- Preparatevi a incontrare il Re
- Il Figlio di Dio
- Il regno di Dio è vicino
- L’autorità di Gesù
- Guarigione fisica o interiore?
- Giusti o peccatori?
- Dal vecchio al nuovo
- Ciò che è lecito
- Araldi del Regno
- Pazzo, indemoniato o salvatore?
- Parole incomprensibili?
- Grande privilegio, grande responsabilità
- Chi è dunque costui?
- Vai via Gesù!
- Continua ad avere fede
- Un messaggio urgente
- Il regno contrastato
- Compassione e potenza
- Un miracolo inutile?
- Ciò che contamina l’uomo
- Le briciole dei figli
- Non capite ancora?
- Chi dite che io sia?
- Il Re che deve soffrire
- Vieni in aiuto alla mia incredulità
- Chi vuole essere il primo?
- Sale insipido?
- Ciò che Dio ha unito
- I bambini, i ricchi e noi…
- Il re venuto per servire
- Che cosa vuoi che io ti faccia?
- Benvenuto al Re!
- Fichi secchi
- La vigna e i vignaiuoli
- Tra Dio e Cesare
- Il Dio dei viventi
- Sulla buona strada
- La vedova, gli scribi e il Figlio di Davide
- L’inizio della fine
- Giorni di tribolazione
- Vegliate!
- Un gesto d’amore
- Dalla delusione al tradimento
- Il sangue del patto
- Pronti a tutto
- Vedrete chi sono!
- Pianto amaro
- Il re e il criminale
- Il Re che non ti aspetti
- Era Figlio di Dio!
- I discepoli che non se ne vanno
- Egli è risorto!
- In missione
Il giorno seguente, quando furono usciti da Betania, egli ebbe fame. Veduto di lontano un fico, che aveva delle foglie, andò a vedere se vi trovasse qualche cosa; ma, avvicinatosi al fico, non vi trovò niente altro che foglie; perché non era la stagione dei fichi. Gesù, rivolgendosi al fico, gli disse: «Nessuno mangi mai più frutto da te!» E i suoi discepoli udirono. Vennero a Gerusalemme e Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano e compravano nel tempio; rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi; e non permetteva a nessuno di portare oggetti attraverso il tempio. E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti“? Ma voi ne avete fatto un covo di ladroni». I capi dei sacerdoti e gli scribi udirono queste cose e cercavano il modo di farlo morire. Infatti avevano paura di lui, perché tutta la folla era piena d’ammirazione per il suo insegnamento.
Quando fu sera, uscirono dalla città. La mattina, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Pietro, ricordatosi, gli disse: «Rabbì, vedi, il fico che tu maledicesti è seccato». Gesù rispose e disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto. Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli, vi perdoni le vostre colpe. [Ma se voi non perdonate, neppure il Padre vostro che è nei cieli perdonerà le vostre colpe.]»(Marco 11:12-26 – La Bibbia)
Indice della serie sul vangelo di Marco
Un fico e un tempio: due cose molto diverse tra loro, vero? Eppure in questo brano hanno parecchi aspetti in comune…
Può sembrare incomprensibile il comportamento di Gesù nei confronti del fico perché dovrebbe essere normale trovare solo foglie se si cercano dei frutti fuori stagione, tuttavia occorre tenere conto del fatto che, come si può osservare anche oggi, sui fichi in primavera oltre alle foglie si trovano già dei germogli commestibili, detti anche ficucci o fichi acerbi (se ne parla ad esempio in Cantico dei Cantici 2:13), che costituivano un cibo comune per i contadini. L’assenza di tali germogli indica che anche nella stagione estiva non ci saranno frutti. Questo ci spiega perché Gesù cercò dei frutti fuori stagione, ma non chiarisce perché Gesù maledisse il fico. Infatti la reazione di Gesù sembra sproporzionata se non si considera che aveva uno scopo illustrativo…
L’episodio centrale in questo brano dimostra che anche i frutti della religione giudaica legata al tempio non promettevano bene.
Era piuttosto normale la presenza nei pressi del tempio di cambiavalute e venditori di animali destinati ai sacrifici, infatti i pellegrini provenienti da lontano in occasione delle feste principali, come la pasqua, non potevano portare con loro gli animali necessari per i sacrifici che dovevano rispondere anche a certi requisiti, pertanto li acquistavano sul posto e spesso era necessario cambiare il loro denaro nella valuta locale.
