- Il Re è qui!
- Il suo nome è Gesù
- Re dei Giudei, Re del mondo intero
- Gesù e quelle strane profezie
- Vipere nel regno dei cieli?
- Gesù fa le cose per bene!
- Gesù il Re parte col botto!
- Beati quelli dalla parte giusta
- Non sono venuto ad abolire
- Gesù smaschera l’adulterio
- Siate perfetti come Dio?
- Questo è il premio che ne hanno
- Cercate prima il regno di Dio
- Due pesi e due misure?
- Chiedete e vi sarà dato?
- La regola d’oro
- Stai costruendo sulla roccia?
- Autorità di Gesù in azione
- Gente di poca fede
- Le risposte di Gesù
- Gesù tra fede e scetticismo
- Il raccolto è grande: cercasi operai.
- Pecore in mezzo ai lupi
- Gesù e i nostri dubbi
- Il regno dei cieli rifiutato e maltrattato
- Stanchi e oppressi? Io vi darò riposo.
- La religione, le regole e la misericordia
- Il peccato imperdonabile
- Vogliamo un segno?
- La parabola del seminatore
- Cos’è il regno dei cieli?
- Gesù il Messia rifiutato
- Il nostro poco può essere molto!
- Non abbiate paura
- Cosa contamina l’uomo?
- Non solo le briciole!
- Chi è Gesù per te?
- Ha senso un Messia che muore?
- Cosa significa “prendere la croce”?
- Trasfigurazione: Il Re si manifesta!
- Perché non ci siamo riusciti?
- Perché Gesù pagava la tassa per il tempio?
- Diventare piccoli per essere grandi?
- Perdonare non è facile ma è necessario
- Il divorzio è sempre un doloroso “piano B”
- Cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?
- Meglio la grazia che la paga!
- Vuoi essere servito? Diventa servo!
- Osanna al Figlio di Davide!
- Gesù al contrattacco!
- Perché mi tentate, ipocriti?
- Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
- Il discorso profetico di Gesù
- Parabola delle dieci vergini, dei talenti e il giudizio di Gesù
- Uno di voi mi tradirà
- Fate questo in memoria di me
- Lo spirito è pronto, la carne è debole
- Vedrete il Figlio dell’uomo!
- La fine di Giuda e l’inizio di Pietro
- Gesù o Barabba?
- Dio mio, perché mi hai abbandonato?
- L’ultimo respiro di Gesù
- Giuseppe d’Arimatea e i discepoli che non ti aspetti
- È risorto come aveva detto
- Fino alla fine
(Testo di riferimento: Matteo 14,22-36 – La Bibbia)
I discepoli di Gesù lo avevano visto fare grandi cose. Eppure non avevano ancora capito esattamente chi fosse Gesù.
Ne parliamo in questo trentaquattresimo episodio della serie sul vangelo di Matteo.
Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre egli avrebbe congedato la gente. Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo. (Matteo 14:22-23)
Era stata una giornata piuttosto impegnativa e Gesù volle risparmiare ai discepoli l’ultima parte. Si sarebbe occupato lui in prima persona di congedare la folla. Così essi partirono per andare ad aspettare Gesù in un luogo più tranquillo.
Da parte sua Gesù, quando la folla lo lasciò, si ritirò in disparte per pregare. Alla fine di una giornata piena come quella, possiamo ben pensare che anche lui potesse essere stanco, ma Gesù non avrebbe chiuso la giornata senza un tranquillo tempo di preghiera. Anzi, probabilmente più la giornata era stata impegnativa e più Gesù sentiva questa esigenza di stare appartato con il Padre.
Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare. E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. (Matteo 14,24-26)
Gesù pregò fino a notte inoltrata visto che raggiunse i suoi discepoli solo alla quarta vigilia della notte (tra le tre e le sei del mattino secondo la misurazione romana del tempo).
A quel punto ci si sarebbe potuti aspettare che Gesù prendesse una barca per raggiungere i discepoli sull’altra riva. Tuttavia, visto il vento contrario, e vista la difficoltà che i discepoli stavano trovando nel remare, come Gesù aveva notato secondo Marco 6:48, Gesù comprese che avrebbe fatto prima a raggiungerli andando a piedi! Infatti secondo Marco 6:48, Gesù raggiunse la barca dei discepoli e si accingeva addirittura ad oltrepassarla…
Se si trattasse di un film, la scena potrebbe addirittura sembrare comica… Infatti da una parte abbiamo Gesù che sapeva esattamente ciò che stava facendo e si avvicinava a loro tranquillo, ma dall’altra parte abbiamo i poveri discepoli spaventati a morte da quella situazione inaspettata!
