Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Osanna al Figlio di Davide!

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This entry is part 49 of 65 in the series Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 21,1-17 – La Bibbia)

Gesù arrivò finalmente a Gerusalemme e venne accolto come un re! Ma, in mezzo a tutta quella gente ben disposta verso Gesù, i capi del popolo avevano ben altri sentimenti…

Ne parliamo in questo episodio 49 della serie sul vangelo di Matteo.

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un’asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». (Matteo 21, 1-3)

Comincia l’ultima fase del ministero pubblico di Gesù prima della crocifissione. Gesù era ormai alla porte di Gerusalemme e chiese ai suoi discepoli di condurgli un’asina con un puledro. Sappiamo dai brani paralleli di Marco 11:2 e Luca 11:30 che Gesù aveva intenzione di cavalcare il puledro che non era stato ancora mai cavalcato da nessuno. Probabilmente è per questo motivo che chiese di condurre anche la mamma del puledro che sarebbe stata una presenza rassicurante per il giovane animale che difficilmente si sarebbe staccato da lei.

Ma perché Gesù fece questa strana richiesta? L’evangelista Matteo vide in questo gesto un collegamento con un’antica profezia che troviamo in Zaccaria:

Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta:  «Dite alla figlia di Sion: “Ecco il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un’asina, e un asinello, puledro d’asina“». (Matteo 21,4-5)

Questa profezia è importante perché ci parla di un re, ma notiamo che ci parla di un re umile e mansueto. Questa profezia ci fa comprendere che Gesù era un re diverso da quello che ci si sarebbe aspettati. Normalmente un re sarebbe arrivato a cavallo, non su un puledro d’asina. Normalmente un re sarebbe arrivato come un condottiero pronto a guidare un esercito, non come uno che parla di pace.

I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere.  La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via.  Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!» Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?»E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea». (Matteo 21:6-11)

Fu certamente un bellissimo momento anche per i discepoli. Gesù li aveva preparati al peggio, ripetendo continuamente che a Gerusalemme sarebbe stato ucciso, ma il primo impatto con Gerusalemme fu invece un impatto glorioso, con la gente festante che accoglieva Gesù proprio come un re. In questo brano vediamo che le opere che Gesù aveva compiuto avevano toccato il cuore della gente. D’altra parte, nel vangelo di Giovanni 12:9-11 leggiamo che uno dei suoi miracoli più grandi, la risurrezione di Lazzaro, aveva reso Gesù molto popolare proprio in quella zona, in quell’ultimo periodo del suo ministero.

Notiamo che essi lo riconobbero come un profeta che veniva da Nazaret di Galilea, ma allo stesso tempo lo accolsero proprio come il Re messia Figlio di Davide rivolgendosi a Lui proprio con “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”. Questa espressione è tratta dal salmo 118, dove la parola “Osanna”, un’invocazione che sostanzialmente significa “salvaci!” è rivolta a Dio stesso. Ma la salvezza di Dio sarebbe giunta proprio attraverso colui che viene nel nome del Signore, il Figlio di Davide, il discendente di Davide, il Re di Israele, il Messia tanto atteso, che avrebbe portato le benedizioni di Dio sul popolo.

Ma che tipo di salvezza si aspettava la gente dal Messia? Tanto per cominciare una salvezza politica, una liberazione dai romani invasori per ristabilire un regno di Israele glorioso e indipendente. Era quella l’aspettativa più diffusa riguardante il Messia. Se leggiamo l’antico testamento, dobbiamo riconoscere che era un’aspettativa più che lecita. È possibile che , quel giorno, di fronte a quegli eventi, anche i più stretti collaboratori di Gesù, i suoi apostoli, fossero tornati a sperare che le parole di Gesù riguardanti la sua morte a Gerusalemme fossero solo una metafora e che in effetti Gesù si sarebbe invece manifestato proprio come il Re glorioso che anch’essi aspettavano. Purtroppo per loro, come vedremo, la morte di cui Gesù parlava era reale.

