Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Grande privilegio, grande responsabilità

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Poi diceva ancora: «Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? Poiché non vi è nulla che sia nascosto se non per essere manifestato; e nulla è stato tenuto segreto, se non per essere messo in luce. Se uno ha orecchi per udire oda». Diceva loro ancora: «Badate a ciò che udite. Con la misura con la quale misurate sarete misurati pure voi; e a voi sarà dato anche di più; poiché a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha». Diceva ancora: «Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno, e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. La terra da se stessa porta frutto: prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato. Quando il frutto è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l’ora della mietitura è venuta».Diceva ancora: «A che paragoneremo il regno di Dio, o con quale parabola lo rappresenteremo? Esso è simile a un granello di senape, il quale, quando lo si è seminato in terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma quando è seminato, cresce e diventa più grande di tutti gli ortaggi; e fa dei rami tanto grandi, che all’ombra loro possono ripararsi gli uccelli del cielo».
Con molte parabole di questo genere esponeva loro la parola, secondo quello che potevano intendere. Non parlava loro senza parabola; ma in privato ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
(Marco 4:21-34 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Gesù parlava in parabole perché esse si basavano su un linguaggio comprensibile agli uditori che poteva quindi permettere loro di farsi un’idea della realtà spirituale che Gesù voleva illustrare senza affrontare in modo diretto argomenti che potevano suscitare contrasti immediati nella folla. In tal modo Gesù selezionava  coloro che erano interessati al suo messaggio, i quali avrebbero potuto approfondire ponendogli delle domande.

In particolare i discepoli di Gesù avevano  un grande privilegio perché passavano con Gesù molto tempo e in privato egli spiegava loro ogni cosa. Era però importante che i discepoli comprendessero che le lezioni private di Gesù non erano fini a se stesse perché  quel grande privilegio implicava anche una grande responsabilità.

Infatti, il desiderio di Gesù era che la verità sul regno di Dio si espandesse sempre di più e sarebbero stati proprio i suoi discepoli ad avere la responsabilità di portare quel messaggio fino alle estremità del mondo.  Essi non erano stati scelti da Gesù per costituire una società segreta che doveva custodire il mistero del regno di Dio ma erano stati istruiti da Gesù affinché  potessero portare quel messaggio a tutti anche quando lui non fosse più stato fisicamente con loro. Essi avrebbero dovuto rendere manifeste le cose che Gesù stava insegnando loro in privato, diventando proprio come una lampada che viene messa su un candeliere per fare luce!

Quindi i discepoli di Gesù dovevano essere i primi ad avere orecchie per udire. “Con la misura con la quale misurate sarete misurati pure voi; e a voi sarà dato anche di più” disse loro Gesù, perché essi, per primi, dovevano prestare attenzione per comprendere bene le parole di Gesù in modo da poterle poi spiegare agli altri. Era quindi necessario che non sottovalutassero l’importanza di ciò che Gesù stava condividendo con loro perché dal modo in cui udivano sarebbero dipese la loro relazione con Dio, il loro ministero, il loro coinvolgimento nel regno di Dio, la loro stessa vita.  A chi ha sarà dato, ovvero essi dovevano fare tesoro delle parole di Gesù e avrebbero ricevuto grandi benedizioni nella loro vita, più di quanto essi potessero a quel punto immaginare. Al contrario, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha, ovvero chi aveva un approccio superficiale con le parole di Gesù, dando scarsa importanza ai suoi insegnamenti, come gran parte delle folle che ascoltavano, rimaneva con un pugno di mosche in mano,  rinunciando di fatto ad essere partecipi del regno di Dio nel presente e nel futuro.

Tutte queste parabole che Gesù stava condividendo con le folle e che poi commentava in privato con i discepoli servivano a fare comprendere loro il modo in cui Dio avrebbe stabilito il suo regno.

Era evidente che la predicazione del regno di Dio stava ricevendo una certa opposizione. Giovanni Battista era stato arrestato e, come leggeremo in seguito, sarebbe anche stato ucciso.  Lo stesso Gesù, come abbiamo letto in Mc 3:6, era già finito nel mirino dei farisei che insieme agli erodiani avevano deciso di farlo morire.  Gesù sapeva che i suoi discepoli avrebbero fatto fatica a comprendere ciò che sarebbe accaduto in seguito ed era importante prepararli al futuro. Cosa ne sarebbe stato di quel messaggio quando lui sarebbe stato messo su una croce? Come si sarebbero realizzate le profezie delle scritture che parlavano di un regno del Messia caratterizzato da pace e giustizia?

I discepoli dovevano comprendere che , a differenza di quanto essi si aspettavano, il regno di Dio non si sarebbe instaurato in modo traumatico in quel tempo con il Messia che si sarebbe insediato per governare sconfiggendo i nemici, ma sarebbe invece cresciuto pian piano grazie anche alla loro predicazione.

Il regno di Dio sarebbe stato proprio come un seme gettato nella terra che ha bisogno di tempo per crescere e che non dipende in alcun modo dalla capacità del seminatore ma deve seguire un processo naturale. Questo doveva incoraggiare i discepoli che erano chiamati a seminare affidandosi a Dio per la crescita. Il regno di Dio sarebbe  cresciuto lentamente, nei modi che Dio aveva stabilito, ma i discepoli non dovevano temere perché i risultati alla fine sarebbero stati soddisfacenti, infatti al termine di quel lungo processo sarebbe venuta l’ora della mietitura.

Il regno di Dio sarebbe partito da qualcosa di piccolo e poco appariscente, come un granel di senape che alla fine sarebbe però diventato un grande albero. Questo cozzava con l’idea diffusa di un Messia che in modo rapido ed eclatante avrebbe sconfitto i Romani per stabilire il regno e preparava invece i discepoli ad uno sviluppo lento e graduale del regno.

Era quindi importante che i discepoli per primi comprendessero queste realtà e diventassero proclamatori di quel regno. Avevano il grande privilegio di stare a stretto contatto con Gesù, ma allo stesso tempo avrebbero avuto la grande responsabilità di condividere le parole di Gesù con il resto del mondo. Se avessero interiorizzato le parole di Gesù, questo sarebbe stata la chiave del loro successo nel continuare a proclamare il regno di Dio quando il Signore se ne fosse andato. Avrebbero avuto grandi soddisfazioni nel portare avanti quel lavoro ricevendo molto di più di ciò di cui già erano venuti in possesso. A dispetto di ciò che poteva sembrare, il regno di Dio si sarebbe espanso in modo straordinario!

Oggi, a distanza di duemila anni comprendiamo molto bene ciò a cui Gesù si riferiva. Il Re dei Re alla sua prima venuta non ha annientato gli uomini ribelli ma ha inaugurato il regno diventando lui stesso quel seme che veniva piantato, che moriva per dare frutto (vedi Gv 12:24). Poi attraverso i suoi discepoli che si sono succeduti nel corso dei secoli la buona notizia del regno di Dio si è espansa raggiungendo milioni e milioni di persone in gran parte del mondo oggi conosciuto. Dio nella sua grazia sta dando ancora tempo agli uomini per fare parte del suo regno e ricevere vita eterna. Ma prima o poi Gesù tornerà e, quando ci sarà la mietitura, farai parte del raccolto?

Vangelo di Marco

Parole incomprensibili? Chi è dunque costui?

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