Gesù, avvicinandosi ai discepoli , dentro di sé sapeva benissimo che stava per procurare ai discepoli un grande spavento, infatti quei poveretti si misero a gridare pensando che si trattasse di un fantasma!
Ma Gesù non voleva spaventare i discepoli nè prendersi gioco di loro. Anzi, voleva rassicurarli nella tempesta.
Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» (Matteo 14:27)
La presenza di Gesù lì, in quel momento, con la barca sbattuta tra le onde doveva rassicurare i discepoli. Non abbiate paura, sono io , sono qui.
Ormai i discepoli conoscevano Gesù da un po’ di tempo e sapevano ciò che era in grado di fare. Vi ricordate l’episodio narrato in Matteo capitolo 8 quando Gesù dormiva in mezzo alla tempesta? In quell’occasione egli sgridò i venti e il mare e improvvisamente essi si erano calmati. Quell’esperienza aveva lasciato i discepoli a bocca aperta, ed essi si erano chiesti chi mai fosse costui al quale anche i venti ed il mare ubbidivano.
Ora Gesù li aveva raggiunti camminando addirittura sul mare. Di cosa avrebbero dovuto aver paura?
A quel punto Pietro fu colto da un grande entusiasmo.
Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’acqua». Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull’acqua e andò verso Gesù. (Matteo 14,28-29)
Gesù aveva detto che non avrebbero dovuto aver paura e Pietro lo aveva preso in parola. Anzi, aveva creduto di poter fare qualunque cosa se il suo maestro glielo avesse comandato! La sua richiesta poteva sembrare presuntuosa. Pensava davvero di poter fare ciò che il suo maestro stava facendo? Ci si sarebbe potuti aspettare una risposta di Gesù del tipo “Pietro, lascia perdere, queste non sono cose per te!”. Ma Gesù gli rispose “Vieni!” e Pietro per qualche istante riuscì a camminare sulle acque.
Gesù non disprezzò la richiesta di Pietro perché fu una richiesta che dimostrava fede. Pietro aveva fiducia nel fatto che Gesù poteva permettergli di compiere quel gesto! Ma poi, accadde qualcosa…
Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Matteo 14,30-31)
“Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Gesù sapeva che Pietro aveva avuto fede, infatti aveva camminato verso di lui per qualche passo. E questo fu già notevole. Ma poi era subentrato il dubbio…
Sostanzialmente, Pietro si era reso conto di ciò che stava facendo. Stava camminando sulle acque! Com’era possibile che un uomo camminasse sulle acque? Ecco, nel momento in cui Pietro si concentrò su ciò che stava facendo invece di rimanere con lo sguardo sul suo maestro che lo invitava ad andare verso di lui, aveva cominciato ad affondare.
Notiamo però che Gesù non si era limitato a sgridarlo per la sua poca fede ma lo aveva afferrato salvandogli la vita. Questo è incoraggiante anche per noi. Gesù sa che noi uomini manifestiamo spesso dubbi, sa che la nostra fede è debole, sa che crediamo alle sue parole, come ci aveva creduto Pietro, ma poi ci lasciamo prendere da altri pensieri e così la paura può riaffiorare… Ma è bello sapere che egli non ci dà il colpo di grazia se stiamo affondando, e non ci accusa di essere dei fifoni, ma stende la mano e ci aiuta a risollevarci.
E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò. Allora quelli che erano nella barca lo adorarono, dicendo: «Veramente tu sei Figlio di Dio!» (Matteo 14,32-33)
Quell’esperienza andò a sommarsi alle esperienze precedenti. Piano piano i discepoli stavano prendendo coscienza di trovarsi di fronte a qualcuno che non era un semplice uomo.
Non facciamoci però ingannare dall’espressione “Figlio di Dio” come se fosse già un riconoscimento della divinità di Gesù. I discepoli comprenderanno la divinità di Gesù più avanti, essenzialmente dopo la sua risurrezione, quando cominciarono anche a rivolgersi in preghiera direttamente a lui, come vediamo nel libro degli Atti.
