Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Due pesi e due misure?

Video e/o audio (se presenti per questo articolo):

This entry is parte 14 di 65 in the series Vangelo di Matteo

(Testo di riferimento: Matteo 7,1-6 –  La Bibbia)

Ciao a tutti.

Benvenuti al quattordicesimo episodio della serie sul vangelo di Matteo. Se stavate per togliere una pagliuzza dall’occhio di un fratello, fermi! Prima assicuratevi di vederci bene per effettuare tale operazione. Oggi parliamo proprio di questo. Mettetevi comodi, iscrivetevi al canale se non lo avete ancora fatto e… ci vediamo tra un attimo…

«Non giudicate, affinché non siate giudicati;  perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi.  (Matteo 7,1-2)

Leggendo tutti gli insegnamenti che Gesù stava dando ai suoi discepoli in questo sermone sul monte, la tentazione potrebbe essere quella di guardarsi intorno per vedere se qualcuno vicino a noi non sta rigando dritto, vero?

Ma se mi avete seguito fin qui nella lettura del sermone sul monte, avrete capito che lo scopo di Gesù era senz’altro quello di far riflettere i propri discepoli sulla propria vita, non fare di loro delle persone che se ne vanno in giro a puntare il dito verso gli altri.

Gesù,evidentemente, ci conosce bene e sa che ci viene più facile giudicare il prossimo piuttosto che esaminare noi stessi. Quindi questa sezione inerente il giudizio è assolutamente utile.

Ancora una volta, però, dobbiamo stare attenti a dare il giusto peso alle parole di Gesù. Non giudicate, affinché non siate giudicati… Se una persona prendesse alla lettera queste parole di Gesù potrebbe pensare che basti non giudicare nessuno per essere a nostra volta esenti da giudizio. Ma se fosse così, allora chiunque potrebbe fare ciò che vuole e nessuno potrebbe giudicarlo. Ma che razza di società sarebbe? Funzionerebbe? Gesù voleva davvero una società di questo tipo?

No, Gesù non voleva certamente una società in cui nessuno potesse essere giudicato, perché in una società del genere regnerebbe il caos.

Come al solito, con un linguaggio esagerato, Gesù puntava a far emergere il vero problema. Sostanzialmente, piuttosto che giudicare in modo sbagliato, è meglio non giudicare affatto. Infatti un giudizio deve essere giusto e imparziale e dovrebbe essere quindi amministrato da qualcuno che abbia le carte in regola per farlo.

I farisei pensavano certamente di essere buoni amministratori della giustizia ma, sia in questo sermone sia in altre occasioni, Gesù dimostrò l’inefficacia del loro approccio e, a più riprese, denunciò la loro ipocrisia e la loro mancanza di misericordia.

I discepoli di Gesù, come abbiamo visto, erano chiamati ad andare ben oltre la giustizia dei farisei e sarebbero stati chiamati a giudicare il prossimo nello stesso modo in cui avrebbero voluto essere giudicati loro stessi, ovvero in modo giusto, imparziale e misericordioso.

Infatti Gesù avvertì i suoi discepoli a stare molto attenti al metro che utilizzavano per misurare gli errori altrui, perché il medesimo metro sarebbe stato utilizzato con loro stessi. Se erano ingiusti e privi di misericordia, avrebbero dovuto aspettarsi un trattamento simile dagli altri.

Gesù sa che siamo tutti propensi a vedere anche il più piccolo difetto nel fratello mentre sorvoliamo facilmente anche sui nostri difetti più grandi. Questo ci fa essere dei giudici ipocriti.

Inoltre, spesso il nostro giudizio ha come obiettivo una condanna piuttosto che un recupero dell’altro. Gesù invece fece intendere che la condanna doveva lasciare spazio alla correzione, ovvero ad un processo positivo che permetta all’altro di rimediare ai propri errori in qualche modo. Ma per aiutare l’altro a correggere il proprio errore, dobbiamo prima esaminare noi stessi ed assicurarci che non ci troviamo in una condizione ancora peggiore della persona che vogliamo aiutare. Ancora una volta, Gesù usò un linguaggio iperbolico per evidenziare questo:

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: “Lascia che io ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre la trave è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello. (Matteo 7,3-5)

Nessuno può avere letteralmente una trave in un’occhio ma il senso delle parole di Gesù è piuttosto ovvio. Se non siamo animati da un semplice desiderio di condannare l’altro ma vogliamo essere utili al nostro fratello, dobbiamo assicurarci di essere nelle condizioni ottimali per farlo.

Gesù utilizza proprio la parola “ipocrita”, la parola che si utilizzava per gli attori che portavano una maschera sul palco. Se siamo ipocriti se portiamo una maschera, se abbiamo due pesi e due misure e giudichiamo cose minime negli altri mentre siamo molto indulgenti con noi stessi, non solo non potremo aiutare nessuno, ma finiremo per fare danni ulteriori.

Riassumendo, la provocazione di Gesù ad astenersi dal giudizio è in realtà una sfida ad essere imparziali e misericordiosi nel giudizio. Nel resto del nuovo testamento, emerge chiaramente la necessità da parte dei discepoli di Gesù di essere in grado di giudicare, ovvero di discernere il buono dal cattivo, e l’apostolo Paolo, ad esempio, criticherà la chiesa di Corinto proprio per non essere stata in grado di esercitare tale discernimento in diversi casi (1 Co 6,1-5).