Gesù era il Messia, era il Figlio di Davide, era quel re glorioso, ma allo stesso tempo era il re umile venuto in groppa ad un asinello che avrebbe dato la sua vita per i peccati non solo del suo popolo ma anche per il resto dell’umanità. Era un Re che sarebbe risorto dalla morte e avrebbe regnato per sempre, proprio come essi si aspettavano, ma prima doveva morire per i loro peccati portando una liberazione ancora più grande di quella che essi si sarebbero aspettati.

Nell’antico testamento non era così chiaro che quella figura gloriosa, il Messia che regna per sempre, coincidesse anche con la figura del servo sofferente che muore per i peccati del popolo di cui parlava Isaia 53. Sarà Gesù stesso, dopo la sua risurrezione, ad aprire la mente dei propri discepoli affinché potessero comprenderlo, come si legge in Luca 24,44-46.

Il re Gesù, sebbene riconosciuto dalla folla, non si lascia distrarre dalla sua missione. Gesù sapeva che gli rimanevano pochi giorni e, anche in quella sua ultima visita a Gerusalemme, la sua meta prediletta fu il tempio dove aveva la possibilità di parlare a tantissime persone che arrivavano lì in pellegrinaggio in vista della Pasqua. E, come vedremo anche nel prossimo episodio, fu anche quello il luogo in cui sarebbe avvenuto il confronto finale con i capi religiosi di Gerusalemme che porterà questi ultimi alla decisione definitiva di toglierlo di mezzo al più presto.

Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. E disse loro: «È scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un covo di ladri». Allora vennero a lui, nel tempio, dei ciechi e degli zoppi, ed egli li guarì. (Matteo 21, 12-14)

Già all’inizio del suo ministero, come leggiamo in Giovanni 2, Gesù aveva mostrato il suo zelo per la casa del Signore, e aveva avuto una reazione veemente verso i mercanti nel tempio. In quell’occasione Gesù aveva addirittura preso una sferza di cordicelle e aveva rovesciato i tavoli dei cambiavalute sparpagliando il denaro. In quell’occasione la sua fama non era ancora così diffusa, e i Giudei lo avevano avvicinato chiedendogli quale segno avrebbe mostrato loro per potersi permettere un comportamento simile. La risposta di Gesù “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere!” in riferimento alla sua morte e alla sua risurrezione, ovviamente non era stata presa seriamene dai Giudei che avevano ribattuto ” «Quarantasei anni è durata la costruzione di questo tempio e tu lo faresti risorgere in tre giorni?» . Insomma, avevano preso Gesù per un a persona fuori di senno e non avevano dato troppo peso alle sue parole.

Ma ora, Gesù ripete lo stesso gesto alla fine del suo ministero e la situazione è completamente diversa. Molti hanno fiducia in lui e pensano che sia il Messia, come abbiamo visto. Che il Messia volesse ripulire il tempio dalla corruzione aveva assolutamente senso. Il Signore voleva che il tempio fosse una casa di preghiera per tutti i popoli, non un luogo dove alcuni approfittavano per incrementare i guadagni durante le feste.

Ma quel tipo di pulizia del tempio era poca cosa se paragonata alla pulizia che Gesù avrebbe dovuto fare nei confronti della classe dirigente. Ed è proprio a partire da questo gesto di Gesù che comincia un confronto proprio con le autorità religiose, un confronto che ci accompagnerà anche per tutto il prossimo episodio. Infatti Gesù ancora una volta si dedicò alla guarigione dei malati che portò un certo entusiasmo nei presenti. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi avevano qualcosa da ridire:

Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedute le meraviglie che aveva fatte e i bambini che gridavano nel tempio: «Osanna al Figlio di Davide!», ne furono indignati e gli dissero: «Odi tu quello che dicono costoro?» Gesù disse loro: «Sì. Non avete mai letto: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode”?» E, lasciatili, se ne andò fuori della città, a Betania, dove passò la notte. (Matteo 21, 15-17)

I bambini gridavano “Osanna al Figlio di Davide!”, come probabilmente avevano sentito dire ai più grandi nell’accoglienza che aveva accompagnato Gesù in Gerusalemme.

Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi non gradirono questo accostamento tra Gesù e il Messia. Essi furono indignati.

Si percepisce una tensione tra i capi del popolo e Gesù, e la risposta di Gesù andò certamente ad alimentare la loro indignazione. “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode” è un’espressione basata sul salmo 8:2, ma in quel salmo è certamente Dio l’oggetto della lode. Associando la lode alla sua persona, Gesù non aveva certamente attirato le simpatie di quei capi religiosi.

Sì, Gesù aveva udito quello che dicevano quei bambini, così come aveva udito la folla che lo aveva urlato nell’accoglierlo al suo ingresso in Gerusalemme. Ma egli non aveva nessuna intenzione di correggerli, perché stavano dicendo la verità. Lui era il Figlio di Davide ed era proprio venuto per salvarli.

Erano proprio loro, i capi del popolo, quelli che non avevano capito nulla!

Tutto è pronto per il confronto finale tra Gesù e i capi religiosi che sarebbe avvenuto nei giorni seguenti.

A questo punto Matteo inserisce un episodio che funziona da raccordo tra questa parte e la prossima in cui Gesù avrà un lungo confronto con i capi religiosi:

La mattina, tornando in città, ebbe fame.  E, vedendo un fico sulla strada, gli si accostò, ma non vi trovò altro che foglie; e gli disse: «Mai più nasca frutto da te, in eterno». E subito il fico si seccò.  I discepoli, veduto ciò, si meravigliarono, dicendo: «Come mai il fico è diventato secco in un attimo?»  Gesù rispose loro: «Io vi dico in verità: Se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, sarebbe fatto.  Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete». (Matteo 21,18-22)

Povero fico. Sembra una reazione sproporzionata da parte di Gesù! Ma, se considerate il contesto in cui questo episodio è inserito, come vi dicevo, è chiaro che Gesù aveva una lezione molto più profonda da insegnare ai discepoli. Quel fico non stava assolvendo alla sua funzione di portare frutto, e per quel motivo era utile solo per diventare legna da ardere. Nel confronto con i capi religiosi, vedremo che Gesù utilizzerà parabole che andranno nella medesima direzione, sottolineando che quella classe dirigente non aveva assolto al proprio compito, ma aveva portato alla rovina il popolo, e quindi doveva essere rimossa per fare spazio ad una nuova comunità, quella che gli apostoli stessi di Gesù avrebbero portato avanti. I discepoli di Gesù, dopo la morte e la risurrezione di Gesù, si troveranno ancora ad affrontare quella medesima classe dirigente e avrebbero avuto bisogno di fede e preghiera per affrontarla. Ma basta leggere il libro degli Atti per rendersi conto che il Signore avrebbe risposto alla loro preghiera e li avrebbe guidati nel rimuovere anche quella montagna sul loro cammino, per portare avanti il vangelo verso le estremità della terra.

Per concludere, “Osanna al Figlio di Davide!” aveva gridato la folla e avevano gridato quei bambini. Ma i loro capi erano guide cieche che non riuscivano a riconoscere Colui che si stava manifestando in mezzo a loro. Lo scontro, a quel punto era inevitabile.

E tu, quando pensi a Gesù, lo consideri il tuo salvatore come la folla e quei bambini che gridavano nel tempio, o solo un impostore, un fanatico, come lo consideravano i capi religiosi? Pensaci bene, perché ciò che pensi di Gesù potrebbe cambiare totalmente la tua vita e il tuo futuro. Grazie a tutti. Alla prossima

Vangelo di Matteo

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