Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

L’ultimo respiro di Gesù

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is part 62 of 65 in the series Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 27,50-56 – La Bibbia)

Nello scorso episodio abbiamo lasciato Gesù sulla croce circondato da persone che si prendevano gioco di lui. Avevamo visto che il salmo 22 aveva giocato un ruolo fondamentale nelle ultime parole di Gesù riportate da Matteo.

In questo episodio 62 della serie sul vangelo di Matteo vedremo ciò che accadde nel momento in cui Gesù esalò il suo ultimo respiro.

E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. (Matteo 27,50)

A proposito delle ultime parole di Gesù, chi fosse interessato può trovare nel link qui in alto il video in cui confronto le ultime parole di Gesù nei quattro vangeli e mostro come i racconti si integrino perfettamente tra loro, senza contraddizioni.

Matteo ci dice che Gesù gridò a gran voce prima di morire. Secondo il brano parallelo di Gv 19:30, prima di rendere lo spirito Gesù disse una breve frase molto significativa: “Tutto è compiuto”. Compiuto, ovvero completo, finito. Quel momento dava completezza a tutta l’opera di Gesù.

Molti si avvicinano alla figura di Gesù affascinati dai suoi insegnamenti, dalle sue parabole, ma ignorano il significato della morte di Gesù. Avvicinarsi agli insegnamenti di Gesù senza considerare la sua opera di redenzione, non ha senso. Gesù non è un maestro saggio tra tanti altri maestri saggi, di cui ricordare qualche famoso aforisma. Egli è venuto per salvare l’umanità: la sua morte e la sua risurrezione sono il culmine del suo ministero.

Perché Gesù ha affrontato tutto questo se poteva evitarlo? Perché si è lasciato arrestare quando poteva combattere?Perché non è sceso dalla croce quando tutti lo sfidavano a farlo? Perché doveva andare fino in fondo per compiere ogni cosa per la nostra salvezza. Ma salvezza da cosa?

Tutta la bibbia fin dall’inizio ci racconta la storia di un Dio che ha preparato un pianeta per donarlo all’uomo. Infatti tutto ciò che esiste sulla terra è sottoposto all’uomo. Ma fin dalle prime pagine della bibbia sappiamo che l’uomo si è ribellato a Dio. E da quel momento le cose sono andate male, molto male. La relazione tra Dio e l’uomo si è interrotta a causa di quella ribellione e i risultati di tutto ciò lo abbiamo sotto i nostri occhi ogni giorno: morte, sofferenza, disperazione. Ma Dio ama le sue creature e vuole ripristinare quella relazione con loro. Essi non vogliono avere una relazione con lui, anzi molti non credono neppure che lui esista. Eppure lui ama le sue creature e ha provveduto un modo per ripristinare questa relazione. Dio aveva detto all’uomo che il peccato avrebbe causato la sua morte e, in effetti, nessuno può negare che tutti gli uomini siano destinati a morire. Ma la bibbia ci dice che Dio non ha abbandonato completamente l’uomo perché Egli vuole che gli uomini siano riconciliati con lui e abbiano vita eterna. Dio ha quindi provveduto un mezzo di salvezza, un mezzo attraverso il quale gli esseri umani possono essere riconciliati con Dio e avere vita eterna. Egli ha provveduto un Salvatore che ha dato la sua vita per loro, morendo al loro posto. E Gesù ha promesso che chiunque avesse creduto in lui, e quindi nella sua opera di salvezza, avrebbe avuto vita eterna. Ecco perché Gesù non si è tirato indietro quel giorno: ha dato la sua vita affinché noi potessimo avere vita eterna.

In Matteo 20:28 avevamo letto queste parole di Gesù: ” il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”. Dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti. La vita di Gesù è stata data per riscattare la vita di molti altri. E chi sono questi “molti” altri? Sono tutti coloro che credono a ciò che lui ha detto e ha fatto, tutti coloro che credono che quel sacrificio di Gesù non sia stato inutile, ma sia stato pienamente sufficiente per riscattare le loro vite. E tu, hai compreso ciò che Gesù ha fatto quel giorno per te?

