Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Beati quelli dalla parte giusta

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(Testo di riferimento: Matteo 5,1-16 –  La Bibbia)

Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui, ed egli, aperta la bocca, insegnava loro… (Matteo 5:1-2)

Negli episodi precedenti abbiamo visto il modo in cui l’evangelista Matteo ha presentato il Re, descrivendo le sue origini da Davide e Abraamo, le circostanze straordinarie che hanno accompagnato la sua nascita, l’inizio del suo ministero pubblico dopo essersi sottoposto al battesimo di Giovanni ed essere stato tentato dal diavolo. Dalle numerose citazioni dell’Antico Testamento che abbiamo incontrato si percepisce che questo vangelo è stato scritto soprattutto per persone che avevano una conoscenza delle scritture, pertanto quasi tutti gli studiosi sono convinti che fosse rivolto principalmente agli Ebrei.

Anche il sermone sul monte, così come gli altri discorsi contenuti nel vangelo di Matteo, si rivolge soprattutto ad un pubblico di Ebrei che avevano conoscenza della legge ebraica ma anche conoscenza delle interpretazioni rabbiniche. Quindi, prima di fare un’applicazione a noi oggi, per quanto possibile, dobbiamo metterci nei panni dei primi ascoltatori di Gesù e provare ad ascoltare con le loro orecchie.

Come abbiamo appena letto, in questo messaggio Gesù stava insegnando ai suoi discepoli che si erano accostati a lui. Non è quindi un discorso generico che ognuno può utilizzare come vuole, ma un discorso rivolto a discepoli di Gesù che vivevano nella società ebraica di quel tempo, con tutte le difficoltà che ciò poteva comportare.

Molti si accostano a queste parole di Gesù e le utilizzano in modo totalmente avulso dal contesto come se si trattasse di massime generali per l’umanità, ma non è possibile comprendere in questo modo le parole di Gesù, anzi così si rischia solo di travisarle e applicarle male.

Leggiamo quindi cosa diceva Gesù ai suoi discepoli:

«Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.
Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. (Matteo 5,3-10)

Ignorando il contesto, molti si avvicinano a questo brano come se Gesù stesse parlando di categorie diverse di persone alle quali egli fa delle promesse diverse in base alle loro caratteristiche. Così chi si sente più misericordioso prende per se una certa promessa, chi si sente mansueto si identifica con l’altra e così via. Addirittura qualcuno potrebbe pensare che non importi neanche quale fede si abbia purché si manifestino queste caratteristiche.

Ma, come abbiamo detto prima, Gesù stava parlando ai sui discepoli in un contesto storico e culturale preciso.

Ci troviamo di fronte ad un brano caratterizzato dal parallelismo a cui un uditore Ebreo era abituato, visto il grandissimo uso che se ne fa nelle scritture dell’Antico Testamento.

Gesù non sta parlando di diverse categorie di persone ma sta parlando di un’unica categoria di persone, quella dei suoi discepoli, che si sarebbero dovuti distinguere nella società per tutte quelle caratteristiche. Ogni riga non si contrappone alle altre ma arricchisce la descrizione di questi “beati” .

Ciò spiega anche perché il brano parallelo di Luca 6 è diverso, pur mantenendo lo stesso tipo di insegnamento. È infatti abbastanza logico pensare che Gesù abbia impartito diverse volte questo tipo di lezioni con diverse varianti, attirando ogni volta l’attenzione su alcune caratteristiche specifiche di coloro che lo avrebbero seguito.

Coloro che stavano seguendo Gesù sapevano bene che nella società dominavano i prepotenti, dominavano i violenti, dominavano i ricchi che sfruttavano i poveri. In quella società non ci si poteva aspettare giustizia e misericordia.

In quel contesto, le parole di Gesù dovevano essere proprio come un balsamo che lenisce il dolore. A dispetto di ciò che si poteva pensare, non erano beati coloro che dominavano in quella società, ma lo sarebbero stati piuttosto coloro che avrebbero seguito Gesù, anche se, proprio in quella società, sarebbero stati maltrattati.

Insomma Gesù con queste parole preparava i suoi discepoli ad affrontare i problemi della società sapendo che, prima o poi, tutti i nodi sarebbero venuti al pettine. Alla fine non sarebbero stati i malvagi a ridere, ma coloro che avrebbero seguito Gesù. Essi erano “beati” perché si trovavano dalla parte giusta, in cammino con Gesù verso il regno di Dio dove tutte le domande avrebbero avuto una risposta.

Che questo brano vada preso nella sua interezza, come una descrizione della medesima categoria di persone, è evidente da come inizia e da come finisce. Si noti infatti che il versetto 3 e il versetto 10 aprono e chiudono questa sezione con la medesima promessa “perché di loro è il regno dei cieli”.

