei suoi colleghi del sinedrio, considerato il modo in cui avevano gestito la “questione Gesù”.

Ma, dopo la morte di Gesù, qualcosa aveva spinto quell’uomo a trovare il coraggio di andare a reclamare il corpo del maestro, venendo quindi allo scoperto. Il coraggio di Giuseppe d’Arimatea diventa particolarmente evidente se consideriamo che, poche ore prima, lo stesso Pietro aveva addirittura negato di conoscere Gesù per paura di essere denunciato come ribelle.

Cosa spinse Giuseppe d’Arimatea ad agire in quel modo? Consideriamo anche che, seppellendo Gesù e toccando quindi un cadavere, egli, secondo la legge ebraica, riportata in Numeri 19:11, sarebbe stato ritualmente impuro per 7 giorni. Questo gli avrebbe impedito di partecipare pienamente alle attività previste per il sabato e per quella settimana degli azzimi appena cominciata. Normalmente una persona avrebbe fatto un gesto simile solo per un proprio parente…

Evidentemente quell’uomo amava davvero Gesù. Il sabato si avvicinava e Giuseppe d’Arimatea  voleva che Gesù  avesse una degna sepoltura. Era un modo per mostrare il suo affetto verso di lui. Infatti se nessuno si fosse fatto avanti, Gesù sarebbe probabilmente stato gettato in una fossa comune, come accadeva ai condannati di cui nessuno reclamava il corpo.

Come sappiamo Gesù era morto verso le 15, dopo circa sei ore di agonia. A noi possono sembrare molte ma secondo il brano parallelo di Marco 15:44-45, Pilato si meravigliò che fosse già morto perché normalmente coloro che venivano crocifissi impiegavano molto più tempo a morire. Questo particolare non è di poco conto perché conferma che la morte di Gesù  era stata diversa dalle altre e che Gesù aveva reso il suo spirito quando lo aveva ritenuto opportuno. Il modo in cui Gesù spirò, come abbiamo ricordato nello scorso episodio, aveva colpito anche il centurione che gli stava vicino. Pilato si informò accuratamente perché non poteva rischiare che i discepoli di Gesù lo prendessero prima che fosse spirato, ma ricevuta la conferma dal centurione,  consegnò Gesù a Giuseppe.

Questo è un altro particolare importante perché una delle dicerie che ancora circolano oggi sulla risurrezione di Gesù è che la sua morte fu solo apparente e quindi i suoi discepoli avrebbero trafugato il corpo di Gesù dalla tomba, mentre egli era ancora vivo.  I soldati romani conoscevano il loro mestiere e, se il centurione aveva dato conferma della morte di Gesù, possiamo essere certi che Gesù fosse stato davvero morto.

Proseguiamo la lettura:

Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito,  e lo depose nella propria tomba nuova, che aveva fatto scavare nella roccia. Poi, dopo aver rotolato una grande pietra contro l’apertura del sepolcro, se ne andò. (Matteo 27,59-60)

Giuseppe d’Arimatea ha dovuto darsi un gran da fare in quelle ore per presentarsi a Pilato e poi compiere tutto ciò che era necessario per seppellire Gesù.  Sappiamo dagli altri vangeli che fu aiutato da altri discepoli. In particolare secondo il brano di Giovanni 19:38-42, Giuseppe di Arimatea fu aiutato da Nicodemo, un altro fariseo, un altro di quelli che mai ci saremmo aspettati di vedere tra i seguaci di Gesù. Eppure furono proprio le mani di Giuseppe e Nicodemo, quei discepoli che non ti aspetti a prendersi cura del corpo di Gesù prima di collocarlo nella tomba; furono loro i più vicini a Gesù fino all’ultimo.

Infine fu rotolata una pietra contro l’apertura del sepolcro per chiuderlo. Chissà quanta tristezza avevano quei discepoli mentre rotolavano quella pietra…

Matteo, va a concludere questa scena del vangelo focalizzandosi ancora sulle donne che avevano seguito tutto fino a quel momento:

Maria Maddalena e l’altra Maria erano lì, sedute di fronte al sepolcro. (Matteo 27,61)

In un momento in cui tutti avevano abbandonato Gesù, c’erano ancora delle donne che avevano cercato di stare il più possibile vicino a lui fino al momento della sua morte e adesso stavano lì a fissare la pietra del sepolcro. Matteo si riferisce all’altra Maria, facendo intendere che si trattava di una certa Maria madre di Giuseppe e di Giacomo di cui aveva già parlato nei versetti precedenti. Che tristezza doveva esserci nei loro cuori! Ma come vedremo, la loro dedizione a Gesù verrà ben ripagata, infatti, le donne citate qui da Matteo diventeranno addirittura, insieme ad altre, protagoniste nella parte finale del vangelo come testimoni della risurrezione.  Avendo visto con i propri occhi il luogo in cui Gesù era stato posto  quando sarebbero andate al sepolcro il terzo giorno,  quelle donne si sarebbero aspettate di trovare Gesù nella tomba ma, come vedremo, le cose andranno molto diversamente!

