Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Gesù il Messia rifiutato

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(Testo di riferimento: Matteo 13,53-14,12 – La Bibbia)

Oggi molti si prendono gioco dei cristiani e di Gesù stesso. Il regno di Dio non è preso sul serio dalla maggior parte delle persone.

La cosa però non è sorprendente. Nulla di nuovo. In questo trentaduesimo episodio vedremo come Matteo ci descrive il modo in cui Gesù stesso fu trattato dai suoi stessi concittadini e l’incredibile violenza che dovette subire un uomo giusto come Giovanni il Battista.

Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là. Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? Da dove gli vengono tutte queste cose?» E si scandalizzavano a causa di lui. (Matteo 13,53-56)

Dopo aver dedicato qualche pagina alle parabole di Gesù intorno al regno di Dio, Matteo inserisce una sezione in cui Gesù visita la sua cittadina Nazareth.

Nazareth era una cittadina minuscola, non più di una cinquantina di case da quanto emerge dai resti archeologici, pertanto non stupisce il fatto che gli abitanti di Nazareth conoscessero bene le origini umili di Gesù dal punto di vista umano. Conoscevano tutta la sua famiglia.

Dai vangeli di Matteo e Luca sappiamo che Maria, la madre di Gesù, era rimasta incinta per opera dello Spirito Santo, ma ovviamente questo particolare non era noto a nessuno, infatti tutti conoscevano Gesù come figlio di Giuseppe (Lc 3:23). Sapevano che suo padre era un falegname, o più probabilmente quello che oggi definiremmo “carpentiere”, ed è abbastanza logico pensare che Gesù avesse lavorato con il padre e avesse portato avanti l’attività anche dopo la sua morte. Che Giuseppe fosse già morto lo deduciamo dal fatto che non si parla più di lui dal momento in cui Gesù comincia il suo ministero pubblico, mentre troviamo ancora sua madre e i suoi fratelli comparire sulla scena di tanto in tanto.

Questa reazione dei concittadini di Gesù ci dimostra che fino ad un certo punto della sua vita Gesù visse in un modo piuttosto comune in mezzo ai suoi contemporanei. Per quanto ne sappiamo, Gesù non faceva miracoli da bambino. Infatti i vangeli canonici non ne parlano di queste cose. Solo dal secondo secolo in poi sono sorte leggende che però non sono mai state considerate attendibili dalla cristianità.

Dai vangeli canonici Gesù sembra aver vissuto in modo piuttosto ordinario fino all’età di circa trent’anni e questo spiega molto bene la sorpresa dei suoi concittadini.

Gli abitanti di Nazaret avevano sentito parlare delle opere potenti che Gesù aveva fatte e stavano ascoltando il suo modo di predicare nella sinagoga. Ma essi sapevano che Gesù non aveva fatto studi teologici approfonditi con un rabbino e si chiedevano da dove gli venisse questa sapienza.

Ora, qualcuno potrebbe dire che comunque le opere di Gesù avrebbero dovuto convincerli. Ma quante volte anche noi siamo accecati dal pregiudizio nei confronti di persone che abbiamo conosciuto, rifiutandoci di valutare i fatti che potrebbero farci cambiare opinione?

Come spesso accade, invece di partire dall’evidenza e interrogarsi sul fatto che Gesù potesse davvero essere un concittadino speciale, gli abitanti di Nazareth sminuivano le sue opere e le sue parole basandosi su ciò che essi pensavano di sapere su di lui.

Gesù, essendo il Messia, il Re che i Giudei stavano aspettando,  parlava con autorità del regno di Dio che stava venendo in mezzo a loro, ma essi vedevano davanti a loro solo quello che conoscevano come il falegname di Nazaret e non prendevano sul serio le sue parole. Anzi erano scandalizzati per causa sua; come si permetteva quel Gesù figlio del falegname di prendere il posto che spettava ad un vero insegnante?

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti. (Matteo 13,57-58)

Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua. Spesso sono proprio i familiari , gli amici, i concittadini quelli che hanno meno fiducia proprio perché, come abbiamo detto, mancano di oggettività e sono molto propensi al pregiudizio.