In una situazione ottimale, tra fratelli che si vogliono bene e hanno una condotta trasparente tra loro, chi sbaglia e viene corretto, non dovrebbe avere problemi a riconoscerlo. Ma il problema è proprio questo. Quanto siamo trasparenti e quanto siamo imparziali nei nostri giudizi? Quante travi nei nostri occhi vengono tollerate mentre tentiamo maldestramente di togliere pagliuzze dagli occhi dei fratelli?

Dobbiamo imparare ad avere un approccio misericordioso che tende al recupero piuttosto che alla condanna. Mi rendo conto di aver sbagliato tante volte in questo senso e chiedo a Dio di aiutarmi ad avere il giusto approccio.

Se qualcuno ha sbagliato, o abbiamo questa impressione, trasformiamo il giudizio in una proposta di aiuto fatto da una persona che ha sinceramente a cuore la salute dell’altro e ha gli strumenti per poterlo aiutare a individuare e risolvere il problema.

Dovrebbe essere qualcosa del tipo: “ti vedo in difficoltà in quest’area della tua vita. Siccome ho già fatto un’esperienza analoga, permettimi di aiutarti.”

Se ci si ferma al giudizio come condanna, ma poi non si è in grado di offrire un aiuto concreto affinché l’altro possa rialzare la testa, comprendiamo che non si è raggiunto l’obiettivo di recuperare il fratello, ma lo abbiamo solo affossato ancora di più nel suo problema.

È una questione piuttosto delicata. Infatti entrambe le parti dovrebbero avere il giusto approccio. L’uno dovrebbe mirare all’aiuto e al recupero del fratello. L’altro dovrebbe avere abbastanza fiducia da lasciarsi aiutare.

Mi rendo conto che spesso non è così. Spesso non siamo abbastanza accorti da rimuovere la nostra trave e oltretutto abbiamo un atteggiamento di condanna piuttosto che di aiuto. Così è difficile che ci sia un clima di fiducia reciproca che permetta davvero di arrivare al risultato ottimale.

Ci saranno poi anche casi in cui, nonostante tutte le nostre accortezze per rimuovere eventuali travi nei nostri occhi e nonostante un sincero desiderio di aiutare l’altro, ci possiamo trovare di fronte ad un muro. Mi sono trovato in situazioni del genere ed è forte la tentazione di colpevolizzarsi per non essere riusciti a raggiungere il risultato sperato. Tuttavia, non dimentichiamo che, come sempre, nelle relazioni interpersonali per raggiungere un buon risultato ci vuole disponibilità da entrambe le parti. A questo proposito ricordiamoci ancora di queste parole di Gesù:


Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le pestino con le zampe e rivolti contro di voi non vi sbranino.
(Matteo 7,6)

Non è il caso di speculare troppo su questa frase trasformandola in un’allegoria complicata. Gesù si ispirò probabilmente ad un detto popolare, basato sul buon senso. Il senso generale mi sembra piuttosto evidente, ovvero ci sono situazioni in cui tutta la nostra saggezza, tutto il nostro buon senso, tutte le cose buone che abbiamo da dare, anche da parte di Dio, semplicemente non trovano delle persone disposte a riceverle. In tal caso dobbiamo imparare a soprassedere.

Questo principio, ha miriadi di applicazioni nelle relazioni interpersonali. Per quanto le nostre argomentazioni siano buone, il nostro comportamento sia ineccepibile, per quanto abbiamo fatto di tutto per togliere ogni ostacolo, a volte è proprio inutile insistere. Impariamo ad accettare anche questo e ad affidare al Signore i nostri eventuali interlocutori refrattari. A volte le cose possono cambiare e in circostanze diverse le cose potrebbero andare diversamente.

Quali sono le vostre esperienze a proposito di giudizio, di travi e pagliuzze, o di perle gettate a cani e porci? Fatemelo sapere nei commenti che leggo sempre con molto interesse.

Grazie a tutti. Alla prossima.

Vangelo di Matteo

Cercate prima il regno di Dio Chiedete e vi sarà dato?

Commenti

  1. Avatar Michele Noviello
    Michele Noviello

    Caro fratello Omar, ho letto con interesse questa meditazione sul vangelo di Matteo e ti ringrazio per la semplicità e l’efficacia che vi ho trovato, infatti questo tema è spinoso e di estrema attualità e dispiace che certe problematiche iniziano e finiscano quasi sempre allo stesso modo: con un nulla di fatto ,o peggio, rapporti ancora più rovinati.
    Mi fa piacere che non hai citato Matteo 18:15-17 , perché spesso si va a finire lì, usando la Parola come un codice di procedura penale. Ho paura che tutto parte da un cuore malato, pieno di mondo, che spegne lo Spirito e accende l’ipocrisia e l’indifferenza; effettivamente sono convinto che l’atto di giudicare deve essere un compito per chi è spiritualmente dotato. Grazie ancora. Ti abbraccio nel Signore Gesù.

    1. Avatar Omar

      Grazie per il commento. Per quanto riguarda Matteo 18:15-17, stiamo per arrivarci proprio tra qualche settimana, ma credo che in generale sia stato abbastanza frainteso nel mondo cristiano. Infatti il versetto 17 rappresenta una sconfitta per entrambe le parti, mentre la strada maestra è quella tracciata nei verdetti seguenti Matteo 18:18-20 che invitano a trovare un accordo insieme in preghiera, realizzando la presenza di Gesù in mezzo a noi… Purtroppo le due parti vengono sempre lette in modo separato, ma il contesto è sempre quello del perdono e della riconciliazione, anche perché al versetto 21 Pietro riprende proprio quel tema… Ne parleremo. Ciao

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