Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il divorzio è sempre un doloroso “piano B”

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This entry is part 45 of 65 in the series Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 19,1-12 – La Bibbia)

È lecito mandare via la moglie, ovvero divorziare per un motivo qualsiasi? I farisei avevano un approccio molto superficiale al divorzio, così come molti di noi al giorno d’oggi.

Gesù diede una risposta equilibrata, che ci insegna ad avere più rispetto per il matrimonio, affinché il divorzio non sia la normalità ma sia qualcosa a cui ricorrere solo in casi davvero estremi. Il divorzio è sempre un doloroso “piano B”.

Ne parliamo in questo episodio 45 della serie sul vangelo di Matteo.

Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, partì dalla Galilea e se ne andò nei territori della Giudea che sono oltre il Giordano.  Una grande folla lo seguì, e là Gesù guarì i loro malati. (Matteo 19:1-2)

Gesù aveva finito i suoi discorsi con i discepoli, in cui in particolare si era concentrato sulle relazioni, sul perdono, sulla riconciliazione. Aveva in qualche modo completato un percorso con i discepoli e ora cominciava il suo cammino verso Gerusalemme dove sarebbe stato ucciso. Per farlo stava attraversando i territori della Giudea che sono oltre il Giordano dove, come di consueto, nella sua misericordia continuò a guarire i malati che si presentavano di fronte a lui.

Dei farisei gli si avvicinarono per metterlo alla prova, dicendo: «È lecito mandare via la propria moglie per un motivo qualsiasi?» (Matteo 19,3)

Come abbiamo visto nel capitolo 5 di Matteo, nel sermone sul monte, in Galilea, Gesù aveva già affrontato questo tema, denunciando la superficialità con cui molti uomini del suo tempo divorziavano dalle proprie mogli.

Ora Gesù si trova in Giudea e, si sta avvicinando a Gerusalemme, il centro della religione giudaica, lì dove si pensava ci fossero i massimi esperti della legge. E sono proprio gli esperti della legge, i Farisei ad avvicinare Gesù per interrogarlo. Gesù stava avendo successo e i Farisei certamente lo sapevano e cercavano il modo di delegittimarlo agli occhi del popolo, come emerge nel brano parallelo in Marco 10:2 dove è chiaramente scritto che volevano metterlo alla prova. Un modo per delegittimarlo sarebbe stato quello di dimostrare che Gesù non rispettava la loro tradizione, la quale era considerata l’interpretazione più autorevole e corretta della legge di Mosè.

Mettendosi contro la loro tradizione, a loro avviso, Gesù si sarebbe posto contro la legge di Mosè stessa e avrebbero avuto buoni motivi per accusarlo.

Essi quindi proposero a Gesù la loro interpretazione della legge secondo cui non solo era permesso ripudiare la moglie, ma era permesso farlo per un motivo qualsiasi. Vediamo cosa rispose Gesù.

Ed egli rispose loro: «Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che disse:  “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne“?  Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi». (Matteo 19,4-6)

Visto che Gesù sapeva dove volevano andare a parare, rispose citando la Genesi, che secondo la loro tradizione, era stata scritta proprio da Mosè.

Se si voleva parlare di matrimonio e di problemi conseguenti al matrimonio, aveva senso cominciare dall’inizio, dove il matrimonio venne istituito. Se volevano osservare la legge di Mosè in modo perfetto i Farisei avrebbero dovuto tenere conto di quella espressione in Genesi 2: “saranno una stessa carne”. Il commento di Gesù a quell’espressione aveva una logica che non ammetteva repliche: “Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi.

Citando quel brano Gesù mise in luce il piano originale di Dio per il matrimonio, che non era certamente un divorzio, una separazione, ma piuttosto un’unione! E Mosè lo sapeva bene visto che quel brano l’aveva scritto lui.

Con il divorzio gli uomini di fatto separavano ciò che Dio ha unito, e Gesù voleva che sapessero che quella non era la strada che Dio approvava. Ciò che per loro era diventata la normalità, era invece un’anomalia.

