Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Vegliate!

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Questa voce fa parte 41 di 53 nella serie Vangelo di Marco
In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore  e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.  Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Ora imparate dal fico questa similitudine: quando i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte.  In verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.  Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma solo il Padre. State in guardia, vegliate, poiché non sapete quando sarà quel momento. È come un uomo che si è messo in viaggio, dopo aver lasciato la sua casa, dandone la responsabilità ai suoi servi, a ciascuno il proprio compito, e comandando al portinaio di vegliare. Vegliate dunque perché non sapete quando viene il padrone di casa; se a sera, o a mezzanotte, o al cantare del gallo, o la mattina; perché, venendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quel che dico a voi, lo dico a tutti: “Vegliate”».
(Marco 13:24-37- La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Generazioni di teologi e interpreti della bibbia si sono arrovellati nel corso dei secoli su questo capitolo del vangelo di Marco e sui paralleli nei vangeli di Matteo e Luca, arrivando spesso a conclusioni ben diverse. C’è chi in questo discorso di Gesù ha visto solo avvenimenti già realizzati nel primo secolo, chi ha visto solo avvenimenti futuri e chi ha assunto delle posizioni intermedie.

D’altra parte dobbiamo riconoscere che non si tratta di un brano semplice se lo si legge alla luce del resto della scrittura e anche io ho dovuto fare delle assunzioni. Non pretendo ovviamente che siano le migliori ma, come vedremo, sono convinto che la vera importanza di questo capitolo stia nelle conclusioni che Gesù stesso ne ha tratto, conclusioni valide per ogni cristiano che ami il Signore indipendentemente dalle sue convinzioni riguardanti gli avvenimenti legati alla fine dei tempi.

Riassumendo, nei due episodi precedenti abbiamo visto che Gesù aveva messo in guardia i suoi discepoli per prepararli ad affrontare la caduta del tempio che sarebbe poi avvenuta nel 70 d.c. ma li aveva avvertiti anche sul fatto che quella non sarebbe stata la fine dell’età presente, ma solo un principio di dolori. Come abbiamo visto, Gesù si riferì poi a ciò di cui aveva parlato il profeta Daniele (Da 11:31, 12:11) circa la profanazione del tempio che, come già era accaduto ai tempi di Antioco Epifane, era stato in effetti profanato dagli Zeloti negli anni che precedettero la sua distruzione da parte dei Romani.

Il popolo di Israele non si è mai davvero ripreso dalla distruzione del 70 d.c. come dimostra la persecuzione subita nei secoli e come dimostra anche la situazione attuale con il tempio che giace  distrutto in Gerusalemme in un’area dove la tensione è sempre ai massimi livelli. Molti si aspettano che le cose possano precipitare al punto da avere l’ultima grande tribolazione finale che porterà al ritorno di Gesù. Questo ha senso anche alla luce di Daniele 12:1-2, che parla della salvezza di Israele e di risurrezione che segue la grande tribolazione, e alla luce di Zaccaria 12-14 che descrive un periodo di angoscia, di ritorno al Signore che è stato trafitto (Zc 12:10) e di liberazione da parte del Signore stesso (Zc 14:2-4)

In effetti Gesù collegò il periodo di tribolazione finale a segni di distruzione che precederanno la sua venuta.  Il linguaggio usato, che si riferisce al sole e alla luna che vengono oscurati e agli astri che cadono dal cielo,  vengono interpretati dagli studiosi in vario modo. Letteralmente possono indicare eventi cosmici che accompagneranno la fine dell’età presente in accordo con una lettura più letterale del libro dell’apocalisse ma anche di libri profetici dell’antico testamento in brani come Zaccaria 14:6. Tuttavia possono anche indicare simbolicamente la fine dei governi umani e la sconfitta delle potenze spirituali proprio in corrispondenza dello stabilimento del Regno di Dio. D’altra parte Gesù utilizzò  un linguaggio che ricorda quello utilizzato in Isaia 13:10 per la caduta di Babilonia e in Isaia 34:4 per la caduta di Edom.  Secondo la profezia di Daniele 7:13-14, quando verrà sulle nubi con grande potenza e gloria, il Figlio dell’uomo, ovvero il Messia, sostituirà proprio i regni di questo mondo per stabilire il proprio regno con il suo popolo (Da 7:27). Finalmente egli realizzerà la sua promessa e raccoglierà da ogni luogo i suoi eletti, tutti coloro che hanno riposto la loro fede in Lui e finalmente l’età presente si avvierà verso la sua conclusione per lasciare spazio agli eventi finali che porteranno al mondo a venire.

