- Preparatevi a incontrare il Re
- Il Figlio di Dio
- Il regno di Dio è vicino
- L’autorità di Gesù
- Guarigione fisica o interiore?
- Giusti o peccatori?
- Dal vecchio al nuovo
- Ciò che è lecito
- Araldi del Regno
- Pazzo, indemoniato o salvatore?
- Parole incomprensibili?
- Grande privilegio, grande responsabilità
- Chi è dunque costui?
- Vai via Gesù!
- Continua ad avere fede
- Un messaggio urgente
- Il regno contrastato
- Compassione e potenza
- Un miracolo inutile?
- Ciò che contamina l’uomo
- Le briciole dei figli
- Non capite ancora?
- Chi dite che io sia?
- Il Re che deve soffrire
- Vieni in aiuto alla mia incredulità
- Chi vuole essere il primo?
- Sale insipido?
- Ciò che Dio ha unito
- I bambini, i ricchi e noi…
- Il re venuto per servire
- Che cosa vuoi che io ti faccia?
- Benvenuto al Re!
- Fichi secchi
- La vigna e i vignaiuoli
- Tra Dio e Cesare
- Il Dio dei viventi
- Sulla buona strada
- La vedova, gli scribi e il Figlio di Davide
- L’inizio della fine
- Giorni di tribolazione
- Vegliate!
- Un gesto d’amore
- Dalla delusione al tradimento
- Il sangue del patto
- Pronti a tutto
- Vedrete chi sono!
- Pianto amaro
- Il re e il criminale
- Il Re che non ti aspetti
- Era Figlio di Dio!
- I discepoli che non se ne vanno
- Egli è risorto!
- In missione
In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. A un tratto, come egli usciva dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. Una voce venne dai cieli: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto». Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto; e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
(Marco 1:9-13 – La Bibbia)
Indice della serie sul vangelo di Marco
Immagino Gesù in mezzo a tante altre persone che si recano al Giordano per farsi battezzare da Giovanni.
Immagino i suoi concittadini di Nazaret che fino a quel momento lo avevano considerato uno come tanti, il figlio del falegname di Nazaret che probabilmente aveva lavorato insieme a suo padre nelle case di molti di loro. Fino a quel momento Gesù doveva essere sembrato un personaggio ordinario ai loro occhi.
Secondo quanto ci ricorda il brano parallelo di Matteo 3:14, Giovanni fu invece sorpreso di vedere Gesù recarsi da lui per essere battezzato, e alla luce di ciò che sappiamo oggi su Gesù, è possibile che anche qualcuno di voi sia sorpreso, vero? È infatti logico chiedersi: “Perché Gesù si sottopose ad un battesimo di ravvedimento? Aveva forse bisogno di ravvedersi di qualcosa?”
Nel brano parallelo di Matteo, appena citato, Gesù aveva proprio risposto a Giovanni di procedere in quel modo per “adempiere ogni giustizia” (Mt 3:15). Se consideriamo bene ciò che Gesù avrebbe fatto sulla croce pochi anni dopo, comprendiamo facilmente a cosa si riferiva Gesù. Tutta la sua missione consisteva infatti nell’adempiere la giustizia di Dio, immedesimandosi pienamente nell’uomo e in particolare nel suo popolo Israele.
Gesù sarebbe infatti potuto morire sulla croce al posto di ognuno di noi perché, pur essendo Dio, era venuto in questo mondo come un uomo. Sulla croce egli poteva quindi rappresentare a pieno titolo tutta la razza umana.
Egli pagò quindi per i nostri peccati senza aver peccato… Sembra allora così strano che anche nel battesimo egli si sia immedesimato totalmente con l’uomo sottoponendosi ad un battesimo di ravvedimento senza aver bisogno di ravvedersi di nulla? Aveva assolutamente senso che la sua missione entrasse nel vivo proprio immedesimandosi con il suo popolo in quanto come Messia rappresentava tutto il popolo davanti a Dio. Così Gesù si sottopose al battesimo come Re rappresentante del popolo.
Fino a quel momento, probabilmente, le persone intorno a lui avevano a malapena notato quell’uomo che veniva dalla Galilea, da quella cittadina di secondo piano chiamata Nazaret dalla quale nessuno si aspettava nulla di rilevante (vedi Gv 1:46). Ma quella voce dal cielo aveva confermato che Gesù era proprio il Figlio di Dio richiamando ancora il salmo 2, il Cristo che il popolo aspettava. e lo Spirito Santo era venuto su di lui confermando che Gesù era stato scelto in modo particolare per quella missione.