Probabilmente i suoi concittadini avevano sfidato Gesù a compiere opere potenti in mezzo a loro come aveva fatto altrove,  con un atteggiamento di scherno e incredulità. Ma Gesù non era un buffone o un uomo di spettacolo e certamente non faceva miracoli per soddisfare la curiosità di chi lo sfidava con scetticismo. Anzi, quando un segno veniva richiesto con incredulità, ad esempio quando glielo chiesero i farisei in Marco 8:11-12, Gesù non assecondava tale richiesta.

Così a Nazareth, di fronte al rifiuto dei suoi concittadini, di fronte all’incredulità, Gesù non operò come aveva fatto altrove. Guarì privatamente alcune persone ma in pubblico non fece alcuna opera potente. Gesù non voleva perdere il suo  tempo  con chi lo rifiutava con tanta incredulità, con chi non dava il giusto peso alle sue opere e alle sue parole.

Eppure la fama di Gesù continuava ad espandersi, al punto che le opere di Gesù erano addirittura giunte alle orecchie di Erode:

In quel tempo Erode il tetrarca udì la fama di Gesù, e disse ai suoi servitori: «Costui è Giovanni il battista! Egli è risuscitato dai morti; perciò agiscono in lui le potenze miracolose».

Era inevitabile che la gente parlasse di Gesù, considerando i numerosi miracoli che aveva fatto.  Ma come abbiamo visto con l’episodio di Nazareth, né i suoi miracoli né le sue parole erano stati sufficienti a convincere tutti. C’erano molte opinioni diverse sul  suo conto; chi lo considerava un profeta, chi addirittura lo considerava Elia che era tornato, basandosi sulla profezia di Malachia 4:5, chi come alcuni farisei, come abbiamo visto in precedenza, attribuiva i suoi miracoli alle potenze delle tenebre. Ma l’opinione più bizzarra era senz’altro quella secondo cui Gesù non era altri se non Giovanni il battista risuscitato dai morti…

Anche Erode Antipa aveva sentito parlare di Gesù e aveva sposato l’ipotesi secondo cui  si trattava di Giovanni il Battista risuscitato morti.  Evidentemente la sua coscienza non lo lasciava tranquillo e sapeva di meritare una punizione visto il modo in cui aveva trattato Giovanni.

Matteo ci spiega come erano andate le cose:

Perché Erode, fatto arrestare Giovanni, lo aveva incatenato e messo in prigione a motivo di Erodiada, moglie di Filippo suo fratello; perché Giovanni gli diceva: «Non ti è lecito averla». E benché desiderasse farlo morire, temette la folla che lo considerava un profeta. Mentre si celebrava il compleanno di Erode, la figlia di Erodiada ballò nel convito e piacque a Erode; ed egli promise con giuramento di darle tutto quello che avrebbe richiesto. Ella, spintavi da sua madre, disse: «Dammi qui, su un piatto, la testa di Giovanni il battista». Il re ne fu rattristato ma, a motivo dei giuramenti e degli invitati, comandò che le fosse data, e mandò a decapitare Giovanni in prigione. La sua testa fu portata su un piatto e data alla fanciulla, che la portò a sua madre.  (Matteo 14,1-11)

In Matteo 4:12 avevamo appreso dell’arresto di Giovanni ma l’evangelista non era entrato nei dettagli. Ora apprendiamo che Erode aveva fatto arrestare Giovanni perché era infastidito dalle accuse di Giovanni sulla sua relazione con Erodiada.

Erode Antipa era figlio di Erode il Grande e ambiva a completare il disegno del padre, terminando l’espansione del  tempio e facendosi apprezzare dal popolo come Re dei Giudei.  Aveva intrecciato una relazione con Erodiada, moglie di suo fratello Erode Filippo, durante un suo soggiorno a Roma, l’aveva portata in Galilea e l’aveva sposata.

Naturalmente questo fatto era noto ed aveva destato scandalo tra i Giudei. Non era un bel biglietto da visita per qualcuno come Erode che aspirava ad essere riconosciuto come Re dei Giudei. Non stupisce quindi che Giovanni il Battista avesse messo in evidenza questa situazione, infatti un’autorità come Erode Antipa doveva essere un buon esempio per il popolo,  invece era motivo di scandalo.