Il testo di Matteo non ci dice semplicemente che Gesù è morto, ma ci dice che rese lo spirito. Si tratta di un’espressione interessante che evidenzia il controllo di Gesù anche su quel momento. Egli sapeva esattamente che quello sarebbe stato il suo ultimo respiro. In Giovanni 10:18 leggiamo ciò che Gesù aveva detto a proposito della sua vita: “Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo”. E chi ha un potere simile se non Dio stesso?

In quel momento egli stava proprio offrendo volontariamente la sua vita, per riprendersela di nuovo attraverso la risurrezione. E mentre Gesù rendeva lo spirito, quel momento importante della storia dell’umanità fu sottolineato da alcuni segni particolari:

Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono,  le tombe s’aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; e, usciti dai sepolcri, dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti. (Matteo 27,51-53)

In quei momenti e nei giorni seguenti c’erano stati segni che avrebbero dovuto fare riflettere gli abitanti di Gerusalemme.

Innanzitutto, c’erano state le strane tenebre che avevano accompagnato in pieno giorno le ultime ore di Gesù sulla croce come avevamo letto nello scorso episodio in Matteo 27:54. Quelle tenebre avevano sottolineato l’ora più oscura dell’umanità, quella in cui gli uomini avevano trattato il loro salvatore come un criminale, mentre lui stava portando i loro peccati su di sé.

Poi Matteo descrive un terremoto piuttosto forte e la cortina del tempio che si squarciò nel momento in cui Gesù spirò, e anche questo è significativo. Gesù aveva detto che quel tempio sarebbe presto stato distrutto e quella cortina che si squarciava rendendo di fatto pubblico l’accesso al luogo santissimo, e poteva proprio simbolizzare l’abbandono imminente del tempio da parte di Dio. In seguito, nel nuovo testamento nella lettera agli ebrei nei cap. 9 e 10, verrà anche spiegato il motivo per cui un tempio fisico di quel tipo fosse figura di quello vero, quello invisibile. Nel luogo santissimo entrava solo il sommo sacerdote, una volta l’anno, con sangue di un sacrificio espiatorio, ma Gesù era il Sommo sacerdote definitivo che era entrato nel vero luogo santissimo invisibile, alla presenza del Padre, essendo lui stesso il sacrificio definitivo per i  peccati degli uomini.

Ma soprattutto, Matteo dice che poi si aprirono alcune tombe e addirittura ci furono dei morti che risuscitarono. Come abbiamo letto, dice che entrarono in città dopo la risurrezione di Gesù. Si tratta quindi dell’anticipazione nella narrazione di un evento avvenuto probabilmente nei giorni seguenti.

La parola “santi” che Matteo utilizzò era spesso usata per indicare persone devote a Dio. Visto che i loro corpi erano ancora nelle tombe lì vicino, non si può trattare di persone dell’antichità come alcuni hanno ipotizzato ma semplicemente di persone devote a Dio e, probabilmente discepoli dello stesso Gesù, che erano morti di recente.

Il testo ci dice che essi risuscitarono e entrarono in città dopo la risurrezione di Gesù. Come dicevo, probabilmente qui Matteo sta semplicemente anticipando nella narrazione la risurrezione di questi individui, anche se essa è in effetti avvenuta nei giorni seguenti, in corrispondenza della risurrezione di Gesù. Sembra infatti un segno che in qualche modo doveva celebrare la vittoria di Gesù sulla morte, attraverso la risurrezione, non solo per se stesso, ma per tutti coloro che erano devoti al Dio vivente e vero.

Il testo di Matteo vi dà pochi dettagli, quindi non ci dice se si trattò di una risurrezione temporanea di queste persone che sarebbero poi morte di nuovo in attesa della risurrezione finale, come accadde a Lazzaro per intendersi, oppure se per loro si trattò già di una risurrezione definitiva in corrispondenza di quella di Gesù e quindi ascesero con lui in una dimensione non visibile per poi tornare con lui al suo ritorno. Tra gli studiosi, esistono entrambe le posizioni e personalmente non entro nel merito perché non mi piace speculare su cose che non sono evidenti dal testo biblico e comunque non cambierebbero nulla per quanto riguarda la mia fede.