Dobbiamo ammettere che l’uso dell’espressione “Figlio di Dio” non sia sufficiente per affermare la divinità di Gesù, infatti nella bibbia a volte gli angeli sono chiamati “figli di Dio” (Giobbe 1:6) o anche gli stessi credenti (vedi 1Gv 3:1). Tale espressione poteva quindi riferirsi anche ad una semplice creatura di Dio e in particolare al Messia Re di Israele (vedi salmo 2) come semplice uomo. Tuttavia leggendo i vangeli ci si rende conto del fatto che la divinità di Gesù emerge in modo chiaro dal suo insegnamento e dalla sua opera al punto che anche gli avversari di Gesù lo accusarono di “farsi Dio” (Gv 10:33). Inoltre proprio alla fine di questo vangelo sarà addirittura un gentile, il centurione che aveva appena assistito alla morte di Gesù, ad appellarlo con il termine “Figlio di Dio” (Mc 15:37-39) non riferendosi tanto al suo essere Messia di Israele, tema estraneo ad un centurione romano, ma proprio al modo particolare in cui Gesù era spirato e agli eventi soprannaturali che avevano accompagnato la morte di Gesù, facendogli evidentemente credere di trovarsi davanti a qualcosa che andava oltre l’umano.
Leggendo il libro degli Atti ci si rende poi conto del fatto che i discepoli di Gesù confermarono la sua divinità rivolgendosi direttamente a Lui in preghiera (es. At 7:59) e invocandolo anche per compiere miracoli (At 3:6). Se non avessero considerato Gesù come Dio, essendo Ebrei essi non lo avrebbero mai invocato in quel modo perché sarebbe stata una bestemmia ai loro occhi.
Così, considerando la divinità di Gesù, questo è uno di quei brani straordinari della bibbia in cui Dio si manifesta contemporaneamente in tre persone distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo, uno di quei brani che da sempre ha portato gli uomini a interrogarsi sulla complessa natura di Dio, un solo Dio che si manifesta in tre persone diverse. Pur essendo ovvio che la parola “Trinità” non figuri nella bibbia, comprendiamo quindi perché i credenti dei primi secoli hanno formulato tale concetto per descrivere ciò che non era facile descrivere.
D’altra parte, anche leggendo l’antico testamento ci si rende conto di come, pur essendo presentato un unico Dio, ci sono diversi brani in cui Dio si manifesta in forma visibile senza che ciò gli impedisca di mantenere le sue caratteristiche di onnipresenza e onniscienza. Ad esempio mentre Dio parlava con Mosè manifestandosi in mezzo ad un pruno (Esodo 3) come “Angelo del Signore”, Egli non cessava certamente di essere il Dio onnisciente e onnipresente che in quel medesimo momento poteva relazionarsi con qualunque altra creatura. Il Signore, il Creatore dei cieli e della terra, non è soggetto alle nostre stesse limitazioni e per quanto possa essere difficile per noi comprendere la sua natura, non dovrebbe sembrarci così strano che il Signore si sia manifestato in forma visibile come un uomo essendo presente allo stesso tempo sia nella voce proveniente dal cielo, sia nello Spirito Santo che scende in forma di colomba.
Tornando all’immedesimazione di Gesù con il suo popolo, essa non si limitò al battesimo, infatti subito dopo lo Spirito Santo lo spinse ad isolarsi dagli altri inoltrandosi nel deserto. Come Israele aveva attraversato il Mar Rosso e poi aveva affrontato il deserto dove era stato messo alla prova per quarant’anni, così Gesù stette quaranta giorni nel deserto per essere tentato da Satana. Ma se si può ben dire che Israele cadde e peccò nel deserto, si può altresì affermare che invece Gesù resistette alla tentazione senza peccare. Come leggiamo nella lettera agli Ebrei, questa sua immedesimazione con l’uomo è essenziale infatti “egli può simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, perché è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Ebrei 4:15). Gesù era vero uomo e quindi poteva essere tentato come noi, ma allo stesso tempo la sua divinità lo rendeva impassibile alle lusinghe di Satana. Spesso non ci pensiamo, ma proprio questa sua capacità di resistere alla tentazione senza peccare ci dice molto sul fatto che egli era ben più che un uomo. Non ci stupisce quindi il fatto che In quel luogo così inospitale che è il deserto, in mezzo alle bestie selvatiche, Gesù non patì alcun danno e dopo che Satana l’ebbe lasciato, gli angeli lo servivano. Anche gli angeli infatti sono servi di Colui che ha fatto il mondo (Gv 1:3, Col 1:16).
Il Figlio di Dio è venuto nel mondo come un uomo per immedesimarsi con l’uomo, per diventare suo rappresentante davanti a Dio. Nel battesimo e nella successiva tentazione di Gesù nel deserto, questa immedesimazione cominciava a prendere sempre più corpo. Ma siano rese grazie a Dio perché nel deserto Gesù non ha peccato, non è caduto sotto gli attacchi di Satana come avrebbe fatto ognuno di noi. Il Figlio di Dio era infatti un vero uomo ma allo stesso tempo era anche vero Dio e proprio perché egli non peccò, poté in seguito dare la sua vita morendo al nostro posto. Ogni peccatore, morendo patisce infatti la giusta condanna per il proprio peccato, ma il Figlio di Dio Gesù Cristo non avendo peccato morì per i nostri peccati, non per i suoi, e in seguito risuscitò perché la morte non aveva nessun diritto di trattenerlo. Cominciamo a comprendere quanto sia straordinario il piano di Dio per la nostra salvezza?


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