Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Chi vuole essere il primo?

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Poi, partiti di là, attraversarono la Galilea; e Gesù non voleva che si sapesse. Infatti egli istruiva i suoi discepoli, dicendo loro: «Il Figlio dell’uomo sta per essere dato nelle mani degli uomini ed essi l’uccideranno; ma tre giorni dopo essere stato ucciso, risusciterà». Ma essi non capivano le sue parole e temevano d’interrogarlo. Giunsero a Capernaum; quando fu in casa, domandò loro: «Di che discorrevate per strada?» Essi tacevano, perché per via avevano discusso tra di loro chi fosse il più grande. Allora, sedutosi, chiamò i dodici e disse loro: «Se qualcuno vuol essere il primo, sarà l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E preso un bambino, lo mise in mezzo a loro; poi lo prese in braccio e disse loro: «Chiunque riceve uno di questi bambini nel nome mio, riceve me; e chiunque riceve me, non riceve me, ma colui che mi ha mandato». Giovanni gli disse: «Maestro, noi abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo vietate, perché non c’è nessuno che faccia qualche opera potente nel mio nome, e subito dopo possa parlar male di me. Chi non è contro di noi, è per noi. Chiunque vi avrà dato da bere un bicchier d’acqua nel nome mio, perché siete di Cristo, in verità vi dico che non perderà la sua ricompensa.
(Marco 9:30-41 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Quando una persona sa di avere poco tempo, dedica questo tempo alle cose che ritiene più importanti.

In questa seconda parte del vangelo di Marco è evidente che il pensiero di Gesù fosse interamente rivolto alla sua morte e alla sua risurrezione. Egli cercava sempre di più di appartarsi con i suoi discepoli per completare la loro preparazione in vista di quel grande evento.

I discepoli avevano però priorità diverse. Essi continuavano a non capire le sue parole e, al tempo stesso, temevano di interrogarlo. Insomma, essi preferivano  andare avanti insieme al loro maestro convinti che fosse il Messia che vivrà per sempre e cercavano di ignorare quegli strani discorsi, sperando che si sbagliasse. Meglio non chiedere, meglio non approfondire e concentrarsi sulle cose che essi ritenevano importanti, cose ben diverse da quelle di cui parlava Gesù.

E quali erano le cose importanti per i discepoli? Essi pensavano al posto che sarebbe spettato ad ognuno di loro nel regno di Dio. Essi si domandavano chi sarebbe stato considerato il più grande tra loro.  A chi sarebbe stato permesso di stare alla destra di Gesù nel suo regno? Insomma i loro pensieri erano ripiegati su se stessi e questo contribuiva ad impedire loro di vedere il quadro più generale dell’opera di Dio.

Gesù conosceva i loro pensieri, anche se essi si vergognavano di rivelargli l’argomento della loro discussione.  Gesù non li rimproverò, non li trattò male, ma ebbe compassione di loro e, chiamatili a sé, ne approfittò per impartire loro un’ulteriore lezione.

Chi vuole essere il primo? Gesù sapeva che tutti loro aspiravano ad una posizione di preminenza. Immagino i discepoli attenti mentre si accingevano ad ascoltare Gesù che rivelava loro come ottenere quel privilegio.

Dovette essere una vera sorpresa quando Gesù svelò loro che per essere primi, dovevano essere ultimi, ovvero dovevano mettersi al servizio di tutti gli altri. Per seguire Gesù essi avrebbero dovuto imparare a non preoccuparsi troppo del proprio vantaggio personale e della propria posizione nel regno, ma avrebbero dovuto preoccuparsi di mettersi al servizio della collettività. D’altra parte era proprio ciò che Gesù, il Re dei Re, stava facendo in mezzo a loro. Come essi avrebbero compreso in seguito, Gesù sarebbe morto proprio per il bene della collettività, per i peccati dell’umanità.

Per completare la sua lezione Gesù prese in braccio un bambino. Chi era, nella società, meno importante di un bambino? Chi sarebbe andato da un bambino a chiedere un consiglio? Quale prestigio poteva avere un bambino? Eppure chi voleva davvero essere il primo doveva imparare anche a servire il più piccolo, il più insignificante membro della società.  Chi avrebbe ricevuto anche solo un bambino nel nome di Gesù, avrebbe ricevuto Gesù stesso e chi avrebbe ricevuto Gesù stesso avrebbe ricevuto colui che lo ha mandato, il Signore Creatore dei cieli e della terra.

I discepoli non dovevano quindi pensare che essere stati scelti da Gesù per essere i suoi apostoli, i suoi inviati nel mondo, avrebbe conferito loro uno stato sociale e dei privilegi particolari. Al contrario, essi avrebbero dovuto mettersi al servizio anche del più piccolo membro della società per servire davvero il Re dei Re.

I discepoli facevano fatica a comprendere. Se Gesù era davvero il Messia, il Re, allora essi che erano la sua cerchia speciale, dovevano pur avere dei privilegi nei confronti degli altri! Questo pensiero è evidente anche nelle parole di Giovanni che si vantava perché insieme agli altri discepoli aveva vietato ad un uomo di scacciare demoni nel nome di Gesù perché non era uno appartenente alla loro cerchia. 

Anche in questo caso la risposta di Gesù è spiazzante. Gesù sapeva bene che c’erano altri che avevano creduto in lui e attraverso i quali il Signore poteva operare, anche oltre la cerchia degli apostoli. D’altra parte Gesù aveva operato molti segni in tutta la regione ed era ovvio che ci fossero persone che avevano creduto anche se non si era unito al gruppo itinerante dei discepoli. Gli apostoli non avevano il diritto di vietare ad altri di esprimere la propria fede in Lui.  Chi operava nel suo nome, contro Satana, era ben accetto. E se Dio operava attraverso altri, i discepoli non avrebbero dovuto interferire.

I discepoli dovevano comprendere che il Signore aveva certamente un piano per loro, ma questo non significava che anche altri potessero avere un ruolo importante nel piano di Dio. Non dovevano quindi cercare di prevalere gli uni sugli altri né dovevano pensare che Dio non potesse servirsi di altri oltre la loro cerchia ristretta. D’altra parte Dio avrebbe dato una ricompensa a chiunque lo avrebbe servito, non solo ai dodici apostoli. Come essi dovevano servirsi gli uni gli altri, diventando gli ultimi per essere i primi, così chiunque avesse servito i discepoli di Gesù, anche fuori dalla cerchia degli apostoli, sarebbe stato ricompensato dal Signore.

Chi vuole essere il primo? Anche oggi noi esseri umani abbiamo lo stesso problema di quei primi discepoli di Gesù. Siamo troppo preoccupati per noi stessi, per il nostro prestigio e spesso ci sentiamo superiori agli altri come i discepoli si erano sentiti superiori a quell’uomo che operava nel nome di Gesù ma non faceva parte del loro gruppo. Spesso perdiamo di vista il piano di Dio e siamo occupati a portare avanti i nostri piani. Che il Signore dia ad ognuno di noi di comprendere che la nostra unica preoccupazione dovrebbe essere quella di servire gli altri con amore, anche i più piccoli della società, senza aspettarsi particolari riconoscimenti in cambio. Continuiamo ad elargire bicchieri d’acqua sapendo che il Signore darà ad ognuno la giusta ricompensa.

Vangelo di Marco

Vieni in aiuto alla mia incredulità Sale insipido?

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