Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

Il re e il criminale

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This entry is part 48 of 53 in the series Vangelo di Marco
La mattina presto, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, tenuto consiglio, legarono Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato.
Pilato gli domandò: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose; e Pilato di nuovo lo interrogò dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!»  Ma Gesù non rispose più nulla; e Pilato se ne meravigliava. Ogni festa di Pasqua Pilato liberava loro un carcerato, quello che la folla domandava.  Vi era allora in prigione un tale, chiamato Barabba, insieme ad alcuni ribelli, i quali avevano commesso un omicidio durante una rivolta. La folla, dopo essere salita da Pilato, cominciò a chiedergli che facesse come sempre aveva loro fatto. E Pilato rispose loro: «Volete che io vi liberi il re dei Giudei?» Perché sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla a chiedere che piuttosto liberasse loro Barabba. Pilato si rivolse di nuovo a loro, dicendo: «Che farò dunque di colui che voi chiamate il re dei Giudei?»  Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!» Pilato disse loro: «Ma che male ha fatto?» Ma essi gridarono più forte che mai: «Crocifiggilo!» Pilato, volendo soddisfare la folla, liberò loro Barabba; e consegnò Gesù, dopo averlo flagellato, perché fosse crocifisso.
(Marco 15:1-15 – La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Il Re dei Giudei: non è un caso che questo appellativo riferito a Gesù si ripeta molte volte in questo capitolo del vangelo di Marco.

Pilato non avrebbe applicato la pena di morte per questioni religiose di poco conto. Ma qui l’accusa era politica ed era particolarmente grave. Roma non vedeva bene chi se ne andava in giro a dire di essere un Re. Anche se non c’era evidenza che Gesù stesse organizzando una rivolta, si trattava comunque di un’accusa che Pilato, nella sua posizione, doveva prendere molto sul serio.

Per questo motivo la conversazione tra PIlato e Gesù ruotò intorno a questo concetto: «Sei tu il re dei Giudei?»

Di fronte a questa domanda diretta, come era accaduto di fronte al sommo sacerdote, Gesù non poteva fare altro che confermare: «Tu lo dici». Ma Gesù non era il Re che Pilato si sarebbe aspettato. Non aveva l’atteggiamento di un rivoltoso, non minacciava, non rispondeva alle numerose accuse, anzi rimaneva muto di fronte alle ulteriori domande di Pilato.

Gesù aveva scelto la strada tracciata in Isaia 53:

Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio,
come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. (Is 53:7)

Pilato ne rimase meravigliato. Qualcosa non tornava… Quel Gesù tutto sembrava fuorché una minaccia politica per Roma. Pilato capì che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato più per invidia, probabilmente legata e questioni inerenti la religione, che per reali motivazioni politiche.

A quel punto Pilato avrebbe preferito liberarlo, ma non voleva farsi nemici coloro che glielo avevano consegnato. Da politico navigato qual era, pensò che avrebbe potuto liberarlo approfittando della consuetudine secondo cui ad ogni festa di Pasqua liberava un carcerato. Così nessuno avrebbe potuto accusarlo.  D’altra parte, pensava che la folla ne avrebbe gradito la liberazione, anche perché, facendo leva sul sentimento nazionalistico degli Israeliti,  lo stava presentando proprio come “il Re dei Giudei”. Avrebbero forse permesso che il loro Re fosse condannato?

Ma, con sorpresa di Pilato,  i capi dei sacerdoti spinsero la folla a chiedere la liberazione di un altro carcerato, Barabba, un vero rivoltoso che aveva commesso un omicidio durante una rivolta. Fu una scelta che denota una linea precisa: un criminale come Barabba era più utile nella lotta contro l’invasore romano piuttosto che Gesù, uno che diceva di essere il Messia, il Re dei Giudei, eppure non stava facendo  apparentemente nulla di utile per liberare Israele.

«Che farò dunque di colui che voi chiamate il re dei Giudei?». Provò ancora a fare leva sul sentimento nazionalistico ma la risposta della folla non tardò ad arrivare: «Crocifiggilo!». Nemmeno un politico senza scrupoli come Pilato si aspettava una reazione del genere da parte della folla al punto che, quasi incredulo domandò:«Ma che male ha fatto?» Ma essi gridarono più forte che mai: «Crocifiggilo!»

Pilato, come tutti i politici che cercano consenso, non poteva fare altro che accondiscendere al desiderio della folla. Così, dopo averlo fatto flagellare, consegnò Gesù affinché fosse crocifisso.

Le cose stavano andando proprio come Gesù aveva detto. Quel giorno la folla aveva scelto di liberare un uomo colpevole, un criminale, perché poteva essere più utile alla causa giudaica di un uomo innocente ma apparentemente inutile come Gesù. Essi non sapevano che quella scelta politica aveva dei risvolti teologici che non sarebbero sfuggiti alle generazioni seguenti.  Infatti si può ben dire che quel giorno Gesù morì al posto di Barabba, un innocente al posto di un colpevole.  Quello scambio particolare era in fondo figura di uno scambio più generale, infatti Gesù come rappresentante del popolo, proprio come  loro Re, stava prendendo su di sé non solo la condanna di Barabba ma quella che spettava a tutto il popolo per il proprio peccato, proprio come era stato anticipato ancora in Isaia:

Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. (Is 53:5)

Sembra incredibile ma quel giorno, i capi dei sacerdoti, la folla, Pilato, i soldati romani, tutti loro contribuirono inconsapevolmente a realizzare il piano di Dio per la salvezza di Israele e del resto dell’umanità. Loro pensavano di toglierlo di mezzo ma, in realtà, era Gesù che si stava offrendo per la loro redenzione.

Ringraziamo il Signore perché quel giorno Gesù scelse di non rispondere a quelle accuse e, per amore nei confronti dell’umanità, nonostante fosse davvero il Re dei Giudei, il Messia, lasciò che gli uomini facessero di lui ciò che volevano. Se noi oggi possiamo avere una relazione con Dio ed essere perdonati dei nostri peccati, lo dobbiamo solo a quel Re che accettò di farsi uccidere non solo al posto di un criminale, ma al posto di ognuno di noi.

Vangelo di Marco

Pianto amaro Il Re che non ti aspetti

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