Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Sulla buona strada

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This entry is part 37 of 53 in the series Vangelo di Marco
Uno degli scribi che li aveva uditi discutere, visto che egli aveva risposto bene, si avvicinò e gli domandò: «Qual è il più importante di tutti i comandamenti?» Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele: Il Signore, nostro Dio, è l’unico Signore. Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua“.  Il secondo è questo: “Ama il tuo prossimo come te stesso“. Non c’è nessun altro comandamento maggiore di questi». Lo scriba gli disse: «Bene, Maestro! Tu hai detto secondo verità, che vi è un solo Dio e che all’infuori di lui non ce n’è alcun altro; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l’intelletto, con tutta la forza, e amare il prossimo come se stesso, è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Gesù, vedendo che aveva risposto con intelligenza, gli disse: «Tu non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno osava più interrogarlo.
(Marco 12:28-34 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


In mezzo a tante persone che cercavano solo di prendersi gioco di Gesù o di coglierlo in fallo su temi politici o religiosi, c’era anche qualcuno che era davvero alla ricerca della verità.

Quello scriba era rimasto colpito dal modo in cui Gesù aveva utilizzato la scrittura in modo appropriato per rispondere ai sadducei che lo avevano interrogato sulla risurrezione, così aveva pensato che Gesù fosse la persona giusta a cui sottoporre quel quesito che gli stava a cuore.

Non era un quesito nuovo. Tra gli studiosi Giudei era tipico discutere su queste cose infatti, considerando la quantità di comandamenti inclusi nella legge, era lecito chiedersi quali fossero i comandamenti più importanti, ovvero quelli a cui un Ebreo non avrebbe mai dovuto rinunciare neanche nei momenti di crisi nazionale, neanche nei momenti in cui non fosse possibile accedere al tempio o rispettare tutte le leggi relative alla purità rituale. Si pensi ad esempio al periodo in cui i Giudei erano stati deportati in Babilonia… In una situazione come quella era impossibile rispettare molti dei comandamenti presenti nella legge; in tal caso cosa bisognava considerare fondamentale per mantenere la propria identità giudaica e distinguersi come popolo di Dio? La storia narrata nel libro di Daniele, ad esempio, ci dà un’idea del modo in cui Daniele e i suoi amici cercarono di mantenere la propria identità in una situazione estremamente difficile.

La risposta di Gesù non dovrebbe sorprenderci infatti ogni israelita devoto conosceva e pronunciava regolarmente ogni giorno la “shema” (“ascolta”), la preghiera  basata tra l’altro proprio sulle parole di De 6:4: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.  Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.”

Il riferimento di ogni Israelita, anche nei momenti più bui, doveva rimanere sempre l’adorazione dell’unico Dio, dell’unico Signore e Creatore dell’universo. A quell’unico Dio egli doveva rimanere devoto con tutta la sua persona (cuore, anima, mente e forza sono un modo di indicare tutto l’essere umano), cercando di onorare il Signore in ogni aspetto della propria vita.

Ma qual’è il modo migliore per mostrare amore verso Dio se non mostrare amore verso il nostro prossimo che egli ha creato? Ecco perché, anche se lo scriba non gli aveva chiesto quale fosse un eventuale secondo comandamento fondamentale, Gesù affianco al primo questo: “Ama il tuo prossimo come te stesso“.

Immaginiamo una società in cui ogni singolo individuo abbia la devozione all’unico vero Dio come centro della propria vita, immaginiamo una società in cui ognuno fosse guidato dal timore di Dio e dal desiderio di piacere a Lui.  Immaginiamo quindi una società in cui ognuno si comporta verso il prossimo come vorrebbe che il prossimo si comportasse verso di lui. Sarebbe un mondo molto diverso da quello in cui viviamo vero? Sarebbe un vero assaggio del futuro regno di Dio. Quale comandamento potrebbe essere più importante di questi due?

Il Signore Gesù apprezzò il ragionamento dello scriba che nella sua risposta dimostrò di aver compreso lo spirito di ciò che Gesù gli aveva detto. Infatti in maniera autonoma era arrivato alla conclusione che, per quanto importanti fossero i sacrifici e tutti i rituali previsti dalla legge, per quanto fosse importante il tempio e il lavoro dei sacerdoti, per quanto fosse importante la purità rituale, ciò che contava di più nella vita di un essere umano era la sua relazione personale con Dio che si manifestava nella vita di tutti i giorni nel suo rapporto con il prossimo. In qualunque circostanza, anche se non fosse stato disponibile il tempio dove offrire sacrifici, come in effetti sarebbe stato a partire dal 70 d.c., colui che ama il Signore avrebbe potuto continuare ad onorarlo mostrando quell’amore verso i suoi simili.

Al termine di questo incontro nessuno osava più interrogarlo. D’altra parte Gesù aveva risposto con saggezza  a tutte le obiezioni e alle domande che varie persone gli avevano fatto. È molto incoraggiante che questa sezione del vangelo, caratterizzata da diversi confronti tra Gesù e vari gruppi che cercavano di metterlo in difficoltà e in cattiva luce, si sia concluso con questo bell’incontro. Dopotutto in Israele, anche in una delle classi più importanti, tra gli scribi, c’era qualcuno che apprezzava Gesù e il suo insegnamento, a testimonianza che nella storia di Israele non è mai mancato un residuo fedele al Signore.

Gesù osservò che quello scriba non era lontano dal regno di Dio, ovvero era sulla buona strada nel suo rapporto con Dio.  Riflettiamo su questo scambio di idee tra questo scriba e Gesù e chiediamoci se anche noi siamo sulla buona strada nel nostro rapporto con Dio. Abbiamo compreso quali sono le cose importanti, quelle che devono caratterizzare la nostra fede nel Dio Creatore dei cieli e della terra?

Vangelo di Marco

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