Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il Dio dei viventi

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Questa voce fa parte 36 di 53 nella serie Vangelo di Marco
Poi vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non vi è risurrezione, e gli domandarono:  «Maestro, Mosè ci lasciò scritto che se il fratello di uno muore e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie e dia una discendenza a suo fratello. C’erano sette fratelli. Il primo prese moglie; morì e non lasciò figli.  Il secondo la prese e morì senza lasciare discendenti. Così il terzo.  I sette non lasciarono discendenti. Infine, dopo tutti loro, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando saranno risuscitati, di quale dei sette sarà ella moglie? Perché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù disse loro: «Non errate voi proprio perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio?  Infatti quando gli uomini risuscitano dai morti, né prendono né danno moglie, ma sono come angeli nel cielo.  Quanto poi ai morti e alla loro risurrezione, non avete letto nel libro di Mosè, nel passo del pruno, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe“? Egli non è Dio dei morti, ma dei viventi. Voi errate di molto».
(Marco 12:18-27 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


L’ultima visita di Gesù a Gerusalemme lo vide impegnato in confronti diretti con tutte le classi politiche principali in Israele.

I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani del popolo avevano incalzato Gesù mettendo in dubbio la sua autorità e Gesù, nella parabola dei vignaiuoli, aveva fatto capire loro che essi non aveva alcuna autorità e presto sarebbero stati rimossi (Marco 11:27-12:12). Poi era stata la volta di farisei ed erodiani che avevano tentato di coglierlo in fallo con una domanda sulle tasse dovute a Cesare ma Gesù ne era uscito sminuendo il valore del denaro su cui c’era l’effigie di Cesare e invitandoli piuttosto a preoccuparsi del proprio rapporto con Dio (Marco 12:13-27).

Infine furono i sadducei a cercare di mettere in difficoltà Gesù.

I sadducei  costituivano un gruppo molto potente in Isarele ed esercitavano un’influenza politica molto importante nell’ambito delle relazioni con i Romani. Essi consideravano validi solo i primi cinque libri della bibbia attribuiti a Mosè e, dalla loro interpretazione di tali libri, non emergevano riferimenti alla risurrezione nella quale essi non  credevano. Gesù mostrerà loro che si sbagliavano di grosso.

Basandosi proprio sulla legge di Mosè essi dipinsero una situazione ipotetica in cui una donna prima di morire fosse stata sposa di sette fratelli senza avere figli. Quel quesito trovava le sue basi nella legge di levirato basata sul testo di deuteronomio 25:5-6 secondo cui nel caso in cui un uomo morisse senza lasciare figli, il fratello avrebbe dovuto sposare la cognata e il primo figlio di quell’unione sarebbe stato figlio del defunto, per mantenere il nome e la discendenza del defunto in Israele.

Se la vita oltre la vita fosse stata una realtà di chi sarebbe stata moglie quella donna dopo la risurrezione? Ovviamente la donna non poteva essere moglie di tutti quegli uomini contemporaneamente… Essi pensavano di prendersi gioco di Gesù con il loro quesito mettendolo in difficoltà. Volevano inoltre vedere se Gesù condivideva quella dottrina nella quale credevano i farisei dei quali essi non condividevano l’agenda politica.

La risposta di Gesù mise invece in evidenza le loro lacune. Infatti essi  dimostravano di non conoscere le scritture, non solo quelle profetiche che essi rifiutavano di riconoscere come ispirate da Dio, ma anche la stessa legge di Mosè!

Innanzitutto Gesù precisò che la risurrezione implicava una trasformazione dell’essere umano, quindi anche se i risorti avrebbero avuto comunque un corpo fisico, ciò non significava che la vita eterna sarebbe stata identica alla vita che avevano vissuto in precedenza.

Dopo la risurrezione non ci sarebbe stato alcun bisogno del matrimonio, probabilmente perché non ci sarebbe stato alcun bisogno di perpetuare ancora la  razza umana.  Per illustrare questo principio Gesù si riferì agli angeli che , nel mondo invisibile, non avevano bisogno di accoppiarsi e riprodursi.  Non a caso, secondo la tradizione ebraica basata su Genesi 6:2-4, quando gli angeli avevano disubbidito a questa regola prendendo forma umana e accoppiandosi con delle donne,  il Signore l’aveva considerata una cosa abominevole che aveva portato il Signore a decretare il diluvio sulla terra (Ge 6:5-7).

L’obiezione dei sadducei aveva quindi già ottenuto risposta. Ma Gesù voleva anche istruirli sulla risurrezione, una dottrina fondamentale per chiunque avesse fede in Dio. Essi  dimostravano infatti di non avere fiducia nella potenza di Dio che poteva risuscitare i morti.

Sarebbe stato facile per Gesù citare, a supporto della risurrezione e della vita eterna, questo brano tratto dal profeta Daniele:

Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. (Daniele 12:2)

I sadducei però non lo avrebbero accettato come scrittura ispirata da Dio. Così Gesù si servì proprio della legge di Mosé per confutarli riferendosi ad un episodio che tutti conoscevano, ossia quando il Signore aveva parlato a Mosè in mezzo al pruno presentandosi così: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe» (Es 3:6).

Il fatto che il Signore si fosse presentato parlando al presente come Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, dimostrava che Abramo, Isacco e Giacobbe, benché morti, avevano ancora una relazione con Dio! Essi non erano ovviamente ancora risuscitati, ma utilizzando l’espressione presente, Dio si considerava ancora in una relazione viva con loro, una relazione che dopo la risurrezione, sarebbe tornata come prima. C’era un presente e quindi anche un futuro per i patriarchi, altrimenti Dio avrebbe dovuto dire di essere stato il loro Dio, parlando al passato. Gesù non poteva fare altro che biasimarli per la loro falsa dottrina: “Voi errate di molto”.

La dottrina della risurrezione è fondamentale per la fede cristiana. Su essa insistette Gesù e su di essa insistettero gli apostoli nei loro scritti neotestamentari e nella loro predicazione come si evince dal libro degli Atti. Negare che Dio sia in grado di risuscitare i morti dando loro un corpo nuovo con il quale potranno vivere nei nuovi cieli e nella nuova terra che egli stabilirà (2 PIetro 3:13), significa negare la nuova creazione di Dio, la capacità di Dio di rimediare davvero alla caduta del’uomo, significa negare la beata speranza che Dio ha riservato all’umanità redenta. In sostanza significa negare il motivo stesso per cui Gesù è venuto e ha dato la sua vita per noi, per darci proprio vita eterna.

La morte non è la fine di tutto ma un nemico che sarà sconfitto (1Co 15:26). Il Signore è il Dio dei viventi, non il Dio dei morti. Godiamoci oggi l’anticipo della vita eterna che Dio ci ha dato mettendo in noi il suo Spirito Santo che ci conferma che siamo suoi figli, figli che risorgeranno proprio come Gesù è risorto.

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