Ma di chi è il regno dei cieli allora? Secondo il versetto 3 è dei poveri in spirito, mentre secondo il versetto 10 è di quelli che sono perseguitati per motivi di giustizia. E gli altri che sono descritti nei versetti intermedi, non entreranno nel regno dei cieli? Ovviamente sì, d’altra parte le persone che entreranno nel regno dei cieli riceveranno anche misericordia, giustizia, saranno chiamati figli di Dio e così via. Ogni riga dell’elenco contribuisce a descrivere il profilo di coloro che entreranno nel regno di Dio.

Gesù sapeva che i poveri in spirito, ossia coloro che sentivano il bisogno di avere uno spirito rinnovato dal Signore, lo avrebbero seguito, al contrari dei religiosi che pensavano di essere già a posto con Dio. Allo stesso modo, secondo l’elenco di Luca 6, i poveri dal punto di vista materiale sarebbero stati disposti a seguire Gesù più dei ricchi che trovavano nelle cose materiali la loro soddisfazione.

Quelli che erano afflitti avrebbero cercato la consolazione di Dio, quelli che erano mansueti sarebbero stati calpestati nella società ma nel mondo a venire, nel regno dei cieli, sarebbero stati protagonisti di una terra rinnovata.

I discepoli di Gesù avrebbero dovuto coltivare la misericordia in una società spietata, avrebbero dovuto essere puri di cuore in una società senza cuore, avrebbero dovuto perseguire la pace in una società di violenti, avrebbero dovuto desiderare ardentemente la giustizia in una società ingiusta, anzi una società che avrebbe perseguitato chi praticava la giustizia.

Ma il senso di questo elenco, a cui spesso ci si riferisce come “beatitudini”, è chiaro: alla fine dei tempi essi sarebbero stati i “beati”, essi sarebbero stati quelli dalla parte giusta, in cammino con il Signore, non tutti gli altri. Essi sarebbero entrati nel regno dei cieli, essi sarebbero stati consolati dal Signore, essi avrebbero ereditato una terra rinnovata nel regno eterno di Dio, essi avrebbero finalmente visto la giustizia soddisfatta, essi si sarebbero goduti la misericordia di Dio essendo figli di Dio, essi avrebbero visto Dio e sarebbero stati per sempre con Lui. Tutte queste cose avrebbero avuto il loro compimento nel regno di Dio.

La conclusione di Gesù dimostra che queste promesse erano rivolte proprio ai suoi discepoli, non a categorie generali di persone:

Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi. (Matteo 5,11-12)

Beati voi! Ecco chi sono quelli a cui Gesù si riferì in questo elenco. Erano proprio i suoi discepoli coloro che avrebbero sofferto a causa dei propri connazionali come era accaduto anche a molti profeti e uomini giusti dell’Antico Testamento.

Leggendo l’Antico Testamento si vede bene che, fin dall’uscita dall’Egitto con Mosè, c’era sempre stato un piccolo numero di israeliti fedeli a Dio in mezzo ad un grande numero di infedeli. Nella storia di Israele coloro che furono fedeli a Dio si trovarono sempre ad affrontare una maggioranza che li ostacolava. Pensate allo stesso Mosè, pensate a Elia, pensate a Geremia.

Gesù sapeva ciò che lo aspettava e sapeva che quella società avrebbe rifiutato anche lui e i suoi discepoli. Così, con queste parole incominciava a preparare i suoi discepoli alla persecuzione. Essi non si sarebbero dovuti scoraggiare perché i loro persecutori non avrebbero potuto togliere loro il premio che Dio aveva preparato nel suo regno.

In quella società essi avrebbero sofferto, tuttavia era proprio quello il loro posto perché Gesù stava affidando loro un compito importante:

 «Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.  Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta,  e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. (Matteo 5,13-16)

Non sarebbe stato facile essere un discepolo di Gesù ma, avendo davanti il premio che Dio aveva preparato per loro, essi dovevano distinguersi in quella società.

Il Signore aveva formato il popolo di Israele proprio per essere sale e luce della terra. La discendenza di Giacobbe aveva ricevuto la responsabilità di insegnare a tutto il resto del mondo la fede nell’unico vero Dio creatore dei cieli e della terra. In un mondo idolatra essi dovevano essere luce nelle tenebre; in un mondo senza speranza, senza un senso, destinato alla corruzione e alla morte, essi potevano ridare gusto alla vita e conservare l’umanità in vista della vita eterna.

