Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura – 2Corinzi 5:17 – La Bibbia

La vedova, gli scribi e il Figlio di Davide

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Questa voce fa parte 38 di 53 nella serie Vangelo di Marco
Gesù, mentre insegnava nel tempio, disse: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è Figlio di Davide? Davide stesso disse per lo Spirito Santo: “Il SIGNORE ha detto al mio Signore: ‘Siedi alla mia destra, finché io abbia messo i tuoi nemici sotto i tuoi piedi‘”.  Davide stesso lo chiama Signore; dunque come può essere suo figlio?» E una gran folla lo ascoltava con piacere. Nel suo insegnamento Gesù diceva: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ed essere salutati nelle piazze, e avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; essi che divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una maggior condanna». Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai. Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo. Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere».
(Marco 12:35-44- La Bibbia)

Indice della serie sul vangelo di Marco


Non sempre le persone che sembrano essere le più in alto dal punto di vista religioso sono quelle che hanno il miglior rapporto con Dio e la capacità di riconoscere la Sua mano all’opera.

Ciò è dimostrato dal forte contrasto che emerge in questo brano tra gli scribi e la vedova.

Gesù mise in guardia la folla dagli scribi perché essi non erano il riferimento spirituale che avrebbero dovuto essere per il resto del popolo. Come spesso accade a chi occupa un posto importante nelle gerarchie di potere, anche religioso, essi erano ipocriti.

Il loro amore per la legge di Dio veniva infatti smentito dalla loro pratica. La frase di Gesù secondo cui quei tali “divoravano le case delle vedove” era un’accusa precisa che gettava cattiva luce sulla loro inosservanza della legge. Infatti tra i comandamenti più noti delle scritture ebraiche emerge proprio l’obbligo per l’Israelita fedele di tutelare le fasce più deboli della società, spesso indicate con la frase “lo straniero, l’orfano e la vedova” (es De 24:17). Ciò che Gesù denunciò con la sua frase è, in fondo, ciò che già i profeti avevano denunciato diversi secoli prima (es. Is 10:2, Ez 22:7) ovvero che le classi abbienti, compresi i capi religiosi, infrangevano questi comandamenti, opprimendo le classi più povere e deboli. 

Tuttavia essi amavano dare di sé un’impressione di elevata religiosità e amavano il riconoscimento degli altri. Così le loro preghiere erano lunghe proprio perché gli altri si potessero stupire della loro eloquenza. Alcuni facevano anche grandi offerte sperando di essere notati per questo (Mt 6:2). Essi mostravano quindi una pietà esteriore che spesso non aveva una corrispondenza interiore. Gesù fu molto duro affermando che tale ipocrisia li avrebbe destinati ad una condanna severa.

Al contrario la vedova che mise due spiccioli nella cassa delle offerte dimostrò grande fede in Dio. Infatti solo chi è sicuro che Dio si prenderà cura della sua vita è disposto a donare al Signore tutto ciò che ha. I ricchi probabilmente offrivano più di lei ma donavano ciò che era superfluo per loro, offerte che non costavano loro nessun sacrificio. Quella donna stava invece mettendo nella cassa delle offerte una cifra piccola che però costituiva tutto ciò che aveva.  Quel poco era il suo tutto. Stava mettendo la sua vita intera nelle mani del Signore.

Chi pensiamo che abbia avuto maggior facilità nel riconoscere Gesù come il Messia di Israele? La vedova o gli scribi? Chi era probabilmente più disposto a ricevere la verità se non colui che aveva riposto maggiormente la sua fede in Dio?

Non a caso gran parte degli scribi e degli altri gruppi politici e religiosi più importanti in Israele, non stavano riconoscendo che Gesù era il Messia, nonostante tutti i segni che Gesù aveva fatto in mezzo a loro. Anzi molti di loro non aspettavano altro che un’opportunità per ucciderlo (Mc 11:18 e 11:27-28).

Riferendosi al salmo 110 Gesù volle mettere in evidenza che gli scribi nonostante la loro grande conoscenza delle scritture non avevano però la saggezza per porsi le domande giuste che li avrebbero condotti verso la verità. Poco prima essi gli avevano chiesto con quale autorità egli stava facendo ciò che faceva ma nessuno di loro si era soffermato sulla veridicità delle parole e delle azioni di Gesù. Essi si aspettavano un Messia semplicemente umano e questo li portava a non vedere nella giusta luce i segni che Gesù stava facendo, attribuendo addirittura i suoi miracoli ad una forza soprannaturale diabolica (Mc 3:22).

Essi avevano compreso che il Messia (in italiano “Unto”) doveva essere “Figlio di Davide” ovvero un discendente di Davide, tuttavia non si erano resi conto del fatto che in quel salmo Davide si riferì al Messia anche chiamandolo “suo signore”. In genere nessuno si riferirebbe ad un proprio discendente come suo signore, infatti Gesù fece notare che Davide pronunciò queste strane parole ispirato dallo Spirito Santo. 

Quelle parole avrebbero avuto senso solo se  quel figlio di Davide fosse stato superiore e preesistente a Davide in qualche modo. Quel Re che si sarebbe seduto nel posto più onorevole, alla destra di Dio, aspettando la sconfitta dei suoi nemici, non poteva essere un semplice uomo. Gesù, il Messia, è contemporaneamente figlio e signore di Davide, figlio di Davide e figlio di Dio, umano e divino allo stesso tempo come poi avrebbero compreso i discepoli di Gesù dopo la sua morte e la sua risurrezione come emerge dal resto del nuovo testamento.

Gli scribi non avevano compreso le  parole del salmista Davide che avrebbero dovuto farli riflettere sulla natura particolare del Messia e quindi avrebbero dovuto renderli più sensibili e attenti nel valutare le opere che Gesù stava facendo, opere che nessun essere umano aveva mai fatto.

Non faccio fatica ad immaginare quella povera vedova mentre ascoltava Gesù senza secondi fini nella speranza di ricevere salvezza mentre gli scribi, con la loro arroganza, attiravano su di loro solo una maggior condanna.

Noi a chi assomigliamo di più? Alla vedova o agli scribi? Quali sono le motivazioni che ci spingono? La nostra realtà interiore riflette quella esteriore?  Siamo più interessati al riconoscimento degli uomini o a quello di Dio? Siamo di coloro che danno a Dio il superfluo della loro vita o gli affidano la loro intera esistenza?

Quella vedova nella sua grande fede aveva compreso che l’unica offerta degna di Dio era il dono completo di sé stessi.  A volte abbiamo paura di spendere la nostra vita al servizio di Dio e gli doniamo solo alcuni ritagli della nostra vita, come se non credessimo che si tratti di un buon investimento. Siamo pronti a fidarci di Gesù il Messia che non era solo un semplice uomo ma anche Dio stesso venuto per donarci la salvezza?

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