Il brano parallelo di Luca collega questi avvenimenti proprio con l’avvento finale del regno di Dio: “Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.”  (Luca 21:31)

In questi brani Gesù non si stava riferendo solo ad un regno spirituale ma a un ritorno fisico, infatti secondo il contesto del brano parallelo di Matteo, i discepoli non dovevano farsi ingannare da falsi segnali e falsi messia perché sostanzialmente  la venuta a cui Gesù stava facendo riferimento sarebbe stata improvvisa ma anche chiara, visibile e ben discernibile dai suoi discepoli, e sarebbe stata naturale come è naturale per un avvoltoio trovare cibo: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Dovunque sarà il cadavere, ivi si raduneranno gli avvoltoi.”  (Matteo 24:27-28)

A questo punto però, arrivando al termine di questo capitolo, al di là di quelle che possono essere le nostre particolari convinzioni teologiche sugli eventi connessi al ritorno di Gesù, vorrei che riflettessimo maggiormente su un aspetto fondamentale di questo brano prestando bene attenzione alla conclusione di Gesù.

Il capitolo era cominciato con i discepoli desiderosi di sapere “quando” sarebbero accadute queste cose, ma Gesù in modo inequivocabile fece capire loro che il “quando” andava lasciato nelle mani di Dio.  Addirittura non era necessario che neppure il Messia stesso, come Re di Israele, nelle limitazioni che accompagnano l’incarnazione, conoscesse i dettagli.

Anche quando i discepoli di Gesù, dopo essere stati con lui per quaranta giorni dopo la  risurrezione,  avevano domandato informazioni sul tempo in cui Gesù avrebbe ristabilito un regno a Israele (At 1:6) , Gesù aveva risposto in modo analogo: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta (At 1:7).

Insomma lo scopo di Gesù non era tanto quello di stimolare i discepoli a fare ipotesi sul futuro, ma quello di esortarli a prepararsi ad affrontarlo!  Noi cristiani rischiamo di passare troppo tempo a cercare di elaborare schemi sempre più elaborati per stabilire cronologie esatte degli eventi futuri, ma siamo sicuri che sia proprio quello ciò che Gesù si aspetta da noi? L’esortazione finale di Gesù getta luce sul vero scopo delle informazioni che egli ha condiviso con i suoi discepoli e, di riflesso, con tutti noi:”Vegliate”.

Utilizzando un esempio dalla natura come similitudine, Gesù stimolò i suoi discepoli a prestare attenzione a ciò che accadeva intorno a loro. Essi non dovevano tentare di indovinare una cronologia di eventi, ma sarebbero dovuti essere attenti per riconoscere alcuni segni quando si sarebbero manifestati. Così come, osservando un fico, essi sarebbero stati in grado di discernere che l’estate si stava avvicinando, così osservando i segni premonitori i discepoli sarebbero stati in grado di percepire che il ritorno del Signore sarebbe stato alle porte. Infatti nel momento in cui quei segnali di cui aveva parlato loro si fossero verificati, inerenti la tribolazione finale e gli altri segni di distruzione di cui abbiamo parlato in precedenza, non sarebbe passata una generazione prima che tutto si fosse compiuto.

Come scrisse Pietro, man mano che passa il tempo, sta aumentando lo scetticismo nei confronti del ritorno di Gesù: “negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi e diranno: «Dov’è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione». (2Pt 3:3-4). Ma coloro che hanno fede in Gesù sanno che “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. ” (2Pt 3:9)

Ogni cristiano ha fiducia nelle parole di Gesù perché sa che persino i cieli e la terra passeranno un giorno, sostituiti da nuovi cieli e nuova terra, ma le sue parole non passeranno senza compiersi puntualmente.

Il servo che veglia non ha bisogno di conoscere il “quando” perché è sempre pronto ad affrontare e riconoscere gli eventi quando il “padrone di casa” si farà vivo. Teniamo quindi gli occhi aperti sugli eventi che caratterizzano anche la storia contemporanea e restiamo sempre in sintonia e in comunione con il Signore in modo che, a tempo debito, sapremo riconoscere l’avvicinarsi della sua venuta.

Il compito del servo che veglia è quello di farsi trovare impegnato nell’eseguire i compiti ricevuti quando il suo padrone tornerà. Il servo del Signore sa che la propria salvezza dipende dall’opera di Gesù Cristo, non dalle proprie interpretazioni personali e limitate della sua parola. Piuttosto che arrovellarci e litigare su interpretazioni speculative in ottica futura, vegliamo e prepariamoci ad incontrare il Signore, evitando di farci trovare addormentati ma facendoci trovare pronti quando egli tornerà nel modo e nei tempi stabiliti.

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