A quel punto, i farisei fecero la mossa che Gesù si aspettava e citarono l’atto di ripudio permesso da Mosè.

Essi gli dissero: «Perché dunque Mosè comandò di scriverle un atto di ripudio e di mandarla via?»  (Matteo 19, 7)

Essi si riferivano a Deuteronomio 24:1: “Quando un uomo sposa una donna che poi non vuole più, perché ha scoperto qualcosa di indecente a suo riguardo, le scriva un atto di ripudio, glielo metta in mano e la mandi via.” (De 24:1)

La loro strategia era chiara. Come poteva Mosè aver permesso il divorzio se le cose stavano come Gesù aveva appena detto? Se quella era la corretta interpretazione del brano di Genesi 2, allora perché Mosè avrebbe permesso il divorzio? Mosè si era sbagliato? O piuttosto, come essi pensavano, l’interpretazione di Gesù su quel brano della Genesi era stata troppo restrittiva ed era lui che stava sbagliando? Sicuramente essi pensavano di essersi giocati una buona carta, mettendo in luce un’apparente contraddizione, e pensavano di aver messo in difficoltà Gesù.

Gesù disse loro: «Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandare via le vostre mogli; ma da principio non era così. (Matteo 19, 8)  

La risposta di Gesù è molto illuminante anche per noi. Ci mostra infatti che il suo approccio alla legge è diverso da quello che avevano i farisei, ma probabilmente è diverso anche da quello che abbiamo noi nei confronti di Dio e della sua legge.

Infatti, sembrerebbe logica la posizione dei farisei. Se Mosè ha permesso il divorzio, allora significa che era qualcosa che non contraddiceva il brano della Genesi. D’altra parte la legge non può contraddirsi, no?

Ammettiamolo. A volte anche noi ci avviciniamo alla bibbia come facevano i farisei. Ma l’approccio di Gesù ci invita a riflettere sulla complessità del rapporto tra Dio e l’uomo descritto nella bibbia.

La bibbia non è semplicemente un manuale di istruzioni per regolamentare le vicende umane. La legge non ci dice solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma ci mostra anche l’evoluzione del rapporto tra Dio e l’uomo e ci mostra il modo in cui Dio talvolta argina le conseguenze del peccato dell’uomo permettendogli di fare cose che non sono il bene assoluto…

Con il permesso di divorziare era andata proprio così. Gesù riteneva la legge di Deuteronomio 24 proprio una legge che era stata data per mettere un freno al divorzio, per limitarne la diffusione più che per favorirlo.

Infatti Gesù affermò che quella legge fu data a causa della durezza dei loro cuori. Cosa significa? Significa che già ai tempi di Mosè molti uomini si comportavano in maniera sleale verso le proprie mogli e le ripudiavano con molta facilità, ben prima che Mosè normasse il ripudio! Significa che il piano di Dio per il matrimonio veniva già continuamente calpestato dagli uomini. Infatti il divorzio era già diffuso nella società orientale antica ed anche gli Israeliti lo praticavano.

Dio, attraverso Mosè, cercava di mettere un freno a quell’approccio superficiale al matrimonio. Così, lo regolamentò obbligando gli uomini a divorziare solo in casi di effettiva immoralità e a dare almeno una lettera di ripudio alle mogli.

La lettera di ripudio in qualche modo tutelava le donne, infatti esse potevano esibirla quando sarebbero tornate nella casa del loro padre per dimostrare di essere libere da ogni vincolo. E, a quel punto, come si usava fare all’epoca, si sarebbero potute risposare.

Ma la legge di Mosè tutelava le donne anche perché richiedeva che ci fossero delle motivazioni reali per il ripudio, ovvero che si fosse trovato qualcosa di indecente, qualcosa di immorale in loro. Considerate che senza quella legge, il marito, come si usava fare, le avrebbe buttate in mezzo a una strada senza alcuna spiegazione.