L’espressione “Figlio di Dio” in quel momento sulla barca era un riconoscimento del fatto che Gesù potesse essere davvero il Messia, il Re che Dio indicava come suo figlio nel salmo 2 e in altri brani delle scritture. Quei miracoli erano per loro la conferma che Gesù godesse particolare favore da parte di Dio, tuttavia non possiamo essere certi che avessero ancora chiara la vera natura di Gesù, umana e divina allo stesso tempo.
Infatti il brano parallelo di Marco capitolo 8, che non si sofferma sulla camminata di Pietro ma solo su quella di Gesù, ci dice che i discepoli avevano un cuore indurito ed erano sgomenti per ciò che avevano visto, anche perché non avevano ancora capito come decifrare l’evento della moltiplicazione dei pani e dei pesci a cui avevano assistito quel giorno.
Il brano si conclude poi in questo modo:
Passati all’altra riva, vennero nel paese di Gennesaret. E la gente di quel luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia per tutto il paese all’intorno, e gli presentarono tutti i malati, e lo pregavano che lasciasse loro toccare almeno il lembo della sua veste; e tutti quelli che lo toccarono furono guariti. (Matteo 14,34-36)
Sostanzialmente, sembra che Gesù riprenda a fare ciò che stava facendo dall’inizio del suo ministero, portare guarigione e conforto agli esseri umani. La voce circolava e la gente accorreva a lui ed erano guariti anche solo toccando il lembo della sua veste.
Tutto sembra andare bene, vero? Gesù sembra essere sempre più popolare, presto tutti lo riconosceranno come Re, ci viene da pensare… Ma, come vedremo, tutte quelle guarigioni avrebbero avuto solo un effetto temporaneo sulla maggioranza delle persone e certamente non sarebbero state determinanti per evitare la sua condanna a morte.
Ma i suoi discepoli non avrebbero mai dimenticato quella passeggiata sull’acqua che sfidava le leggi della fisica, e avrebbero continuato ad interrogarsi a lungo sulla vera natura di Gesù proprio considerando quell’evento.
Gesù stava continuando a mettere tasselli che avrebbero aiutato i suoi discepoli nella riflessione anche dopo la sua morte e la sua risurrezione.
In quell’ottica possiamo inquadrare quella camminata sul mare. Infatti fu un miracolo diverso da tutti gli altri. I miracoli di Gesù fino a quel momento erano sempre stati fatti per guarire o per sfamare qualcuno, o al più come si legge nel vangelo di Giovanni nel caso delle nozze di Cana (Gv 2) per venire incontro ad un’esigenza concreta durante un matrimonio. Ma in questo caso non c’erano motivi particolari che potevano giustificare un intervento divino. Gesù poteva semplicemente prendere una barca per raggiungere i discepoli. Sembra proprio che Gesù volesse dare ai suoi discepoli una dimostrazione della sua natura divina.
Se Gesù fosse stato solo un essere umano come gli altri, perché Dio avrebbe dovuto permettere quel miracolo? Sembrava un miracolo non necessario, inutile. A cosa serviva? A rendergli più comoda la vita per arrivare prima? Ovviamente no.
Quella notte Gesù aveva obbligato i discepoli a partire prima di lui e aveva permesso che il vento li rallentasse proprio per farsi vedere mentre camminava sulle acque. Con quel gesto Gesù stava infatti dando molto da riflettere ai suoi discepoli circa la sua natura. Egli non era un uomo come tutti gli altri, infatti dimostrava un controllo totale sulla natura e persino sulle leggi della fisica, facendo cose che nessun altro uomo avrebbe mai potuto fare. Egli sembrava non avere alcun limite…
Non fu un miracolo inutile. Fu un ulteriore elemento che Gesù diede ai suoi discepoli per riflettere sulla sua vera natura. Probabilmente essi compresero la natura divina di Gesù solo dopo la sua risurrezione ma tutti gli elementi che Gesù aveva dato loro contribuirono ad arrivare alla giusta conclusione, proprio come i pezzi di un puzzle che finalmente viene completato.
E noi abbiamo completato quel puzzle o abbiamo ancora dei dubbi? Quando comprendiamo chi è davvero Gesù, quando comprendiamo che ogni cosa gli è sottoposta perché Lui è colui attraverso il quale ogni cosa è stata creata, allora comprendiamo che se ci affidiamo a lui, davvero non dobbiamo più avere paura. Se Gesù è parte integrante della nostra vita, se ci siamo affidati a lui per la nostra salvezza, non abbiamo più nulla da temere.
Grazie a tutti. Alla prossima


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