Ma, come abbiamo detto, la maggioranza degli Israeliti in quella società non stava onorando il Signore. Così Gesù sceglie i propri discepoli per essere coloro che dovevano essere sale in mezzo a un Israele ormai insipido, luce in mezzo ad un popolo che non si rendeva neanche conto di essere nelle tenebre.

A partire da quel gruppo di discepoli entusiasti che avevano cominciato a seguirlo e lo stavano ascoltando, Gesù voleva riconquistare il suo popolo che si era allontanato da Dio e voleva farlo non con la spada, non con la violenza, ma attraverso le loro opere buone che avrebbero dovuto far riflettere i loro connazionali per riportarli verso il Signore.

Leggendo il libro degli Atti degli Apostoli, si vede proprio che i discepoli di Gesù attuarono questo piano conquistando senza spada ma con opere buone e con il favore di Dio tantissimi loro connazionali prima di portare il vangelo a tutto il resto del mondo.

Ora che abbiamo compreso cosa significavano queste parole di Gesù per coloro che le ascoltarono dalla sua viva voce, siamo pronti per applicarle anche a noi.

Molti oggi, vedendo la nostra società, possono dire: “Il mondo è dei furbi, degli ingiusti, dei disonesti. Ha senso essere cristiani oggi? Ha senso essere discepoli di Gesù oggi? Ne vale la pena?”

Sì, ne vale la pena… I discepoli di Gesù ascoltarono le sue parole e le misero in pratica ottenendo risultati straordinari, al punto che a partire da un pugno di uomini il vangelo ha raggiunto miliardi di persone nel corso della storia, in ogni parte del mondo.

Sì, ne vale la pena… perché il Signore già in questa vita benedice in molti modi le vite di coloro che seguono le orme di Gesù anche se viviamo in un mondo imperfetto, sottoposto agli effetti del peccato. Ma nel mondo a venire la differenza tra il giusto e l’empio sarà evidente e coloro che sono stati dalla parte di Gesù si troveranno dalla parte giusta. Essi saranno i “beati”, non gli altri.

Sì, ne vale la pena… perché in questo mondo possiamo anche essere perseguitati per la nostra fede ma nessuno può toglierci il premio eterno che Dio ha preparato per noi.

Sì, ne vale la pena… perché è bello sapere che possiamo essere anche noi sale e luce lì dove ci troviamo, facendo del bene anche a coloro che forse non lo apprezzano. Ma, così facendo, prima o poi, riusciremo a conquistarne qualcuno e portarlo con noi nel regno di Dio. Se ognuno di noi riuscisse a portare con sé anche uno solo, ne sarebbe valsa la pena.

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Commenti

  1. Avatar renzo Ottaviani
    renzo Ottaviani

    Ciao Omar, ti seguo da tempo con molto interesse. Quello che tu dici sulle beatitudine sono certamente corrette, anche quando fai osservazione sul contesto e sulle persone che lo ascoltavano. Hai collegato le situazioni delle beatitudini al futuro Regno dei cieli, a quando saremo col nostro Signore. perdonami l’ardire, ma io ci vedo anche un forte richiamo a lavorare e ad impegnarsi nella realizzazione di quel regno che Gesù voleva che avesse il suo inizio qui in questi nostri mondo. Non ci siamo riusciti, per cui io credo che si debba lavorare appassionatamente per questo regno attraverso la chiesa che deve essere una testimonianza concreta dell’amore e della misericordia di Dio verso l’uomo peccatore. Perdonami per questo intervento, ma io sono molto impegnato sia nelle carceri che nell’assistenza alle persone emarginate e maltrattate e quindi guardo molto al pratico. Grazie per quello che fai, che il Signore ti benedica e sostenga in questo tuo ministero..Renzo Ottaviani, Firenze.

    1. Avatar Omar

      Grazie per il tuo commento. Hai fatto bene a condividerlo. Hai messo in evidenza un aspetto certamente importante del regno di Dio e del modo in cui Gesù opera oggi attraverso i suoi figli. Grazie

  2. Avatar Antonio
    Antonio

    Gentile Omar, questa meditazione ha avuto su di me l’effetto di un bicchiere di acqua fresca in una giornata torrida. Assomiglia appunto ad una lunga e spossante giornata torrida il periodo che sto attraversando nella mia vita lavorativa di operatore sanitario, dove la mia deontologia professionale ed i valori in cui credo si scontrano ogni giorno con le imposizioni di un management che agisce soltanto in nome dei profitti, calpestando continuamente la dignità ed i diritti di pazienti e lavoratori. Perdonami per lo sfogo, ma più che mai sento il bisogno di rifugiarmi nella Parola di Dio, nella preghiera e nella lettura di queste edificanti pagine: Grazie Omar, Dio benedica questa tua opera. Antonio, Macerata.

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