Come erano allora arrivati i Farisei a credere che bastasse un motivo qualsiasi per ripudiare le mogli? Semplice, avevano aggirato quella legge e avevano considerato che “qualcosa di indecente” potesse in effetti essere qualunque cosa che il marito avesse ritenuto tale. Nella pratica, qualunque cosa non piacesse al marito, anche una cosa banale, veniva in qualche modo considerata indecente. C’era quindi molta discrezionalità in questa questione e le donne, ancora una volta, non erano tutelate.

Ecco perché Gesù prese posizione interpretando quella frase del deuteronomio come un riferimento a fornicazione, ovvero a comportamento immorale dal punto di vista sessuale.

Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio». (Matteo 19, 9)

Gesù non stava contraddicendo Mosè, ma lo stava affermando con forza, mettendo invece in dubbio l’interpretazione farisaica di deuteronomio 24. L’interpretazione di Gesù considerava “qualcosa di indecente”, come qualcosa di davvero indecente, come una relazione sessuale al di fuori del matrimonio, non qualsiasi cosa come dicevano i farisei! Con il suo dire, quindi, Gesù stava limitando parecchio i casi in cui un divorzio sarebbe stato lecito secondo la legge di Mosè.

Gesù sapeva bene che molti di loro, forse proprio quelli che gli stavano davanti, avevano ripudiato le mogli per motivi futili, trattandole ingiustamente, eppure essi si sentivano a posto perché si sentivano autorizzati da Mosè. Ma Gesù stava dicendo loro che le loro motivazioni per divorziare non erano corrette, e quindi, di fatto, sposando un’altra donna, si erano comportati da adulteri, da traditori nei confronti delle mogli precedenti.

Gesù voleva che i suoi interlocutori riflettessero sul proprio comportamento. Era giusto ciò che facevano usualmente, mandando via le proprie mogli che non avevano fatto nulla di male? No, facendo così essi le tradivano e le umiliavano. Essi avevano trovato il modo di giustificarsi con la legge, ma il Signore conosceva bene le loro reali intenzioni e l’ingiustizia che stavano praticando nei confronti delle proprie mogli.

Gesù voleva che il matrimonio fosse onorato e tutelato. Il ripudio doveva essere evitato ad ogni costo, doveva essere al più un “piano B”, un’uscita di emergenza da usare in casi gravissimi, quando c’erano comportamenti che distruggevano il matrimonio, minando la fiducia reciproca dei coniugi. Essi invece avevano utilizzato la legge come un modo per liberarsi del coniuge con ogni scusa possibile.

Cosa accade oggi, nella nostra società? Purtroppo la sensazione è che in generale ormai ci sia un approccio al matrimonio molto superficiale e che, un po’ come pensavano i farisei, ogni scusa sia buona per lasciare il proprio coniuge.

Tutto questo è molto triste. Un divorzio è sempre qualcosa di doloroso, e quando ci sono dei figli, lo è ancora di più. Non dovrebbe essere qualcosa a cui avvicinarsi con superficialità. Non è una porta sempre aperta in cui infilarci se non siamo abbastanza felici, se siamo annoiati, se abbiamo voglia di un cambiamento! Dovrebbe piuttosto essere, come l’ha inteso Gesù, un’uscita di emergenza da utilizzare solo nel caso in cui il coniuge ha davvero minato alla base il rapporto. Il tradimento, l’immoralità sessuale all’interno del matrimonio, è proprio uno di quei comportamenti che infliggono una vera e propria violenza psicologica nei confronti del proprio coniuge. Ma potrebbero esserci anche casi in cui una persona con il suo comportamento violento mette in pericolo la vita del coniuge e dei figli. In tali casi, a volte, nonostante ogni sforzo possibile, diventa davvero difficile trovare una riconciliazione e non rimane che prendere la dolorosa strada della separazione, il doloroso “Piano B”.

Ma che dire invece di tutti gli altri casi? Quelli in cui i coniugi potrebbero ricucire il rapporto, potrebbero venirsi incontro l’uno all’altra per superare la crisi? In quei casi, le parole di Gesù ci fanno capire che il divorzio è un abuso, un’enormità, come sparare con un cannone per uccidere un topolino. Non fatelo! Non cercate facili scappatoie, ma crescete insieme, affrontate insieme i problemi e uscitene fuori più forti di prima nel vostro rapporto!