Ciò che è certo è che si tratta di un segno importante che associa la risurrezione di Gesù alla risurrezione di altri esseri umani. In un certo senso anticipa ciò che attende ognuno di noi nell’ultimo giorno se crediamo in Lui. Gesù aveva infatti detto in Gv 6:40: “Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Proseguiamo la lettura:

Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero: «Veramente, costui era Figlio di Dio». (Matteo 27,54)

L’evangelista Matteo si sofferma su un gruppo di guardie capeggiate da un centurione, quindi dei gentili, persone non Israelite. È piuttosto significativo che siano stati degli stranieri i primi a riconoscere che stava accadendo qualcosa di speciale, che quell’uomo che era appena morto sotto i loro occhi dovesse essere speciale.

“Veramente , costui era Figlio di Dio”. L’espressione “Figlio di Dio” è un’espressione più complessa di quanto si creda e certamente merita in futuro un video a parte. Come cristiani noi crediamo certamente nella divinità di Gesù ma la divinità di Gesù non si basa semplicemente su quest’espressione come alcuni potrebbero pensare. Leggendo il resto del nuovo testamento ci si rende conto del fatto che in seguito i discepoli di Gesù avrebbero compreso la natura divina del loro maestro al punto che cominciarono ad invocarlo in preghiera proprio come ci si rivolge a Dio stesso (es Atti 7:59) ma l’espressione “Figlio di Dio” in sé non fu sufficiente a portarli a quello.

Infatti questa espressione richiama concetti diversi in base alle varie culture. Tra gli Ebrei l’espressione “figlio di Dio” non richiamava necessariamente un concetto di divinità in senso stretto, infatti poteva essere usata per riferirsi a creature angeliche, ma anche, come viene utilizzata spesso anche nei vangeli, per riferirsi proprio al Messia discendente del Re Davide, basandosi sul salmo 2 in cui il Re di Israele viene appunto dichiarato da Dio come suo Figlio. Il centurione, però, aveva una cultura greco-romana e in quella cultura l’espressione Figlio di Dio veniva utilizzata anche per indicare Cesare. Una cosa è certa, il centurione e gli altri soldati con lui utilizzarono un’espressione così forte perché percepirono di trovarsi davanti a qualcuno che non era un uomo come tutti gli altri. Quel centurione aveva probabilmente assistito a tantissime esecuzioni prima di quella e aveva visto quindi morire tanti uomini sotto i suoi occhi. Ma il modo in cui Gesù morì, il suo modo di spirare, le tenebre, il terremoto, dovettero convincere lui e quelli che erano con lui che quell’uomo avesse una natura speciale, una natura in qualche modo divina.

Come avevamo detto c’erano stati segni che avevano accompagnato il momento in cui Gesù era spirato. Possiamo pensare che quegli eventi portarono, anche in seguito, molte persone a riflettere seriamente, soprattutto dopo la risurrezione di Gesù. Leggendo il libro degli Atti degli Apostoli sappiamo che molte persone si convertirono in Gerusalemme da Pentecoste in poi tramite la predicazione degli apostoli e, può essere che quei segni prepararono il terreno alla predicazione degli apostoli. Ma trovo significativo che, in prima battuta, di fronte a quegli eventi, i primi a pensare che Gesù non fosse un uomo come tutti gli altri furono dei soldati romani, dei pagani. Mentre i capi religiosi si erano presi gioco di Gesù fino alla fine, furono coloro che sembravano i più lontani dal Re dei Giudei, a capire che Gesù era speciale.

Grazie a Dio, da allora fino ad oggi milioni e milioni di persone in tutto il mondo si sono uniti a quel centurione e agli altri soldati nel riconoscere che quel giorno sulla croce non morì un uomo come tutti gli altri. Era qualcuno di veramente speciale che stava dando la vita per ognuno di noi. Come scriverà in seguito Paolo ai Colossesi 2:9-10, riferendosi a Gesù il Messia, “in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità;  e voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza”. Sì ogni creatura è sottoposta a Colui che quel giorno depose la sua vita per poi riprendersela. Chi ha il potere di fare una cosa simile se non Dio stesso che si è fatto uomo e ha camminato in mezzo a noi? E tu, hai compreso ciò che Gesù ha fatto quel giorno affinché anche tu potessi avere vita eterna?

Grazie a tutti per l’attenzione. Alla prossima

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