Ciò che Gesù denunciò non era quindi l’esistenza di quelle attività che erano necessarie al funzionamento del tempio ma il fatto che la religione giudaica era diventata insensibile alla sua vera vocazione, quella di coinvolgere tutte le genti nell’adorazione dell’unico vero Dio. Il cortile esterno del tempio poteva infatti essere frequentato dai gentili, ma di fatto, le autorità giudaiche ne avevano sminuito l’importanza spirituale per relegarlo ad attività commerciali e a zona di passaggio da una parte della città all’altra.
Israele era stato chiamato da Dio ad essere luce delle altre nazioni ma le autorità giudaiche ai tempi di Gesù mostravano un disprezzo verso i gentili animato da una visione troppo nazionalistica della propria religione che si era sviluppata e consolidata in reazione all’ellenismo nei secoli precedenti. Non è un caso che gruppi armati che facevano della ribellione verso i Romani la loro ragione di vita, godevano di un certo favore da parte del popolo e per molti Giudei quella era la strada per inaugurare il regno di Dio.
Chiaramente il punto di vista di Gesù era radicalmente diverso. Nel ribaltare le bancarelle di cambiavalute e venditori Gesù non stava quindi semplicemente condannando il commercio nel tempio, ma la concezione che le autorità giudaiche avevano del tempio. Nella concezione di Gesù, avvalorata dalla citazione di Isaia 56 che in particolare sviluppa proprio il tema dell’inclusione degli stranieri nel popolo di Dio, il tempio doveva rimanere un luogo di preghiera, un luogo di incontro con Dio non solo per gli Israeliti ma anche per quelli tra le altre nazioni che volevano avere un rapporto con il Dio creatore dei cieli e della terra. Proprio su tali temi Gesù insegnava alla folla che lo ascoltava ammirata. Ovviamente la classe dirigente, rappresentata da scribi e sacerdoti, cercava solo il momento opportuno per fare morire quell’individuo che li sfidava apertamente.
Nel momento in cui la religione giudaica veniva meno alla sua vocazione internazionale, essa era paragonabile proprio ad un albero che non stava facendo i frutti che ci si aspettava. Non a caso, come Gesù aveva preannunciato (Marco 13:2), pochi anni dopo, nel 70 d.c., il tempio avrebbe fatto la stessa fine di quel fico e sarebbe stato distrutto dall’esercito romano.
Lo stupore di Pietro nel constatare l’effetto che la maledizione di Gesù aveva avuto sul fico, diede a Gesù l’opportunità per esortare i suoi discepoli a pregare con fiducia, senza alcun dubbio. Ovviamente l’espressione di Gesù riferita al monte che stava loro davanti e che sarebbe potuto finire in mare alla loro richiesta, era un’iperbole per illustrare che anche di fronte all’ostacolo più difficile da rimuovere i discepoli dovevano continuare ad avere fiducia nell’azione di Dio. L’unico vero ostacolo insormontabile, oltre alla mancanza di fede in Dio, poteva essere l’assenza di una disposizione al perdono verso il prossimo. In una società in cui dominava un formalismo religioso che avrebbe condotto Gerusalemme alla rovina, i discepoli di Gesù dovevano sperimentare il perdono di Dio nella loro vita e imparare a manifestare a loro volta quella disposizione amorevole verso gli altri nelle relazioni orizzontali. Solo su quella base essi potevano costruire un vero rapporto con Dio e aspettarsi l’azione di Dio in loro favore nella vita di tutti i giorni. In fondo, solo così anch’essi potevano evitare di finire come quel fico che non portava frutto.
Cosa direbbe Gesù se passeggiasse nelle nostre strade oggi? Paragonerebbe la nostra religione a quella che caratterizzava Gerusalemme e il tempio? Ci considererebbe dei fichi che non fanno frutti e sono destinati a seccare? In mezzo a tanti fichi secchi, che Dio dia ad ognuno di noi di essere alberi che portano frutto, uomini e donne che coltivano un sincero rapporto con Dio che si riflette anche nei nostri rapporti con il prossimo.

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