Abusando del proprio potere Erode aveva quindi fatto arrestare Giovanni anche perché , dal suo punto di vista, costui stava riscuotendo successo tra il popolo, avendo numerosi seguaci, e annunciava un regno che poteva essere in contrapposizione con il suo. Erodiada serbava rancore verso Giovanni e voleva che morisse, mentre Erode, pur avendolo arrestato, lo proteggeva. Infatti  Erode temeva la folla che considerava Giovanni un profeta, e da abile politico qual era non voleva certamente mettersi contro il popolo.

Purtroppo, come abbiamo letto, Erodiada approfittò della debolezza di Erode per la figliastra per estorcergli una promessa che obbligò Erode ad uccidere Giovanni il Battista. Egli non poteva venire meno ad un giuramento fatto davanti ad illustri commensali ed acconsentì alla decapitazione di Giovanni.

Così apprendiamo il modo in cui, con una certa superficialità, venne ucciso un uomo di Dio, un uomo giusto e santo. 

Questo episodio segna un momento molto importante nel ministero di Gesù. Il rifiuto da parte dei suoi concittadini e l’uccisione del suo più grande collaboratore in qualche modo segnavano l’inizio del cammino di Gesù verso la croce. Ciò che accadde a Giovanni fu in qualche modo un’anticipazione di ciò che sarebbe accaduto a Gesù stesso. Si cominciava ad intravedere la possibilità, che fino a quel momento nessuno tra i discepoli di Gesù avrebbe mai considerato, che l’offerta del regno di Dio potesse essere rifiutata da molti Israeliti. C’era la concreta possibilità che il Messia potesse essere rifiutato.

E i discepoli di Giovanni andarono a prenderne il corpo e lo seppellirono; poi vennero a informare Gesù. Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. (Matteo 14,12)

Quando i discepoli di Giovanni andarono ad informare Gesù di quanto era accaduto a Giovanni, egli sentì il bisogno di ritirarsi in disparte in un luogo deserto, probabilmente per pregare e per riflettere. Ma, come vedremo nel prossimo episodio, Gesù non ebbe molto tempo per stare da solo in quel momento difficile, perché si ritrovò subito circondato nuovamente da folle che volevano ascoltarlo e, soprattutto, volevano ricevere guarigione.

Come vedremo, da questo momento in poi, Gesù cercherà sempre più spesso la solitudine per prepararsi e comincerà a preparare anche i suoi discepoli a quell’inevitabile rifiuto che lo avrebbe portato addirittura a morire su una croce.

In conclusione, il regno di Dio continuava ad essere contrastato. Gesù veniva rifiutato, Giovanni veniva ucciso. Gesù prendeva atto del fatto che il suo ministero si avviava verso la croce.

E Dio non faceva nulla? Gli ingiusti l’avrebbero fatta franca?

In fondo questa è la domanda che molti si fanno ancora oggi. Come dicevamo all’inizio, anche oggi c’è molto disprezzo verso i cristiani. Anzi, in molte parti del mondo i cristiani affrontano la persecuzione, la tortura, il carcere e talvolta la morte a causa della loro fede. Può sembrare che Dio si disinteressi di loro e può sembrare che i violenti di questo mondo abbiano libertà di agire a loro piacimento.

Questa è la medesima sensazione che si poteva avere considerando la fine di Giovanni il battista. Anche oggi il regno di Dio viene contrastato dai regni di questo mondo, come Giovanni il Battista e Gesù stesso furono contrastati.

Eppure Dio rimane sovrano. Le sue promesse rimangono valide e possiamo essere certi che egli un giorno farà giustizia e vendicherà il sangue di tutti coloro che sono stati disprezzati e uccisi per la loro fede in Gesù.

Erode non aveva risolto i suoi problemi uccidendo Giovanni e non li risolverà facendosi beffe di Gesù quando Ponzio Pilato glielo mandò affinché lo giudicasse (Lc 23:11).  Un giorno anche lui si troverà davanti al vero Re dei Giudei, il Messia Gesù che lo giudicherà per le sue azioni.

Non ridano i prepotenti. Non pensino di essere intoccabili. Oggi il regno di Dio cresce piano piano attraverso la testimonianza di uomini e donne che sono pronti a dare la propria vita pur di predicare il vangelo, la buona notizia di Gesù Cristo. Ma un giorno il Re dei Re tornerà e, credetemi, non sarà una buona notizia per i suoi nemici.

Grazie a tutti. Alla prossima

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