Tornando al brano, la posizione restrittiva di Gesù stupì anche i suoi discepoli.

I discepoli gli dissero: «Se tale è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene prender moglie». (Matteo 19,10)

Se le cose stanno così, meglio non sposarsi. Questa risposta dei discepoli ce la dice lunga su quanto la tradizione farisaica fosse penetrata nella società e su quanto il divorzio fosse ormai considerata una via d’uscita normale dal matrimonio. Chissà, forse anche oggi molti risponderebbero così… Ma come? Se mi stanco di mia moglie non posso prendermene una più giovane? Non posso fare quello che mi rende più felice? Allora, è meglio non sposarsi…

Ma egli rispose loro: «Non tutti sono capaci di mettere in pratica questa parola, ma soltanto quelli ai quali è dato. Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita; vi sono degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono degli eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli. Chi può capire, capisca».(Matteo 19,11-12)

Credo che la  risposta di Gesù sia piuttosto chiara. Il celibato non è la soluzione del problema. Certo, ci sono persone che, per nascita o per vocazione sono più adatti per una vita di celibato. Alcuni potrebbero addirittura scegliere la strada del celibato proprio per poter essere più efficaci nel lavorare per il regno di Dio, ma certamente questa non è la regola.

Nella maggioranza dei casi, diciamo la verità, persone che non si sposano finirebbero semplicemente per avere più partner occasionali, senza trovare alcuna stabilità e senza realizzare la parte più bella del matrimonio, quella per cui è stato istituito, un’unione non solo fisica, ma completa in tutti gli aspetti della vita.

I discepoli di Gesù, ancora oggi, non devono essere intimoriti dal matrimonio, ma devono essere fiduciosi nel fatto che è possibile costruire ancora oggi matrimoni che funzionano, con l’aiuto di Dio.

I farisei, avevano di fatto reso normale ciò che invece doveva essere solo un doloroso “piano B”, un’uscita di emergenza da usare solo quando non fosse possibile fare altrimenti.

Come dicevamo, se osserviamo oggi la nostra società, ci rendiamo conto di avere il medesimo problema di allora. Il divorzio non è più un’uscita di emergenza da usare in casi estremi, ma è diventata la normalità, la porta aperta che entrambi i coniugi sanno essere lì a loro disposizione in qualunque momento. Questo li rende poco propensi a cercare di risolvere i propri problemi coniugali, perché talvolta è più facile prendere subito quella porta.

Di conseguenza aumentano sempre di più i divorzi, e sono tante le persone ferite che hanno bisogno di comprensione e aiuto per ricominciare a vivere con dignità e speranza. Quante mogli, quanti mariti, quanti figli stanno soffrendo per queste cose…

Se siamo cristiani e siamo sposati, impegniamoci davanti a Dio per fare in modo che i nostri matrimoni  funzionino in modo che Dio possa usarci come una testimonianza di quanto sia straordinario ciò che Dio ha preparato per un uomo e una donna che imparano ad amarsi e ad essere veramente uniti. Impariamo a superare insieme le difficoltà, impariamo il perdono e la riconciliazione, perché il mondo ha bisogno di questo tipo di testimonianza.

E, se nonostante tutto, qualcuno di noi dovesse trovarsi in uno di quei casi in cui non è stato proprio possibile fare nulla per salvare il matrimonio? Se il nostro partner dovesse abbandonarci comunque? Purtroppo, può capitare anche quello, lo so benissimo. In tal caso, davanti a Dio, non è una tua responsabilità e non hai nulla di cui tu debba colpevolizzarti. Ma, per quanto dipende da te, fa di tutto per fare in modo che ciò non accada. Non essere tu quel coniuge superficiale che prende l’iniziativa nel distruggere un matrimonio. Considera i tuoi figli, considera tua moglie o tuo marito, considera ciò che hai promesso quando avete iniziato insieme quel percorso. Forse, non è ancora troppo tardi per fermarsi e ricominciare a costruire insieme.

Grazie a tutti. Alla prossima

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