Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Vuoi essere servito? Diventa servo!

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is parte 48 di 65 in the series Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 20,17-32 – La Bibbia)

Mentre Gesù viaggiava risoluto verso Gerusalemme dove lo attendeva il culmine della sua missione, a cosa pensavano i discepoli?

Ne parliamo in questo episodio 48 della serie sul vangelo di Matteo.

Gesù aveva già annunciato diverse volte la sua morte e la sua risurrezione ai discepoli. Era importante che capissero ciò che stava per accadere. E, proprio mentre si stavano recando a Gerusalemme, lo ribadì ancora una volta:

Poi Gesù, mentre saliva verso Gerusalemme, prese da parte i dodici; e strada facendo, disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi; essi lo condanneranno a morte  e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito, flagellato e crocifisso; e il terzo giorno risusciterà». (Mt 20, 17-19)

Abbiamo già incontrato altre volte questi annunci di Gesù. Ma questo, nel vangelo di Matteo, è particolarmente importante perché è l’ultimo che Matteo riportò prima dell’entrata in Gerusalemme. Ancora una volta Gesù predisse la sua morte e la sua risurrezione, ma in questo caso diede più dettagli di quanto aveva fatto in precedenza, parlò del suo tradimento, del suo essere dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi, quindi della sua condanna, della sua consegna ai pagani, ovvero ai romani, predisse lo scherno, la flagellazione e la crocifissione. infine predisse la sua risurrezione.

Gesù non avrebbe potuto essere più chiaro di così con i suoi discepoli. Con queste parole egli dimostrò loro di avere ogni cosa sotto controllo , infatti le cose sarebbero andate esattamente come egli aveva detto loro.  Era piuttosto chiaro che Gesù stava andando a Gerusalemme nella piena consapevolezza degli eventi che lo attendevano, anzi stava andando lì proprio volontariamente per affrontare quegli eventi.

Avvicinandosi a Gerusalemme si avvicinavano gli eventi che avrebbero dato un senso alla sua missione, eventi che i discepoli continuavano a non capire. Non dimentichiamo che, se Gesù era davvero il Messia, i suoi discepoli non si aspettavano di vederlo morire. Nonostante Gesù continuasse a parlare di queste cose, i discepoli continuavano a cercare di non pensarci, forse speravano che si sbagliasse o che parlasse in modo figurato.

Matteo ci presenta infatti un contrasto evidente con Gesù che continua a preparare i suoi discepoli al momento difficile che si presentava davanti a loro ed essi che continuavano a preoccuparsi di chi avrebbe avuto un posto di primo piano nel regno dei cieli. Leggiamo come prosegue il brano:

Allora la madre dei figli di Zebedeo si avvicinò a Gesù con i suoi figli, prostrandosi per fargli una richiesta. Ed egli le domandò: «Che vuoi?» Ella gli disse: «Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno».  (Matteo 20, 20-21)

Avete notato che contrasto? Matteo presenta Gesù che parla della sua morte e subito dopo descrive la vera preoccupazione dei discepoli, quella del premio che avrebbero ricevuto. In questo caso, addirittura interviene una madre ad intercedere per i suoi figli.

Gesù rispose: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io sto per bere?» Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo». (Matteo 20, 22)

La risposta di Gesù li riporta però alla realtà. Avevano capito davvero cosa stava per accadere? Avevano capito che giunti a Gerusalemme non sarebbe stato il momento di insediarsi per regnare, ma sarebbe stato il momento di morire e risorgere. Gesù non stava parlando di una morte e di una risurrezione figurati, ma stava parlando di una realtà. C’era un calice amaro da bere per Gesù a Gerusalemme nei prossimi giorni. e i suoi discepoli dovevano essere pronti a condividerlo. Giacomo e Giovanni probabilmente non avevano nemmeno capito, ma il loro entusiasmo li portò a rispondere affermativamente.

Egli disse loro: «Voi certo berrete il mio calice; ma quanto al sedersi alla mia destra e alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma sarà dato a quelli per cui è stato preparato dal Padre mio». (Matteo 20, 23)

Quello era il momento di stringersi intorno a Gesù per capire davvero quello che si apprestava a fare, era il momento di sostenerlo nel momento più difficile del suo ministero, era il momento di condividere con lui quel calice. E Gesù sapeva che nonostante tutto, Giacomo e Giovanni, così come gli altri, dopo un momento iniziale di smarrimento, dopo la sua risurrezione avrebbero compreso e sarebbero stati pronti anche a dare essi stessi la vita per il regno di Dio, condividendo in un certo senso quel calice amaro.

Ma il pensiero dei discepoli, in quel momento, era ancora una volta rivolto al proprio prestigio personale, al proprio premio. Come Gesù aveva già spiegato in precedenza, non era opportuno preoccuparsi di quelle cose perché sarebbe stato Dio stesso a concedere il premio preparato per ognuno in base al suo piano e alla sua misericordia. E potevano essere certi che Dio non avrebbe deluso nessuno, come avevamo già visto nella parabola dei lavoratori dell’ultima ora. Era quindi inutile insistere con queste richieste.

La reazione degli altri non si fece attendere:  I dieci, udito ciò, furono indignati contro i due fratelli. (Matteo 20, 24)

Questa indignazione è un po’ da ipocriti. Leggendo i vangeli, sappiamo infatti che i discepoli discorrevano spesso tra loro di queste cose. Giacomo e Giovanni erano stati un po’ più sfacciati degli altri, ma alla fine tutti loro aspiravano ad avere un posto in prima fila nel regno di Dio.

