Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il Re che non ti aspetti

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This entry is part 49 of 53 in the series Vangelo di Marco
Allora i soldati lo condussero nel cortile interno, cioè dentro il pretorio, e radunarono tutta la coorte. Lo vestirono di porpora e, dopo aver intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo, e cominciarono a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!»  E gli percotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, mettendosi in ginocchio, si prostravano davanti a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora, lo rivestirono delle sue vesti e lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un certo Simone di Cirene, padre di Alessandro e di Rufo, che passava di là, tornando dai campi.  E condussero Gesù al luogo detto Golgota che, tradotto, vuol dire «luogo del teschio». Gli diedero da bere del vino mescolato con mirra; ma non ne prese.  Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirandole a sorte per sapere quello che ciascuno dovesse prendere.  Era l’ora terza quando lo crocifissero.  L’iscrizione indicante il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero due ladroni, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra.  [E si adempì la Scrittura che dice: «Egli è stato contato fra i malfattori».] Quelli che passavano lì vicino lo insultavano, scotendo il capo e dicendo: «Eh, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso e scendi giù dalla croce!» Allo stesso modo anche i capi dei sacerdoti con gli scribi, beffandosi, dicevano l’uno all’altro: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso.  Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, affinché vediamo e crediamo!» Anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
(Marco 15:16-32 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Il Re dei Giudei, il Messia, il discendente di Davide, che doveva regnare per sempre, era sempre stato nell’immaginario giudaico un uomo forte e vittorioso.

Anche per questo i soldati romani provarono particolare gusto nell’umiliare Gesù. Le corone di spine, gli sputi, le percosse, le frasi per schernirlo erano tutte connesse a quell’appelativo di “Re dei Giudei” che stuzzicava le loro fantasie.   Era un modo per sottolineare la forza di Roma ed evidenziare che fine facevano coloro che vi si opponevano. Quell’uomo così debole ai loro occhi era il re dei Giudei?   Allora Roma poteva dormire sogni tranquilli…

I romani lasciavano che i condannati a morte portassero la parte superiore della propria croce fino al luogo in cui sarebbero stati crocifissi.  Ma, dopo la notte insonne e il duro trattamento ricevuto, Gesù era in difficoltà nel sostenere uno sforzo simile. I soldati se ne accorsero e scelsero un passante, Simone di Cirene, per portare la croce di Gesù.

Così arrivarono al luogo chiamato “golgota”, ovvero “teschio”, un nome che potrebbe essere dovuto alla sua forma tondeggiante che ricorda un teschio ma anche all’utilizzo che i Romani ne facevano per le esecuzioni. Certamente il nome contribuiva a conferire a quel luogo un aspetto sinistro.

Il vino mescolato con mirra aveva un effetto stordente e poteva in qualche modo contribuire a mitigare le sofferenze ma Gesù lo rifiutò. Scelse invece di rimanere lucido. Egli aveva un altra bevanda da bere… Qualche ora prima aveva pregato il Padre di allontanare da lui quel calice, ma per fare la volontà del Padre ora era deciso a berlo fino in fondo (Gv 14:36).

Era la terza ora del giorno quando crocifissero Gesù, ovvero circa le 9 del mattino secondo il nostro modo di indicare l’orario. Nel momento della crocifissione di Gesù si realizzarono diversi eventi che trovavano riscontro nel salmo 22. Marco ce ne ricorda alcuni, mentre altri sono indicati negli altri vangeli. Quel salmo sembra proprio profetizzare la sofferenza del Messia  e il disprezzo di coloro che gli stavano intorno, seguiti dalla sua vittoria nella seconda parte del salmo. In particolare ad un certo punto del salmo è scritto:

spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica. (Salmo 22:18)

Senza saperlo quei soldati stavano realizzando una profezia.  Ma anche coloro che stavano insultando Gesù, scotendo il capo e sfidandolo a salvarsi e a scendere dalla croce stavano involontariamente contribuendo  a realizzare una profezia sempre descritta nel Salmo 22:

Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo:
«Egli si affida al SIGNORE; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!» (Salmo 22:7-8)

Insomma, intorno a Gesù non c’era altro che disprezzo e scherno. Gesù era stato crocifisso in mezzo a due malfattori e persino loro lo insultavano! Ma l’atteggiamento più ostile rimaneva quello dei capi dei sacerdoti e degli scribi, coloro che avevano a lungo aspettato quel momento. Colui che diceva di essere il Cristo, il Re d’Israele, il Re dei Giudei si trovava proprio lì davanti a loro, ma sembrava impotente e debole. Persino la scritta sulla croce che indicava il motivo della condanna, suonava come una beffa ai loro occhi: “Il Re dei Giudei”  al punto che alcuni di loro avevano chiesto a Pilato di rimuovere quella scritta (vedi Gv 19:21). Se fosse stato davvero ciò che diceva di essere sarebbe dovuto scendere dalla croce e, allora, essi avrebbero creduto in Lui!  Lui che aveva salvato altri non era in grado di salvare se stesso! Che razza di Messia poteva essere?

Ma stavano sbagliando di grosso.  Essi erano abituati a Re che richiedevano ai propri sudditi di essere pronti a morire per loro ma Gesù era un re diverso da tutti gli altri, il re che non ti aspetti, il re pronto a dare la sua vita per i suoi sudditi.

Il profeta Isaia aveva parlato di lui quando aveva scritto:

Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti,
perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori;
perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli. (Isaia 53:12)

Tutti coloro che quel giorno intorno alla croce stavano insultando Gesù non si rendevano conto che Egli aveva accettato di essere annoverato tra i malfattori, tra i colpevoli, portando sulle sue spalle proprio i loro peccati! Tuttavia egli era davvero Il Re dei Re, quel Re che i Giudei aspettavano da secoli e un giorno sarebbe tornato proprio per regnare e piegare i propri nemici.  In attesa del suo ritorno, non commettiamo anche noi l’errore di sottovalutarlo. Riconosciamo oggi che Gesù è davvero il Figlio di Dio che ha dato la sua vita anche per i nostri peccati affinché potessimo avere vita eterna.

Vangelo di Marco

Il re e il criminale Era Figlio di Dio!

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