Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

La regola d’oro

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

Questa voce fa parte 16 di 65 nella serie Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 7,12-14 –  La Bibbia)

Avete mai sentito parlare della cosiddetta regola d’oro? Ne parliamo in questo episodio.

«Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti. (Matteo 7,12)

La cosiddetta regola d’oro in forma positiva, come in questo caso, oppure in forma negativa (non fare agli altri ciò che non vorresti ti sia fatto…) richiama un concetto presente non solo nella bibbia, ma in molte culture e religioni. La cosa non dovrebbe stupirci perché certi principi che stanno alla base della moralità umana hanno origine nel Dio creatore dei cieli e della terra, e sono quindi, in un certo senso, innati nell’umanità, anche in chi non crede in quel Dio Creatore.

Un esempio della forma negativa è la frase attribuita al famoso rabbino Hillel qualche anno prima di Gesù, in risposta ad un pagano il quale lo aveva provocato invitandolo a riassumere la legge nel tempo in cui lui avrebbe resistito stando in piedi su una gamba sola. Questa fu la risposta di Hillel: “Ciò che ti è odioso, non farlo agli altri. Questa è tutta la Torah. Il resto è commento. Và e studia.” 

La forma positiva usata da Gesù è molto più forte perché chiama l’uomo all’azione, ad agire nei confronti del prossimo, a fare del bene attivamente piuttosto che ad evitare di fare del male. In fondo Gesù chiama a fare quello che lui ha fatto per primo, agendo in maniera pratica in favore del prossimo.

Gesù espresse questo concetto in forma positiva verso la fine del sermone sul monte e, se ci pensiamo bene, la utilizzò per riassumere i concetti che aveva espressi fino a quel momento. Quella frase in qualche modo sarebbe servita ai suoi interlocutori per comprendere lo spirito dell’intero messaggio.

Come abbiamo visto, Gesù aveva speso del tempo con i suoi discepoli dando la propria interpretazione autorevole della legge. Si era contrapposto all’interpretazione farisaica e aveva sfidato i suoi discepoli a manifestare una giustizia che superasse quella dei farisei, cogliendo proprio lo spirito della legge e non fermandosi alla lettera.

In questo sermone Gesù aveva utilizzato parecchie frasi iperboliche con le quali aveva stimolato i suoi discepoli a ripensare bene ai propri comportamenti. Erano davvero a posto con Dio? Davvero non si poteva fare di meglio? Gesù li aveva invitati ad alzare l’asticella fino al punto da diventare imitatori del loro Padre Celeste, sfidandoli a puntare alla perfezione di Dio.

Riferendosi alla legge e ai profeti, Gesù si stava riferendo alle scritture di riferimento per gli Ebrei. Teniamo presente che la legge non era stata data a tutti gli esseri umani ma in modo specifico al popolo di Israele affinché potesse essere luce delle altre nazioni, una luce che sarebbe stata particolarmente splendente nella persona del Messia. La legge doveva regolare la vita in Israele nei rapporti orizzontali tra gli uomini e nei rapporti verticali con Dio. Al nucleo della legge, la Torah, erano poi stati aggiunti nei secoli successivi gli scritti e i profeti, ma era usuale riferirsi all’intera rivelazione di Dio ad Israele, prima della venuta di Gesù, come la legge e i profeti.

Le scritture erano composte da centinaia e centinaia di pagine, eppure con questa frase Gesù sembra ridurle ad un principio molto semplice. Com’è possibile? Ha senso?

Come abbiamo già illustrato con quell’aneddoto legato a Hillel, l’idea di sintetizzare la legge in pochi principi fondamentali, evidenziandone i tratti salienti, non è un’invenzione bizzarra di Gesù. Se ci pensiamo bene, anche nelle stesse scritture dell’Antico Testamento troviamo in vari passi sintesi ed elenchi delle cose più importanti. Ad esempio in Michea 6:8 leggiamo:

O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il SIGNORE, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?

Praticare la giustizia, amare la misericordia e camminare umilmente con Dio. Anche questo è un modo per riassumere la legge, no?

Non commettiamo quindi l’errore di pensare che una sintesi possa sostituire la legge e i profeti . Si tratta piuttosto di un modo per stimolare lettori e ascoltatori a riflettere su quali siano le cose più importanti, i principi fondamentali della legge e i profeti.

Gesù non stava dicendo ai suoi discepoli: “Ok, sostituite la legge con questa semplice regola e sarete a posto”. Stava piuttosto facendo comprendere che quella regola stava alla base dell’intera rivelazione di Dio.

In un altro caso che vedremo più avanti in Matteo 22:34-40, furono i Farisei a chiedere a Gesù una sintesi chiedendogli quale fosse secondo lui il più grande comandamento. E Gesù in quel caso rispose così:

Gesù gli disse: «”Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».

Si tratta di una sintesi diversa. Quale delle due è corretta? Entrambe, infatti una sintesi diversa viene proposta in un’occasione diversa perché gli scopi erano diversi. In quel caso Gesù voleva sottolineare il collegamento tra l’amore per Dio e l’amore per il prossimo come fondamenta della legge e i profeti. I farisei pensavano di essere esempi di amore verso Dio, ma potevano essere anche esempi di amore verso il prossimo? Infatti, come Gesù voleva sottolineare, le loro relazioni orizzontali erano lo specchio della loro relazione con Dio.

Torniamo al nostro testo di oggi, “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Anche in questo caso la sintesi di Gesù è molto significativa se la inseriamo nel contesto del sermone sul monte.

Come abbiamo visto negli episodi precedenti, nel commentare la legge, Gesù aveva infatti evidenziato i limiti dell’interpretazione farisaica. Non bastava non uccidere se poi si era offensivi verso il fratello. Non bastava dare alla moglie un atto di divorzio, se la propria motivazione era in realtà quella di disfarsi di lei con una scusa qualunque. Non bastava amare il proprio prossimo se poi bastava trasformarlo in un nemico per sentirsi sollevato da quell’obbligo. Sarebbero stati contenti di essere offesi da un fratello, maltrattati dalla propria moglie e trattati dal proprio nemico senza alcuna misericordia?

Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Sembra facile vero? Eppure dobbiamo ammettere che vorremo sempre ricevere del bene dagli altri e da Dio, ma difficilmente siamo disposti a fare del bene al nostro prossimo.

Il peccato assume molte forme ma, se ci pensiamo bene, uno dei principali risultati del peccato nell’essere umano è l’egoismo. E Gesù con questa semplice frase lo stava mettendo in evidenza.

Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Sembrava facile adempiere la legge e i profeti, ma sono sicuro che in quel momento tutti coloro che stavano ascoltando le parole di Gesù si stavano rendendo conto che anche di fronte a quell’estrema sintesi essi erano mancanti. E sono sicuro che lo stesso accada anche a noi.

Tutti siamo contenti quando qualcuno ci fa del bene, ma siamo disposti, nelle nostre relazioni interpersonali, a spendere il nostro tempo o il nostro denaro o altre risorse per il bene del prossimo? In fondo Gesù ci sta sfidando a fare proprio questo se vogliamo ubbidire a Dio e alla sua parola. Amando il prossimo, i nostri vicini, i nostri genitori, i nostri figli, il nostro coniuge, i nostri fratelli e trattandoli come noi vorremmo essere trattati mostreremo anche il nostro amore per Dio.

Non è una regola nuova quella che Gesù stava dando ai suoi discepoli, ma una sintesi che illustra un principio che evidenzia ancora una volta la natura peccaminosa dell’uomo.

Siamo onesti. Se la salvezza di un essere umano dipendesse anche solo dall’ubbidienza a questo principio, chi di noi potrebbe dire di averlo sempre applicato nella propria vita?

Più riflettiamo su questo sermone di Gesù e più ci rendiamo conto di quanto sia difficile per l’uomo stare in piedi di fronte a Dio se si basa sulle proprie forze, sulla propria giustizia.

Con questa sintesi Gesù aveva portato i suoi discepoli a riflettere sul proprio comportamento a 360°. Erano guidati da quel principio altruista che mirava al bene del prossimo o erano semplicemente degli egoisti come tutti gli altri?

Se all’inizio del sermone sul monte qualche discepolo di Gesù poteva pensare di avere le carte in regola perché rispettava la legge secondo lo standard farisaico, alla fine del sermone la porta di ingresso nel regno dei cieli doveva davvero sembrare piccola a tutti coloro che stavano ascoltando Gesù. Le parole di Gesù lo confermano:

Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano. (Matteo 7,13-14)

Ma cosa stava cercando di fare Gesù? Voleva spaventare i suoi discepoli? Credo piuttosto che li volesse preparare ai passi successivi.

La legge che era stata data ad Israele non era stata data per risolvere alla radice il problema del peccato ma per limitarne i danni e preparare gli esseri umani alla soluzione definitiva per il peccato, ovvero la venuta del Messia che, come egli avrebbe rivelato in seguito, avrebbe dato la sua vita in sacrificio per tutti loro.

Ma Gesù sapeva che, come sempre era successo nella storia di Israele, la maggioranza non sarebbe stata dalla parte di Dio, quindi non sarebbe stata dalla parte del Messia.

I suoi discepoli non si sarebbero dovuti stupire di ciò che sarebbe avvenuto perché la porta che conduceva alla vita sarebbe stata stretta e sarebbero stati pochi quelli che l’avrebbero percorsa.

Come sempre era successo, Dio avrebbe operato attraverso un residuo, una minoranza del suo popolo, che sarebbe stata costituita dai suoi discepoli, in mezzo ad una maggioranza che, come la storia mostrerà, li avrebbe anche perseguitati.

Seguire Gesù non sarebbe stato facile. Sarebbe stata una porta stretta ma avrebbe condotto alla vita eterna. Sarebbero stati pronti ad entrarvi?

Alla fine di questo episodio, riflettiamo anche noi sul valore universale delle parole di Gesù. La regola d’oro mette in luce anche il nostro egoismo perché tutti ci aspettiamo cose buone dagli altri ma non sempre siamo pronti a fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi.

La via che porta alla vita passa per una porta stretta e questo potrebbe spaventarci, ma, come impariamo dal resto del vangelo di Matteo e dal resto del nuovo testamento, Gesù stesso sarebbe stato quella porta attraverso cui gli uomini devono passare per avere la vita…

Quando passiamo per quella porta, ci rendiamo conto che tutti i principi che Gesù ha illustrato, per quanto difficili, sono alla portata dei figli di Dio perché Dio stesso opera in noi con il suo Spirito Santo per illuminare il nostro cammino. Certamente, anche se siamo discepoli di Gesù, commetteremo degli errori lungo il cammino, ma non preoccupiamoci, infatti, se restiamo vicini al Signore, come vedremo, non saranno i nostri errori a impedirci di raggiungere comunque la vita eterna, la mèta che Gesù ha conquistato per noi attraverso il suo sacrificio.

Ciao a tutti. Alla prossima!

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