Gesù ne approfittò per ricordare a tutti la lezione che aveva già impartito in precedenza:

Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che i prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio.  Ma non è così tra di voi: anzi, chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore;  e chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo;  (Matteo 20, 25-27)

Quando Gesù aveva detto loro di diventare come bambini per entrare nel regno di Dio, quando aveva detto che i primi sarebbero stati ultimi e gli ultimi sarebbero stati primi, quando aveva parlato loro dei lavoratori dell’ultima ora, non intendeva proprio questo? Per essere grandi bisogna farsi piccoli, se si aspira ad avere un posto d’onore bisogna onorare gli altri, se si aspira a regnare, bisogna servire!

Mentre i principi di questo mondo fanno a gara nel dominare gli uni sugli altri, essi non avrebbero dovuto pensare al loro posto rispetto agli altri ma avrebbero dovuto semplicemente preoccuparsi di servire Dio e servire gli altri, lasciando che fosse Dio a gestire il premio da dare ad ognuno.

E lui, il loro maestro, stava proprio dando il buon esempio:

appunto come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti». (Matteo 20, 28)

Se capivano quel principio, avrebbero finalmente capito perché il Messia, Colui che è destinato a regnare per sempre, avrebbe anche servito in maniera esemplare, arrivando a dare la propria vita come prezzo di riscatto per molti. Tra quei molti ci sono tutti coloro che in seguito avrebbero compreso ciò che Gesù stava facendo, riconoscendo che egli aveva pagato per il loro peccato. Gesù stava agendo per amore nei confronti dell’umanità e lo stesso avrebbero dovuto imparare a fare i suoi discepoli. 

Che contrasto tra il Re dei Re e i suoi sudditi. Mentre egli era pronto a dare la sua vita per gli altri, essi erano ancora intenti a cercare di avere la preminenza gli uni sugli altri!  Ma in seguito, come emerge chiaramente nel libro degli Atti, avrebbero compreso quella lezione.

Subito dopo, Matteo ci riporta l’ultimo episodio prima di descrivere l’ingresso di Gesù a Gerusalemme che troveremo nel prossimo capitolo. E ancora una volta, nonostante il pensiero di Gesù fosse ormai rivolto alla sua imminente sofferenza, egli mostrò ancora la sua misericordia verso due ciechi lì a Gerico:

Mentre uscivano da Gerico, una folla lo seguì. E due ciechi, seduti presso la strada, avendo udito che Gesù passava, si misero a gridare: «Abbi pietà di noi, Signore, Figlio di Davide!»  Ma la folla li sgridava, perché tacessero; essi però gridavano più forte: «Abbi pietà di noi, Signore, Figlio di Davide!» Gesù, fermatosi, li chiamò e disse: «Che volete che io vi faccia?»  Ed essi: «Signore, che i nostri occhi si aprano». Allora Gesù, commosso, toccò i loro occhi e in quell’istante ricuperarono la vista e lo seguirono. (Matteo 20, 29-34)

Quei due ciechi si erano rivolti a lui chiamandolo figlio di Davide, un termine che si riferiva proprio al Messia. Essi non avevano la vista e avevano solo sentito parlare delle opere che Gesù aveva fatte, eppure lo avevano riconosciuto come il Messia di Israele, qualcosa che molti suoi contemporanei non erano riusciti a vedere nonostante avessero visto con i propri occhi i miracoli di Gesù!

Nonostante gli impedimenti della folla, riuscirono a farsi notare da Gesù. E nonostante le sofferenze che lo aspettavano, Gesù non era ripiegato su se stesso, ma riuscì ancora a commuoversi di fronte a quella richiesta di aiuto.

Così quei due ciechi ricuperarono al vista e si unirono ai discepoli di Gesù. Al di là della guarigione fisica, essi avevano trovato qualcosa di ben più importante, qualcosa che aveva dato significato alla loro vita. Possiamo presumere che lo seguirono fino a Gerusalemme, lì dove il gruppo era diretto, dove avrebbero visto con i loro occhi ciò che attendeva Colui che avevano chiamato il Figlio di Davide.

Il brano di oggi ci ha dato molti spunti di riflessione. È triste considerare che a distanza di duemila anni molti discepoli di Gesù siano ancora preoccupati di avere la preminenza sugli altri e di essere serviti e riveriti piuttosto che essere preoccupati di servire gli altri con amore.

Abbiamo davvero compreso l’esempio di Gesù? Abbiamo compreso che per essere i primi dobbiamo imparare a diventare i servi di tutti senza aspettarci dagli altri qualcosa in cambio. Abbiamo compreso che sarà il Signore a dare ad ognuno il premio che ha preparato? Gesù si stava avviando a Gerusalemme dove sarebbe stato crocifisso, eppure si commosse ancora e mostrò misericordia verso quei due ciechi che lo avevano riconosciuto come il Messia. E noi? Siamo sempre ripiegati su noi stessi e sui nostri problemi o sui nostri piani, o abbiamo ancora la capacità di commuoverci e di agire di fronte al grido di aiuto del nostro prossimo?

Sì, c’è veramente tanta carne al fuoco in questo episodio. E spero che anche voi, come me, siate riusciti almeno ad addentarne un pezzo, perché qui c’è veramente tanto da imparare.

Grazie a tutti. Alla prossima

Vangelo di Matteo

Meglio la grazia che la paga! Osanna al Figlio di Davide!

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *