Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Dalla delusione al tradimento

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Giuda Iscariot, uno dei dodici, andò dai capi dei sacerdoti con lo scopo di consegnare loro Gesù. Essi, dopo averlo ascoltato, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Perciò egli cercava il modo opportuno per consegnarlo.Il primo giorno degli Azzimi, quando si sacrificava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?» Egli mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate in città, e vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo; dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: ‘Dov’è la stanza in cui mangerò la Pasqua con i miei discepoli?’”. Egli vi mostrerà di sopra una grande sala ammobiliata e pronta; lì apparecchiate per noi». I discepoli andarono, giunsero nella città e trovarono come egli aveva detto loro; e prepararono per la Pasqua.
Quando fu sera, giunse Gesù con i dodici. Mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico che uno di voi, che mangia con me, mi tradirà». Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io?» Egli disse loro: «È uno dei dodici, che intinge con me nel piatto. Certo il Figlio dell’uomo se ne va, com’è scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato!»
(Marco 14:10-21 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


La delusione può portare a considerare un nemico quello che fino a poco tempo prima era stato un nostro amico.

Non possiamo saperlo con certezza, ma sembrerebbe proprio ciò che accadde a Giuda.

Quando Giuda sentì Gesù riferirsi ancora alla propria sepoltura, durante l’episodio precedente in cui una donna aveva versato su di lui dell’olio costosissimo, ne ebbe abbastanza. La sua delusione fu completa.

Probabilmente sentì di aver sprecato parte della propria vita andando dietro a Gesù. Lo aveva seguito per molto tempo, chiamandolo “maestro” e aveva sperato che Gesù fosse davvero il Messia, fosse davvero il liberatore di Israele. Quando, pochi giorni prima, erano entrati in Gerusalemme e Gesù era stato accolto come un Re (Marco 11:8-10), le speranze di Giuda, e degli altri discepoli, si erano probabilmente ravvivate di nuovo.

Ma ormai era chiaro che Gesù continuava esclusivamente a parlare della propria morte imminente e non aveva alcuna intenzione di guidare una rivolta armata contro i Romani. Il bicchiere della pazienza di Giuda era ormai colmo; se Gesù voleva proprio morire, gli avrebbe dato una mano a farlo e magari ci avrebbe guadagnato anche qualcosa…

I capi dei sacerdoti furono ovviamente ben contenti di pagare per l’occasione che Giuda stava offrendo loro.  Dal loro punto di vista le cose non potevano andare meglio, visto che stavano proprio aspettando l’occasione di mettere le mani addosso a Gesù lontano dagli sguardi delle folle…

La Pasqua  avrebbe offerto a Giuda l’occasione che aspettava. Egli sarebbe stato con Gesù e gli altri e, appena avesse saputo i programmi per la serata, sarebbe andato ad avvisare i capi dei sacerdoti affinché potessero prenderlo in un luogo abbastanza appartato. Era un piano piuttosto facile da realizzare.

Anche se i discepoli non lo avevano ancora capito, Gesù sapeva che quella sarebbe stata l’ultima Pasqua passata con i discepoli e sapeva che quella serata sarebbe stata l’ultima occasione per completare la preparazione dei discepoli prima di andare verso la croce. Su sua indicazione fu preparata una sala adatta per la serata che passerà alla storia come “l’ultima cena”.

Era ovvio che il tema principale della serata sarebbe stata la sua imminente morte. La cornice della cena pasquale offriva a Gesù gli spunti giusti per far comprendere ai propri discepoli il significato della sua morte. Infatti, come vedremo, egli applicherà a se stesso la straordinaria storia della redenzione narrata nel libro dell’Esodo.

Ma ad un certo punto della cena Gesù fece una rivelazione scioccante: «In verità io vi dico che uno di voi, che mangia con me, mi tradirà».

Immaginiamo di trovarci nel bel mezzo di una festa quando il padrone di casa fa un annuncio di questo genere… Roba da far passare l’appetito vero?

Fino a quel momento Gesù aveva annunciato più volte che a Gerusalemme sarebbe morto e poi sarebbe risuscitato, ma ora Gesù stava dicendo che uno di loro sarebbe stato responsabile della sua consegna a coloro che volevano ucciderlo. Dovette esserci molto imbarazzo tra i discepoli, ma allo stesso tempo ci fu tristezza perché presero finalmente coscienza della gravità della situazione. Nessuno di loro disse: “Ma figurati se qualcuno di noi ha intenzione di tradirti!” Presero invece Gesù sul serio e, addirittura, cominciarono a dubitare di sé stessi chiedendo a Gesù, uno dopo l’altro: “Sono forse io?”. Gesù confermò che si trattava di uno dei dodici, proprio uno di quelli che gli erano stati più vicini,  proprio Colui che intingeva il boccone nel suo stesso piatto!

Nella successiva frase di Gesù ci ritroviamo alle prese con un vecchio tormentone caro ai teologi di ogni tempo: “Dove si trova il confine tra la responsabilità umana e la sovranità di Dio?”. Da una parte, il Messia, il Figlio dell’uomo che in Daniele 7:13-14 riceve un regno eterno, doveva andarsene, ovvero doveva essere ucciso come i profeti avevano detto. Dall’altra parte la profezia si realizzava tramite il tradimento di un uomo che comunque rimaneva responsabile delle sue azioni.  Gesù conclude infatti: “Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato!”

Dio ha i suoi piani e certamente sa come questi si realizzeranno. Ma ogni uomo fa le proprie scelte e ne paga le conseguenze. Quella sera, se ci pensiamo bene, Gesù diede a Giuda l’ultima opportunità per ripensarci. Mentre tutti chiedevano “Sono forse io?”, anche Giuda stesso lo aveva fatto e Gesù glielo aveva confermato (vedi Matteo 26:25). A quel punto Giuda poteva avere un rimorso, poteva avere un ripensamento… Ma nulla; egli andò avanti per la propria strada e, quando si rese conto di ciò che aveva fatto, era ormai troppo tardi e fini per uccidersi (vedi Matteo 27:3-5). Che brutta fine per un uomo che aveva avuto il privilegio di essere tra i dodici apostoli! 

La figura di Giuda Iscariota è senz’altro una delle più tristi della bibbia. Sembra incredibile che una persona possa essere stata a stretto contatto con Gesù eppure possa averlo venduto a coloro che volevano ucciderlo.  Ma Giuda era stato deluso da quel Gesù che non era quello che lui si aspettava e, in quel momento, dovette sembrargli la cosa più logica da fare verso quello che, ai suoi occhi, era solo un impostore.

Incredibile vero? Eppure da allora fino ad oggi, nel proprio piccolo, quanti esseri umani hanno avuto la possibilità di vedere all’opera Gesù nella propria vita o in quella dei propri famigliari, eppure lo hanno rifiutato, lo hanno messo da parte e hanno preferito cercare un senso alla propria vita altrove?

Ognuno di noi, a suo modo, rischia di tradire Gesù se rifiuta  di credere in ciò che Gesù ha fatto per la propria salvezza. Forse anche tu sei deluso per qualcosa che non va nella tua vita e non sei convinto davvero che Gesù sia vivo, che ti voglia bene e che abbia un futuro di gioia eterna preparato per te. Prima di metterlo da parte come ha fatto Giuda, ti chiedo di prenderti ora, in questo momento, del tempo per ripensarci. Poi, potrebbe essere troppo tardi.

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