Cosa facevano i capi dei sacerdoti mentre questi pochi discepoli e discepole di Gesù avevano seguito la sepoltura di Gesù? Lo leggiamo nel seguito:

L’indomani, che era il giorno successivo alla Preparazione, i capi dei sacerdoti e i farisei si riunirono da Pilato, dicendo:  «Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, mentre viveva ancora, disse: “Dopo tre giorni, risusciterò”. Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo giorno; perché i suoi discepoli non vengano a rubarlo e dicano al popolo: “È risuscitato dai morti”; così l’ultimo inganno sarebbe peggiore del primo». Pilato disse loro: «Avete delle guardie. Andate, assicurate la sorveglianza come credete». Ed essi andarono ad assicurare il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia. (Matteo 27,62-66)

Coloro che avevano voluto uccidere Gesù non erano soddisfatti. Gesù era morto ed era stato sepolto, ma loro temevano di poter essere beffati dai suoi discepoli. Si ricordarono della sua promessa: “Dopo tre giorni, risusciterò”. Ovviamente essi non credevano che ciò potesse davvero avvenire ma temevano che i discepoli di Gesù potessero trafugare il corpo per poi dire al resto del popolo che Gesù era risuscitato. Chiesero quindi a Pilato il permesso di mettere alcune guardie che erano a loro disposizione, per sorvegliare il sepolcro. Vedremo in seguito ciò che accadde.

In conclusione, quando pensiamo al ministero di Gesù negli anni precedenti la sua morte e la sua risurrezione tendiamo a pensare a Gesù circondato dai dodici apostoli e pochi altri. Ma c’erano state davvero tante persone, uomini e donne, talvolta sconosciuti, che avevano accompagnato Gesù in quegli anni.  Alcune di quelle donne, come  Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo e Giuseppe qui ricordate, seguivano Gesù e lo servivano da quando egli era in Galilea  ma  molte altre si erano comunque unite al gruppo dei discepoli ed erano salite con lui a Gerusalemme. C’erano poi, come abbiamo visto, addirittura uomini eminenti in Israele, come Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che erano diventati discepoli di Gesù e proprio loro sono stati gli ultimi a mostrare affetto verso Gesù proprio nella sua sepoltura.

Quindi possiamo dire che, anche se molti Giudei spinti da una parte importante dei loro capi rifiutarono Gesù, ce ne furono tanti altri che non lo fecero. Dire che gli Ebrei, in generale, hanno rifiutato il Messia è profondamente sbagliato. Infatti ci furono Ebrei che lo rifiutarono così come ce ne furono altri che invece diventarono suoi discepoli.

Questo è molto significativo. Se non fosse stato così, la buona notizia inerente Gesù non sarebbe mai giunta fino a noi. Ci avete mai pensato? Se non ci fossero stati degli Ebrei che hanno seguito il loro Messia Gesù, proprio come avevano fatto quelle donne o come avevano fatto Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, e come avevano fatto anche tanti altri discepoli di cui nemmeno conosciamo il nome, come sarebbe mai arrivata la buona notizia di Gesù fino a noi stranieri che non potevamo neanche sapere chi o cosa fosse il Messia?

Mentre penso a ciò che hanno fatto Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, i discepoli che non ti aspetti, prendendosi cura del corpo di Gesù per seppellirlo, non posso fare a meno di pensare alla grande quantità di Ebrei che, come loro, aspettavano il regno di Dio e, anche se con grande difficoltà e timore, anche negli anni a seguire riconobbero che Gesù era proprio quello che diceva di essere, il Messia, il Re dei Giudei. Molti di loro nei decenni seguenti accettarono di essere perseguitati ed uccisi affinché il messaggio del vangelo giungesse anche fino a noi stranieri, anche a distanza di secoli. E, per questo, dobbiamo certamente essere riconoscenti.

Sono proprio i discepoli che non ti aspetti, quelli meno conosciuti, quelli che sono stati più vicino al maestro in quelle ore, quelli che non se ne sono andati ma si sono curati di dare degna sepoltura a Gesù. Sono convinto che anche oggi ci sono molti discepoli di Gesù che non sono particolarmente in vista ma, quando il Signore ha bisogno di loro, essi sono proprio i discepoli che non se ne vanno, quelli più coraggiosi e più vicini a lui fino alla fine. Spero proprio che anche tu ed io possiamo essere tra questi.

Grazie a tutti. Alla prossima

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